Archivi categoria: Fede

La Vita.

 

La vita ti investe, ti travolge, ti entra dentro e ti brucia poi ti butta in un angolo. La vita non si ferma, anche quando sei in quell´angolo lei e´li che ti guarda. Come un cucciolo di cane felice e sbavo so , aspetta che tu ti alzi.

Una volta stretto in quell´angolo ho realizzato quanto sono fortunato. In uno di quei momenti ho capito come sia fortunato ad avere fede. A credere in Dio che mi ha fatto e creato e messo li. Lui si mi ha fatto andare in quell´angolo. Mi ha dato la fortuna di potermi fermare, mi ha dato la possibilità di mettere la testa fra le mani e cercare dentro di me la risposta. Ma la risposta poi, non arriva mai da me. Arriva appunto da Lui. In quei momenti ho la possibilità di ascoltarlo. Ho la possibilità di abbassare la voce del mio ego e di cercare la Sua. E Lui , Lui nonostante tutti gli sbagli, nonostante tutte le cadute e tutte le volte che mi diceva , mi tirava in una direzione, nonostante tutte le mie promesse non mantenute, nonostante tutto questo … Lui e´li. E´li in quell´angolo vicino a me a consolarmi. A darmi forza, a curare le mie ferite.

E quindi guardo il cielo e lo vedo sempre più azzurro e lo vedo pieno , pieno di comprensione e amore che tra gli uomini non e´possibile sempre trovare e sento quindi di non essere solo e sento quindi che solo non lo ero mai.

E quindi , rialzandomi e guardando in faccia alla Vita che e´li e che vuole giocare con me, ho solo una domanda in testa.

Ma cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?

Annunci

2 commenti

Archiviato in Fede

L’informazione uccide.

bimbo

 

Ho rivisto un po’ di volte il famoso video dell’ISIS dove i taglia-gole portano le loro vittime sulla spiaggia. La colonna procede lentamente, sembra quasi vadano a fare un picnic o una scampagnata. Le persone vestite di arancione camminano calme, hanno facce tranquille. Poi inizia la sceneggiata del tipo con il coltello che lo punta alla telecamera come uno scafato attore di Hollywood. I tipi in arancione sono in ginocchio ma sembrano estremamente calmi e tranquilli. Mi son chiesto più volte : ma lo sanno quello che gli capiterà? Come fanno ad essere cosi tranquilli? Non e’ che non sanno assolutamente nulla? Forse li hanno drogati? Forse non sanno che ci sono persone, mostri, che sono pronti a tagliargli la gola?

Nell’era di twitter e face book , possibile che ci sia qualcuno nel mondo che non sappia cosa sta succedendo? Ebbene penso che la disinformazione uccide. Quei poveretti ignoravano contro a cosa stavano andando.

Ogni tanto chiedo a qualche collega , tedesco, cosa ne pensano di questi pazzi che girano video a tagliar gole.

Loro sgranano gli occhi, cercano di capire meglio poi dopo 10 minuti iniziano a realizzare di cosa sto parlando e raramente hanno visto in TV i famosi video. E l’attentato di Parigi? Si , quello lo conoscono, la capitale francese dista 5 ore di macchina dalla nostra città e l’eco sui media e’ stato enorme. I piu’ hanno commentato che sono stati dei pazzi, che non hanno idea del perché, liquidando la discussione in pochi minuti. Solo il collega turco ha approfondito , accennando che l’occidente ha violentato parecchie volte il medio oriente e questi sono i risultati.

E se domani sbarcassero qui quelli dell’ISIS? Se domani il tipo che fa pizza e kebab si nascondesse dietro a un fazzoletto nero, prendesse un coltello e si mettesse a inseguirci? Se tirasse fuori un Kalashnikov? La media dei miei colleghi avrebbe la faccia inerme di quei poveri cristiani trucidati sulla spiaggia, sarebbero pecore pronte a farsi macellare senza nemmeno saperne il motivo. Vestiti anche loro nelle tute arancioni con facce fiduciose in attesa che qualcuno esca dicendo che e’ una candid camera. La maggior parte dei colleghi vive alla giornata, si lascia vivere, mette da parte le notizie che non piacciono ed e’ come se rifiutasse la realtà perché troppo scomoda , troppo ruvida, troppo sporca, troppo macabra, troppo impegnati sul lavoro, troppo impegnati sul’hobby, troppo impegnati in palestra. Semplicemente troppo.

