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Quelle quattro file vuote.

Giovedì 16 giugno, Koblenz.

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Oggi è festa! Oggi i bambini stanno a casa da scuola e pure domani perché si ponteggia! Io sono sempre in malattia a causa della gamba rotta, ma è un giorno speciale. Si festeggia il ‘Corpus Domini’, il corpo di Cristo. Prevista messa alle dieci con relativa processione per le vie della città. Ci prepariamo per tempo con il vestito bello dato che la nostra più grande farà la chierichetta. Entriamo in chiesa , Sofia corre a mettersi la tunica e noi cerchiamo posto. Nelle prime file capeggia un cartello che riserva i posti per i bambini che quest’anno hanno fatto la comunione. Le file però sono vuote, eccetto due minuscole bambine vestire di bianco. Probabilmente il vestito della comunione avuta da poco. Anche Sara , mia moglie , mi fa un commento su questo fatto. Prendiamo posto poco più indietro a quelle file vuote. 50 bambini dovrebbero occuparle, spero nel mio cuore che siano magari in ritardo, che forse noi magari siamo troppo in anticipo. Il tempo passa. La gente che arriva si mette dietro guardando con sguardo interrogativo quelle file vuote. Nessun nuovo bambino arriva. Viene suonata la campanella di inizio messa, tutti in piedi e la musica inizia, le fila rimangono vuote. Dietro la chiesa è piena anche se non stracolma. Giorno di festa, giorno da dedicare a Gesù e a quando spezzò il pane. Giorno per ricordarsi che nell’Ostia c’è proprio Lui. Giorno per tornare umili e inginocchiarsi davanti a un umile e piccolo pezzo di pane che ha cambiato il mondo. Eppure , il primo giorno di un weekend lungo 4 giorni. Un weekend che i genitori di quei 50 bambini hanno pensato di dedicare ad altro. Il male che attanaglia la chiesa è questo. È un male strisciante che come un muschio o un fungo è cresciuto piano piano. La colpa non è di sicuro dei bambini che hanno fatto la prima Comunione. Hanno fatto la prima Comunione agghindati di tutto punto, con giacca i maschi e vestiti quasi da sposa le femmine. A casa hanno fatto un pranzo o magari al ristorante. I più hanno ricevuto in regalo il primo cellulare e qualche soldo magari. Per loro, per quei bambini, quella è la prima Comunione. È diventato un altro compleanno, una ennesima occasione di ricevere regali, di fare festa …. Feste che poi perderanno un motivo di essere dato che saranno tutte uguali. Le famiglia cattoliche davvero stanno sparendo. Le cose si fanno per abitudine o perché le fanno ‘tutti’ e i genitori stessi non capiscono effettivamente quello che stanno facendo.

L’uomo si crede indipendente dal Dio e mettendosi al suo posto giudica i riti di una chiesa millenaria come inutili e superflui. Si fa il battesimo perché l’hanno fatto tutti, si fa la comunione per mostrare un vestito nuovo e fare festa. Tutto è svuotato e rimane senza senso. Rimane solo il guscio esterno, quello per fare scena, per fare scena di fronte alla comunità. Cosa sarà fra dieci anni? Se oggi in chiesa, almeno qui in Germania, ci sono persone tra i sessanta e gli ottanta anni, cosa succederà tra dieci i vent’anni?

Ma è giorno di festa, è giorno che Gesù , quello vero, sfili per la città. Esce dalla chiesa quindi un lungo corteo di preti, chierichetti e delle persone che erano a messa. Chiude le fila un parroco che porta l’Ostia. Il simbolo di noi cattolici.

Affaticato dalle stampelle seguo anche io con tutta la famiglia il corteo. Procedendo diciamo il Rosario, ringraziamo Dio per varie cose. Il traffico viene fermato dalla ‘Polizei’. Gli automobilisti si accodano diligenti e ci guardano in pelo annoiati. Le persone dei palaZi che si affacciamo alla strada vengono alla finestra. C’è chi esce dai negozi e si fa un segno della croce. Altri si girano dall’altra parte magari dando un’occhiata furtiva.

