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Amore mio, grazie!

Grazie, è l’unica parola che oggi mi viene in mente.

Grazie, ha un suono dolce amaro, qui di fronte alla croce che porta il tuo nome. Tre anni, tre anni sono passati e oggi il cielo azzurro festeggia il tuo compleanno in cielo.

L’altra sera Tancredi piangeva perchè gli manchi tanto. E così a noi tutti. E la nostra vita si divide fra sorrisi e lacrime.

Grazie perchè non è più come prima. Grazie per averci scelti. Grazie che non permetti che il dolore si trasforni in un sentimento che non accetta di essere curato. Grazie per le tante volte che sei venuta a trovarci. per tutti gli incidenti stradali che mi hai evitato, richiamando la mia attenzione al momento giusto.Grazie per aver protetto papà l’anno scorso quando una macchina lo ha investito ma tu hai attutito il colpo. Grazie per tutte le volte che un piccolo sussurro nelle mie orecchie mi ricorda un’incombenza che stavo per dimenticare. Grazie per averci mostrato il cielo con il tuo dito rivolto verso l’alto e perchè oggi lo possiamo guardare con occhi nuovi, Grazie per ogni sorriso a caro prezzo che facciamo, per l’amore  che nasce e si rinnova nella nostra famiglia. Grazie per averci insegnato che cosa è l’accoglienza. Grazie, per aver imparato a dire grazie, anche a te, nonostante lo dica fra il sorriso e le lacrime. Grazie per aver reso la nostra famiglia speciale: un angelo ci ha visitato! E perdona le lacrime che ancora non vogliono smettere di scendere ma è grande il vuoto che hai lasciato qui. Tu , tanto piccola ma già così grande che riempivi una stanza con il tuo luminoso sorriso!

Non ti dimenticheremo mai, non ti lasceremo mai veramnete andare via dalla nostra famiglia, ma tu, per favore, non dimenticarti di noi e di tutto il bene che ti abbiamo voluto e che ancora ti vogliamo. Mi manca stringerti fra le miei braccia ma so che Qualcuno, migliore di me, non ti fa mancare niente. Salutami il nonno e tutti i nostri cari che hanno la fortuna di essere lì con te. E non smettere mai di indicarci la via giusta per arrivare da te.

La tua mamma

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A crepar di maggio…


Il cielo azzurro, di un azzurro speciale. Aria tersa e nessuna nuvola. Il meccanismo che Dio ci ha creato si muove attorno a me. Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto a maggio. Che a crepar di maggio ci vuol troppo coraggio, come in quella canzone di De Andre. Anche Virginia è morta di maggio. Anche per lei tutto intorno era perfetto: i prati di un verde brillante e pieni di fiori e ancora in cielo un azzurro stupendo fatto di miliardi di sfumature. E la vita va avanti. Ma avanti dove? Che senso ha? Ci muoviamo nello spazio, che senso ha andare solo avanti? E dove sarebbe questo avanti? È questo il nostro scopo della vita? Andare avanti? Raggiungere la pensione? E poi mi accorgo che faccio parte di tutto questo, di tutto questo meccanismo e che è un meccanismo che ho scelto io, una strada che ho voluto percorrere fino in fondo. Ho deciso io di lottare, ho deciso io di mettermi di traverso al destini, al destini di Virginia  per poi all’ultimo accorgermi che lei voleva andare, che lei non era qui per troppo tempo, che lei voleva tornare al Padre e insegnarci a vivere. Allora tutto questo prende forma, ha un senso. Tutta questa composizione fatta di gioie e dolori, fatta di alti e bassi che è la vita ho un senso, ha un motivo di essere vissuta. Il motivo principale è proprio l’interazione che abbiamo con gli altri, il relazionarsi che non deve essere più un aggredire o un difendersi ma deve trasformarsi in un’accoglienza continua. In un cercare di capire, di rendersi umili e piccoli per capire che quando l’altro alza il pugno per colpire, ha un buco nel cuore, ha una ferita lacerante e se riuscissimo un giorno a sanare quella ferita, quel pugno si trasformerebbe in una carezza. Ma quanta fatica, quanta incomprensione, quanta banalità, quanta arroganza. Ma tutto fa parte della stessa trama , tutto fa parte di quel meccanismo che ci ostiniamo a non capire, a non vedere, che continuami ad opporvici. E a. Maggio mi accorgo sempre di come l’inverno sia davvero passato e di tutta la fortuna che il buon Dio ci ha dato.

