A Virginia

Raccogliamo qui gli articoli che il nostro Angelo Virginia ci ha dato la possibilità di scrivere. Speriamo magari possano aiutare altri genitori o parenti che hanno o hanno avuto travagli simili.

Foto 01.03.12 08 31 02

 


 

Presso la tua croce.

Autore : Sara.

[link all’originale]

Oggi non ti saluto, non vengo a raccontarti cosa abbiamo fatto ieri. Oggi non ti porto il mio sorriso.  guardo la tua croce e mi dico che dovrei essere arrabbiata con te, dovrei essere arrabbiata per ogni gradino che faccio in questo cimitero per venire a trovarti. dovrei tenerti il broncio, come fanno i bambini piccoli, perchè sei entrata nei nostri cuori così a fondo, perchè ci hai fatto innamorare di te, del tuo sorriso gentile e della tua risata travolgente, dei tuoi modi pacati, dei tuoi occhi silenziosi ma dolcissimi. E poi ti sei ammalata. Quattro mesi di lotta e sofferenza, fianco a fianco. l’ansia di vederti così, avvelenata dalla chemioterapia, deturpata dalle numerose operazioni inflitte ad un corpicino così piccolo e carino.Dovrei essere furiosa perchè sei entrata ne lmio cuore e lo hai devastato. Dovrei essere arrabbiata perchè tu hai segnato un prima e un dopo, un prima e un dopo Virginia. Dovrei essere arrabbiata perchè prima stavamo “bene”, avevamo tutto, eravamo spensierati. Dovrei essere arrabbiata per ogni sorriso a caro prezzo che oggi facciamo. E per quella frazione di secondo che si ripete ogni mattina: quando nel dormiveglia mattutino ti penso a dormire nel tuo lettino, nella tua stanza, con il tuo pollice in bocca e ho voglia di venirti a spiare nel sonno.. e poi mi ricordo che no, che non stai dormando a fianco dei tuoi fratelli, che te ne sei andata presto di casa, pur non sapendo ancora a camminare, che ci precedi tutti, che sei tu che guidi noi…

E così guardo la tua croce e non riesco ad essere arrabbiata con te, proprio non ci riesco. ti sono solo grata, perchè tu ci hai spinti a metterci in cammino. siamo genitori in cammino, una famiglia in cammino. Perchè sei venuta in questa famiglia, per averci scelti, per averci scossi dal torpore in cui dormivamo, per averci fatto capire che così tiepidi non ti piacevamo. Perchè oggi posso dire di aver visto e conosiuto lo sguardo di Dio, di Dio sofferente sulla croce. Perchè oggi mi sento la mamma di tutti i bambini che soffronto e di tutti i bambini speciali. E presso la tua croce escono solo parole di gratitudine e nessun saluto, perchè non ci siamo mai veramente separate. Tu sei in me e io in te. E ti ringrazio per ogni sorriso fatto a caro prezzo, perchè oggi so quanto vale un sorriso. Per ogni carezza che faccio ai tuoi fratelli, perchè oggi conosco il valore di questo gesto. Perchè tu sei il sale della nostra vita, perchè rimani il centro della nostra famiglia e ci trascini verso la  Gioia in cui ora sei immersa. Perchè i tuoi fratelli pregano in ginocchio, perchè Sofia fa la chirichetta: insomma per aver portato  Dio in questa casa. Perchè la nostra porta ora è sempre aperta e la nostra casa è sempre piena di gente e si respira una nuova aria.

E provo solo tristezza quando penso a chi ti ha vista, ti ha conosciuto, ti ha visto sofferente in quel letto di ospedale; ha conosciuto il sorriso che non si spegneva nonostante il dolore che provavi, ha visto Cristo in terra e non ha capito. Non ha imparato, non si è concesso un momento di riflessione e tutto è scivolato via come la pioggia che viene asciugata dal sole in pochi attimi. Presso la tua croce piango per loro, non per te, piango e mi rattristo perchè il seme che hai lasciato è caduto sulle pietre e sulle spine e sembra non voler germogliare.Perchè la tua breve vita avrebbe ancora più senso che tu riuscissi a convertire chi ancora non vuole vedere, non vuole capire.  E presso la tua croce prego per loro perchè schiudano i loro cuori,  perchè Dio doni loro nuovi cuori, nuovi occhi e nuove orecchie per aprirsi alla vera Vita, per vedere il mondo in una prospettiva diversa e per ascoltare la Parola di Dio e finalmente capirla. E presso la tua croce prego perchè tu possa aiutare la tua famiglia, i tuoi genitori, a non perdere la strada che ci hai indicato, a praticare la carità e la misericordia e a non smettere mai di sorridere.

