La denatalità – autore sara

Premessa: un nostro amico benestante ci ha detto che lui ha fatto solo un figlio perchè vuole essere sicuro di garantirgli tutto: motorino, auto e così via.

Un mio collega avvocato mi ha chiesto perchè ho fatto più figli perchè mi ha “spiegato” che i figli successivi al primo dimezzano l’eredità del primogenito…….

 

ho ascoltato stamattina per radio l’ultima indagine istat sulle nascite in Italia.

Sembra che muoiano ogni giorno più persone di quante ne nascono. Stiamo diventando uno dei paesi più vecchi al mondo e bisogna, in sostanza, riunire tre famiglie per trovare un figlio intero. La media è così bassa. Il relatore attribuiva il motivo di questa bassa, infima, per meglio dire, natalità, ad un insieme di fattori: politici, economici, culturali.

In effetti rifletto da tempo sul fatto che qui in Germania gli aiuti alle famiglie sono abbastanza buoni: ci sono sgravi fiscali e assegni famigliari mensili per ciascun figlio che nasce e che durano fino al conseguimento dell’indipendenza economica dello stesso. Non solo: ci sono parchi giochi ad ogni “pisciatina di cane”, attrezzatissimi. In ogni ufficio pubblico e in ogni ambulatorio medico ci sono angoli riservati ai bambini per il gioco. Tutto è stato pensato in funzione delle famiglie e dei bambini. veramente sorprendente. Eppure i tedeschi non sono molto più prolifici degli italiani, le cui famiglie non godono di così tanta attenzione. Anche qui in Germania sono gli stranieri a fare figli, in particolare i musulmani. Le famiglie tedesche fanno meno figli degli italiani.

Mi chiedo quindi se la crisi economica sia in realtà solo una scusa che nasconde motivi più profondi e radicati nella cultura e nella mentalità occidentale. Mi chiedo e chiedo a chi mi legge se la denatalità sia frutto del progresso e del benessere.  Io personalmente vedo che le famiglie più ricche sono anche quelle che fanno meno figli. Oppure sia frutto di mero egoismo delle coppie e delle donne, in particolare. Sia un dismettere da parte della donna una sua prerogativa, una sua peculiarità, sia frutto di un femminismo portato all’eccesso.

E allora rivolgo un’altra domanda: perchè si fanno i figli? perchè procreare? perchè farne più di uno? perchè sbattersi tanto per allevare figli?

Io questa domanda la rivolsi a mia cognata pochi giorni prima che Virginia morisse. Stavamo passeggiando lungo la Mosella trasportando Virgi, poco più che cosciente, in passeggino. Lei mi ha risposto che facciamo i figli per rendere questo mondo un posto migliore. Mi è piaciuta questa risposta, e così poi ho dato alla luce la mia quinta figlia. Ma io personalmente credo anche nella vita come un dono, anche se al termine di alcune giornate passate interamente ad occuparmi delle quattro (la quinta, Virginia, è già autonoma, non ha più bisogno di me) bestioline che girano per casa e che ho il privilegio di far crescere, mi chiedo se più che un dono, questa vita non sia una corsa ad ostacoli in cui cercare di sopravvivere. Bando alle sciocchezze, io credo che alla base di ogni discorso sulla denalità, bisognerebbe capire oggi quale risposta dia l’uomo moderno alla domanda posta. Se il figlio viene programmato a tavolino solo dopo aver comprato la casa dei sogni , l’auto a due posti e cabriolè ecc, dopo aver visto mezzo mondo, viene concepito come la ciliegina da mettere sopra una torta perfetta, allora le risposte che vengono date al mio quesito devono essere sorprendentemente eterogenee. Una volta ho sentito dire che mettere al mondo un figlio è un atto di puro egoismo. A voi giro la mia domanda per sapere cosa ne pensate sul punto, magari poi vi viene voglia di fare un altro figlio.

Io infine sto notando che aumenta la dicotomia fra le famiglie: sempre più spesso si distinguono in tre gruppi: senza figli, con un unico figlio, oppure con tantissimi figli . Come la mia. Sembra che superato il numero di due, il terzo arrivi quasi in automatico e a volte anche un quarto. Avete avuto la mia stessa sensazione?