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Quattro anni!

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Oggi due febbraio duemila e quindici avrebbe compiuto quattro anni. La mia bimba, la mia bimba più calma e tranquilla. L’Angelo che ci ha fatto scoprire il significato della Fede. Allora mi accorgo di pensare inutilmente a quali giochi le avrei potuto regalare. Penso a un bambolotto o a un aspirapolvere per bambini o a un set per dipingere con le tempere. Dov’ è adesso non le serve nulla, dov’ è adesso, so bene, che è felice.
La morte di Virginia ci ha aperto un mondo nuovo ma mi manca. A volte immagino di poterle scrivere. Di scrivere cosa sto facendo, di come i bimbi affrontano la scuola. Mi immagino che poi lei mi risponda, che mi dica come si diverte, di come ha imparato ad andare in bici, magari glielo ha insegnato il suo nonno Alberto, magari un angelo qualsiasi, magari è stato Pantani. Già mi manca, è come un pezzetto di me che è la lontano, che sento che c’è ma non posso avere sue notizie, non posso sapere se abbia i capelli ricci o lisci, non posso sapere se è diventata irruente come la sua sorellina Annamaria o se è rimasta tranquilla e gioiosa come fino a quando ci potevo giocare.
Mi sento quindi come se avessi mandato via una mail o un fax e sono in attesa, in attesa che lei risponda, che mi faccia una visita, che mi dia un cenno un qualsiasi segno. In attesa vicino al fax. Ma lei non vuole che io sia in attesa, tempo sprecato, tempo sprecato in una vita sempre breve per tutto l’ amore che dovremmo dare, per tutto l’ amore di cui siamo capaci e che invece ci teniamo nel profondo, ben sapendo, che tenendolo là , presto si guasterà. Si , si guasterà come una mela troppo matura, una mela che non è stata ne mangiata , ne piantata.
Ma lei è lì, è una presenza costante nelle nostre vite, è come un sottofondo musicale, una melodia che ci guida, che ci aiuta a trovare la strada , ci aiuta a dare il peso giusto alle cose. E io sempre ad aspettare , ad aspettare. Ricordo bene , era una settimana che era salita in cielo. Una notte lei venne, quella notte , ne sono sicuro, lei era lì, era lì nei miei sogni. Mi guardava seduta sul letto e mi diceva “latte!”. Una parola nuova che da viva non aveva ancora imparato. Da quasi 3 anni mi chiedo il significato ma ora penso che non ci sia nulla da capire, voleva solo dirmi che era lì che cresceva, che imparava qualcosa di nuovo, che mi era vicino.
Poi sono li ancora alla sua croce. È domenica, domenica primo Febbraio. La neve scende a fiocchi larghi. L’unico rumore che percepisco è quello dei fiocchi che collidono con il mio cappuccio. Sembra un regalo che lei ci ha donato, tanta neve come quell’anno di quattro anni fa che è arrivata, tanta neve come a sottolineare il suo nome, la sua purezza.
Tanto corriamo noi uomini per poi arrivare sotto a una croce, tanto corriamo e a noi tutti poi verra incisa una croce con il nostro nome e le date. E allora la neve mi chiama, mi chiama ai miei doveri, mi fa capire che non siamo qui per niente ma anzi, siamo qui per evolverci, per capire, per salire al contrario della neve in spirali dolci e per salire non possiamo farlo altro che con gli altri, per salvarci non possiamo far altro che salvare gli altri, dobbiamo svegliarli e farli capire.
E io mi sento la fortuna di aver conosciuto Virginia, che lei mi abbia definito il senso della vita, che Lui mi abbia plasmato con il suo grande martello, un martello che fa dolore ma al tempo stesso disegna, disegna lo scopo del vivere, disegna lo sguardo sul futuro. E non mi resta altro che ringraziare, ringraziare sempre per tutto.
E oggi siamo invece tutti qui per festeggiarla: qualche palloncino sulla sua croce, il tiramisù a casa con quattro candeline sopra e una lacrima che non si vede che scende giù dalla ferita del cuore, dalla cicatrice, da una di quelle cicatrici di cui vado fiero. Buon compleanno Virginia!