La vita non la possiamo ignorare, non la possiamo nascondere, sbucherà sempre fuori sta a noi scegliere di vivere sul serio o girarci dall’altra parte ma prima o poi dovremmo chiederci … Ma stiamo vivendo davvero?

4 commenti

Archiviato in Fede, Germania, Pensieri

Il mondo che vogliamo.

download2

 

L’oggi cambia in continuazione. Quello che e’ adesso, tra qualche tempo non e’ piu´. Il mondo e’ stato stravolto dai mezzi di comunicazione, e’ stato rimpicciolito. Noi occidentali ci troviamo in questo che e’ diventato come una piccola scatola. Una scatola dove tutto rimbalza a velocità supersonica contro le pareti della stessa e viene riflesso nella stessa. Ma dove sta andando questa scatola? Dove stiamo andando? La TV rimbalza filmati di poveri disgraziati che su delle bagnarole cercano di raggiungere l Europa. La vedono come la terra promessa, come il futuro, il loro sogno.

Ma noi i nostri sogni dove li abbiamo messi? La nostra terra promessa dov’è?  Siamo anche noi su una bagnarola , abbiamo anche noi un sogno in testa? Dove sono finiti i discorsi sull’uguaglianza la fraternità , su un posto dove abitare in cui non c’e’ povertà e fame? Erano tutti tanti bei propositi ma sono stati travolti dal capitalismo. Oggi non siamo per quello che proviamo , per quello che sappiamo o pensiamo ma per quello che facciamo per quello che abbiamo.

E adesso i sogni sono creare una app che faccia arricchire, un’idea per una aggeggio elettronico che si venda a milioni, non c’e’altro. Raggiungere uno status quo, un arrivare alla pensione prima del tempo. E’questo il nostro obiettivo? Vogliamo essere tutti americani? Lavorare per arrivare , per sentirci arrivati e in questo percorso non importa se calpestiamo , travolgiamo, distruggiamo un po’di persone sono danni collaterali, in fondo tutti accettano di combattere in questo dannato scatola-mondo e quindi tutti devono accettarne le conseguenze. Ma… spetta un attimo e quelli che arrivano sui barconi? Anche loro hanno accettato il gioco al massacro? Il gioco del capitalista? Anche loro hano un’idea per una nuova app? O forse loro non capiscono perché le granaglie che prima non costavano nulla ora non se le possono permettere. A noi servono per farci la benzina biologica e farci sentire un più puliti ma loro non riescono piu’ a mangiare. Loro sui barconi, la crisi i fine 2008 non l’hanno sentita. Per loro la vita non e’cambiata per colpa di qualcuno che ha giocato sporco in borsa e ha fatto cadere il castello di carte delle nostre banche. Loro sui barconi scappano, sono la’ perché se non scappano gli tagliano la gola o li bombardano. Loro che scappano da guerre causate da noi , da guerre combattute con armi made in Italy, Germany …. Loro sui barconi che seguono un sogno e sono disposti a morire per non far provare ai loro figli quello che hanno provato loro. Loro che noi invece non vogliamo, non li vogliamo accogliere, non abbiamo posto, non abbiamo lavoro, non abbiamo amore, non facciamo più figli,  non abbiamo fede, non abbiamo misericordia…. Se l’unico obiettivo , se quello a cui tendiamo e’il capitalismo più’ estremo, non dobbiamo stupirci degli “scarti” che facciamo ma sopratutto , non dobbiamo stupirci di diventare scarti noi stessi.

1 Commento

Archiviato in Fede, Pensieri

Non c’e’ Pasqua senza la Passione.

