Amore mio, grazie!

Grazie, è l’unica parola che oggi mi viene in mente.

Grazie, ha un suono dolce amaro, qui di fronte alla croce che porta il tuo nome. Tre anni, tre anni sono passati e oggi il cielo azzurro festeggia il tuo compleanno in cielo.

L’altra sera Tancredi piangeva perchè gli manchi tanto. E così a noi tutti. E la nostra vita si divide fra sorrisi e lacrime.

Grazie perchè non è più come prima. Grazie per averci scelti. Grazie che non permetti che il dolore si trasforni in un sentimento che non accetta di essere curato. Grazie per le tante volte che sei venuta a trovarci. per tutti gli incidenti stradali che mi hai evitato, richiamando la mia attenzione al momento giusto.Grazie per aver protetto papà l’anno scorso quando una macchina lo ha investito ma tu hai attutito il colpo. Grazie per tutte le volte che un piccolo sussurro nelle mie orecchie mi ricorda un’incombenza che stavo per dimenticare. Grazie per averci mostrato il cielo con il tuo dito rivolto verso l’alto e perchè oggi lo possiamo guardare con occhi nuovi, Grazie per ogni sorriso a caro prezzo che facciamo, per l’amore  che nasce e si rinnova nella nostra famiglia. Grazie per averci insegnato che cosa è l’accoglienza. Grazie, per aver imparato a dire grazie, anche a te, nonostante lo dica fra il sorriso e le lacrime. Grazie per aver reso la nostra famiglia speciale: un angelo ci ha visitato! E perdona le lacrime che ancora non vogliono smettere di scendere ma è grande il vuoto che hai lasciato qui. Tu , tanto piccola ma già così grande che riempivi una stanza con il tuo luminoso sorriso!

Non ti dimenticheremo mai, non ti lasceremo mai veramnete andare via dalla nostra famiglia, ma tu, per favore, non dimenticarti di noi e di tutto il bene che ti abbiamo voluto e che ancora ti vogliamo. Mi manca stringerti fra le miei braccia ma so che Qualcuno, migliore di me, non ti fa mancare niente. Salutami il nonno e tutti i nostri cari che hanno la fortuna di essere lì con te. E non smettere mai di indicarci la via giusta per arrivare da te.

La tua mamma

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A crepar di maggio…

  
Il cielo azzurro, di un azzurro speciale. Aria tersa e nessuna nuvola. Il meccanismo che Dio ci ha creato si muove attorno a me. Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto a maggio. Che a crepar di maggio ci vuol troppo coraggio, come in quella canzone di De Andre. Anche Virginia è morta di maggio. Anche per lei tutto intorno era perfetto: i prati di un verde brillante e pieni di fiori e ancora in cielo un azzurro stupendo fatto di miliardi di sfumature. E la vita va avanti. Ma avanti dove? Che senso ha? Ci muoviamo nello spazio, che senso ha andare solo avanti? E dove sarebbe questo avanti? È questo il nostro scopo della vita? Andare avanti? Raggiungere la pensione? E poi mi accorgo che faccio parte di tutto questo, di tutto questo meccanismo e che è un meccanismo che ho scelto io, una strada che ho voluto percorrere fino in fondo. Ho deciso io di lottare, ho deciso io di mettermi di traverso al destini, al destini di Virginia  per poi all’ultimo accorgermi che lei voleva andare, che lei non era qui per troppo tempo, che lei voleva tornare al Padre e insegnarci a vivere. Allora tutto questo prende forma, ha un senso. Tutta questa composizione fatta di gioie e dolori, fatta di alti e bassi che è la vita ho un senso, ha un motivo di essere vissuta. Il motivo principale è proprio l’interazione che abbiamo con gli altri, il relazionarsi che non deve essere più un aggredire o un difendersi ma deve trasformarsi in un’accoglienza continua. In un cercare di capire, di rendersi umili e piccoli per capire che quando l’altro alza il pugno per colpire, ha un buco nel cuore, ha una ferita lacerante e se riuscissimo un giorno a sanare quella ferita, quel pugno si trasformerebbe in una carezza. Ma quanta fatica, quanta incomprensione, quanta banalità, quanta arroganza. Ma tutto fa parte della stessa trama , tutto fa parte di quel meccanismo che ci ostiniamo a non capire, a non vedere, che continuami ad opporvici. E a. Maggio mi accorgo sempre di come l’inverno sia davvero passato e di tutta la fortuna che il buon Dio ci ha dato.