Infine vi giro un’ultima domanda: perchè in questo quadro, dove la famiglia naturale sembra non aver più voglia di procreare, sembra, dico sembra, che le coppie omosessuali non aspirino ad altro che a poter adottare o fabbricare in qualsiasi modo possibile un figlio? Se l’esigenza nasce dal desiderio di scimmiottare la famiglia naturale, arrivano un po’ tardi. Ma è proprio vero che  tutte, oppure tante, queste coppie omosessuali muoiono dalla voglia di avere un cucciolo da allevare per giocare a fare  i genitori? Oppure anche questo è solo un quadro dipinto dai media o da qualche lobby?

P.S. seguendo la logica perversa del mio collega, adesso che ci penso se il secondo figlio dimezza l’eredità del primogenito, il primogenito comunque depaupera i miei averi nel momento che io spendo per mantenerlo…….. Forse non avrei dovuto farne di figli, è che ci sono arrivata troppo tardi a capire il ragionamento…..

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Il controllo.

Il pilota si agita al volante, ma resta freddo e impassibile. Il copilota continua a sparargli nelle cuffie le curve, lui si invece che e´agitato. Corrono insieme da poco tempo e non si fida ancora di quel tipetto tutto nervi alto poco piu di un metro e sessanta. La strada corre via in mezzo alla neve, la luce del giorno sta abbandonando quel panorama degno delle slitte di Babbo Natale. Sicuro il pilota passa in derapata le ultime curve, poi infila un tratto tranquillo contornato di alberi. Il copilota tira un sospiro di solievo, il peggio e´passato, qualche salto sul viale alberato e sono arrivati. Li in quel momento, proprio quando la tensione tra i due in macchina si era allentata, un salto ed in mezzo alla strada si vedono due occhi luminosi e brillanti. Due occhi stupendi e magici illuminati dai fari. Due brillanti fantastici che riflettono la vita selvaggia del cervo che li porta. Una frenata, una ruota su una lastra di ghiaccio, il controllo di sbandata che non riesce a radrizzae la corsa folle …

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Mi hanno levato il gesso da due settimane e mi reco ogni mattina a fare fisioterapia. Dopo 35 giorni di gesso la gamba si muoveva poco. Risultava gonfia in prossimità del ginocchio a causa dell’ innattività prolungata. A questo servono appunto anche le sedute di fisioterapia : a portare in circolo i vari liquidi che si sono fermati nel ginocchio. Durante queste sedute mi viene chiesto di muover la gamba, di piegarla, di spingere contro la mano della fisioterapista. I muscoli e i legamenti si scaldano e ricominciano a funzionare dopo anche soli una notte. Quando la fisioterapista poi lo ritiene il momento, mi chiede di lasciare la gamba rilassata. Sono lì quindi a pancia bassa con dolori vari che vengono da punti della muscolatura e del ginocchio che non pensavo di avere e lei mi chiede di rilassarsi, di lasciare andare la gamba, di non controllare più il movimento, di perdere il controllo e di fidarmi. Questo impariamo infatti nel diventare grandi. Impariamo ad avere un controllo preciso e puntuale su tutto quello che ci circonda. Andare in macchina portati da altri quindi diventa un continuo osservare dove stanno andando , se frenano , se sono troppo vicini alla macchina davanti. Mi giro indietro e sul sedile posteriore c’è Annamaria. È ben legata nel seggiolone da macchina e dorme. Dorme un po’ disturbata dalla tosse ma è serena. Ritorno indietro a quando ero bambino. Non c’erano i mastodontici seggioloni di oggi e io stavo sdraiato nel sedile dietro. Mi addormentavo quasi subito in occasione di un viaggio , mi facevo portare completamente fiducioso da chi era alla guida. A volte guardavo in alto le punta degli alberi che sfilavano veloci o le stelle. Ora invece devo controllare tutto e i muscoli della mia gamba non lasciano la presa. Sono continuamente contratti. Poi mi chiedo perché. Perche non mi lascio andare, perché non faccio gestire la mia vita a Lui, a Dio? Perché devo preoccuparmi di quello che mi capita? Normale, umano ma noi cattolici dobbiamo fidarci di Lui, dobbiamo essere consapevoli che Lui è alla guida, dobbiamo tornare come …. Bambini, come bambini farci condurre pienamente da Lui. Piano piano i miei muscoli iniziano a sciogliersi , piano piano inizio a sentire che la mia gamba ha come un sollievo, si abbandona.