 


Passeggiata notturna.

Autore : Sara.

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Sta sera siamo andati a trovare Virginia al Friedhof ( significa cimitero , ma come parola la trovo molto più dolce e simpatica… Letteralmente posto della pace). Ieri è piovuto quindi l’aria era leggermente umida. Qualche lumaca senza guscio si muoveva qua e la indisturbata, dato che erano già più delle 8. Io Sara , Matilde e Annamaria, l’ultima arrivata di 5 mesi. I due grandi a casa a vedere un po’ di tv. Sara e Matilde per mano davanti, io con in braccio Annamaria. Quando vado in quel luogo stupendo dove è stata seppellita Virginia penso sempre a quelle poche volte che la poetai sulle spalle. Era ancora tanto leggera. Mi sembra quasi di sentirla, li impalpabile su di me. Sta sera si è aggiunto un altro pensiero, forse negativo. Il Padre si è preso Virginia per cambiare la nostra vita ma la sua mancanza c’è è ci sarà sempre. Sta sera ho pensato che non potrò portare le due bimbe più piccole sulle mie braccia allo stesso tempo. È una cosa che mi piace molto: a volte cerco di abbracciare due dei nostri bimbi alla volta, di sollevarli e stringerli forte. Con Annamaria e Virginia non mi sarà possibile. Mi avvicinò alla sua croce, Sara si volta e accende una candela portata da casa. Allora il pensiero cambia, forse una folata frizzanti a di questo quasi settembre. È se invece le stessi portando in quel momento le due bimbe? Se proprio in quel momento in cui ho tra le braccia Annamaria, Virginia è lì sulle mie spalle, ma io ho i sensi addormentati, attaccati alla normalità, alla terra, al mondo e… Non la sento? E all’improvviso mi sembra di entrare le sue gambe sulle mie spalle e lei con le mani leggere che mi accarezza i capelli, come faceva. Un’altra folata di vento, i rami ondeggiano, un’altra lumaca che striscia e Matilde che per sbaglio la pesta. Questa si ritrae un po’,sembra quasi come un riccio illuminato dai fari di una macchina. Intanto un altro pensiero riaffiora nella mia testa: quando sarà tempo come spiegheremo Virginia ad Annamaria? Gli altri tre se la ricordano ancora e spero per sempre, ma con Annamaria, come faremo?


 

Quel vasetto nel frigorifero.

Autore : Sara.

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Stamattina mi sono svegliata piena di buona volontà. Forse ho riposato meglio del solito, forse il digiuno rende veramente più forti, come dice il nostro bravo Papa. tra le mille attività di questa domenica mattina ho preparato anche il pesto alla genovese. Mi piace trafficare in cucina. Mi piace preparare pietanze buone per la mia famiglia. Nell’aprire il frigorifero alla ricerca dell’ingrediente mancante, mi sono imbattuta in un vecchio vasetto, lasciato in un angolo del frigorifero. Era il vasetto pieno della pappa di Virginia. Sono solita (lo ho imparato da mia amma) preparare vasetti con ragù o altri condimenti che poi sterilizzo e metto in frigorifero. Pronti per essere utilizzati. E’ una abitudine molto pratica, ho sempre qualcosa di buono pronto per ogni occasione e così sono anche organizzata bene.

Quel vasetto, pieno di passata di verdure e carne, non è stato dimenticato. In realtà è da un anno e mezzo che ogni giorno lo guardo, nell’aprire il frigorifero. Lo osservo e non trovo il coraggio di buttarlo. Quel vasetto era lì in attesa che Virgi lo mangiasse. Era stato preparato con tanto amore per una bambina speciale. E ogni giorno quel vasetto mi ha ricordato la mia bambina, un’assenza pesante da sopportare. Per tutti questi mesi non ho trovato il coraggio di buttarlo, ma solo di cambiargli di posto in continuazione, per far spazio ad altre pietanze e cibi nel frigo.