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La nostalgia del ritorno – autore Sara

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Perchè nascere se dobbiamo morire? Perchè il dolore innocente?Può la figura di Gesù dare un senso a tutto questo? Perchè Dio si è incarnato in un uomo? Che significato ha la sofferenza e il percorso che ciascuno di noi compie su questa terra? Ognuno di noi può dare le risposte che crede. Siamo liberi, l’importante è porsele. Ho, diciamo così, solo 37 anni ma in questo relativamente breve arco di tempo ne ho fatte abbastanza e ho vissuto già molte esperienze: è morto mio papà dopo sette anni di stato vegetativo, mi sono laureata, mi sono sposata, sono diventata mamma per cinque volte, ho perso una figlia o meglio è nata in cielo. E a far da contorno in tutto questo, ho deciso di seguire mio marito andando a vivere in Germania. Ho lasciato il mio studio legale…. Mi è parso sufficiente per buttare giù qualche riflessione, qualche riga, tanto perchè non andasse tutto perduto, tutto dimenticato. E ne è venuto fuori una specie di testamento spirituale per i miei figli e per chi ha il piacere, la curiosità e il tempo di leggere. “La nostalgia del ritorno” è il libro scritto in questi due anni. E’ un libro che nasce nella sofferenza sotto forma di diario tenuto nel periodo in cui Virginia  era in ospedale e culmina nella gioia più autentica.  E volgendosi in dietro non è possibile non vedere che, in tutto ciò che ci capita, in tutto ciò che viviamo, nella sequenza degli episodi della nostra vita, c’è un Dio che non smette di chiamarci, di amarci, di portarci in braccio nei momenti difficili. Scrive Kierkegaard: «Per amore di quest’uomo, Dio viene al mondo, nasce, soffre, muore e questo Dio prega, quasi supplica l’uomo di accettare l’aiuto che gli viene offerto… Chiunque non abbia abbastanza coraggio umile per osare di credervi si scandalizzerà» . Ecco questo è sicuramente un libro che potrà scandalizzare molte persone ma forse sarà anche l’occasione per intraprendere un percorso diverso. L’occasione per formulare diversamente le domande e arrendersi ad un’unica evidenza: l’Amore è la risposta ad ogni nostra domanda. La maternità un ottimo strumento per capirlo. Sono i figli che donano la vita ai genitori e alle persone che vi entrano in contatto. E anche questo scandalizzerà chi oggi abbraccia la cultura della morte e dell’aborto. Gli eventuali ricavati delle vendite verranno interamente devoluti in beneficenza.

Il libro lo potete trovare al seguente  link.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1104206 E potete scegliere la versione cartacea o quella scaricabile sul vostro computer( e-book) che è più economica. Nel sito è anche possibile lasciare poi un commento, dopo aver letto i libro. Grazie per l’attenzione, per la fiducia. Grazie per tutto.

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Abbiamo cambiato casa, non cercateci più nella vecchia!