Raggiungiamo un’altra chiesa dove al di fuori è starò preparato un posto di ristoro e qualche gioco per i bambini. Segue l’ennesima benedizione e la funzione si conclude. La gente si mette in fila per un Würst e una caffè. I miei bimbi fanno amicizia con i pochi altri bimbi presenti. Ci sono dei tavoli con ragazze che decorano vasetti di vetro. Più in la due bambini giocano facendo cadere dei tronchetti di legno. Perché non sono venuti in chiesa con noi? Perché sono rimasti li fuori?

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Discriminare è….

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Da wikipedia : “La discriminazione consiste in un trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria. Alcuni esempi di discriminazione possono essere il razzismo, il sessismo e l’omofobia.”

Qualcunò dei miei conoscenti mi ha accusato che discrimino. Nella mia ignoranza linguistica sono andato a cercarmi quindi su wikipedia il significato. Nella definizione sta scritto “non paritario”. Ma che significa al lato pratico? Discriminiamo forse senza saperlo? Discrimino senza cattiva fede?

La domanda me la sono fatta dopo uno scontro verbale con una conoscente in cui piccata per quello che scrivo in questo blog, mi ha detto che discrimino dato che lei ha tanto amici gay e ne va tanto orgogliosa. Nel blog in realtà cerco di esprimere da cattolico che la Bibbia ci dice che le pratiche omosessuali non vanno bene, non sono un buon esempio, infrangono i comandamenti. È quindi questo discriminare?

Il libro della mia religione infatti dice (lettere ai Romani):

18 In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
“26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. 28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.”

Estratto di: AA.VV. “La Sacra Bibbia.”

I non mi sento degno di commentare la Bibbia ma il passo mi sembra chiaro. Non ho nulla contro gli omosessuali ma non possono avere la mia approvazione. È questo discriminare? Cosa dovremmo fare contro l’omofobia quindi? Penso che questo sia un problema: penso che dovremmo sensibilizzare i nostri figli a non dividere , a non separa, ad accogliere il diverso ma se questo sbaglia: va detto. Va detto e offerta una possibilità di convertirsi, di iniziare una vita vera. Vita vera dove ai cardini non sta la soddisfazione o personale, una vota non concentrata esclusivamente sul proprio piacere ma aperta agli altri. Come voleva Gesù.

Lo strano è che l’accusa di discriminare viene fatta di solito a quelle persone della chiesa più estremiste. Ma perché? Solo perché cerchiamo di difendere la nostra religione? Non è la legge che vuole essere approvata contro l’omofobia un bavaglio per noi? Non è un discriminare secondo la religione?

Cosa è successo a Gesù quando nel tempio diceva agli scribi e ai dotti che erano “sepolcri imbiancati”?

Quindi mi chiedo questi sedicenti difensori della libertà ad ogni costo cosa hanno da temere se qualcuno legge la parola di Dio scritta nella Bibbia citando quello che Lui dice? È forse quello che ha scritto sopra Paolo che ha scatenato l’omofobia? Che ha spinto ragazzi minorenni a buttarsi da una finestra? O piuttosto perché la nostra società moderna come in tanti casi, non offre più un’alternativa? Un’alternativa di vita, di aiuto, di apertura. Se quel ragazzo fosse andato in una chiesa’ avrebbe trovato chiuso? Avrebbe trovato un parroco ad aiutarlo, un gruppo di preghiera a sostenerlo in un cammino diverso?

Non facile soluzione. Penso sempre che per un problema ci siano tante cause e per questo la soluzione non sia mai una. Per ora i nostri politicanti mirano solo a mettere il bavaglio alle persone che non sono d’accordo, senza mai fare nulla di concreto. Basterà?

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I miracoli eucaristici – autore Sara.