Vogliamo oggi il controllo su tutto. Controllo sui nostri figli, controllo sulla nostra salute, sul cane, sul tempo …. su tutto. La vita viene pianificata, studiata e disegnata a tavolino come non fosse possibile che ci sia qualcosa ad andare storto.

Ma non si puo! L´uomo moderno si stordisce, si confonde pensando veramente di avere il controllo ma non e´ cosi´. A un certo punto la vita , e Dio, chiedono il conto. A un certo punto si sbatte contro un muro, si mastica la ghiaia dopo essere ruzzolati giu´ dal grande ottovolante della vita moderna. Ci si accorge quindi che non si ha il controllo su nulla, che quello che si vuole non e´possibile. Che i bambini muoiono per un cancro al cervello, che il cancro puo venire a tutti, che basta un banale incidente per rimanere in un letto per il resto dei nostri giorni, che il tempo non segue le previsioni della tv, che non abbiamo quindi in mano il nostro futuro ma possiamo solo decidere del nostro presente.

 

 

PS: il racconto iniziale mi e´ stato ispirato dalla foto… non sono pilota e neanche co-pilota, la gamba me la son rotta facendomi investire sulle strisce pedonali in Germania dove vivo…

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Buon compleanno, Matilde – autore Sara

Oggi è  il compleanno di Mati, la mia terza figlia. Matilde, la vincitrice in battaglia, oggi compie sei anni.

Un compleanno speciale, un giorno speciale, la vita che vince contro la cultura della morte. Una figlia che non sarebbe dovuta nascere secondo il parere dei luminari di due diverse città che mi avevano in cura. Una bimba che dei loro pareri non ha avuto timore e scalciava dentro di me dicendo di non ascoltarli, che lei , nella mia pancia, lei era viva. E che la vita non te la possono togliere gli altri, neppure se sono dottori. e che la vita viene da Dio, e solo Lui può decidere di interromperla.

E oggi festeggio un giorno speciale e lo voglio condividere con voi. Festeggio il coraggio e la paura che hanno accompagnato la decisione di non abortire, festeggio mia figlia perchè è grazie a lei che ho capito che la mia vita non era poi così importante di fronte a quella di un altro essere umano, festeggio mia figlia che mi ha insegnato ad affidarmi alla volontà divina. A sentire dentro di me la Sua voce e a fidarmi di Dio. Festeggio una bambina speciale, dolcissima e vivacissima che ha la vita addosso.

Festeggio lei, Mati, la pazza, Mati la selvaggia, Mati la meravigliosa, Mati, detta anche Matildina perchè è nata prematura, perchè mi ha insegnato tanto.

Buon compleanno, Matilde

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Alla ricerca della felicità- autore Sara

Oggi vi parlo di una persona speciale, che occupa un posto speciale nel mio cuore. All’inizio la ho odiata, poi siamo diventate amiche, come spesso succede. E’ Iris, l’infermiera che ha assistito Virginia. E’ un po’ il cuore del reparto dei bambini ammalati di cancro, presta servizio anche a domicilio. Veniva da Virginia per le medicazioni ma negli ultimi periodi soprattutto per parlare con me e prepararmi all’inevitabile, a suo dire, evento. La sua morte. Io la odiavo per questo. Ma poi ho capito il duro lavoro che lei compie tutti i giorni, il fatto di essere a contatto con il dolore innocente, bambini ammalati di malattie raramente curabili o curabili solo con medicine velenose che provocano dolore e sofferenza.

Questo lavoro la ha portata a riflettere sulla vita, a porsi i grandi interrogativi, a leggere libri impegnativi e a viaggiare per conoscere altre culture, altri modi di pensare ma soprattutto altre religioni che danno a volte risposte diverse dalla religione cristiana. Lei è evangelica ma in realtà sta facendo un collage di più credo. Ieri ci siamo incontrate e mi ha detto che la sua prossima meta, dopo essere stata due volte in India, è il Vietnam. Le ho chiesto il perchè di questi suoi viaggi particolari e lei mi ha detto che vuole conoscere della gente che pur essendo povera, è comunque felice.

