lo scempio della fontana e i neo barbari- autore Sara

Colgo l’occasione da questa recente notizia. E’ di ieri l’atto vandalico compiuto dai tifosi olandesi contro monumenti e piazze romane. L’occasione per ribadire un’idea che si radica sempre di più in me e  si rafforza ogni giorno di più che io vivo in Germania. la questione sottesa ad atti osceni contro un patrimonio di inestimabile valore storico e artistico è sempre poi riconducibile allo stesso problema: l’istruzione che riceviamo, principalmente a scuola.

Io ho avuto la fortuna di studiare in Italia, e di frequentare il liceo classico, ma ogni liceo va bene. In Italia, per il momento, si studia ancora storia, e anche molta, e anche la storia dell’arte.  All’estero non è proprio così. Qui in Germania, dove l’economia ancora tira, la storia è una materia che comprare all’improvviso e a singhiozzo quando i ragazzi hanno circa tredici anni. Un semestre ogni tanto, sperando di trovare un insegnante disponibile, compare questa materia. Programma scarno, ridotto all’essenziale e che non si riesce a terminare (ma forse va bene così, così si evita di studiare gli ultimi difficili secoli della Germania). Se poi si abbandona la scuola per andare a  lavorare presto, la storia è una materia  sostanzialmente mai iniziata. Mia figlia Sofia, su suggerimento di sua madre rompiballe, che le fa studiare storia di pomeriggio, ha presentato una tesina sui Sumeri. Riscuotendo molto successo sugli insegnati che non ne sapevano nulla…..

Storia dell’arte non esiste in quanto tale, ma è fornita durante la lezione di artistica, che è prettamente manuale. Comunque non è fatta in modo consequenziale e storico, ma a sprazzi, tirando fuori ogni tanto dal cilindro il nome di un qualche artista o pittore. Non esiste un inizio dell’arte e neppure un’evoluzione. Non credo neppure che la scultura e l’architettura siano contemplati. Non posso dire come sia l’istruzione in Olanda ma mi sembra di capire, parlando con i “nordici”, che qui in Europa in generale sono le materie scientifiche che sono tenute in considerazione. pensate che la filosofia è materia opzionale negli ultimi tre anni del liceo, qui, che è la terra che ha sfornato alcuni fra i migliori filosofi!!! mi viene da piangere..

Se questo è il quadro che mi sto facendo e se poi, come sempre è accaduto, noi italiani importeremo (come di fatto stiamo facendo) questo modello educativo nelle nostre scuole (visto che esportiamo quasi solo prodotti gastronomici, ma raramente la nostra cultura), non dobbiamo lamentarci se poi i giovani o i neo adulti non si rendano conto del patrimonio artistico che ci circonda. Ho letto di recente il libro di Andre Agassi (meraviglioso): lui che ha interrotto gli studi a quattordici anni e  racconta di come si sia trovato spaesato quando è andato, ormai adulto, a visitare il museo del Louvre a Parigi. In quel momento si è reso conto dell’importanza dell’istruzione e poi con i suoi milioni di dollari ha fondato una scuola… lui che aveva odiato la scuola.

Ritengo che se la scuola non ci fornisce gli strumenti formativi fin dai primi anni di scuola, usciranno dai vari istituti soltanto neo barbari che forse sapranno tutto di computer e tecnologia, ma nulla di ciò che è BELLO. A questo serve la filosofia, la letteratura, la storia dell’arte e possibilmente anche della musica. Io, personalmente non ho studiato alcun strumento musicale, ma fin da giovane, frequentando amici “musicisti” mi sono ripromessa che se avessi avuto figli, avrebbero dovuto imparare a suonare uno strumento. Anche la musica affina l’animo.

E quindi anche se so di essere in minoranza, antiquata ecc ecc, rimango totalmente e  visceralmente convinta che le riforme scolastiche stiano andando tutte nel verso sbagliato. Ma allora non lamentiamoci poi se i nostri giovani imbratteranno i monumenti, scriveranno sulle colonne millenarie “viva la Juve”. E non diamo la colpa all’alcool, perchè già lo fanno molti totalmente sobri ma inconsapevoli della bellezza che deturpano. Non bastano la matematica e l’informatica. i nostri studenti non sono solo potenziali operai e lavoratori, sono persone che devono formare il loro gusto, la loro anima, la conoscenza del Bello. Una branchia della filosofia affronta proprio il tema dell’Estetica, intesa come ricerca dell’idea del Bello. Ma perchè va tutto a rovescio, perchè la gente non se ne accorge, perchè gli insegnanti non fanno rivoluzioni? perchè i governi perseguono l’ignoranza del popolo e poi si lamentano che i musei sono vuoti o  che il patrimonio artistico viene rovinato? perchè la vecchia Europa ricca di storia e cultura insegue il modello della Silikon Valley dimentica dell’oro che abbiamo nei nostri musei?