Mi rendo sempre più conto dell’ignoranza religiosa in cui sono vissuta fino a poco tempo fa. Colpa sicuramente mia, della mia superficialità, ma colpa anche di tanti altri. Colpa di un catechismo non adeguato, preso più come un dopo scuola in cui si insegnava poco e male quindi occasione per stare in compagnia. Poche idee e anche poco convinte. Colpa della famiglia. La mia un’ottima famiglia con buoni principi ma poco praticante. Pregavo più per una mia vocazione personale che perchè mi era stato insegnato. Fortuna ha voluto che i miei mi abbiano mandato in una scuola elementare privata cattolica gestita da suore colte e bravissime. Alla mia suor Giovanna devo il fatto di scrivere senza errori ortografici. Ricordo come fosse bello pregare prima di iniziare la mattinata scolastica. Ricordo che veniva spesso celebrata la messa nella chiesa della scuola. Bei ricordi. Ma all’epoca forse ero troppo piccola per capire veramente fino in fondo chi era Dio e quanto gli dovevo.
Il problema è stato dopo. Se negli anni giusti, intendo quelli dell’elementari, l’importanza dell’educazione religiosa e della religione non viene insegnata, dopo è una strada in salita, per molti quasi impossibile da praticare. Sono arrivata al matrimonio senza neppure sapere che fosse un sacramento. Questa parola non rientrava fra il ricercato e ricco vocabolario che mi ero formata durante il liceo. Facevo la comunione a seconda dell’umore e dell’istinto senza sapere cos’era la comunione, o meglio, oggi direi, Chi è la comunione… Insomma questo in soldoni la mia situazione. Ma credo non sia diversa di quella di molti altri, purtroppo.
Poi grazie a mia mamma, prima, che ha iniziato a parlare nella famiglia che io e Michele abbiamo costruito di Dio e di religione, poi grazie a Virginia che mi ha dato la spinta decisiva, ho iniziato ad addentrarmi in un mondo a me quasi sconosciuto. Conoscevo poco e male la Bibbia, non l’avevo mai letta, non sapevo neppure come era composta e suddivisa. Avevo sempre sentito leggere in chiesa delle lettere di San Paolo senza capire bene nè chi fosse esattamente e neppure perchè avesse scritto quelle lettere. Non mi facevo domande, non avevo nessuna curiosità sull’argomento. Facevo la comunione credendo fosse un rito per ricordare l’ultima cena e quindi non sentivo la necessità di farla ogni domenica. E’ duro mettere per iscritto la propria ignoranza ma ammetterla è stato il primo passo verso l’uscita dallo stato in cui ero. Una trasmissione di Radio Maria sui miracoli eucaristici mi ha definitivamente illuminato. Sono tantissimi i casi in cui Ostie rubate, trafugate, dimenticate ecc, si sono trasformate in sangue e carne. Scienziati e ricercatori non sanno dare spiegazioni scientifiche e quindi siamo davanti a veri e propri miracoli.
Mi chiedo perchè i catechisti, salvo poche eccezioni (che per fortuna esistono), non portano i bambini a vedere questi miracoli. Sono molte le chiese in Itala che ospitano tali meraviglie. Forse capirebbero per tempo l’importanza della comunione, forse capirebbero perchè senza la Comunione non possiamo vivere bene e non dobbiamo vivere. Forse non si approccerebbero alla religione come ad una favoletta del presepio con tanto di bue e asinello. Forse sarebbero meno numerosi i bambini che dopo la comunione si allontanerebbero dalla chiesa. In un epoca come questa in cui è difficile poter contare sulla famiglia come luogo in cui viene insegnata la religione e la preghiera, bisognerebbe puntare di più sul catechismo. Qui in Germania è pietoso. Mia figlia ha frequentato una decina di incontri prima di ricevere la prima comunione. La prima confessione è stata fatta alla chetichella, quasi in sordina. Come se fosse un optional, non obbligatorio. Qui è praticamente impossibile anche confessarsi regolarmente posto che non è previsto che ogni sabato, volendo, ci si confessi. Il nostro parroco confessa su appuntamento…….
Il catechismo di mia figlia si svolgeva in casa della catechista. Fatta la comunione, il catechismo si è interrotto. Poi si stupiscono se i bambini non vanno neanche più a messa. Non esiste nessun contatto con la parrocchia, la chiesa è frequentata solo da ultrasessantenni. In famiglia si trova il tempo per tutto, ma non per Dio…. Questa è la situazione che posso descrivere io qui a Coblenza. Penso all’Italia e rimpiango tutto quello che ancora offre, rimpiango le chiese piuttosto piene, rimpiango un catechismo fatto nei locali della chiesa, rimpiango la parrocchia e i ragazzi (che io non ho mai frequentato) che animavano la mia parrocchia. Qui è il vuoto, vuoto organizzativo, vuoto religioso. Alla prima comunione le bambine erano vestite come piccole spose, sembravano tutte piccole Barbie che sfilavano orgogliose della propria eleganza. Erano tutte principesse al centro della Festa, ma non doveva essere Lui al centro di quella giornata? Forse qui ci vorrebbe un miracolo eucaristico, non so, certamente ci vuole un miracolo perchè la chiesa qui rimanga aperta ancora a lungo.