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L’informazione uccide.

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Ho rivisto un po’ di volte il famoso video dell’ISIS dove i taglia-gole portano le loro vittime sulla spiaggia. La colonna procede lentamente, sembra quasi vadano a fare un picnic o una scampagnata. Le persone vestite di arancione camminano calme, hanno facce tranquille. Poi inizia la sceneggiata del tipo con il coltello che lo punta alla telecamera come uno scafato attore di Hollywood. I tipi in arancione sono in ginocchio ma sembrano estremamente calmi e tranquilli. Mi son chiesto più volte : ma lo sanno quello che gli capiterà? Come fanno ad essere cosi tranquilli? Non e’ che non sanno assolutamente nulla? Forse li hanno drogati? Forse non sanno che ci sono persone, mostri, che sono pronti a tagliargli la gola?

Nell’era di twitter e face book , possibile che ci sia qualcuno nel mondo che non sappia cosa sta succedendo? Ebbene penso che la disinformazione uccide. Quei poveretti ignoravano contro a cosa stavano andando.

Ogni tanto chiedo a qualche collega , tedesco, cosa ne pensano di questi pazzi che girano video a tagliar gole.

Loro sgranano gli occhi, cercano di capire meglio poi dopo 10 minuti iniziano a realizzare di cosa sto parlando e raramente hanno visto in TV i famosi video. E l’attentato di Parigi? Si , quello lo conoscono, la capitale francese dista 5 ore di macchina dalla nostra città e l’eco sui media e’ stato enorme. I piu’ hanno commentato che sono stati dei pazzi, che non hanno idea del perché, liquidando la discussione in pochi minuti. Solo il collega turco ha approfondito , accennando che l’occidente ha violentato parecchie volte il medio oriente e questi sono i risultati.

E se domani sbarcassero qui quelli dell’ISIS? Se domani il tipo che fa pizza e kebab si nascondesse dietro a un fazzoletto nero, prendesse un coltello e si mettesse a inseguirci? Se tirasse fuori un Kalashnikov? La media dei miei colleghi avrebbe la faccia inerme di quei poveri cristiani trucidati sulla spiaggia, sarebbero pecore pronte a farsi macellare senza nemmeno saperne il motivo. Vestiti anche loro nelle tute arancioni con facce fiduciose in attesa che qualcuno esca dicendo che e’ una candid camera. La maggior parte dei colleghi vive alla giornata, si lascia vivere, mette da parte le notizie che non piacciono ed e’ come se rifiutasse la realtà perché troppo scomoda , troppo ruvida, troppo sporca, troppo macabra, troppo impegnati sul lavoro, troppo impegnati sul’hobby, troppo impegnati in palestra. Semplicemente troppo.

La vita non la possiamo ignorare, non la possiamo nascondere, sbucherà sempre fuori sta a noi scegliere di vivere sul serio o girarci dall’altra parte ma prima o poi dovremmo chiederci … Ma stiamo vivendo davvero?

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Il mondo che vogliamo.

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L’oggi cambia in continuazione. Quello che e’ adesso, tra qualche tempo non e’ piu´. Il mondo e’ stato stravolto dai mezzi di comunicazione, e’ stato rimpicciolito. Noi occidentali ci troviamo in questo che e’ diventato come una piccola scatola. Una scatola dove tutto rimbalza a velocità supersonica contro le pareti della stessa e viene riflesso nella stessa. Ma dove sta andando questa scatola? Dove stiamo andando? La TV rimbalza filmati di poveri disgraziati che su delle bagnarole cercano di raggiungere l Europa. La vedono come la terra promessa, come il futuro, il loro sogno.