Sapete perchè? perchè ha ragione Sgarbi: sta morendo una civiltà, l’Europa moribonda sotto tutti i profili (religiosi, economici e culturali) sta sparendo. Ma quello che si affaccia all’orizzonte, se è quello che abbiamo visto ieri sera a Roma, fa paura….

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Sempre avanti, anche sotto le bombe.

E’ passato un po di tempo, la polvere si e’ depositata , come fa’ su tutto. Un commento a quell’espressione del Papa che invitava a non essere conigli. Frase che ho visto in tv, non l’ho letta, non me l’hanno riferita ma l’ho vista con i miei occhi. Forse non ho capito bene la situazione , il paese in cui il Papa invitava a non essere conigli.
Sul momento ci sono rimasto male: attualmente abbiamo 4 figli terreni e una bimba in cielo. Ci sentiamo una famiglia numerosa, atipica. La gente , a volte, quando passiamo per strada ci contano e poi strabuzzano gli occhi. Come fossimo un fenomeno, un caso strano. Noi siamo innamorati dei bimbi, della vita che portano, dell’energia, del consumarsi nel vivere per loro, nel cercare di farli buoni cristiani.
La frase del Papa e’ stata ingigantita dai media come sono stati tenuti sotto la sabbia i vari distingue che ha fatto seguire e di tutti gli appelli che il Papa fa’ a sostegno della famiglia. I giornalisti gongolano quando possono far un torto, quando possono metter un po’ di zizzagna.
Come capo famiglia pero’ quella frase mi ha fatto pensare. Pensare se stiamo conducendo bene la nostra famiglia, se riusciremo a occuparci di ognuno dei nostri bimbi. Riguardo la nostra storia. Ci siamo sposati che non avevamo proprio una casa nostra e ce la siamo divisi con la mamma di Sara. La prima bimba, Sofia, nello stesso stato. Poi e’ arrivato Tancredi che stavamo facendo i lavori per dividere la casa di mia suocera in due. Poi Matilde, poi trasferimento in Germania mentre Sara aspettava Virginia…. Effettivamente non abbiamo mai aspettato di avere un po di tranquilita’, di essere “a posto”. Ci siamo sempre buttati, siamo sempre andati avanti quasi nella consapevolezza di essere protetti da qualcuno, come se sapessimo dove stavamo andando.

E cosi’ capita che ci sia in arrivo un altro bimbo… anzi , fatta l’ecografia del quarto mese, siamo certi che sta arrivando un’altra bimba! Io e Tancredi tifavamo un po’ per avere un maschietto, giusto un po’ per bilanciare le cose ma il Padre ha deciso in altro modo.

Mi sento quindi innamorato della vita e dei figli che Dio mi ha dato, non coniglio. Mi sento di voler condividere il pane che Dio mi da ogni giorno con i bimbi che mi ha dato e mi vorrà  dare. Perche’ avere paura? Perche’ fermarsi? Perche’ rinunciare al dono della vita che Lui ci ha fatto?

E se qualcuno ha un consiglio sul nome… ben venga, ne abbiamo gia’ usati tanti!