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Chiesa di frontiera, la frontiera si sposta.

In Germania vi è una forte immigrazione, quindi nelle città , anche piccole come la nostra, si trovano diverse culture a contatto. Nelle classi elementari dei nostri figli coabitano ad esempio bambini di setto ,otto e a volta anche di più , nazionalità diverse. Questa diversità si rispecchia chiaramente anche nella religione e all’interno della stessa religione. Gestire appunto diverse culture non è cosa facile sopratutto qui , appunto sulla frontiera, dove le “guardie” rimaste (i sacerdoti) sono pochi. Succede quindi che da un lato in una chiesa della nostra parrocchia si celebri una messa in lingua ( in croato) per aiutare l’integrazione di una grossa comunità. Questo è un’ottima cosa per tranquillizzare gli animi, per tenere separate con una paratia due culture che potrebbero essere uguali ma che di fatto non lo sanno dato che perdono appunto un punto di contatto.

Mesi fa abbiamo conosciuto una famiglia romena, cristiana molto praticante con svariate sfortune famigliari e che hanno fatto pure loro diversi pellegrinaggi a Medjugorie. Non sono in Germania anche loro da tanto ma cercano il continuo contatto con altri cristiani, come normale, per rafforzare la fede. Cosa che cerchiamo anche noi dato che le braci bruciano meglio se vicino ad altre braci. Quindi si è cercato di istituire insieme un Rosario prima della messa del giovedì, magari a volte con canti di Medjugorie in tedesco. L’obiettivo era di coinvolgere il più possibile la popolazione ultra settantenne e che magari questi si chiedessero dov’erano finiti i propri figli e chissà…. Portare a volte anche loro. Già dalle prime volte però abbiamo notato sguardi strani dal popolo locale. Non da tutti. Alcuni hanno partecipato volentieri ai nuovi tipi di canti e pregato con noi. La famiglia rumena ha voluto estendere il Rosario anche alla domenica, sempre prima della messa. Noi di solito facciamo messa nella chiesa vicino a casa e non abbiamo potuto sostenerli molto ma dopo qualche settimana è arrivata la ribellione degli unni. Si infatti i pellegrini locali, quindi tedeschi, si sono rivolti al consiglio parrocchiale e al parroco stesso: volevano rimanere in silenzio prima della messa, non aver qualcuno in sottofondo che prega. Ho trovato il tutto singolare e il parroco non ha potuto far altro che accettare la protesta. Il portavoce degli unni ha bollato, il gruppetto del Rosario, come fanatici.