Il suo viaggio è una ricerca della vera felicità, una scoperta che non può fare qui in Germania perchè la gente pur essendo piena, piena di cose e di attività, è allo stesso tempo vuota e spesso infelice.

Lei sente il bisogno di mettere molti kilometri fra lei e la Germania per trovare risposte alle sue domande. Forse molte persone viaggiano per lo stesso motivo, per sentirsi felici, per capire meglio la vita, e il senso del nostro stare al mondo, per conoscersi meglio. Lei viaggia per conoscere l’origine della felicità, presso civiltà diverse dalla nostra e forse più sane.

Una vecchia canzone diceva che “felicità è mangiare un panino, felicità….” sulla base di questa canzone, una mia amica ha affrontato il tema della felicità in un suo corso di italiano. Lo volevo fare anche io, ma prima dovevo chiarire a me stessa che risposta dare a questo argomento. Una volta ho letto un aforisma che diceva che la felicità è desiderio di ripetizione: nel senso che quando sei felice vuoi solo ripetere e rivivere ciò che ti ha reso felice.

ma la felicità non credo che sia desiderio di ripetizione, nel desiderio di ripetizione il desiderio è uno stato di tensione che precede la felicità, non è essere felici.

Credo che la felicità sia veramente tale solo se nessuno o niente te la può togliere, se è un atteggiamento interiore dovuto ad uno stato di serenità. La felicità è un punto fisso, l’obiettivo della nostra vita. E LA SI PUÒ METTERE IN RELAZIONE SOLO CON IL RAGGIUNGIMENTO DELLA VERITA’.  Quando possiedi la verità, sei felice, perchè la verità è unica e inconfondibile. E quando la raggiungi, non hai più bisogno di viaggiare, di cercare, di desiderare di ripetere qualcosa, perchè la felicità non sta fuori di te, non sta nelle cose che compri, nè nelle persone di cui ti circondi: sta dentro di te. La verità è Dio, e quando trovi LUI, sei finalmente Felice. Non ho ancora incontrato qualcuno pentito di aver incontrato Dio. Conosco solo convertiti, realmente convertiti, pieni di gioia, di gioia contagiosa e di serenità. Mentre conosco molto gente delusa per le scelte fatte in altre direzioni.

Forse è per questo che quelle persone che hanno molto meno di noi occidentali, possono vivere vite altrettanto piene e gioiose. Gesù ha detto di cercare il regno dei Cieli, e tutto il resto ci verrà dato in aggiunta. l’importante è cercare, mettersi in cammino. Non a caso una associazione di genitori che hanno perso un figlio, si chiama “genitori in cammino”. Perchè la vita e  le sue vicissitudini ci devono portare a metterci in viaggio, un viaggio spirituale. A non stare fermi, limitandoci a comportarci bene, politicamente corretti, gentili con tutti, rispettosi delle regole. Tipo quelle famiglie apparentemente perfette, ordinate e inquadrate dove poi all’improvviso un figlio si suicida o il padre impazzisce e stermina la moglie e la prole e nessuno si capacita del perchè. Camminare significa porsi la domanda: “dove vado adesso?”, quale è la meta del mio viaggio, da dove vengo e perchè mi capitano certe cose. Perchè quello che possiedo non mi soddisfa e tutto mi viene a noia (come diceva leopardi), cosa è questa irrequietezza che a volte si impadronisce di me. Finisce tutto con la morte? esistono altre vite dopo questa? Perchè i bambini si ammalano e muoiono? Queste sono le domande che si pone la mia amica e che la hanno potata a leggere e viaggiare tanto. Non ha ancora trovato una risposta che le dia la Pace interiore

Io la ho trovata e nessuno mi potrà mai togliere la felicità che io vivo nella  mia vita. E’ la felicità di chi ha visto Dio e sa che noi tutti non moriremo mai. E’ questa la certezza che mi ha dato Virginia.