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La scuola che vorrei

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Da tempo in famiglia vige un infinito dibattito: siamo in Germania per dare una possiblita’in piu ai nostri bimbi e per avere un’istruzione migliore, e’proprio cosi?
I dubbi si arrovellano ma la domanda che sta semrpe sotto e’sempre la stessa : ma di cosa hanno bisogno i bambini? Di risposte ce ne sono state tante e sono piu’di facciata che di sostanza. Ho sentito : la scuola deve formare gli adulti del domani. Si giusto, per carita’ma a quale prezzo? trascurando cosa?
In casa ci sono due fazioni definite e ben distinte. Da un lato Sara, la mia dolce moglie, che vorrebbe per i figli filosofia, greco , latino , italiano e se serve matematica. Io sono l’altra fazione, io sono il rozzo ingegnere contro la colta avvocata di mia moglie che ha passato con ottimi voti il liceo classico , appunto prima di iscriversi a legge. Io ho fatto l’ITIS invece e da sempre ho avuto le mani sporche, le mani per cercare di costruire quello che si studiava sui libri. L’ITIS non e’una scuola magari che sforna scienziati ma mi ha insegnato a cercare di capire el cose e farle semplici in testa a dispetto di imparare a memoria. E questo mi e’rimasto in tutta la mia formazione sucessiva: prima capire, per imparare a memoria c’e’tempo. E la cosa all’universita’ha quasi sempre funzionato. Ricordo il primo esame passato : analisi1. Il prof ci lasciava tutto il materiale scritto che volevamo e anche la calcolatrice che faceva i grafici ma in pochissimi siamo passati al primo tentativo. Poi arrivo chimica e li’non c’era pezza: un sacco di roba bisognava saperla a memoria e ho faticato parecchio a passarlo.
Tutto questo balena nelle nostre discussioni : meglio filosofia o saper usare un trapano? meglio greco o imparare una lingua straniera in piu’?
Il contrasto e’amplificato dalla nostra situazione , dal trovarsi in Germania. Ovvio fare confronti, ovvio paragonare quello che vediamo qui con quello che abbiamo passato nelle nostre esperienze, nelle nostre vite.
Ma il confronto risulta impari e impossibile dovuto alle differenze di culture , alle differenze di come si affronta la vita stessa. In Germania l’istruzione e’incanalata al lavoro. Si iniziano a fare stage in azienda a 12 anni , ancora al liceo, per aver contatto con l’azienda ma anche per cercare il lavoro che puo’ piacere. Non importa se l’indirizzo scelto sia umanistico o meno, si va in azienda. Tutto quello che e’fuori da questo percorso formativo, che spinge l’alunno a diventare inanzitutto un ottimo lavoratore/collaboratore , viene messo in secondo piano. Materie come filosofia e greco , al liceo, ci sono ma sono facoltative e raccolgono alunni di piu’ classi e magari di livelli diversi. Sono appunto un di piu’… se proprio proprio vuoi impegnarti in lingue “morte” lo puoi fare.
Una volta nel mondo del lavoro, a eta’inferiori di molto alle nostre, il tedesco tipico ha la possiblita’continua di rientrare nel percorso formativo. Questo percorso puo essere il piu strano e originale. Ho colleghe che sono disegnatrici che stanno facendo l’universita’serale per diventare progettiste, abbiamo un’amica che da impiegata , a 40 anni, ha deciso di diventare infermiera e sta tutt’ora frequentando e lavorando un corso di 3 anni. Poi ci sono opportunita’non legate al mondo lavorativo. In tutta la Germania sono distribuite, anche in piccoli paesi a volte, le scuole popolari. Quella nella nostra piccola citta’offre corsi dei piu’disparati ed e’molto frequentata: si va dalla musica, orchestra, lingue, cucina, ecc… In pratica se uno ha un talento o una conoscenza particolare, puo’decidere di farsi il corso. La scuola fa’la pubblicita’del corso sul catalogo e se ci sono i partecipanti questo parte. Per questo ho visto corsi di cucina calabrese, motivazionali, di falegnameria ,di disegno a matita, di arabo, di rumeno (?!?!?)
In sintesi l’approccio tedesco all’istruzione e': io ti do gli strumenti per trovare il lavoro che ti piace (con stages) ed essere produttivo poi se vuoi altro, se hai grilli per la testa ti arrangi con le scuole popolari e le universita’.  Giusto? Sbagliato? La parte avversa nella diatriba, mia moglie Sara, dice che questo e’voluto di proposito , perche’ se i tedeschi pensano poi fanno casini, come sono successi nel passato. Per me invece e’solo questione di essere pragmatici: bene o mal eil mondo moderno ce lo siamo costruiti appeso all’economia. Tutto gira attorno al soldo e se ci si e’lontani si dorme sotto i ponti. I teutonici sono molto pragmatici : cercano di dare a tutti la possibilita’di collaborare alla ricchezza comune. A tutti, anche ai piu’ fortunati. C’e’un’alternativa? Mi piacerebbe trovarla, mi piacerebbe che la richezza fosse distribuita, che tutti avessero il sufficiente per mangiare e anche qualche svago, purtroppo , la’fuori, ci sono tanti leoni e l’unico modo che ci hanno insegnato a vivere, purtroppo, e’ quello di correre piu’forte di quello di fianco.
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E da noi in Italia invece? L’articolo e’gia’troppo lungo, scrivero su quello che ne penso in seguito.

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Quattro anni!