Un copilota si schianta su una montagna in Francia trascinando con se altre 149 persone. In Germania non si parla d’altro. La TV, la radio, i colleghi che aggiungono dettagli, aggiungono supposizioni su quello che e’ stata una delle piu’ grandu tragedie aeree dell’Europa.
Ho immaginato nei gionri scorsi come deve essere stato. Come il capitano bussava a quella porta invano e gli altri paseggeri piano a piano in quegli ultimi minuti si rendevano conto di quello che stava succedendo. Su quell’aereo pieno di bambini. Mi immagino quella coppia con il bimbo di tre mesi, premurosi e affettuosi e poi enl momento del panico. Deve essere stato tremendo. Poi mi immagino l’impatto. Un impatto che ha compresso tutto insieme: allumino, plastica e carne tutto insieme fino ad esplodere e sparpagliare il tutto su quella montagna. Quella montagna da sempre li, che era tranquilla, luogo di lupi e falchi e a un certo punto vien cosparsa di morte, viene cosparsa della amalgama fatta di alluminio, plastica, passeggeri, sogni e sperante. Tutto vien messo allo stesso livello tutto viene azzerato in quel momento. Nel mio immaginare penso che quell’attimo , quel momento , sia stato cosi’ veloce e senza significato fisico per gli occupanti che si siano trovati direttamente davanti a Lui a chiedere al copilota perché lo avesse fatto.

Gia’ il perché. Tutti , ma proprio tutti, si chiedono il perché. Sulla stampa e le TV parlano delle sue condizioni mentali, che perdeva la vista e che avrebbe perso presto la possibilita’di volare. Questo sembra sia bastato per prendere la decisione di uccidersi , di schiantarsi contro un muro di roccia insieme ad altre 149 persone. Probabilmente si sentiva la vita e il successo scivolargli fra le mani. Un ragazzo di 27 anni con un possibile fulgido futuro che doveva rinunciarvi, che si sarebbe sentito uno scarto, messo a margine della nostra societa.

La-passione-di-Cristo-in-scena-a-Trafalgar-Square-1-500x400.jpg

Ho sentito in chiesa questa frase sta sera, durante l’omelia: non c’e Pasqua senza Passione. Non c’e’ ressurezione senza passare per la morte e non c’e’ vita che non abbia una croce che non abbia una Passione da affrontare e la Passione e’ commisurata alle nostre capacita’ .

Sabato abbiamo fatto una gita. La strada ci ha portato in mezzo a una serie di colline stupende. Non vi eravamo mai stati, il navigatore ci guidava. Usciamo dall’ennesimo paesino , saliamo un’altra collina poi finalmente ci siamo. Entriamo nella Westerwaldklinik. Una clinica per riabilitazione. Ci aspetta un’ amica. La moglie di un mio collega. Arriviamo dall’alto alla clinica e si presenta immensa posta quasi alla sommità di una collina. Contornata di strade pedonali che si inerpicano nel bosco. Trovato il parcheggio ci portiamo all’ingresso. Questo da’ su uno spazio al chiuso immenso pieno di piante e tavolini messi qui e la’. L’ atmosfera e’ rilassata, c’é chi legge, chi naviga in internet con il tablet, chi beve un caffè. Sentiamo dei bambini vociare e vediamo finalmente la coppia di nostri amici. Ci avviciniamo e facciamo i saluti di rito : sono passati quasi due anni dall’ultima volta che ci siamo incontrati. Siamo in una clinica perché lei ha avuto un ictus. Lei madre di tre figli, quarantenne, laureata in economia, pronta , dopo l’ultima gravidanza , a tornare al lavoro, a ributtarsi a capofitto nella frenesia del lavoro, si e’ dovuta fermare. Poi ci racconta con estrema lucidità che si sente bene, che ha perso una piccola parte del cervello, che fa fatica a concentrarsi, che si e’ dimenticata completamente il Francese e non riesce più a fare di conto. Un mese dovrà stare in questa super clinica di lusso, tutto pagato dall’assicurazione della pensione. Un mese a quasi un ora di distanza dal marito e dai tre figli piccoli che la vedranno solo nel fine settimana. Nella clinica farà ginnastica, esercizi in piscina e altri per riabilitare quelle funzioni che ha perso e che riprenderà forse in tre o quattro anni.
La mano destra la muove poco, ne ha perso sensibilità e non riesce più’ a scrivere. Facciamo una passeggiata candidamente ci dice che e’ un segno di Dio che le intima di fermarsi, di occuparsi d’altro.

