La ripresa che si sente e il lavoro che non c’è.

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Ogni tanto pensiamo a tornare in Italia. Dai giornali, dalla TV sparano notizie che tutto si sta risvegliando, tutto riparte. Un po’ come nella primavera che sta arrivando, il sole torna a scaldare e l’economia del Bel Paese si scioglie, torna fluida, torna a correre. Almeno questo e’ quello che mi sono figurato. Poi chiedo a qualche fornitore e mi conferma che il settore della meccanica si sta rimettendo in moto. Ma qual’è’ la verità? Forse il vento e’ girato? O il fornitore italiano a cui chiedo e’ solo troppo ottimista? Forse davvero sta cambiando qualcosa. Forse il famoso Job Act sbandierato ai quattro venti sta funzionando.
Da un paio di anni sono iscritto a una mail list di Monster. Ogni settimana più o meno mi spedisce le opportunità come ingegnere meccanico esperto, con più di 5 anni di lavoro, per Padova e provincia. Una città produttiva con , teoricamente , molte opportunità’. Gli anni scorsi queste mail erano popolate da 5 o 6 posizioni poi da un po di tempo sono quasi sempre una decina. Caspita , ho pensato, vuoi vedere che ci siamo , che l’Italia si muove? Allora mi metto a guardare sul serio queste proposte e torno un po’ con i piedi sulla terra. Tutte sono proposte di agenzie, che male c’e’ direte voi. Se un’azienda vuole assumere, perché deve passare da un’ agenzia interinale o del lavoro? Non può cercare lei stessa il futuro candidato con inserzioni? Invece tutti , ma proprio tutti , gli annunci per ingegneri meccanici con esperienza sembrano fatti con il copia e incolla (e forse e’ davvero cosi). Infatti sia che si vada dalla posizione di responsabile R&D a quella di direttore tecnico a semplice impiegato per ufficio tecnico la descrizione e’ pressoché la stessa: azienda leader nel settore, persona capace e dinamica nel relazionarsi, richiesta dell’inglese, breve trasferte all’estero, uso di CAD 3d, gestione di commesse insieme al cliente. Possibile? Non c’é altro? Ma cosa fanno queste aziende? Sono leader del mercato ma di cosa? Fanno pentole? Spazzolini? Camion? Valvole? Oppure giocattoli? Forse per chi scrive l’annuncio non e’ importante, per loro importa solo portare una schiera di pellegrini omogenea a fare il primo colloquio, facendo vedere quanto sono stati bravi ad attirare tutta quella carne da cannone. Possibile che queste agenzie del lavoro non sappiano che l’ingegnere tipo deve amare l’oggetto che progetta , deve essere innamorato della cosa per cui si scannerà per anni con colleghi, fornitori e clienti?

E le aziende che davvero vogliono assumere? La crisi e’ davvero finita? Continuo a sfoglia gli annunci. Raramente parlano di stipendio e quando lo fanno sono ridicoli : 30mile euro lordi. Con esperienza… già.

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Ma la ripresa quindi dov’è? Non si erano fatti proclami? Non si erano fatti annunci? La crisi e’ finita!

Oggi ho passato una mezz’ora al telefono con un altro fornitore. Dall’altra parte del telefono c’era un ragazzo un po’ più giovane di me, sui 35 anni. Precisino e diligente, un ingegnere meccanico che abita anche lui nella pianura padana, vicino dove abitavo io. Dopo aver chiarito un problema tecnico , due parole sulla situazione economica erano d’obbligo. La sua azienda e’ in crisi da anni, in perenne ristrutturazione e ovviamente lui si e’ guardato in giro. Risultato? Anche lui cerca annunci per ingengeri meccanici con esperienza ma i giovani stanno stravolgendo il mercato. Quelli appena laureati infatti sanno bene di non aver speranze o quasi e si fanno assumere per 600€ al mese. Si seicento euro! Mi son fatto ripetere la cifra 3 volte. Ma quando ho iniziato a lavorare io , nel 2000, il mio primo stipendio era di quasi 2 milioni di lire… Si si… 600€. Quindi le aziende preferiscono assumere 2 ingegneri per quella cifra che un ingegnere esperto per molto di più. Logico? Ma i due tipi che prendono 600€ al mese con cosa vivono?

