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Sul bordo.

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Dedicato alla nostra prima nata… L’idea è poi di proseguire il paesaggio con panelli accostati degli altri nostri figli.

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Voglia di viaggiare.

Dedico questa lettera a mia figlia Sofia, dato che mi chiede spesso di viaggiare e come promesso la porterò a Parigi…. Prima o poi.

Da sempre ho avuto voglia di viaggiare. Non so da dove venga. Forse dalla mia famiglia. Figlio di camionisti dice mia moglie. In realtà sono nipote, ma forse è lo stesso. Poi c’era un altro mio zio, ingegnere che per necessità ha dovuto viaggiare. Dentro di me si è costruito come un mito in cui il meglio deve essere altrove. Ho avuto un assaggio di tutto questo quando avevo tredici anni dato che per il corso di inglese sono stato due settimane in Inghilterra. Quella vacanza e’ rimasta ben stampata nella mia memoria dato che era la prima volta che provavo , vivevo in un’altra cultura. Poi l’università e dopo il lavoro. Non vedevo l’ora di viaggiare anche per lavoro. L’occasione mi è capitata dopo due anni dall’inizio della mia era lavorativa: mi si proponeva di passare dall’ufficio al l’assistenza. Un mio collega che da anni faceva quel lavoro mi disse “tra un po’ il mondo sarà troppo piccolo anche per te”. Era una cosa che dovevo fare. Un po’ per il mio DNA come scritto sopra e un po’ perché mi dovevo mettere alla prova. Ho scoperto quindi in quegli anni che mi piaceva molto cavarmela da solo, gestire da solo situazioni complicate e venirne fuori. Ma non era turismo, anzi! Turismo per me vuol dire visitare un luogo condividendo con chi si ama lo stupore e la novità di quel luogo. Io invece per lavoro andavo in posti che di turisti ce ne sono stati davvero pochi e mai con Sara (a parte una volta). Ringrazio Dio per tutte le volte che mi ha fatto tornare da lei. Quella esperienza dopo i primi tempi mi aveva stufato, un po’ perché restavo troppo tempo lontano e un po’ perché quel mondo non era il mio. Quel mondo intendo di quelli che viaggiano con la valigetta, che sono sempre in hotel da 4 stelle in su, in aeroporto, a contare le miglia di una compagnia o dell’altra, nelle lounge a sorseggiare champagne guardando i comuni mortali arabbatarsi con un semplice check in… No quello non era il mio mondo.

La voglia del viaggio e’ un po’ la luce della caverna di Platone. In questa grotta erano incatenati dei prigionieri. Non sapevano perché erano la e vedevano solo una luce , di alcune torce , poste fuori dalla loro visione.

Anche noi , in un dato momento della nostra vita, vediamo delle ombre, una fonte di luce ma non riusciamo a distinguere chi ci sia all’imbocco della grotta. Nella grotta siamo prigionieri e questa schiavitù non ci rende infelici ma insoddisfatti. Da li la molla, il bisogno di uscire dalla grotta, di vedere cosa c’è nella luce. Quindi un giorno , qualcuno ci libera e diventiamo pesci d’acquario nel mare. È tanto bello mettersi alla scoperta! La scoperta stessa serve quindi a esplorare ma al tempo stesso a esplorarsi e capire che il tutto e’ dentro di noi. Dio ci ha dato una goccia di Se quando siamo nati, ma non lo sappiamo, non ce ne rendiamo conto. A volte con i miei figli faccio un gioco in piscina : mi immergo , passo sotto le gambe del malcapitato e riemergo. In modo tale da averlo sulle spalle. Poi chiedo agli altri: dove’e xyz (che ho in realtà sulle spalle)? Girandomi a destra e a sinistra. Gli altri indicano che l’ho sulle spalle ma io faccio finta di non capire. All’inizio del nostro cammino su questa terra siamo un po’ tutti in questa situazione. Dio ci ha messo sulle spalle una delle suo gocce e noi ci dibattiamo alla ricerca della stessa, seguendo quindi la luce fuori dalla grotta. Tanti escono dalla grotta, le luci sono tante purtroppo non tutti hanno la fortuna di trovare uno specchio! Per me così e’ stato: il mettermi alla prova , cercando nel mondo ho capito che Dio e’ dentro ognuno. Vale la pena quindi cercare nel mondo? Ogni esperienza fatta serve, arricchisce e pulisce quello specchio per farci capire di cosa siamo fatti e ci da la possibilità poi di apprezzare l’altro.

Un giorno prima di Perdere Virginia, aspettavo di essere preso l’aeroporto di Bologna. Girovagavo qui e la tra i negozi e sono entrato casualmente in una libreria. Come mi è capitato diverse volte dopo quella prima volta, un libro mi è venuto incontro. Fino a quel momento ero un lettore molto scarso, sempre con poco tempo e scarsa voglia. Quel libro invece l’ho finito in pochi giorni. Era “un posto nel mondo” di Fabio Volo. Libro facile e magari per alcuni banale ma a me serviva in quel momento, infatti anche io stavo cercando il mio posto nel mondo, stavo prendendo un grosso respiro e muovendo tutta la mia famiglia in Germania.

Come scritto in quel libro ero pronto a cadere verso l’alto, a evolvere. Sempre in quel libro poi il ragazzo torna in Italia, noi non lo sappiamo, per noi sarà un altro capitolo.

La voglia di viaggiare quindi è una molla , una spinta a uscire dalla grotta a scoprire il mondo ma non solo. La scoperta del mondo implica anche la scoperta dell’altro, del fidarsi dell’altro , del lasciarsi andare uscendo completamente dagli schemi. Incontrando poi l’altro in maniera così intima si finisce per mettersi a nudo, ad aprirsi e quindi a cadere verso l’alto…. E anche verso l’altro. L’uscita dalla grotta e’ stata un’esperienza meravigliosa che ha arricchito anche la mia parte spirituale, cosa che prima del viaggio non sospettavo.

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