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Oggi due febbraio duemila e quindici avrebbe compiuto quattro anni. La mia bimba, la mia bimba più calma e tranquilla. L’Angelo che ci ha fatto scoprire il significato della Fede. Allora mi accorgo di pensare inutilmente a quali giochi le avrei potuto regalare. Penso a un bambolotto o a un aspirapolvere per bambini o a un set per dipingere con le tempere. Dov’ è adesso non le serve nulla, dov’ è adesso, so bene, che è felice.
La morte di Virginia ci ha aperto un mondo nuovo ma mi manca. A volte immagino di poterle scrivere. Di scrivere cosa sto facendo, di come i bimbi affrontano la scuola. Mi immagino che poi lei mi risponda, che mi dica come si diverte, di come ha imparato ad andare in bici, magari glielo ha insegnato il suo nonno Alberto, magari un angelo qualsiasi, magari è stato Pantani. Già mi manca, è come un pezzetto di me che è la lontano, che sento che c’è ma non posso avere sue notizie, non posso sapere se abbia i capelli ricci o lisci, non posso sapere se è diventata irruente come la sua sorellina Annamaria o se è rimasta tranquilla e gioiosa come fino a quando ci potevo giocare.
Mi sento quindi come se avessi mandato via una mail o un fax e sono in attesa, in attesa che lei risponda, che mi faccia una visita, che mi dia un cenno un qualsiasi segno. In attesa vicino al fax. Ma lei non vuole che io sia in attesa, tempo sprecato, tempo sprecato in una vita sempre breve per tutto l’ amore che dovremmo dare, per tutto l’ amore di cui siamo capaci e che invece ci teniamo nel profondo, ben sapendo, che tenendolo là , presto si guasterà. Si , si guasterà come una mela troppo matura, una mela che non è stata ne mangiata , ne piantata.
Ma lei è lì, è una presenza costante nelle nostre vite, è come un sottofondo musicale, una melodia che ci guida, che ci aiuta a trovare la strada , ci aiuta a dare il peso giusto alle cose. E io sempre ad aspettare , ad aspettare. Ricordo bene , era una settimana che era salita in cielo. Una notte lei venne, quella notte , ne sono sicuro, lei era lì, era lì nei miei sogni. Mi guardava seduta sul letto e mi diceva “latte!”. Una parola nuova che da viva non aveva ancora imparato. Da quasi 3 anni mi chiedo il significato ma ora penso che non ci sia nulla da capire, voleva solo dirmi che era lì che cresceva, che imparava qualcosa di nuovo, che mi era vicino.
Poi sono li ancora alla sua croce. È domenica, domenica primo Febbraio. La neve scende a fiocchi larghi. L’unico rumore che percepisco è quello dei fiocchi che collidono con il mio cappuccio. Sembra un regalo che lei ci ha donato, tanta neve come quell’anno di quattro anni fa che è arrivata, tanta neve come a sottolineare il suo nome, la sua purezza.
Tanto corriamo noi uomini per poi arrivare sotto a una croce, tanto corriamo e a noi tutti poi verra incisa una croce con il nostro nome e le date. E allora la neve mi chiama, mi chiama ai miei doveri, mi fa capire che non siamo qui per niente ma anzi, siamo qui per evolverci, per capire, per salire al contrario della neve in spirali dolci e per salire non possiamo farlo altro che con gli altri, per salvarci non possiamo far altro che salvare gli altri, dobbiamo svegliarli e farli capire.
E io mi sento la fortuna di aver conosciuto Virginia, che lei mi abbia definito il senso della vita, che Lui mi abbia plasmato con il suo grande martello, un martello che fa dolore ma al tempo stesso disegna, disegna lo scopo del vivere, disegna lo sguardo sul futuro. E non mi resta altro che ringraziare, ringraziare sempre per tutto.
E oggi siamo invece tutti qui per festeggiarla: qualche palloncino sulla sua croce, il tiramisù a casa con quattro candeline sopra e una lacrima che non si vede che scende giù dalla ferita del cuore, dalla cicatrice, da una di quelle cicatrici di cui vado fiero. Buon compleanno Virginia!

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Sacchetti di sassi.