Amo parlare con Iris perchè le persone che si sono messe in cammino alla ricerca della Verità, sono le uniche persone interessanti su questa terra che purtroppo pullula di gente che riempie il vuoto esistenziale e la sete di Dio e di trascendenza in tutti i modi più sbagliati e percorrendo le vie che, come dice Guccini nella sua canzone “Dio è morto”, non portano mai a niente.. Queste persone hanno poco da dire, nulla di veramente interessante,  con Iris è meraviglioso parlare, perchè ha occhi blu sereni e luminosi nonostante abbia visto tanti bambini morire. Solo chi si mette alla ricerca della verità, può vivere a pieno questa vita. E mia madre ne è l’esempio più bello ed è e sarà sempre il mio modello, per il suo coraggio, la sua curiosità e la sua intelligenza. La morte di mio padre e poi di sua nipote la hanno portata a porsi queste domande, a leggere tanto, a interrogare le persone. Ha fatto un lungo cammino, è cambiata e lavora ogni giorno su di sè e dopo tanto pellegrinare, fisico e spirituale, è arrivata all’unica vera Verità. Dio è la fonte della nostra felicità. Se trovi Lui, anche nelle prove più difficili, la felicità interiore non ti abbandona, è lui che ti aiuta a sopportare tutto, con il sorriso.

 

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Quelle quattro file vuote.

Giovedì 16 giugno, Koblenz.

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Oggi è festa! Oggi i bambini stanno a casa da scuola e pure domani perché si ponteggia! Io sono sempre in malattia a causa della gamba rotta, ma è un giorno speciale. Si festeggia il ‘Corpus Domini’, il corpo di Cristo. Prevista messa alle dieci con relativa processione per le vie della città. Ci prepariamo per tempo con il vestito bello dato che la nostra più grande farà la chierichetta. Entriamo in chiesa , Sofia corre a mettersi la tunica e noi cerchiamo posto. Nelle prime file capeggia un cartello che riserva i posti per i bambini che quest’anno hanno fatto la comunione. Le file però sono vuote, eccetto due minuscole bambine vestire di bianco. Probabilmente il vestito della comunione avuta da poco. Anche Sara , mia moglie , mi fa un commento su questo fatto. Prendiamo posto poco più indietro a quelle file vuote. 50 bambini dovrebbero occuparle, spero nel mio cuore che siano magari in ritardo, che forse noi magari siamo troppo in anticipo. Il tempo passa. La gente che arriva si mette dietro guardando con sguardo interrogativo quelle file vuote. Nessun nuovo bambino arriva. Viene suonata la campanella di inizio messa, tutti in piedi e la musica inizia, le fila rimangono vuote. Dietro la chiesa è piena anche se non stracolma. Giorno di festa, giorno da dedicare a Gesù e a quando spezzò il pane. Giorno per ricordarsi che nell’Ostia c’è proprio Lui. Giorno per tornare umili e inginocchiarsi davanti a un umile e piccolo pezzo di pane che ha cambiato il mondo. Eppure , il primo giorno di un weekend lungo 4 giorni. Un weekend che i genitori di quei 50 bambini hanno pensato di dedicare ad altro. Il male che attanaglia la chiesa è questo. È un male strisciante che come un muschio o un fungo è cresciuto piano piano. La colpa non è di sicuro dei bambini che hanno fatto la prima Comunione. Hanno fatto la prima Comunione agghindati di tutto punto, con giacca i maschi e vestiti quasi da sposa le femmine. A casa hanno fatto un pranzo o magari al ristorante. I più hanno ricevuto in regalo il primo cellulare e qualche soldo magari. Per loro, per quei bambini, quella è la prima Comunione. È diventato un altro compleanno, una ennesima occasione di ricevere regali, di fare festa …. Feste che poi perderanno un motivo di essere dato che saranno tutte uguali. Le famiglia cattoliche davvero stanno sparendo. Le cose si fanno per abitudine o perché le fanno ‘tutti’ e i genitori stessi non capiscono effettivamente quello che stanno facendo.

L’uomo si crede indipendente dal Dio e mettendosi al suo posto giudica i riti di una chiesa millenaria come inutili e superflui. Si fa il battesimo perché l’hanno fatto tutti, si fa la comunione per mostrare un vestito nuovo e fare festa. Tutto è svuotato e rimane senza senso. Rimane solo il guscio esterno, quello per fare scena, per fare scena di fronte alla comunità. Cosa sarà fra dieci anni? Se oggi in chiesa, almeno qui in Germania, ci sono persone tra i sessanta e gli ottanta anni, cosa succederà tra dieci i vent’anni?