Stamattina ho preso il coraggio, lo ho afferrato, lo ho aperto e ne ho gettato il contenuto. Un lungo sospiro. Due stupide lacrime , un altro lungo sospiro e poi la solita frase che ormai in automatico mi esce dalle labbre: “va bene, va tutto bene”. “E’ già tutto passato”. Le stesse parole che le infermiere dicevano a Virginia. “alles gut, alles vorbei” Solo una, mi ricordo, un giorno nel dire questa frase ha poi aggiunto: ” non, non è vero, non c’è niente che va bene.” E accarezzava Virginia con un amore e una dolcezza che solo gli angeli custodi possono avere. Quelle parole me le ripeto in continuazione, per farmi coraggio, perchè si sono impresse nella mia testa, nel mio cuore e nella mia anima. Perchè una mamma non può far altro che andare avanti, avere la forza di mettere un piede avanti all’altro e continuare a lottare per gli altri, dicendo loro, con un bel sorriso, che va tutto bene, anche se il suo cuore sanguina.

Affido questi miei pensieri mattutini all’etere, consapevole che chi le leggerà quasi sicuramente non mi conosce. E chi mi consoce non ha mai il coraggio o la voglia di chiedermi come sto, di guardarmi negli occhi e di chiedermi come stiamo. Non stiamo male, gli risponderei, ho imparato che gli oggetti non sono importanti, Virginia rimane dentro di me e me la porto sempre con me. E in quel vasetto non c’era Virginia. Lei è altrove e sento che ci guarda, che ci controlla e che ci aspetta, paziente e serena come è sempre stata. Ora ho un vasetto in meno nel frigorifero, forse un  po’ di spazio in più (il che non è male, visto il casino che regna lì dentro). Ma quel vasetto, come tante altre cose, continuano i miei occhi a cercare, come se lei prima o poi potesse tornare.


Quel profumo di rose.

Autore: Michele.

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Ogni tanto mi torna in mente quell’episodio. É rimasto nascosto nelle piaghe della mia mente e ogni tanto riaffiora. Già piaghe , come a ricordare una ferita sempre aperta, da cui zampilla sempre un po’ di sangue, un po’ di dolore sempre vivo. Ero là in ospedale al fianco di Virginia, mia figlia che ora é un angelo. Non so poi se proprio la posso chiamare “mia” …. Diciamo che Dio me l’aveva prestata per un po’. Comunque ero là, nel suo letto, al suo fianco. Eravamo entrambi immersi in un lenzuolo rosso cupo. Gli strumenti che indicavano le funzioni vitali ci facevano da sottofondo. Io li tenevo d’occhio. Erano diventati quasi una condanna in quel periodo perché improvvisamente, senza nessun preavviso i battiti del cuore andavano a zero. Io muovevo un po’ Virginia, il cuore ricominciava a battere. Quindi dopo qualche secondo scendeva la percentuale dell’ossigeno nel sangue, suonava un allarme e le infermiere accorrevano. Mi chiedevano se tutto era a posto, davano un’occhiata alla bimba che vedendole piangeva un po’ e poi tornavano fuori in punta di piedi, quasi fossero entrare in un tempio. Già, il nostro tempio del dolore personale. La stanza due del primo piano.