Anche questa vita poteva essere vista una vita da scartare, da buttare, da ritenersi inutile ma la nostra amica, forse perché’ piu vecchia del copilota Germanwings, trova un appiglio, trova al forza, l’umiltà di rivolgersi al Padre a fare un passo indietro e ce lo dice con il sorriso.

E tutti che si chiedo il perché del gesto del copilota, e tutti che non capiscono. Ho scritto altre volte su questo blog che non tanto lontano dalla nostra città vi e’ un ponte dell’ autrostrada che attraversa la Mosella. Il ponte corre a più’ di duecento metri sopra il fiume e regolarmente ogni anno si buttano di sotto 5 o 6 persone. Non lo scrivono sui giornali per non farne pubblicità’ ma continuano a chiedersi il perché senza avere una risposta. Ma come ? In Germania abbiamo tutto, soldi, lavoro, mangiare, tutti i diritti di questo mondo e … e ogni anno 5 o 6 persone nella mia piccola città’ si buttano di sotto. Si buttano di sotto senza speranza, senza avere più progetti , sentendosi inutili non riuscendo a vivere il prossimo secondo, pensando come se il prossimo secondo della propria vita non potesse che essere un’eterna tragedia.

La vita e’ come un battito di ciglia, si e’ bambini e poi d’incanto ci si trova adulti e poi padri. Non si ha spesso il tempo di fermarsi e pensare se stiamo andando nella direzione giusta ma prima o poi arriva in qualche modo la chiamata, arriva Lui che ci bussa sulla spalla. Lo fa in tanti modi diversi e dei più strani, sta a noi ascoltarlo e rimetterci sulla giusta strada.

3 commenti

Archiviato in Fede, Germania, Pensieri

Sempre avanti, anche sotto le bombe.

E’ passato un po di tempo, la polvere si e’ depositata , come fa’ su tutto. Un commento a quell’espressione del Papa che invitava a non essere conigli. Frase che ho visto in tv, non l’ho letta, non me l’hanno riferita ma l’ho vista con i miei occhi. Forse non ho capito bene la situazione , il paese in cui il Papa invitava a non essere conigli.
Sul momento ci sono rimasto male: attualmente abbiamo 4 figli terreni e una bimba in cielo. Ci sentiamo una famiglia numerosa, atipica. La gente , a volte, quando passiamo per strada ci contano e poi strabuzzano gli occhi. Come fossimo un fenomeno, un caso strano. Noi siamo innamorati dei bimbi, della vita che portano, dell’energia, del consumarsi nel vivere per loro, nel cercare di farli buoni cristiani.
La frase del Papa e’ stata ingigantita dai media come sono stati tenuti sotto la sabbia i vari distingue che ha fatto seguire e di tutti gli appelli che il Papa fa’ a sostegno della famiglia. I giornalisti gongolano quando possono far un torto, quando possono metter un po’ di zizzagna.
Come capo famiglia pero’ quella frase mi ha fatto pensare. Pensare se stiamo conducendo bene la nostra famiglia, se riusciremo a occuparci di ognuno dei nostri bimbi. Riguardo la nostra storia. Ci siamo sposati che non avevamo proprio una casa nostra e ce la siamo divisi con la mamma di Sara. La prima bimba, Sofia, nello stesso stato. Poi e’ arrivato Tancredi che stavamo facendo i lavori per dividere la casa di mia suocera in due. Poi Matilde, poi trasferimento in Germania mentre Sara aspettava Virginia…. Effettivamente non abbiamo mai aspettato di avere un po di tranquilita’, di essere “a posto”. Ci siamo sempre buttati, siamo sempre andati avanti quasi nella consapevolezza di essere protetti da qualcuno, come se sapessimo dove stavamo andando.