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Si è successo. Maggio è passato. È passato il trasloco, è passato la chiusura di quasi tute le utenze, è passato …. Ora non abitiamo più là. In quella casa siamo rimasti poco, tre anni e 4 mesi. Ricordo…. Novembre 2010. Ero solo qui in Germania e dovevo organizzare il trasferimento della famiglia. Cercavo ogni giorno un a casa da affittare. Il problema è che la volevamo in città , per avere le scuole comode, ma con giardino dato che ci avrebbe seguito anche il cane. Ne avevo viste un paio. Ne avevo fermata una , non in città ma neanche troppo lontano. Un paesino carino, tranquillo, fitto nella norma, giardino, stanze a sufficienza per i tre bimbi e per la quarta in arrivo. Ennesima ricerca su internet e trovo un altro appartamento con foto molto belle del giardino…. Possibile? Al lavoro la tipa dell’agenzia della casa nel paesino mi manda un sms …. Che faccio leggere a un collega dato che di tedesco non ne capivo nulla. E? L’sms dice che purtroppo la casa l’anno affittata…. Caspita , non poteva tornerà tre giorni come le avevo chiesto? Va beh…. Ho l’appuntamento per l’altra casa….. Arrivo puntuale e guidato dal gps, unico modo per orientarmi in quel periodo. Arrivo in fondo a una via chiusa, già chiusa da un fiumi. Il paesaggio è bellissimo , vicino al fiume corre un viale pedonale. È novembre ma non fa freddo, c’è gente che corre o che passeggia in bici su questa via che imbocco. Dopo qualche metro arrivo al numero che cercavo. Caspita! La casa da direttamente sul fiume, sulla pista ciclabile. Un tipo è fermo in macchina davanti alla stessa, mi affaccio e ne esce: è dell’agenzia per farmi vedere la casa. Entriamo. È completamente vuota, sul soffitto ci saranno in tutto 3 lampadine. Sul davanti dal sul fiume con una vista bellissima e dietro sul giardino molto grande. La casa in sé è vecchiotta, ha alle pareti carta da parati di dubbio gusto. Il conto delle stanze non torna ma forse… Trasformando quello che è uno studio in una camera da letto… Forse ci stiamo… Più di tre anni sono passati da quando entrammo. Poi a organizzare il trasloco dall’Italia, uscire dal lavoro per andare all’Ikea , prendere qualche pezzo e poi andarlo a montare finché non mi veniva sonno. Quella casa, quell’appartamento che bloccai al venditore subito, visto che la casa prima l’avevo persa nel giro di due giorni. Quella casa che…. Che quando Virginia si ammalò era a dieci minuti a piedi dal suo ospedale. E allora viene alla mente quel tragitto. Quel tragitto tra ospedale e casa che abbiamo fatto tante volte. Con lei sulle spalle quando. Stava ancora abbastanza bene. Con lei in passeggino caricato del dosatore di morfina e lo strumento che le misurava i battiti del cuore. Già… Anche in quel tragitto così breve ogni tanto le si fermava il cuore , lo strumento fischiava, noi la scuotevamo e il cuore riprendeva a battere. Dio ci aveva messo là per la tragedia che ci avrebbe cambiato la vita per sempre. Dio ci aveva contornato di un fiume, la Mosella, un fiume che scorreva lento da millenni forse, che incurante di quello che a noi capitava avrebbe ed ha fatto il suo corso. Dio ci ha voluto bene e ha curato tutti i dettagli per farci capire quanto ci ama.

E adesso. Adesso quell’appartamento è tornato vuoto, tornato con tre lampadine ad aspettare che qualcuno lo affitti. Intanto la Mosella scorre, come da sempre. Noi abbiamo lasciato lì il nostro cuore. Nel nostro spirito saranno scolpiti per sempre quei tramonti bellissimi sulla Mosella, con i cigni che arrivavano planando sull’acqua e la nostra bimba che si spegneva, che dava la sua vita terrena per noi, per noi testoni impegnati in questo mondo fatto di cose vuote, di cose che non restano che un momento. Grazie Virginia.

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A Virginia…. Un anno di Blog.

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Già, ho ricevuto da WordPress che il nostro blog ha compiuto un anno. 21 maggio. Data fondamentale per noi. In quel giorno infatti la nostra bimba Virginia di 15 mesi nasceva in cielo, si staccava dalle braccia della sua mamma terrena Sara per abbracciare la mamma di tutti, Maria. Ricordo , e forse lo ricorderò sempre , quel momento del 21 maggio 2012. Sarà la teneva in braccio, Virginia respirava a stento anche con il tubo dell’ossigeno sotto il naso. Poi si è addormentata. E piani piano ha smesso di respirare. Mi sono immaginato mille volte come sia stato per lei,per Virginia quel momento. Quando la mia fede era acerba, appena spuntata , ho pensato che dopo quegli attimi si fosse ritrovata nell’alida da sola, magari impaurita. Magari cercando noi, diventati per lei impalpabili. Diventati noi a lei inutili. Ora è diverso. Il punto di vista è cambiato e non è più neanche una sensazione o un’idea ma si è trasformato in una certezza. La certezza che Virginia si sia svegliata nell’aldilà tra le braccia di Maria. La certezza che lei, Virginia, sia sempre con noi.
Natale 2013.
Prima di tornare in Italia per le vacanze abbiamo visto per la seconda volta, la casa che da poco abbiamo acquistato. Abbiamo fatto un’offerta al venditore e informato che ci saremmo rivisti al nostro ritorno dall’Italia. Lui nell’anno nuovo ci faceva sapere che la casa era stata venduta a una persona che aveva fatto un’offerta più alta. Questa casa ci piaceva molto come conformazione e per la posizione in un quartiere tranquillo ma al tempo stesso vicino al centro. Ha un’altra particolarità: è situata a pochi metri dal Campo Santo in cui è Virginia. Un caso? Una settimana dopo alla notizia che era stata venduta la casa, il compratore si rifaceva vivo, dicendo che il finanziamento per comprare quella casa non era stato accettato. Da un paio di mesi abbiamo preso possesso di questa casa e possiamo visitare Virginia tutti i giorni. In questi giorni di caldo è stupendo andare da lei con le stampelle. Odiavo i cimiteri , invece ora zampettare a tre gambe in questo Campo Santo è una cosa bellissima, che da pace, che fa sentire qualcosa, qualcosa in più.