Bisogna osservare in questo frangente come la religione colpisca nel profondo i teutonici, ritenuti freddi per natura e invece portati anche loro, come tutte le genti, ad azzuffassi per qualcosa. In questa nazione in cui l’integrazione delle varie popolazioni è fantastica, quando si parla di religione casca un po’ il palco, vengono fuori i sentimenti, le rimostranze e le impuntature.

Dalla parola “fanatici” mi è scattata una molla, è per me una parola molto affascinante. Fanatico è qualcuno che davvero è innamorato di quello che prega, del Dio vivente. Un cattolico dovrebbe essere fanatico e amare con tutto quello che è il suo essere Dio e Gesù. Essere fanatici ci farebbe guardare solo a Dio, lasciar perdere tutto il fumo che la nostra società ci mette davanti con la sua vanagloria. Forse quello che dico sembra fuori dal tempo, sembro uscito fuori dal medioevo come qualcuno mi ha additato in questo mondo virtuale che è fatto di blog. Fatto di tante verità , di tanti punti di vista, di tanti “secondo me”. Tutti pronti ad aizzarsi contro al salmone di turno, a quello che ha visto nella parte contraria della corrente la sua fortuna. Non sono forse anche i mussulmani fanatici? Ma loro stanno simpatici a tutta la società normale. Ma la società normale chi è da chi è costituita. Purtroppo da tempo le cose esistono veramente solo se passano su TV e giornali. Quindi quella è la società normale. Il modo comune di pensare è fatto dall’insieme dei media di comunicazioni odierni. Quello che passa fuori, semplicemente non esiste. Questo vale per Radio Maria ad esempio. Questo vale quindi per i giornalisti in generale, per la TV in generale: mussulmani fanatici pazienza, cattolici fanatici non se ne parla anzi da mettere al bando. Chi non si uniforma è fuori, è sbagliato, non ha diritto di replica o di parola.

Ma parlo dalla frontiera della chiesa, parlo da una landa desolata piena di ricchezze ma povera di fede e di credo. Spero solo che questa avanzata possa in qualche modo fermare, spero solo che la fede sepolta in questi cuori di ghiaccio si riscaldi in qualche modo e sciolga tutto il resto. Spero che questa situazione non si ossa ripetere in Italia. Spero venga un giorno in cui vedrò le chiese qui in Germania piene di gente a pregare. Già pregare: qui è solo roba per vecchi ed emigranti fanatici…. Io vecchio non mi sento ancora, quindi sono dell’altra specie.