E cosi’ capita che ci sia in arrivo un altro bimbo… anzi , fatta l’ecografia del quarto mese, siamo certi che sta arrivando un’altra bimba! Io e Tancredi tifavamo un po’ per avere un maschietto, giusto un po’ per bilanciare le cose ma il Padre ha deciso in altro modo.

Mi sento quindi innamorato della vita e dei figli che Dio mi ha dato, non coniglio. Mi sento di voler condividere il pane che Dio mi da ogni giorno con i bimbi che mi ha dato e mi vorrà  dare. Perche’ avere paura? Perche’ fermarsi? Perche’ rinunciare al dono della vita che Lui ci ha fatto?

E se qualcuno ha un consiglio sul nome… ben venga, ne abbiamo gia’ usati tanti!

6 commenti

Archiviato in Fede

Confuso e infelice…

Forse infelice proprio no ma forse preoccupato.

Ieri sera “Ballaro´” ha dedicato la puntata ai fatti di Parigi. E´ da quando e´successo quello scempio che la stampa e´invasa da quel tema. Le foto dei terroristi che ammazzano il poliziotto a terra, l´inseguimento degli stessi, poi una valanga di perche´.

Perche´ l´ hanno fatto, perche´non siamo riusciti a educarli come ´noi´occidentali, perche´non ce ne siamo accorti, perche´vogliono limitare la nostra liberta´, perche´ ci odiano,perche´,perche´,perche´….

La risposta a questi 1000 perche´ mi sembra cosi´ facile …

Ma la situazione assomiglia molto a quello che succede dopo a un´alluvione , allo straripamento di un fiume. Dopo che questo ha inghiottito persone e cose, si ritira, rimane la melma e la solita valanga di perche´. La situazione e´la stessa: abbiamo tagliato alberi, abbiamo costruito nei letti dei fiumi, sapevamo che costruire e modificare il territorio in quel modo sarebbe stato pericoloso ma lo abbiamo fatto lo stesso.

Lo stesso e´ successo con i terroristi. Da decenni l´uomo europeo ha deciso di abbandonare Dio, ha deciso di prendere tutta la sua storia impregnata nel bene e nel male di cristianesimo e di rinnegarla, di nasconderla senza fare i conti pero´ con la propria anima, la propria coscenzta dove Dio , come fece con Adamo appena dopo il peccato originale, ci chiama.

Dentro ogn´uno di noi c´e´un pezzettino di Dio, di infinito e ci spinge a cercare questo infinito. Negare quello che abbiamo nell´anima ci fa sentire il vuoto, il freddo. Nella nostra laicissima europa allora si prova a colmare questo buco con i soldi, il potere, il denaro, gli oggetti. Ma tutte queste ´cose´ sono finite, non alla portata di tutti e quando le si ha in mano si capisce che non era quello che si stava cercando, che ci vuol un altro obiettivo.

A questo buco nell´anima, che solo Dio puo colmare, l´uomo reagisce in tanti modi. La maggior parte cerca di non pensare, di riempire quel buco con ogni cosa anche se solo piu´tardi, allo spuntare dei capelli bianchi, tutti si accorgono che tutto quello che viene infilato passa poi dall´altra parte e il buco rimane sempre.

3.dai-tetti

Qui nella nostra citta´, nella ricca Germania, l´autostrada corre sula Mosella attraversando un alto ponte. Ogni tanto, 5 o 6 volte l´anno, chi non riesce a capire come colmare il buco che ha dentro, imbocca a piedi questo ponte e si butta di sotto, senza paracadute, senza corda. Non compare sui media, non viene riportato sui giornali, non vengono fatte interogazioni parlamentari, non vengono fatte sfilate con capi di stato mondiali. Non viene fatto nulla per non fare pubblicita´alla cosa e aumentare il numero di quelli che si schianterebbero di sotto.