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Li immagino bianchi, splendidi ma inerti.
Domenica sera, dopo che i bimbi sono a letto accendiamo su Rai3…. Presa diretta. Puntata sul lavoro. Raccontano sempre le solite tragedie, i tafferugli, le prove di dialogo, la gente si spinge per le strade, la polizia che usa il manganello. Poi un flash su un ministro, il ministro del sviluppo economico, una certa Guidi. Purtroppo non sono riuscito a seguire la politica da un po’ di tempo e questa donna me l’ero persa. Tronfia e contenta racconta, incalzata dalla giornalista, che il famoso ‘Job act’ è stato fatto perche’ se l’economia va male, le aziende si possono facilmente alleggerire di qualche sacchetto di sassi. Mi si è gelato il sangue. Sarei voluto balzare dentro lo schermo e chiedere a quella tipa se si rendeva conto di cosa stava dicendo. Sacchetti  di sassi. L’argomento mi sta particolarmente a cuore.
Nel 2008 lavoravo per una multinazionale americana in Italia. La stessa aveva rilevato l’azienda da una famiglia italiana nel 2000. In quel lontano anno , ormai, in cui nel passato si immaginava chissa’quale apoteosi ecnomica,  quella piccola azienda italiana a conduzione familiare dava filo da torcere a concorrenti americani , tedeschi e svedesi. Eravamo in quasi 300 e si fatturavano 150 miliardi… mezzo miliardo a testa. L’ azienda americana ci compra, fa sfarzo di progetti grandiosi, il futuro sembra roseo e sfolgorante, nessuno ci potra’ fermare ora che abbiamo il colosso americano alle spalle. Passano gli anni, i progetti si accavallano, il sucesso tanto sperato sul mercato sembra si allontani, si annebbia. Poi a inizio 2008 finalmente si riesce a convincere il management oltre oceano a finanziare un progetto nuovo, non un progetto , un progettone: 40 milioni di euro da investire in una linea nuova di machine. Siamo presi dal panico, l’ uficio tecnico da riorganizzare, persone da assumere. 20 nuove persone, forse 30. Studi tecnici da contatare, da convincere a darci personale per un tempo lungo. 2 ragazzi americani vengono trasferiti in Italia per supportare il progetto, trasferiti con mogli e bambini.Tutto sembra pronto, il razzo e’ sulla rampa, il fumo esce dai motori, sono pacche sulle spalle e sorrisi. Poi, poi arriva la crisi. Poi il mio capo di allora mi chiama e mi dice.. che il progettone non si fa piu’, tutto slitattato. Ma e i due ragazzi che sonoi qui da qualche mese? Torneranno indietro. Ma come? hanno appena aperto i container con la loro roba, hanno appena sistemato casa, i figli a scuola, le lezioni di italiano… non c’e’storia. Dopo un mese esatto facciamo una cena per salutarli. E le 20-30 persone da assumere? Non se ne fa piu’  niente. Ok, abbiamo sempre fatto salti mortali per far progetti nuovi, lo faremo anche sta volta.
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Poi l’aministratore delegato della nostra azienda un gionro ci invita a una riunione importante, noi dell’ ufficio tecnico, tutti e quasi 50. Ci fa vedere un video. Nello stesso c’e’una persona che viene inquadrata. Non ha bisogno di presentazioni : e’il presidente, il presidente della multinazionale americana. Un presidente che per comunicare alla sua forza lavoro di quasi 100mila persone si fa dei video. Il presidente che ho incontrato personalmente una volta, alla fine di un corso e quando e’ arrivato sembrava arrivasse il Papa : la gente stipata in una specie di cinema a mettersi in piedi, ad applaudirlo. Il presidente che la magior parte di quei 100mila lavoratori non lo vedranno mai dal vivo in tutta la loro vita lavorativa.
Questa star e’seduta e con calma tibetana inizia a mostrare grafiic. Fa vedere come sono precipitate le produzioni nelleminiere, come sono calati i prezzi. I nostri clienti vivono con le miniere, vivono vendendo argento, oro, e metalli vari. Se il loro profitto cala del 33% anche noi dobbiamo calare del 33%.
Quel 33% delle miniere, il 33% dei sassi, dei sassi che appesantiscono si trasformano. I sassi vengono come tirati da questa rock star canuta e mentre attrsversano l’ aria, lo schermo, l’oceano si trasformano in persone. I sassi che ammazzano altri sassi, i sassi che come legati l’uno con láltro in una enorme montagna franano tutti insieme: i sassi delel miniere e i sassi fatti persona, i sassi ritenuti inutili.
Alla fine dell’eccitante video , il nostro amministratore delegato ci dice che non sara’ piu’ facile lavorare nella nostra azienda, che sarebbe meglio che trovassimo un altro lavoro, che ci levassimo dai coglioni insomma.
I giorni passano sempre piu’ grigi. La gente in ufficio non sa’ piu’ cosa pensare, le voci che passano sono terribili. Dopo il famoso video i consulenti sono stati messi a casa in una settimana. Noi , dipendenti, facciamo qualche gionro di cassa integrazione, era gia’ successo ma sta volta  e’ diverso.
Poi un giorno succede. Capita. Nella mia memoria e’ come se fosse capitato di punto in bianco. Vengono chiamati i colleghi uno a uno nell’ufficio del capo. Gli viene data una lettera, gli viene detto che sono in cassa integrazione per un periodo indefinito. Ci drovranno essere delle discussioni con il sindacato. 50 persone, 50 famiglie, chiamate una per una. 50 famiglie che avevano un lavoro, un mutuo , un appogio sicuro, una prospettiva per il futuro. Io non vengo chiamato. Io non sono nei sassi superflui. Rimaniamo in 5. Il nostro capo si e’ battuto per far rimanere una spia pilota, un lumicino, alimenta la speranza.
Sono desolato, tutto e’ deserto intorno. Ho ancora un lavoro ma a quale prezzo? Come si fa a guardare quelli che sono stati mandati via? Come si fa a pensare ancora a un futuro? Mi guardo intorno : nel 2000 eravamo quasi 300 ora forse passiamo a malapena i 100. La decisione e’ tratta e da li a pochi mesi trovero’ un altro posto dando la possibilita’ a uno degli esclusi di tornare nella “casa”, come si diceva a quei tempi una una famosa trasmissione.
E gli altri? quesi sassi pesanti? Chi ha aperto un negozio di bici e si e’ rifatto una vita, chi ha fatto lavoretti qui e la’ , chi e’andato in Inghilterra ad apreire una gelateria…. tutte persone a me care, che fanno parte della mia storia e che un giorno, si e’deciso che erano di troppo. Senza una discussione, senza trovare una mezza via per continuiare a lavorare insieme. Hanno applicato in Italia quello che fanno in america ma , come diceva una canzone di Lucio Dalla , l’America e’ lontana e loro si sono sentiti relitti, falliti, si sono sentiti come aver puntato tutto sul cavallo sbagliato. Ogni tanto ci sentiamo, io qui in Germania, gli altri la’ dispersi, non piu’ gruppo ma se la sono cavata. Sono riusciti a tirare avanti.
Pero’….Non chiamateli sassi, per favore.