Ma noi i nostri sogni dove li abbiamo messi? La nostra terra promessa dov’è?  Siamo anche noi su una bagnarola , abbiamo anche noi un sogno in testa? Dove sono finiti i discorsi sull’uguaglianza la fraternità , su un posto dove abitare in cui non c’e’ povertà e fame? Erano tutti tanti bei propositi ma sono stati travolti dal capitalismo. Oggi non siamo per quello che proviamo , per quello che sappiamo o pensiamo ma per quello che facciamo per quello che abbiamo.

E adesso i sogni sono creare una app che faccia arricchire, un’idea per una aggeggio elettronico che si venda a milioni, non c’e’altro. Raggiungere uno status quo, un arrivare alla pensione prima del tempo. E’questo il nostro obiettivo? Vogliamo essere tutti americani? Lavorare per arrivare , per sentirci arrivati e in questo percorso non importa se calpestiamo , travolgiamo, distruggiamo un po’di persone sono danni collaterali, in fondo tutti accettano di combattere in questo dannato scatola-mondo e quindi tutti devono accettarne le conseguenze. Ma… spetta un attimo e quelli che arrivano sui barconi? Anche loro hanno accettato il gioco al massacro? Il gioco del capitalista? Anche loro hano un’idea per una nuova app? O forse loro non capiscono perché le granaglie che prima non costavano nulla ora non se le possono permettere. A noi servono per farci la benzina biologica e farci sentire un più puliti ma loro non riescono piu’ a mangiare. Loro sui barconi, la crisi i fine 2008 non l’hanno sentita. Per loro la vita non e’cambiata per colpa di qualcuno che ha giocato sporco in borsa e ha fatto cadere il castello di carte delle nostre banche. Loro sui barconi scappano, sono la’ perché se non scappano gli tagliano la gola o li bombardano. Loro che scappano da guerre causate da noi , da guerre combattute con armi made in Italy, Germany …. Loro sui barconi che seguono un sogno e sono disposti a morire per non far provare ai loro figli quello che hanno provato loro. Loro che noi invece non vogliamo, non li vogliamo accogliere, non abbiamo posto, non abbiamo lavoro, non abbiamo amore, non facciamo più figli,  non abbiamo fede, non abbiamo misericordia…. Se l’unico obiettivo , se quello a cui tendiamo e’il capitalismo più’ estremo, non dobbiamo stupirci degli “scarti” che facciamo ma sopratutto , non dobbiamo stupirci di diventare scarti noi stessi.

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La ripresa che si sente e il lavoro che non c’è.

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Ogni tanto pensiamo a tornare in Italia. Dai giornali, dalla TV sparano notizie che tutto si sta risvegliando, tutto riparte. Un po’ come nella primavera che sta arrivando, il sole torna a scaldare e l’economia del Bel Paese si scioglie, torna fluida, torna a correre. Almeno questo e’ quello che mi sono figurato. Poi chiedo a qualche fornitore e mi conferma che il settore della meccanica si sta rimettendo in moto. Ma qual’è’ la verità? Forse il vento e’ girato? O il fornitore italiano a cui chiedo e’ solo troppo ottimista? Forse davvero sta cambiando qualcosa. Forse il famoso Job Act sbandierato ai quattro venti sta funzionando.
Da un paio di anni sono iscritto a una mail list di Monster. Ogni settimana più o meno mi spedisce le opportunità come ingegnere meccanico esperto, con più di 5 anni di lavoro, per Padova e provincia. Una città produttiva con , teoricamente , molte opportunità’. Gli anni scorsi queste mail erano popolate da 5 o 6 posizioni poi da un po di tempo sono quasi sempre una decina. Caspita , ho pensato, vuoi vedere che ci siamo , che l’Italia si muove? Allora mi metto a guardare sul serio queste proposte e torno un po’ con i piedi sulla terra. Tutte sono proposte di agenzie, che male c’e’ direte voi. Se un’azienda vuole assumere, perché deve passare da un’ agenzia interinale o del lavoro? Non può cercare lei stessa il futuro candidato con inserzioni? Invece tutti , ma proprio tutti , gli annunci per ingegneri meccanici con esperienza sembrano fatti con il copia e incolla (e forse e’ davvero cosi). Infatti sia che si vada dalla posizione di responsabile R&D a quella di direttore tecnico a semplice impiegato per ufficio tecnico la descrizione e’ pressoché la stessa: azienda leader nel settore, persona capace e dinamica nel relazionarsi, richiesta dell’inglese, breve trasferte all’estero, uso di CAD 3d, gestione di commesse insieme al cliente. Possibile? Non c’é altro? Ma cosa fanno queste aziende? Sono leader del mercato ma di cosa? Fanno pentole? Spazzolini? Camion? Valvole? Oppure giocattoli? Forse per chi scrive l’annuncio non e’ importante, per loro importa solo portare una schiera di pellegrini omogenea a fare il primo colloquio, facendo vedere quanto sono stati bravi ad attirare tutta quella carne da cannone. Possibile che queste agenzie del lavoro non sappiano che l’ingegnere tipo deve amare l’oggetto che progetta , deve essere innamorato della cosa per cui si scannerà per anni con colleghi, fornitori e clienti?