Ma i due terroristi di Parigi dove hanno vissuto? Dove sono cresciuti? In Francia, Europa. In uan delle capitali piu´ belle del mondo , nella citta´ nella quale hanno combattuto da tanto le religioni. Anche loro sono cresciuti fianco a fianco ad altri giovani europei, anche loro hanno avuto quel buco dentro e hanno sentito il bisogno di tapparlo, hanno sentito il bisogno di infinito e putroppo gli e´ stata data la soluzione a tutto questo da una flangia di estremisti. E quindi non c´e´piu´storia, non c´e´piu´dubbio alcuno : come i martiri che cantando si facevano sbranare dai leoni, loro per la loro religioni si sono fatti leoni e hanno sbranato.

Non sarebbe meglio quindi riprendere fuori i Crocifissi dai casseti, a rifare il presepe, ad capire che noi Europei, tutti noi, siamo qui , perché 2000 anni fa Gesu´ sit e´fatto crocifiggere per noi?

IMG_0621-0

7 commenti

Archiviato in Fede

La nostalgia del ritorno – autore Sara

Titolo Dipinto_023 (2)_M

Perchè nascere se dobbiamo morire? Perchè il dolore innocente?Può la figura di Gesù dare un senso a tutto questo? Perchè Dio si è incarnato in un uomo? Che significato ha la sofferenza e il percorso che ciascuno di noi compie su questa terra? Ognuno di noi può dare le risposte che crede. Siamo liberi, l’importante è porsele. Ho, diciamo così, solo 37 anni ma in questo relativamente breve arco di tempo ne ho fatte abbastanza e ho vissuto già molte esperienze: è morto mio papà dopo sette anni di stato vegetativo, mi sono laureata, mi sono sposata, sono diventata mamma per cinque volte, ho perso una figlia o meglio è nata in cielo. E a far da contorno in tutto questo, ho deciso di seguire mio marito andando a vivere in Germania. Ho lasciato il mio studio legale…. Mi è parso sufficiente per buttare giù qualche riflessione, qualche riga, tanto perchè non andasse tutto perduto, tutto dimenticato. E ne è venuto fuori una specie di testamento spirituale per i miei figli e per chi ha il piacere, la curiosità e il tempo di leggere. “La nostalgia del ritorno” è il libro scritto in questi due anni. E’ un libro che nasce nella sofferenza sotto forma di diario tenuto nel periodo in cui Virginia  era in ospedale e culmina nella gioia più autentica.  E volgendosi in dietro non è possibile non vedere che, in tutto ciò che ci capita, in tutto ciò che viviamo, nella sequenza degli episodi della nostra vita, c’è un Dio che non smette di chiamarci, di amarci, di portarci in braccio nei momenti difficili. Scrive Kierkegaard: «Per amore di quest’uomo, Dio viene al mondo, nasce, soffre, muore e questo Dio prega, quasi supplica l’uomo di accettare l’aiuto che gli viene offerto… Chiunque non abbia abbastanza coraggio umile per osare di credervi si scandalizzerà» . Ecco questo è sicuramente un libro che potrà scandalizzare molte persone ma forse sarà anche l’occasione per intraprendere un percorso diverso. L’occasione per formulare diversamente le domande e arrendersi ad un’unica evidenza: l’Amore è la risposta ad ogni nostra domanda. La maternità un ottimo strumento per capirlo. Sono i figli che donano la vita ai genitori e alle persone che vi entrano in contatto. E anche questo scandalizzerà chi oggi abbraccia la cultura della morte e dell’aborto. Gli eventuali ricavati delle vendite verranno interamente devoluti in beneficenza.

Il libro lo potete trovare al seguente  link.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1104206 E potete scegliere la versione cartacea o quella scaricabile sul vostro computer( e-book) che è più economica. Nel sito è anche possibile lasciare poi un commento, dopo aver letto i libro. Grazie per l’attenzione, per la fiducia. Grazie per tutto.

5 commenti

Archiviato in Annamaria, Fede, Virginia