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Confuso e infelice…

Forse infelice proprio no ma forse preoccupato.

Ieri sera “Ballaro´” ha dedicato la puntata ai fatti di Parigi. E´ da quando e´successo quello scempio che la stampa e´invasa da quel tema. Le foto dei terroristi che ammazzano il poliziotto a terra, l´inseguimento degli stessi, poi una valanga di perche´.

Perche´ l´ hanno fatto, perche´non siamo riusciti a educarli come ´noi´occidentali, perche´non ce ne siamo accorti, perche´vogliono limitare la nostra liberta´, perche´ ci odiano,perche´,perche´,perche´….

La risposta a questi 1000 perche´ mi sembra cosi´ facile …

Ma la situazione assomiglia molto a quello che succede dopo a un´alluvione , allo straripamento di un fiume. Dopo che questo ha inghiottito persone e cose, si ritira, rimane la melma e la solita valanga di perche´. La situazione e´la stessa: abbiamo tagliato alberi, abbiamo costruito nei letti dei fiumi, sapevamo che costruire e modificare il territorio in quel modo sarebbe stato pericoloso ma lo abbiamo fatto lo stesso.

Lo stesso e´ successo con i terroristi. Da decenni l´uomo europeo ha deciso di abbandonare Dio, ha deciso di prendere tutta la sua storia impregnata nel bene e nel male di cristianesimo e di rinnegarla, di nasconderla senza fare i conti pero´ con la propria anima, la propria coscenzta dove Dio , come fece con Adamo appena dopo il peccato originale, ci chiama.

Dentro ogn´uno di noi c´e´un pezzettino di Dio, di infinito e ci spinge a cercare questo infinito. Negare quello che abbiamo nell´anima ci fa sentire il vuoto, il freddo. Nella nostra laicissima europa allora si prova a colmare questo buco con i soldi, il potere, il denaro, gli oggetti. Ma tutte queste ´cose´ sono finite, non alla portata di tutti e quando le si ha in mano si capisce che non era quello che si stava cercando, che ci vuol un altro obiettivo.

A questo buco nell´anima, che solo Dio puo colmare, l´uomo reagisce in tanti modi. La maggior parte cerca di non pensare, di riempire quel buco con ogni cosa anche se solo piu´tardi, allo spuntare dei capelli bianchi, tutti si accorgono che tutto quello che viene infilato passa poi dall´altra parte e il buco rimane sempre.

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Qui nella nostra citta´, nella ricca Germania, l´autostrada corre sula Mosella attraversando un alto ponte. Ogni tanto, 5 o 6 volte l´anno, chi non riesce a capire come colmare il buco che ha dentro, imbocca a piedi questo ponte e si butta di sotto, senza paracadute, senza corda. Non compare sui media, non viene riportato sui giornali, non vengono fatte interogazioni parlamentari, non vengono fatte sfilate con capi di stato mondiali. Non viene fatto nulla per non fare pubblicita´alla cosa e aumentare il numero di quelli che si schianterebbero di sotto.