Ero al suo fianco quindi a farle qualche coccola. La grossa TV sulla parete di fronte mandava immagini a cui non prestavo attenzione. Sentivo la necessità. Sentivo il bisogno di pregare. Su un comodino vicino al letto vidi la corona del Rosario. Una di quelle fatte di piccole pietre che avevamo comprato a Medjugorie qualche giorno prima. Sapevo teoricamente come si diceva il Rosario ma la pratica è a volte lontana dalla teoria. Sapevo che erano 5 decine di “Ave Maria” e tra l’una e l’altra si diceva un Padre Nostro altro non mi ricordavo. Nella mia infanzia avevo detto a volte il Rosario in chiesa ma era tutto sepolto dal tempo. Virginia dormiva serena al mio fianco, iniziai quindi con il segno della Croce , un Padre Nostro e quindi la prima decina. Dopo la prima decina quindi dissi un Padre Nostro, non sapevo tutto quello che oggi so e che si dovrebbe dire fra le varie decine. A metà della seconda decina capitò. Capitò che mi sentii pervaso da una gran felicità e da un gran profumo di rose. Dolce e piacevole. Non sono amante dei profumi, anzi, ma quello mi piaceva, mi penetrava dentro. Per paura che sparisse continuai a pregare. Andai diritto e finii il Rosario. Era la prima volta, la prima volta che lo dicevo da solo, che mi raccoglievo in silenzio. Lá vicini alla mia bimba morente, con i giorni contati.
Speravo. Speravo fosse stato un segno per la guarigione di Virginia e invece no. Era un segno per la mia guarigione. Speravo forse che tutto sarebbe tornato alla normalità, ma Dio, il mio Dio, è un Dio geloso, che prende e sempre di più pretende e chiede. Da allora tutto è cambiato, la gioia mi è nata dentro, mi ha dato lui la forza di vedere Virginia in una cassa bianca che stringe nelle mani due pezzi di Lego. Mi ha dato la forza di non ammattire, di capire che non era una fine ma un evolversi, un andare oltre. Da allora sento il bisogno quando sono da solo di pregare. Vado a correre, mi guardo intorno e vedo tutto quello che Lui ci ha dato della natura e che ci ha concesso di godere e quindi prego. Dico il Rosario. Mi sento con Lui e con Maria. Purtroppo quel profumo non è più tornato. Come fosse stato un attirarmi o un piccolo dono per aver intrapreso finalmente il giusto sentiero. Mi sento fortunato. Penso a tanti che magari non potranno sentire queste cose, persi nel combattere le piccole e grandi battaglie quotidiane per … Già … Per cosa?
Quindi scrivo qui con mia moglie per dare un segno di cosa Lui ha fatto, per attirare altri su questa strada ma tanti sono persi e lontani come non volessero sentire, come se quello che abbiamo passato e superato fosse qualcosa di estraneo , di impossibile. Come se fosse la storia letta su un libro di fantasie, un libro dimenticato o da dimenticare. Perché come tanti mi dicono : “la vita va avanti”…. Ma nessuno che si chieda “avanti dove?”. Non scrivo queste poche righe con la rabbia ma con incredulità. Con meraviglia. La meraviglia che ho a testimoniare come quello che sta scritto nel Vangelo si avvera ogni giorno. Come quello che Gesù ha fatto e detto 2000 anni fa sia oggi di un’attualità spiazzante. Questo mi stupisce e mi meraviglia. Sta scritto:
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. 30 E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. 31 Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».”

Estratto di: AA.VV. “La Sacra Bibbia.” 199eBook.com.


 

La foresta del ricordo.

Autore: Michele.

[link all’originale]

Sabato 2 Novembre, un punto nella foresta della città di Coblenza, Germania.

Un po’ di mesi fa abbiamo ricevuto l’invito di scegliere l’albero. In Germania tutto è pensato e pianificato, nulla al caso. L’associazione dei genitori dei bambini morti di cancro della quale facciamo parte, ci invitava a scegliere l’albero per nostra figlia. Un albero da piantare nella foresta che attornia la città. Un albero per collegare la terra e il cielo. Un albero che rimanga, anche più dei genitori che sono sopravvissuti , almeno per ora. Un albero con la targhetta per mettere sotto il cielo per iscritto che c’erano degli Angeli qui sulla terra, mandati da lassù per urlare al mondo di darsi una mossa, di convertirsi, di non cercare la verità tra le ghiande ma di guardare in su.

Appuntamento alle dieci in un parcheggio dove di solito partono passeggiate a piedi all’interno della foresta. Tutto è indicato. Mi aspetto non tanta gente. Nell’ultimò ritrovo dell’associazione eravamo 5 o 6 famiglie. E invece no. Quando si parla di infinito sono tutti li. Quando si parla di riprendere il discorso interrotto sono tutti pronti a partecipare.

17 famiglie sotto un cielo grigio e qualche goccia di pioggia qui e lá. 17 famiglie , ognuna con una storia non a lieto fine. 17 famiglie che hanno provato fino in fondo il sapore della vita, non sempre dolce come descritto in TV o nelle riviste. 17 famiglie che si guardano con affetto anche se magari è la prima volta che ci si incontra. 17 famiglia che viaggiavano a grande velocità nella vita ma che a un certo punto hanno sbattuto il culo per terra, hanno sentito il ruvido dell’asfalto che gratta prima i vestiti e poi consuma la pelle, che hanno avuto la sabbia in bocca , tra i denti. E da allora la strada della vita è per sempre cambiata: altra direzione, altra velocità, un altro paesaggio la contorna.