Purtroppo penso che l’Italia sia finita nella situazione in cui versa piano piano, forse senza che ce se ne rendesse conto all’inizio. E’ stata una discesa lenta ma implacabile, un ridurre piano piano la nostra capacita’ produttiva e quindi il ritorno, l’eventuale fine-crisi , il risveglio sarà lento e lenti saranno i risultati. Ma che fare? In Germania abbiamo assaporato cosa significa un paese che funzioni. Non e’ perfetto ma funziona. La corruzione, il pagare in nero ci sono anche qui ma la scala e’ diversa. Qui ci sono tanti che ci tengono a pagare l’idraulico con la fattura anche se si sentono dire che sono “bekloppt” (suonati) ma poi gonfiano il petto e dicono che lo fanno per lo stato, per avere i servizi che hanno. Fantascienza! Che fare? Possibile cambiare l’Italia? Vista cosi’ sarebbe impossibile, quello che sarebbe il mo sogno e’ aprire una scuola tecnica, per insegnare ai giovani a lavorare, una scuola che sia all’interno delle aziende, una scuola che davvero serva al lavoro. Qui in Germani infatti i ragazzi dai 13 anni possono fare 6 mesi in azienda. Non e’ obbligatorio ma lo fanno quasi tutti. A che serve? Quando avevo 14 anni ebbi la fortuna di fare amicizia con il nostro elettricista e per tre estati di fila lavorai con lui. Lo seguivo quando riparava antenne, lavatrici o grossi motori a tre fasi in un’ industria. All’inizio gli porgevo gli attrezzi, ero prima impaurito e poi annoiato. Non capivo bene cosa faceva e come lo faceva. Poi piano piano mi faceva fare qualcosa e quindi impianti elettrici interi. Sono diventato ingegnere meccanico ma quell’esperienza mi e’ sempre rimasta dentro. L’essere puntuale ad arrivare al lavoro, il mettere a posto gli attrezzi, ad esprimere l’arte nel far bene le cose anche quando si trattava di mettere del nastro isolante o allineare i chiodi per un porta cavi che doveva essere sempre fatto con la bolla e a regola d’arte.

E purtroppo o meno male e’ proprio questo che i ragazzi tedeschi imparano poi in quei sei mesi : sono a fianco di veri professionisti che ci danno l’anima per fare le cose fatte bene, per fare le cose come devono essere fatte e pian piano c’è un travaso di questa conoscenza pratica che rimarrà per sempre, come e’ rimasto a me. E’ questo che manca in Italia: un collegamento tra le persone esperte con i giovani, il travaso di arte e conoscenza che se non facciamo nulla poi svanirà e si perderà per sempre.

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La confessione dei tedeschi.

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La prossima settimana il mio figlio maschio, Tancredi,  farà la comunione. Ne sono tanto contento dato che mi ricorda quando iniziavo a fare il chierichetto, alla sua eta´appunto. L´ho accompagnato ai vari incontri di catechismo, tenutesi al sabato dalle 9 fino alle 12. Uno di questi incontri e´durato particolarmente a lungo fino alle 16. In questo hanno fatto passeggiate, pranzato insieme, condiviso insomma il momento particolare in preparazione alla Comunione. Purtroppo , visti i lavori a casa, non sono riuscito a seguire la cosa come volevo. All´ultimo incontro, noi genitori, abbiamo partecipato anche a una catechesi per adulti. Ho fatto quindi amicizia con l´insegnante di catechismo del mio bimbo. Bravissima signora sui 45 anni, 3 figli e si è offerta volontaria per le lezioni di catechismo. Quindi mi e´venuto una domanda in testa : ma non dovevano confessarsi in previsione della comunione, possibile che il mio bimbo non me lo abbia mai detto? Allora chiedo alla catechista. Mi risponde che l´hanno fatto durante la giornata intera che sono rimasti insieme. Io dubito, Tancredi non mi ha mai detto nulla, possibile. Lei ammicca , si dice, i bambini non e´che hanno tanto da dire, in quel caso il padre gli dà una benedizione e sono a posto così. Ehh??? Ma come? Aggiunge lei, che   l´ultima volta che si e´confessata e´stato appunto in vista della prima comunione, circa 30-35 anni fa. La mia mascella si apre dandomi al viso un´espressione da ebete.

Appena a casa interrogo il pargolo : hai fatto la confessione? Lui mi guarda con faccia stranita e mi risponde di no. Lo incalzo e gli chiedo se nella giornata lunga del catechismo il prete lo ha benedetto o cosa. Allora si, conferma. Quindi Tancredi si e´confessato senza saperlo !??!?!

Ripenso allora alle varie messe che ho partecipato in Germania, alle file davanti al pastore per prendere in mano l´Ostia. Ho sempre pensato : ma si confesseranno tutti tutti?