Oggi, giorno del suo compleanno in cielo, siamo andati tutti a dire le preghiere della sera con lei… C’era anche il cane, proprio tutti. Su Virginia abbiamo scritto tanto, è ora quindi che crei una pagina “A Virginia“.

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La foresta del ricordo.

Sabato 2 Novembre, un punto nella foresta della città di Coblenza, Germania.

Un po’ di mesi fa abbiamo ricevuto l’invito di scegliere l’albero. In Germania tutto è pensato e pianificato, nulla al caso. L’associazione dei genitori dei bambini morti di cancro della quale facciamo parte, ci invitava a scegliere l’albero per nostra figlia. Un albero da piantare nella foresta che attornia la città. Un albero per collegare la terra e il cielo. Un albero che rimanga, anche più dei genitori che sono sopravvissuti , almeno per ora. Un albero con la targhetta per mettere sotto il cielo per iscritto che c’erano degli Angeli qui sulla terra, mandati da lassù per urlare al mondo di darsi una mossa, di convertirsi, di non cercare la verità tra le ghiande ma di guardare in su.

Appuntamento alle dieci in un parcheggio dove di solito partono passeggiate a piedi all’interno della foresta. Tutto è indicato. Mi aspetto non tanta gente. Nell’ultimò ritrovo dell’associazione eravamo 5 o 6 famiglie. E invece no. Quando si parla di infinito sono tutti li. Quando si parla di riprendere il discorso interrotto sono tutti pronti a partecipare.

17 famiglie sotto un cielo grigio e qualche goccia di pioggia qui e lá. 17 famiglie , ognuna con una storia non a lieto fine. 17 famiglie che hanno provato fino in fondo il sapore della vita, non sempre dolce come descritto in TV o nelle riviste. 17 famiglie che si guardanocon affetto anche se magari è la prima volta che ci si incontra. 17 famiglia che viaggiavano a grande velocità nella vita ma che a un certo punto hanno sbattuto il culo per terra, hanno sentito il ruvido dell’asfalto che gratta prima i vestiti e poi consuma la pelle, che hanno avuto la sabbia in bocca , tra i denti. E da allora la strada della vita è per sempre cambiata: altra direzione, altra velocità, un altro paesaggio la contorna.

Aspettiamo quindi in maniera più o meno ordinata sul bordo di un grande prato all’interno del bosco. È ora: discorso di rito per spiegare le modalità di come pianteremo gli alberi. Ogni famiglia ha ricevuto un numero che corrisponde all’albero del tipo scelto e questi sono già nel loro buco. Noi dobbiamo solo chiudere il buco e mettere i pali che terranno diritti gli alberi…. Nulla è lasciato al caso come solito. La truppa parte quindi giù per un sentiero erboso. L’aria è umida e l’erba bagnata ma non piove ancora. L’aria è piacevolmente fresca. Non pensando alla situazione meteo, io sono l’unico della famiglia con scarpe da trekking. Gli altri della nostra truppa hanno invece scarpe per tutti i giorni. Mi consolo osservando che la nostra famiglia non è l’unica ad essere sprovveduta. Arrivati alla fine del sentiero giungiamo su quello che sarà il parco: è stata disboscata un pezzetto di foresta e da un lato sono stati messi tutti in fila gli alberi per i nostri figli in cielo. Essendo stato disboscato il terreno ed essendo tutto bagnato, il fango è ovunque. Ondeggiando e affondando proseguiamo per il nostro albero: il numero otto. Da casa abbiamo portato due pale, Tancredi inizia a spingere la terra dentro il buco e io faccio le foto di rito. La vista da li sulla foresta è molto bella. In futuro verranno messe il vicini panchine per fare il picnic e la spianata di fango diventerà un bel prato. Vicino ad ogni albero c’è una palo di legno con il posto per un cartello. Dopo esser sprofondati nel fango, andiamo dove ci viene dato il nostro cartello da personalizzare. In realtà è una pietra, dei quelle piatte, di quelle che qui venivano usate sulle case. Scrivo da una parte il nome della mia bimba, poi giriamo la pietra piatta e i bimbi ci possono disegnare. Matilde fa un angioletto e una farfalla, Tancredi un fiore, Sofia invece scrive una frase. I nostri bimbi sono come sempre incredibilmente giocosi anche in queste occasioni, anche se hanno sempre nel cuore la sorellina scomparsa. Proprio guardando le altre famiglia li vicino, mi rendo conto come il Padre ci abbia dato una grazia: non tutte, infatti, sono così spensierate e giocose. Lo si capisce dai volti testi, dalle bocche rivolte all’ingiù, dalle mezze frasi che si scambiano. Torno all’albero per far fissare la scritta, poi mi viene un dubbio se metterla dal lato con il nome, quello che ho scritto io, o dal lato dei disegni dei bimbi. Beh all’unisono i bimbi vogliono i loro disegni e quindi che così sia. Virginia è sicuramente la in mezzo a noi, a tenerci uniti , ad accarezzarci e anche lei di sicuro avrebbe gradito i loro disegni e scritti.