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Don Carlo- autore sara

A Coblenza tutti quelli che lo conoscono, lo chiamano Pastor Karl Schommer. Ma per noi, intendo per la nostra famiglia, lui è Don Carlo.
L’ ho conosciuto il giorno prima del funerale di Virginia. Il titolare delle pompe funebri ci aveva fissato un appuntamento con un prete che avrebbe celebrato il funerale di nostra figlia. Eravamo disperati. Abbiamo suonato il campanello della sua casa e lui ci ha accolti. Ci siamo seduti al tavolo e gli abbiamo raccontato la nostra storia, quella di Virginia. Il nostro tedesco non era un granchè, ricordo che lui ci disse in italiano che potevamo spiegarci anche nella nostra lingua perchè lui in Italia aveva studiato e vissuto per qualche anno. Quello fu il primo raggio di sole di quel periodo straziante. Quello fu il primo regalo di Virgi, il primo di una lunga serie. Un prete che non solo capiva la nostra lingua ma che capiva anche cosa significa vivere in un altro stato. Lui infatti aveva svolto il suo ministero anche in Spagna e in Cecoslavacchia. Ricordo, poi, che durante il funerale piangeva, piangeva realmente. Io guardavo quell’uomo ed ero stupefatta. non avevo mai visto un prete piangere.Pensavo a tutti i funerali che doveva aver celebrato e ciò nonostante piangeva per questa bambina che non aveva neppure conosciuto. E’ una persona capace di compassione, dote sempre più rara. Lo ho visto piangere anche a casa nostra quando ci raccontava della fame che aveva il popolo tedesco dopo la seconda guerra mondiale.
Ma l’amicizia è arrivata qualche giorno dopo. Mi telefonò a casa e, parlando in italiano, mi disse che sarebbe passato per una tazza di caffè. Venne a casa nostra e giocò con i nostri bambini. Quella fu la prima di una lunga serie di visite che ci fece e che continua a farci.
Succede così, dopo la messa, nella quale , tra l’altro, Sofia fa la chirichetta, andiamo a salutarlo e poi finisce che ci troviamo tutti a casa nostra a mangiare insieme. Si parla di tutto, un po’ in tedesco e un po’ in italiano. Parliamo di cultura, di confronti fra le nostre due nazioni, parliamo di fede, di religione. Ci interroghiamo sulle modalità per avvicinare alla chiesa chi della chiesa non vuole sentir parlare. Ridiamo con i bambini che lo coinvolgono in tutte le loro occupazioni. Insegna matematica a Sofia, parla di calcio con Tancredi e si fa trascinare in giro per casa da Matilde. Lui ha bisogno, penso io, di una famiglia, di sentire calore e amore. Quando arriva Don Carlo è sempre una festa. A volte arriva con un pezzo di torta, a volta con qualche caramella per i bambini. E spesso torna a casa con una qualche marmellata fatta da me. E’ venuto in ospedale quando è nata Annamaria e ha celebrato il suo battesimo e anche la Prima Comunione di Sofia.
Io, per scherzare con Michele, l’ho soprannominato “Sir Charles”, perchè è sempre vestito in modo elegante, cosa non frequente in Germania. Credo che gli piaccia vestirsi bene e sono sicura che ama il cibo italiano. E’ un uomo buono, forse, ma è solo una mia impressione, non un prete particolarmente fervente, ma in questa terra credo sia facile perdere l’entusiasmo di fronte ad una chiesa semi vuota. Ma ha qualcosa che purtroppo non ho visto in molti preti: la capacità di voler bene e di stare in mezzo alla gente. Ha visitato la nostra casa mettendo in pratica la vera carità cristiana: consolare le case colpite dal lutto. Ma lui lo ha fatto con il cuore e così ne è nata una vera amicizia. L’ho osservato anche nelle fiere di quartiere passare da un tavolo all’altro per scambiare qualche parola con più persone possibili.
Ieri sera ha cenato con noi. E’ stato un invito dell’ultimo secondo ma sono riuscita a imbastire una cena buona, con tanto di frittelle di riso. Quando si è congedato, sulla porta, si è girato e ci ha ringraziato per l’amicizia e per il sostegno che gli diamo.
Credo che di questo abbiano bisogno i preti: di non rimanere dietro all’altare ma di essere coinvolti nella vita delle famiglie della loro parrocchia. Credo che abbiano un gran bisogno di sentirsi parte della loro parrocchia. Hanno bisogno di sentire che sono apprezzati, di un complimento per la predica, per un’iniziativa, per qualsiasi cosa. Le critiche non hanno mai fatto migliorare nessuno, non fanno crescere l’autostima e demoralizzano quei pochi preti che ancora ci sono. La Madonna a Medugorie continua a dirci di pregare per loro e di non criticarli. Io comincio a pensare che dovremo fare qualcosa di più. Dimostrare loro la nostra gratitudine per il lavoro che ogni giorno fanno per noi.I preti hanno bisogno di sapere che non sono da soli a combattere a fianco di Dio, ma che noi cristiani siamo con loro, nel nostro piccolo. Hanno bisogno di non sentirsi semplicemente usati quando c’è bisogno di loro per un funerale o un battesimo. Don Carlo ce lo ripete spesso che la gente si rivolge ai preti solo per bisogno e raramente per dare o semplicemente per affetto. Mi piace parlare con lui, è il primo prete che posso definire un vero amico.
Tutti lo chiamano Pastor Karl, per noi, invece, è Don Carlo.

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