E le aziende che davvero vogliono assumere? La crisi e’ davvero finita? Continuo a sfoglia gli annunci. Raramente parlano di stipendio e quando lo fanno sono ridicoli : 30mile euro lordi. Con esperienza… già.

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Ma la ripresa quindi dov’è? Non si erano fatti proclami? Non si erano fatti annunci? La crisi e’ finita!

Oggi ho passato una mezz’ora al telefono con un altro fornitore. Dall’altra parte del telefono c’era un ragazzo un po’ più giovane di me, sui 35 anni. Precisino e diligente, un ingegnere meccanico che abita anche lui nella pianura padana, vicino dove abitavo io. Dopo aver chiarito un problema tecnico , due parole sulla situazione economica erano d’obbligo. La sua azienda e’ in crisi da anni, in perenne ristrutturazione e ovviamente lui si e’ guardato in giro. Risultato? Anche lui cerca annunci per ingengeri meccanici con esperienza ma i giovani stanno stravolgendo il mercato. Quelli appena laureati infatti sanno bene di non aver speranze o quasi e si fanno assumere per 600€ al mese. Si seicento euro! Mi son fatto ripetere la cifra 3 volte. Ma quando ho iniziato a lavorare io , nel 2000, il mio primo stipendio era di quasi 2 milioni di lire… Si si… 600€. Quindi le aziende preferiscono assumere 2 ingegneri per quella cifra che un ingegnere esperto per molto di più. Logico? Ma i due tipi che prendono 600€ al mese con cosa vivono?

Purtroppo penso che l’Italia sia finita nella situazione in cui versa piano piano, forse senza che ce se ne rendesse conto all’inizio. E’ stata una discesa lenta ma implacabile, un ridurre piano piano la nostra capacita’ produttiva e quindi il ritorno, l’eventuale fine-crisi , il risveglio sarà lento e lenti saranno i risultati. Ma che fare? In Germania abbiamo assaporato cosa significa un paese che funzioni. Non e’ perfetto ma funziona. La corruzione, il pagare in nero ci sono anche qui ma la scala e’ diversa. Qui ci sono tanti che ci tengono a pagare l’idraulico con la fattura anche se si sentono dire che sono “bekloppt” (suonati) ma poi gonfiano il petto e dicono che lo fanno per lo stato, per avere i servizi che hanno. Fantascienza! Che fare? Possibile cambiare l’Italia? Vista cosi’ sarebbe impossibile, quello che sarebbe il mo sogno e’ aprire una scuola tecnica, per insegnare ai giovani a lavorare, una scuola che sia all’interno delle aziende, una scuola che davvero serva al lavoro. Qui in Germani infatti i ragazzi dai 13 anni possono fare 6 mesi in azienda. Non e’ obbligatorio ma lo fanno quasi tutti. A che serve? Quando avevo 14 anni ebbi la fortuna di fare amicizia con il nostro elettricista e per tre estati di fila lavorai con lui. Lo seguivo quando riparava antenne, lavatrici o grossi motori a tre fasi in un’ industria. All’inizio gli porgevo gli attrezzi, ero prima impaurito e poi annoiato. Non capivo bene cosa faceva e come lo faceva. Poi piano piano mi faceva fare qualcosa e quindi impianti elettrici interi. Sono diventato ingegnere meccanico ma quell’esperienza mi e’ sempre rimasta dentro. L’essere puntuale ad arrivare al lavoro, il mettere a posto gli attrezzi, ad esprimere l’arte nel far bene le cose anche quando si trattava di mettere del nastro isolante o allineare i chiodi per un porta cavi che doveva essere sempre fatto con la bolla e a regola d’arte.