Ma è giorno di festa, è giorno che Gesù , quello vero, sfili per la città. Esce dalla chiesa quindi un lungo corteo di preti, chierichetti e delle persone che erano a messa. Chiude le fila un parroco che porta l’Ostia. Il simbolo di noi cattolici.

Affaticato dalle stampelle seguo anche io con tutta la famiglia il corteo. Procedendo diciamo il Rosario, ringraziamo Dio per varie cose. Il traffico viene fermato dalla ‘Polizei’. Gli automobilisti si accodano diligenti e ci guardano in pelo annoiati. Le persone dei palaZi che si affacciamo alla strada vengono alla finestra. C’è chi esce dai negozi e si fa un segno della croce. Altri si girano dall’altra parte magari dando un’occhiata furtiva.

Raggiungiamo un’altra chiesa dove al di fuori è starò preparato un posto di ristoro e qualche gioco per i bambini. Segue l’ennesima benedizione e la funzione si conclude. La gente si mette in fila per un Würst e una caffè. I miei bimbi fanno amicizia con i pochi altri bimbi presenti. Ci sono dei tavoli con ragazze che decorano vasetti di vetro. Più in la due bambini giocano facendo cadere dei tronchetti di legno. Perché non sono venuti in chiesa con noi? Perché sono rimasti li fuori?

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Un anno!

Siamo arrivati. Piano piano, ora è diventato pubblico, normale, logico. Questo infatti un cartellone vicino alla stazione della nostra città

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Il tipo con la lingua fuori sembra al settimo cielo, sembra andare a tutta velocità, sembra spensierato e contento. Gli si attaccherà alla lingua qualche mascherino? Una zanzara?
Per chi non mastica tedesco , nel cartellone sta scritto che con l’operatore come da foto, si può cambiare il cellulare ogni anno. Ogni anno un gingillo nuovo. Ogni anno un pacchetto confezionato con tutti i crismi , da aprire , da indovinare cosa ci sia dentro, da annusare il profumo di nuovo appena scartato. Ogni anno un cellulare nuovo da scoprire , da configurare, da trasferirci i contatti, da scegliere le app , da scaricarci libri, … Bello no? E il prossimo passo? Sarà prima ogni sei mesi e poi ogni mese? E ci sarà un operatore magari che poi ci offrirà il ‘quando volete voi’? Forse qui in Germania il consumismo è più spinto e sfrenato. Arrivo a casa e guardo la buchetta della posta. Piena di pubblicità. Tv, computer, carne, uova, frutta…. Tutto ma proprio tutto in offerta. Un tv gigantesco per 777€. Ma dove stiamo andando? Qual’e l’obiettivo? I tv saranno sempre più grandi e sempre meno costosi? Si arriverà a… Ma si, ricordo. Il tv , quel tv gigantesco , in quel film con una manipola bianca ma che non si poteva spegnere. Era così grande che occupava una parete e tutti erano obbligati ad averlo in casa.. Era Orwell 1984 (http://it.m.wikipedia.org/wiki/Orwell_1984) ? E qual’e l’obiettivo di quello che vendono carne in offerta? Sempre offerte una su l’altra, sempre in ribasso. È come se stessimo costruendo un lungo ponte, ognuno è impegnatissimo nel proprio ruolo, ognuno è proteso al risparmio e al miglioramento nella costruzione di questo ponte. Sappiamo però dove questo ponte inizia ma nessuno si rende conto che l’altra sponda non esiste, che non stiamo andando da nessuna parte, che non c’è la felicità che il tipo della foto con la lingua fuori promette. Per fortuna a pochi passo da quel cartellone c’è un negozio particolare. Questo negozio ritira tutti gli aggeggi elettronici di questo mondo fatto di plastica e silicio. Li ritrita anche non funzionanti e li paga in contanti direttamente. I vari aggeggi vengono riparati e rivenduti. Un’altra faccia della Germania è proprio questa: la gente per risparmiare il più possibile compra o si scambia materiale usato di qualsiasi tipo e ci sono veri boom per i mercati delle pulci e simili. Che stia cambiando qualcosa?