Da li a poco passa un aiutante con uno strumento per piantare i pali: anche qui nulla al caso. Due pali per tenere diritto l’albero. E se l’albero poi si secca? Nel discorso iniziale è stato previsto anche questo: la famiglia verrà contattata di nuovo per piantar e tutto bene. Arriva il pianta pali, con la sua flemma tutta tedesca. Io aiuto a tenere dritto l’albero, in tanta che lui pianta. Dopo di noi tocca a una famiglia indiana. Lui è scuro di pelle, baffi, molto basso e sempre sorridente. Anche la moglie è scura e bassa, anche lei sorridente. Ricordo la prima volta che li abbiamo incontrati: era in quelle occasioni in cui l’associazione di cui facciamo parte si ritrova per un piccolo rinfresco e meditare un po’. Anche allora questa coppia era tanto sorridente, poi in un tedesco misto a inglese hanno raccontato della loro figlia, volata in cielo a diciotto anni. In cielo. Cielo pieno di bambini santi che hanno finito la missione affidatagli dal Padre nostro. Noi poveri mortali che non capiamo, che non riusciamo a capacitarci di quello che sia successo, che cerchiamo motivazioni tutte terrene e terrose. Tutti che cerchiamo comunque un collegamento con il cielo. Di queste diciassette famiglia multicolore composte da cattolici, musulmani, induisti e atei…. Tutti qui a cercare un collegamento con il cielo, un collegamento rappresentato da un albero. Ponte ideale appunto tra terra, di noi terroso, e il cielo dei Santi e degli Angeli.

Finito il tutto andiamo in un ristorante poco lontano da li per mangiare qualcosa tutti insieme. L’atmosfera è carina ma noi sediamo inevitabilmente vicini a chi conosciamo, con chi abbiamo già scambiato sentimenti e lacrime. Nel gruppo e infatti appartengono famiglia fino a dieci anni indietro nel tempo: ci sono famiglia che hanno perso il loro bimbo dieci anni fa. Scruto alcune di queste famiglia a me nuove , ma l’indicatore di felicità è simile alle altre. Ci sono alcuni con sguardo duro, comportamenti distaccati e compiti. Altri invece dallo sguardo amichevole. Qualcuno si confida sottovoce. Un altro racconta di un ricordo, dell’albero sotto cui sedeva spesso la figlia. Quello stesso albero hanno piantato oggi.

Quanti sentimenti, quanta umanità tutta raggruppata insieme. Mi fa sentire vivo’ mi fa sentire di essere qui per qualcosa. I nostri figli giocano con quelli degli altri. In queste occasioni sembra proprio che tra i fratelli superstiti si crei qualcosa di magico, come se abbiano , anche conoscendosi poco, un linguaggio comune.

Quando eravamo a Medjugojie con Virginia, Visca, una dei veggenti, ci ha detto che era una grazia quello che ci stava capitando. Sul momento non avevamo capito, avevamo forse un sentore, una sensazione ma non capivamo. Oggi posso dire che l’esperienza passata grazie a Virginia ha cambiato la nostra vita, ci ha fatto vivere veramente e non smetterò mai di ringraziarla per quello che ci ha portato.

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