Ma i due terroristi di Parigi dove hanno vissuto? Dove sono cresciuti? In Francia, Europa. In uan delle capitali piu´ belle del mondo , nella citta´ nella quale hanno combattuto da tanto le religioni. Anche loro sono cresciuti fianco a fianco ad altri giovani europei, anche loro hanno avuto quel buco dentro e hanno sentito il bisogno di tapparlo, hanno sentito il bisogno di infinito e putroppo gli e´ stata data la soluzione a tutto questo da una flangia di estremisti. E quindi non c´e´piu´storia, non c´e´piu´dubbio alcuno : come i martiri che cantando si facevano sbranare dai leoni, loro per la loro religioni si sono fatti leoni e hanno sbranato.

Non sarebbe meglio quindi riprendere fuori i Crocifissi dai casseti, a rifare il presepe, ad capire che noi Europei, tutti noi, siamo qui , perché 2000 anni fa Gesu´ sit e´fatto crocifiggere per noi?

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Non è possibile che nel 2014….

Tempi fa un’amica mi scrisse che ‘non capiva come nel 2014 potessero esistere persone come me che considerano peccato l’essere gay’. Quella mail é rimasta lì per mesi. Non ho risposto direttamente perche’ ho capito da tanto che lo scrivere difficilmente fa cambiare opinione, che il muro contro muro non serve. Però la frase aveva qualcosa di fondo che mi colpiva, che mi stordiva… Quell’anno, quel far riferimento al duemila quattordici come un vanto , come un’aria di progresso , di nuovo, una nuova idea di umanità racchiusa in quel numero. Un numero a indicare che siamo nel futuro e proiettati in esso.

Ripenso quindi ai miei vent’anni. Frequentavo un bar di un paese vicino nelle estati di inizio anni novanta e mi rimase sempre in mente un’affermazione di un compagno di allora : ‘ cosa pensi, che nel 2000 ci saranno le astronavi che gireranno per il paese?’ Il duemila arrivò e non somigliava nemmeno lontanamente a ‘blade runner’ e non ci si potevano mettere occhiali per vedere e sentire le emozioni registrate di un altro come in ‘stringe days’ , film nel quale si festeggiava nel finale l’arrivo del nuovo millennio. 14 anni più tardi, le astronavi tardano ancora ad arrivare, in compenso abbiamo dei tipi che tagliano la testa ad altri che lo filmano mettendolo su YouTube, quello effettivamente prima non c’era. Gli stessi perseguitano cristiani e li buttano fuori di casa, li fanno fuggire sui monti. Tutti, donne e bambini. In altre occasioni mettono i cristiani tutti in fila e gli sparano una pallottola alla nuca, buttando poi il cadavere in un fiume. Tutto sempre filmato è disponibile su YouTube. Una guerra santa, una guerra strisciante come succedeva nel 1200 ai tempi di San Francesco.

In alcuni stati del mondo esiste ancora la pena di morte, in altri la schiavitù , in parecchi si muore di fame, in quelli con il PIL a due cifre la maggior parte della popolazione non ha ancora accesso ad acqua potabile ed elettricità. La schiavitù invece esiste in varie forme: quella vera e propria dei tempi dei romani ma anche schiavitù più subdole. Subdole da spingere un essere umano a lavorare anche quindici ore al giorno. Tutti i giorni a cucire, cucire per i padroni occidentali. E l’indifferenza generale si allarga a macchia d’olio. A cucire giacche, a riempirle di piume d’oca, oca che viene rasata a zero quattro volte l’anno per essere lasciata tremante, tremante senza le sue piume, tremante per quelle giacche, quelle giacche che tipi indosseranno. Tipi che si troveranno a camminare dondolando in un bar, a portar caschi, a dondolare per avere pesanti scarpe ai piedi, scarpe da attaccare a pezzi di plastica che gli permetteranno di intraprendere un discesa sulla neve. Quella neve che anche tanti anni fa era neve. Anche al tempo di San Francesco era neve. Ma allora nessuno dondolava nei bar , con una giacca piena di piume d’oca, di piume strappate. Ma ora chiamiamo tutto questo progresso, ora ci siamo evoluti, ora possiamo infilarci una tessera di plastica in tasca, presentarci a un cancello che si aprirà automaticamente e ci permetterà di salire un monte per mezzo di una seggiola attaccata a una fune. Questo è progresso, la seggiola, la fune, le persone sopra che dondolano anche lì, tutte un po’ sovrappeso dentro alle giacche ripiene di piume delle oche, delle oche tremanti dal freddo. E se facessero quella salita a piedi? Sarebbero un po’ meno sovrappeso? E quindi al tempo di San Francesco ci si vestiva con lana e chi potea magari con pelle di pecora. Le piume rimanevano attaccate agli animali, alcune persone perdevano la testa, recisa perche’ della contrada avversaria, persa perché si era perso l’onore. Un onore che oggi non ha più senso, che come le piume delle oche viene infilato dentro alle giacche, quelle giacche cucite da mani esperte che ne cuciono in continuazione, per ore ed ore, chiusi in uno scantinato, per pochi spicci, per poter sopravvivere, per poter mangiare. Mani simili assemblano veloci e precise i nostri gingilli elettronici, quelli di cui non riusciamo a farne a meno, quelli che costringono persone a camminare chine su di loro, a digitare a chattare a comunicare con il mondo e al tempo stesso con il vicino di banco. Tutto questo una volta non c’era. Gingilli elettronici che ci fanno sentire unici, che esaltano la nostra fantasia, che estendono le nostre capacità , che ci fanno sapere dove siamo, che fanno sapere a chi controlla dove siamo, siamo controllati e studiati , studiati per permettere a c tira i fili di darci un servizio migliore, per dare, ai tira fili, la possibilità di tirare i fili meglio e di aumentare la lunghezza di questi fili, di accrescere la distanza che c’è fra loro e i pezzenti sotto di loro. Ma come è possibile vivere oggi senza un cellulare? Come è possibile oggi vivere senza sapere ogni secondo dove sono i nostri figli? Hanno diritto anche loro di un cellulare! E se quando vanno a scuola devono comunicare con noi?