E purtroppo o meno male e’ proprio questo che i ragazzi tedeschi imparano poi in quei sei mesi : sono a fianco di veri professionisti che ci danno l’anima per fare le cose fatte bene, per fare le cose come devono essere fatte e pian piano c’è un travaso di questa conoscenza pratica che rimarrà per sempre, come e’ rimasto a me. E’ questo che manca in Italia: un collegamento tra le persone esperte con i giovani, il travaso di arte e conoscenza che se non facciamo nulla poi svanirà e si perderà per sempre.

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La confessione dei tedeschi.

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La prossima settimana il mio figlio maschio, Tancredi,  farà la comunione. Ne sono tanto contento dato che mi ricorda quando iniziavo a fare il chierichetto, alla sua eta´appunto. L´ho accompagnato ai vari incontri di catechismo, tenutesi al sabato dalle 9 fino alle 12. Uno di questi incontri e´durato particolarmente a lungo fino alle 16. In questo hanno fatto passeggiate, pranzato insieme, condiviso insomma il momento particolare in preparazione alla Comunione. Purtroppo , visti i lavori a casa, non sono riuscito a seguire la cosa come volevo. All´ultimo incontro, noi genitori, abbiamo partecipato anche a una catechesi per adulti. Ho fatto quindi amicizia con l´insegnante di catechismo del mio bimbo. Bravissima signora sui 45 anni, 3 figli e si è offerta volontaria per le lezioni di catechismo. Quindi mi e´venuto una domanda in testa : ma non dovevano confessarsi in previsione della comunione, possibile che il mio bimbo non me lo abbia mai detto? Allora chiedo alla catechista. Mi risponde che l´hanno fatto durante la giornata intera che sono rimasti insieme. Io dubito, Tancredi non mi ha mai detto nulla, possibile. Lei ammicca , si dice, i bambini non e´che hanno tanto da dire, in quel caso il padre gli dà una benedizione e sono a posto così. Ehh??? Ma come? Aggiunge lei, che   l´ultima volta che si e´confessata e´stato appunto in vista della prima comunione, circa 30-35 anni fa. La mia mascella si apre dandomi al viso un´espressione da ebete.

Appena a casa interrogo il pargolo : hai fatto la confessione? Lui mi guarda con faccia stranita e mi risponde di no. Lo incalzo e gli chiedo se nella giornata lunga del catechismo il prete lo ha benedetto o cosa. Allora si, conferma. Quindi Tancredi si e´confessato senza saperlo !??!?!

Ripenso allora alle varie messe che ho partecipato in Germania, alle file davanti al pastore per prendere in mano l´Ostia. Ho sempre pensato : ma si confesseranno tutti tutti?

Scioccato ho chiesto lumi a una cena al nostro amico parroco. Conversando sull´argomento lui mi ha detto che e´ una questione di cultura. Se infatti si chiede al bambino : hai fatto dei peccati, lui risponde che non ha nulla da ammettere, da confessare. Quindi la madre di rimando conferma : tu sei come me, non hai nulla da confessare. E con questa catena finisce poi che l´unica confessione che si fa´ e´quella della prima comunione. Ma come? Anche in Germania la gente si tradisce, litiga, sbraita per strada e insulta. Possibile? L´ho guardato storto, lui capisce benissimo a cosa mi riferisco dato che ha studiato diversi anni in Italia ma aihme, la Germania e i tedeschi sono cosi´. Non li si può obbligare, non li si puo cambiare, tutto e´volontario e il parroco non può far altro che aspettare i suoi fedeli e basta. Ma allora quando i croati della nostra città un paio di volte all´anno decidono tutti di farsi confessare? Altra cultura, altri bisogni, altro modo di vedere la Fede e sopratutto altro tipo di benessere. E la penitenza dopo la confessione? Scordatela, senza confessione perde senso, si perde il guardarsi dentro e capire dove migliorarsi, si perde il crescere dal punto di vista spirituale.