Aspettiamo quindi in maniera più o meno ordinata sul bordo di un grande prato all’interno del bosco. È ora: discorso di rito per spiegare le modalità di come pianteremo gli alberi. Ogni famiglia ha ricevuto un numero che corrisponde all’albero del tipo scelto e questi sono già nel loro buco. Noi dobbiamo solo chiudere il buco e mettere i pali che terranno diritti gli alberi…. Nulla è lasciato al caso come solito. La truppa parte quindi giù per un sentiero erboso. L’aria è umida e l’erba bagnata ma non piove ancora. L’aria è piacevolmente fresca. Non pensando alla situazione meteo, io sono l’unico della famiglia con scarpe da trekking. Gli altri della nostra truppa hanno invece scarpe per tutti i giorni. Mi consolo osservando che la nostra famiglia non è l’unica ad essere sprovveduta. Arrivati alla fine del sentiero giungiamo su quello che sarà il parco: è stata disboscata un pezzetto di foresta e da un lato sono stati messi tutti in fila gli alberi per i nostri figli in cielo. Essendo stato disboscato il terreno ed essendo tutto bagnato, il fango è ovunque. Ondeggiando e affondando proseguiamo per il nostro albero: il numero otto. Da casa abbiamo portato due pale, Tancredi inizia a spingere la terra dentro il buco e io faccio le foto di rito. La vista da li sulla foresta è molto bella. In futuro verranno messe il vicini panchine per fare il picnic e la spianata di fango diventerà un bel prato. Vicino ad ogni albero c’è una palo di legno con il posto per un cartello. Dopo esser sprofondati nel fango, andiamo dove ci viene dato il nostro cartello da personalizzare. In realtà è una pietra, dei quelle piatte, di quelle che qui venivano usate sulle case. Scrivo da una parte il nome della mia bimba, poi giriamo la pietra piatta e i bimbi ci possono disegnare. Matilde fa un angioletto e una farfalla, Tancredi un fiore, Sofia invece scrive una frase. I nostri bimbi sono come sempre incredibilmente giocosi anche in queste occasioni, anche se hanno sempre nel cuore la sorellina scomparsa. Proprio guardando le altre famiglia li vicino, mi rendo conto come il Padre ci abbia dato una grazia: non tutte, infatti, sono così spensierate e giocose. Lo si capisce dai volti testi, dalle bocche rivolte all’ingiù, dalle mezze frasi che si scambiano. Torno all’albero per far fissare la scritta, poi mi viene un dubbio se metterla dal lato con il nome, quello che ho scritto io, o dal lato dei disegni dei bimbi. Beh all’unisono i bimbi vogliono i loro disegni e quindi che così sia. Virginia è sicuramente la in mezzo a noi, a tenerci uniti , ad accarezzarci e anche lei di sicuro avrebbe gradito i loro disegni e scritti.

Da li a poco passa un aiutante con uno strumento per piantare i pali: anche qui nulla al caso. Due pali per tenere diritto l’albero. E se l’albero poi si secca? Nel discorso iniziale è stato previsto anche questo: la famiglia verrà contattata di nuovo per piantar e tutto bene. Arriva il pianta pali, con la sua flemma tutta tedesca. Io aiuto a tenere dritto l’albero, in tanta che lui pianta. Dopo di noi tocca a una famiglia indiana. Lui è scuro di pelle, baffi, molto basso e sempre sorridente. Anche la moglie è scura e bassa, anche lei sorridente. Ricordo la prima volta che li abbiamo incontrati: era in quelle occasioni in cui l’associazione di cui facciamo parte si ritrova per un piccolo rinfresco e meditare un po’. Anche allora questa coppia era tanto sorridente, poi in un tedesco misto a inglese hanno raccontato della loro figlia, volata in cielo a diciotto anni. In cielo. Cielo pieno di bambini santi che hanno finito la missione affidatagli dal Padre nostro. Noi poveri mortali che non capiamo, che non riusciamo a capacitarci di quello che sia successo, che cerchiamo motivazioni tutte terrene e terrose. Tutti che cerchiamo comunque un collegamento con il cielo. Di queste diciassette famiglia multicolore composte da cattolici, musulmani, induisti e atei…. Tutti qui a cercare un collegamento con il cielo, un collegamento rappresentato da un albero. Ponte ideale appunto tra terra, di noi terroso, e il cielo dei Santi e degli Angeli.