Penso a mia figlia Sofia, la più grande. Frequenta la quinta classe, la prima del ginnasio. Un venerdì l’accompagno a scuola come ogni mattina. Stranamente non noto la solita folla di studenti. A posteriori lei mi ha raccontato che ha incrociato di lì a breve un a prof che le ha ricordato che non c’era scuola quel giorno, dato che era giorno di ricevimento. Lei poi non voleva entrare a scuola per telefonate, il cellulare non glielo abbiamo ancora comprato, e quindi è entrata in un’agenzia vicino a scuola e ha pregato una signora di farle fare una telefonata. Dopo qualche minuto la mamma è passata a prenderla. Come si faceva prima del cellulare?

Ma ci definiamo nel futuro, ci definiamo evoluti perche’ oggi ognuno può sceglierei il sesso che vuole e tutti sono felici così….
E invece, al tempo sempre di San Francesco, la gente sopravviveva, mangiava, e viveva ma non era rinchiusa, non era considerata macchina, non si pensava di saperle tutte ma anzi tutto era mistero. E dopo 800 anni oggi giorno non ne sappia ok tanto di più del mistero della vita è l’unica cosa che ci riesce meglio è di approfittarne, di manipolarla, di cercare di controllarla per nostro vantaggio.

Tutta questa tecnologia non ha rimosso o migliorato tutte le catastrofi umane ma le ha solamente amplificate. Ha amplificato i massacri, la fame e le guerre nel mondo. Questa amplificazione dovrebbe svegliarci, dovrebbe metterci le ali ai piedi per correre ad aiutare gli altri. Invece abbiamo tirato sù il nostro ponte levatoio, chiuso a doppia mandata le porte delle nostre case e ci siamo messi a tremare di paura al caldo davanti al nostro camino.

Abbasso gli occhi, li scosto dall’ipad su cui scrivo, osservo il colore violaceo della mia giacca, anche quella ripiena di piume…. Il mondo ci sta inghiottendo. Scrivo parole sul mio iPad assemblato da qualcuno della nuova schiavitù moderna, seduto al tavolo di uno chalet, circondato da persone dondolanti con scarponi ai piedi, indosso anche io una giacca ripiena di più e d’oca, quelle piume d’oca anche loro frutto della schiavitù moderna , schiavitù che viene dai nostri oggetti, oggetti che si sostituiscono ai nostri sogni , alle nostre anime. Che rimane da fare? Cosa ci può dare una direzione? Come trovare un punto di equilibrio?

Penso a questo anno che arriva come a l’ennesima possibilità che il Padre mi da per cambiare vita. Una vita che deve cambiare nelle piccole cose, nel salutare sempre per primo, nell’essere sempre gentile e disponibile, nel far capire ai nostri figli quanto sia bello dare un bacio al fratello dopo che gli ha dato una gomitata. Spero di potermi distanziare sempre più dal mondo delle cose e avvicinarmi al mondo delle persone. Spero di poter scrivere ancora e di dare spunto e idee nuove a chi mi legge per estendere la fratellanza che ci lega, la fratellanza sotto a un Padre comune, una fratellanza che faccia accettare i difetti degli altri e che veda nel fratello qualcuno a da aiutare e non da sfruttare, qualcuno da far diventare uomo e non da manipolare. Un buon anno a tutti!

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