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La rinuncia, il digiuno e altre corbellerie della Fede.

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Ero alle elementari quando la mia maestra mi spiegò che di venerdì non di deve mangiare carne per la nostra religione. Rimanemmo in classe tutti un po’ strani, nessuno infatti seguiva quella regola. La stessa poi ci spiegò che alcune regole alimentari imposte dalle varie religioni, vengono da motivi sanitari: secondo lei infatti la regola del venerdì , era stata istituita per limitare il consumo di carne e avere un giorni in cui non si assumono proteine. In questo modo il corpo aveva un giorno per potersi purificare.
Similmente , sempre secondo la mia maestra, facevano i mussulmani limitando la carne di maiale e alcool: nelle regioni in cui vivevano , con alte temperature, sarebbe stato dannoso appunto il consumo di queste bevande e carni. Sono cresciuto così, con queste convinzioni, senza farmi troppe domande. D’altronde quello che ti viene insegnato da bimbo rimane dentro come un dogma, senza farti domande diventa un tuo punto di partenza. Perché allora fare digiuni? Perché rinunciare alla carne? Maria a Medjugorje chiede di fare digiuni a pane ed acqua il mercoledì e il venerdì. Li chiede per portare la pace nel mondo. Vedo già la faccia storta di qualcuno che legge, la faccia incredula dell’ateo , abituato a vivere del momento prossimo , a godersi la vita, a costruirsi la vita in modo da potersela godere. Legittimo , ma i digiuni o la rinuncia hanno un altro significato. Il digiuno diventa una rinuncia , un volontario dire NO. E a che serve? Nel mondo di oggi, in cui abbiamo tutto , non siamo più abituati a rinunciare , a dire no. Questo comportamento ha una conseguenza sul nostro modo di agire, sulle nostre scelte. Noi siamo in questo mondo perche’ Dio ci ha dato la scelta, la possibilità di decidere. Ma se non rinunciamo mai a nulla, se ci teniamo tutto per noi, cose grandi e cose piccole, come possiamo decidere , quando necessario, per il bene del fratello a scapito del nostro? Il digiuno, la rinuncia diventa quindi come un allenamento , un prepararsi a scelte più drastiche e radicali. Ho pensato spesso ai martiri e mi son sempre chiesto come facevano, come mi sarei comportato al loro posto. Sono dell’opinione che loro siano arrivati a quel livello di santità con la rinuncia e il servizio quotidiani, allenandosi a dire no, a rinunciare al mondo.

La metà di quelli che hanno iniziato l’articolo ora l’avranno abbandonato dato che troppo estremo e integralista. Che senso ha fare sacrifici? Che senso ha rinunciare? Torniamo nel mondo. Ogni giorno si legge sui giornali di corrotti e corruttori. Da tanto mi chiedo: ma queste persone che sono già ricche , che hanno case, magari imprese con dipendenti…. Cosa cercano? Perché continuano a rubare? Perché non trovano una sazietà nel loro rubare? Quando hanno mangiato un milione di euro, non basta? Ne vogliono sempre di più? A che pro? Come potranno spendere tutto quel denaro? Come sono partiti a rubare, a corrompere e ad essere corrotti? Mi immagino che qualcuno ho offerto al politico di turno o al l’impiegato i soldi per il caffè. Una cifra piccola magari, la prima volta, giusto per sveltire una pratica, giusto per chiudere un occhio qui e là su qualche imperfezioni, quisquilie. E poi? Negli anni caffè sono diventati panettoni, orologi e mazzette vere e proprie.

Senza fine è la fame dell’uomo che cerca di tappare il buco che ha dentro con cose , non capendo che con le cose non ci riuscirà mai. Ci riuscirà solo con la fede e il digiuno stesso, il rinunciare. Rinunciando quindi impariamo a staccarci dal mondo, impariamo che cosa significa dovere e integrità, impariamo giorno per giorno come rinunciare alle mille tentazioni , ai mille inciampi che corromperebbero la nostra coscienza, e per chi ci crede, la nostra anima.

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