Finito il tutto andiamo in un ristorante poco lontano da li per mangiare qualcosa tutti insieme. L’atmosfera è carina ma noi sediamo inevitabilmente vicini a chi conosciamo, con chi abbiamo già scambiato sentimenti e lacrime. Nel gruppo e infatti appartengono famiglia fino a dieci anni indietro nel tempo: ci sono famiglia che hanno perso il loro bimbo dieci anni fa. Scruto alcune di queste famiglia a me nuove , ma l’indicatore di felicità è simile alle altre. Ci sono alcuni con sguardo duro, comportamenti distaccati e compiti. Altri invece dallo sguardo amichevole. Qualcuno si confida sottovoce. Un altro racconta di un ricordo, dell’albero sotto cui sedeva spesso la figlia. Quello stesso albero hanno piantato oggi.

Quanti sentimenti, quanta umanità tutta raggruppata insieme. Mi fa sentire vivo’ mi fa sentire di essere qui per qualcosa. I nostri figli giocano con quelli degli altri. In queste occasioni sembra proprio che tra i fratelli superstiti si crei qualcosa di magico, come se abbiano , anche conoscendosi poco, un linguaggio comune.

Quando eravamo a Medjugojie con Virginia, Visca, una dei veggenti, ci ha detto che era una grazia quello che ci stava capitando. Sul momento non avevamo capito, avevamo forse un sentore, una sensazione ma non capivamo. Oggi posso dire che l’esperienza passata grazie a Virginia ha cambiato la nostra vita, ci ha fatto vivere veramente e non smetterò mai di ringraziarla per quello che ci ha portato.

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La mia Fortuna è sepolta qui.

Autore : Sara.

[link all’originale]

Ieri, mentre piantavo fiori profumati e colorati presso Virginia, è passato e mi ha guardato un vecchio signore, vestito bene con un abito scuro. Io ero lì con Annamaria e lo ho salutato “Guten Morgen”. Niente più. E’ successo che mentre, poi, ero indaffarata nel parcheggio delle auto  a inserire in auto il passeggino di mia figlia, lo stesso signore mi si è avvicinato e mi ha chiesto, molto direttamente, ma con modo gentile, se era mia figlia, quella sepolta in cimitero.

Domanda abbastanza diretta per un tedesco. Alla mia risposta positiva, mi ha chiesto come posso essere così”ruhig”, tranquilla. Ha poi iniziato una sorta di monologo su Dio, su un Dio che non capisce, che viene definito buono, ma che permette che bambini così piccoli soffrano e muoiono. Mi ha detto, fra le lacrime, che non capisce. Mi ha “spiegato” che questi bambini non hanno fatto nulla di male e non meritavano di morire così.

Io lo guardavo, guardavo quei capelli candidi sulla testa. Guardavo quel vestito distinto che indossava e mi chiedevo come potesse succedere un discorso così alla rovescia fra una giovane donna e un vecchio signore. Pensavo: non dovrebbe essere lui, dall’alto della sua saggezza, a consolare me? non dovrebbe già aver trovato risposte alla sua età? e invece no, era lui che chiedeva a me delle risposte. Gli ho dato quelle che chi legge questo blog già conosce. Che la morte non è una punizione, e neppure una malattia va pensata in questi termini. Gli ho detto che questi bambini regalano e lasciano su questa terra solo amore. Che il nostro mondo ha bisogno di angeli. A quel punto lui mi ha detto la classica frase che spesso mi sento dire: ” se   questo la far star bene”. Lo ho guardato dritto negli occhi e gli ho detto che questa è la VERITA’. Che Dio lo sento dentro. Che questi bimbi insegnano a noi adulti a vivere e ad accettare la morte e poi anche a morire, col sorriso. Noi adulti ci attacchiamo a questa terra con le unghie, perchè questa terra ci è entrata dentro col passare degli anni e siamo terrosi. Avrei voluto dirgli tante altre cose ma il mio tedesco non me lo permetteva. Allora ci siamo fissati a lungo negli occhi in silenzio, Io in cerca di parole adeguate e lui pensieroso. Lui mi guardava attento e mi ha detto più volte che lo ho sconvolto. Che era positivamente scioccato. la mia serenità lo aveva sconvolto. Quello che vedeva nei miei occhi lo sconvolgeva.