Forse sono un estremista cattolico, forse ma prendere la Comunione senza una confessione almeno ogni tanto sento che c´e´qualcosa di sbagliato, qualcosa che non va´ e il peccato più grande viene dall´ affermare di non aver peccato. Chi non ne ha?

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Una morte vale una morte?

Qualche giorno prima di Pasqua, mi aggiro per casa dopo le 11 di sera. Silenzio intorno, la truppa dorme. Faccio scorrere il mouse per uscire dal salva schermo e spegnere il pc. Scorgo una pagina aperta in Firefox : qualcuno ha cercato su google la parola ISIS. Di sicuro non i bimbi, forse la mamma di mia moglie in visita in questi giorni. Google e´uno strumento fantastico e ha la possibilità di poter cercare fra immagini. Clicco per vedere che immagini di esaltazione possano essere legati alla parola ISIS. Invece no. Rimango stordito, ammutolito. Ci sono immagini di teste mozzate, messe in fila. In una un uomo riverso sul ventre ha la sua testa appoggiata sulla schiena. Una bimba sul pavimento senza testa. In una foto un tipo sorridente arabo tiene per i capelli la testa di una persona araba pure questa, molto simile a lui. Gia´ persona. Vale ancora quella parola in questi casi? Scorro più in basso e le immagini sono sempre più macabre fino ad arrivare a un paio in cui persone ancora vive , sgozzate per il collo , vengono messe a testa in giù per far in modo che il loro sangue vada in una specie di pentola. Ripenso quindi alla foto degli studenti in Kenya, tutti riversi a testa in giù come capre al macello.

La carica emotiva di questa serie di foto e´impressionante ma una morte non vale una morte? Che differenza c´e´tra una bambina annientata sotto la sua casa per un bombardamento aereo e la bambina della foto di cui sopra, a cui hanno mozzato la testa? Una volte che il corpo e´morto che differenza fa se si e´morti per un colpo in testa, un incidente in macchina, di schiantarsi con un aereo contro una montagna o per un attacco cardiaco,? Dal punto di vista dell´anima che lascia il corpo mi immagino sia uguale, che sia una specie di risveglio , un risveglio che faccia capire come fossero futili tutte le preoccupazioni che avevamo fini a quell´istante.

Se una differenza c´e´ sta dalla parte del carnefice, dalla parte di chi ha spinto quel bottone o da quale di chi ha brandito quel coltello. Il primo, il tipo del bottone, a lui non importa più di tanto. Non si sporca, sta a migliaia di metri di altezza, forse quando le pareti sono crollate su quella vittima lui stava gia´facendo rientro a casa, e che gliene importa a lui! Erano solo ordini, inquadrare il bersaglio, alzare la sicurezza rossa e premere quel dannato bottone. Poi chi se ne frega, lavoro e´lavoro. Per l´esaltato dell´ISIS invece e´diverso. Si sporca con il sangue della vittima, sente il suo sudore, il respiro di quella persona e poi dopo quella non sara più persona , sara´anima. Come nel caso del bombardamento ma quel pazzo esaltato dell´ISIS sara´li´. Sara´ li a provare in prima persona cosa voglia dire togliere una vita, avocarsi il potere di Dio e decidere di interrompere lo scorrere di un´esistenza. Magari un´esistenza piena di speranze , piena di sogni. E il sangue di quell´esistenza macchierà inesorabilmente e per sempre quel coltello.

Il sangue penetrerà nell´anima, nella mente e nei sogni di quell´aguzzino. Potra’ lavarsi le mani 1000 volte ma senza risultato, il sangue di quegli innocenti sara’ sempre nei pori della sua pelle. Perche’ che sia sangue innocente lo sanno benissimo, ma quello che non sanno e’che le nefandezze che fanno rimarranno per sempre, per sempre righeranno le loro anime.

Come potra´ridere? Come potra´essere felice una persona che ha compiuto gesti del genere? Per questo l´ISIS non potra´mai vincere, sara´sconfitto dallo stesso sangue innocente che versa sulla terra.

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