Poi abbiamo parlato del mio accento melodico e quindi dell’Italia e della crisi italiana. Lui mi ha interrotto dicendo che io la mia crisi ce la ho qui in cimitero. Io lo ho fermato subito e gli ho risposto:” qui, in cimitero, c’è la mia Fortuna.” Lui allora, mi ha ringraziato e se ne è andato piangendo. Nella mia presunzione, spero di avergli fatto bene, ma solo Dio sa cosa c’è nel cuore d i quel vecchio signore che se ne è andato via piangendo. Non so quale dramma stesse magari vivendo o se la visione di una mamma sulla tomba di un figlio lo avesse sconvolto. In effetti è un immagine che può sconvolgere. Io stessa soffro quando incontro i genitori dei bambini sepolti vicino a Virginia. Soffro, in effetti, anche per me, quando affondo le miei mani nella terra nera e fredda che la ricopre, ma mai per Virginia. So esattamente dove è lei in questo momento.

Perchè vi sto raccontando questo incontro?  perchè mi ha fatto riflettere. perchè mi sono resa conto che nessuno dei miei amici e conoscenti mi ha dato realmente parole di conforto dopo la morte di Virgi. mi sono resa conto che sono stata io a consolare gli altri. Anche quando mio padre è morto, è successo lo stesso. sono stata io a dare spiegazioni a chi mi chiedeva arrabbiato o triste: “perchè? perchè può capitare una cosa simile  ad un bambino?”. Ero io da consolare e ho consolato, invece, gli altri. Tutto quello che ho vissuto fino ad oggi, mi ha portato non ad essere consolata ma ad imparare ad aiutare gli altri. E questo lo devo al dono che mi ha fatto Virgi sul suo letto di ospedale. Capire che questo è solo un viaggio ma la metà non è qui, su questa terra. Ho ricevuto parole di vita solo da chi aveva Dio nel cuore. E Dio non è un’invenzione, la fede non è l’oppio dei tristi. Se solo aveste potuto vedere gli occhi di quella bimba, capireste quello che cerco di dirvi. Nessuna menzogna dona la serenità che io sento nel cuore. Le menzogne hanno le gambe corte e quando le diciamo, sentiamo che suonano vuote. Durano poco e non hanno efficacia nel cuore. Dio è Verità e abita in mezzo a noi. La mia immensa serenità è l’unica testimonianza che vi posso dare per affermare che Dio c’è.

 

 

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8 risposte a “A Virginia

  1. Pingback: A Virginia…. Un anno di Blog. | In viaggio verso l'alt(r)o

  2. Sono passata a leggere questi post che non avevo letto e lascio qualche mia considerazione.
    PRESSO LA TUA CROCE
    “Perchè la tua breve vita avrebbe ancora più senso che tu riuscissi a convertire chi ancora non vuole vedere, non vuole capire.”
    Cara Sara
    Virginia ha seminato, tanti frutti si sono visti nella tua famiglia e tu stessa li hai citati.Desidereresti vedere frutti anche in altri che invece sono rimasti freddi….ma spesso i frutti li vede solo il Signore. A noi il compito di seminare senza stancarci.

  3. Passeggiata notturna.

    Non angustiarti Sara, al momento giusto lo Spirito Santo ti metterà in bocca le parole giuste da dire ad Annamaria. FIDATI.

  4. Quel vasetto in frigorifero.
    Che dire? Mi sono messa a piangere di tristezza e gioia insieme. Di tristezza per il tuo cuore che sanguina per la mancanza di Virginia e di gioia per la tua fede per il tuo sentire “che lei vi guarda, vi controlla e vi aspetta, paziente e serena come è sempre stata.”
    Forza Sara .

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  6. Virginia è un Angelo bellissimo! E’ stata ed è una fulgida Stella…nel Firmamento della Vostra Vita!
    Siete due genitori meravigliosi! Grazie di esistere!
    NIves

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