Scioccato ho chiesto lumi a una cena al nostro amico parroco. Conversando sull´argomento lui mi ha detto che e´ una questione di cultura. Se infatti si chiede al bambino : hai fatto dei peccati, lui risponde che non ha nulla da ammettere, da confessare. Quindi la madre di rimando conferma : tu sei come me, non hai nulla da confessare. E con questa catena finisce poi che l´unica confessione che si fa´ e´quella della prima comunione. Ma come? Anche in Germania la gente si tradisce, litiga, sbraita per strada e insulta. Possibile? L´ho guardato storto, lui capisce benissimo a cosa mi riferisco dato che ha studiato diversi anni in Italia ma aihme, la Germania e i tedeschi sono cosi´. Non li si può obbligare, non li si puo cambiare, tutto e´volontario e il parroco non può far altro che aspettare i suoi fedeli e basta. Ma allora quando i croati della nostra città un paio di volte all´anno decidono tutti di farsi confessare? Altra cultura, altri bisogni, altro modo di vedere la Fede e sopratutto altro tipo di benessere. E la penitenza dopo la confessione? Scordatela, senza confessione perde senso, si perde il guardarsi dentro e capire dove migliorarsi, si perde il crescere dal punto di vista spirituale.

Forse sono un estremista cattolico, forse ma prendere la Comunione senza una confessione almeno ogni tanto sento che c´e´qualcosa di sbagliato, qualcosa che non va´ e il peccato più grande viene dall´ affermare di non aver peccato. Chi non ne ha?

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Una morte vale una morte?

Qualche giorno prima di Pasqua, mi aggiro per casa dopo le 11 di sera. Silenzio intorno, la truppa dorme. Faccio scorrere il mouse per uscire dal salva schermo e spegnere il pc. Scorgo una pagina aperta in Firefox : qualcuno ha cercato su google la parola ISIS. Di sicuro non i bimbi, forse la mamma di mia moglie in visita in questi giorni. Google e´uno strumento fantastico e ha la possibilità di poter cercare fra immagini. Clicco per vedere che immagini di esaltazione possano essere legati alla parola ISIS. Invece no. Rimango stordito, ammutolito. Ci sono immagini di teste mozzate, messe in fila. In una un uomo riverso sul ventre ha la sua testa appoggiata sulla schiena. Una bimba sul pavimento senza testa. In una foto un tipo sorridente arabo tiene per i capelli la testa di una persona araba pure questa, molto simile a lui. Gia´ persona. Vale ancora quella parola in questi casi? Scorro più in basso e le immagini sono sempre più macabre fino ad arrivare a un paio in cui persone ancora vive , sgozzate per il collo , vengono messe a testa in giù per far in modo che il loro sangue vada in una specie di pentola. Ripenso quindi alla foto degli studenti in Kenya, tutti riversi a testa in giù come capre al macello.

La carica emotiva di questa serie di foto e´impressionante ma una morte non vale una morte? Che differenza c´e´tra una bambina annientata sotto la sua casa per un bombardamento aereo e la bambina della foto di cui sopra, a cui hanno mozzato la testa? Una volte che il corpo e´morto che differenza fa se si e´morti per un colpo in testa, un incidente in macchina, di schiantarsi con un aereo contro una montagna o per un attacco cardiaco,? Dal punto di vista dell´anima che lascia il corpo mi immagino sia uguale, che sia una specie di risveglio , un risveglio che faccia capire come fossero futili tutte le preoccupazioni che avevamo fini a quell´istante.

Se una differenza c´e´ sta dalla parte del carnefice, dalla parte di chi ha spinto quel bottone o da quale di chi ha brandito quel coltello. Il primo, il tipo del bottone, a lui non importa più di tanto. Non si sporca, sta a migliaia di metri di altezza, forse quando le pareti sono crollate su quella vittima lui stava gia´facendo rientro a casa, e che gliene importa a lui! Erano solo ordini, inquadrare il bersaglio, alzare la sicurezza rossa e premere quel dannato bottone. Poi chi se ne frega, lavoro e´lavoro. Per l´esaltato dell´ISIS invece e´diverso. Si sporca con il sangue della vittima, sente il suo sudore, il respiro di quella persona e poi dopo quella non sara più persona , sara´anima. Come nel caso del bombardamento ma quel pazzo esaltato dell´ISIS sara´li´. Sara´ li a provare in prima persona cosa voglia dire togliere una vita, avocarsi il potere di Dio e decidere di interrompere lo scorrere di un´esistenza. Magari un´esistenza piena di speranze , piena di sogni. E il sangue di quell´esistenza macchierà inesorabilmente e per sempre quel coltello.

Il sangue penetrerà nell´anima, nella mente e nei sogni di quell´aguzzino. Potra’ lavarsi le mani 1000 volte ma senza risultato, il sangue di quegli innocenti sara’ sempre nei pori della sua pelle. Perche’ che sia sangue innocente lo sanno benissimo, ma quello che non sanno e’che le nefandezze che fanno rimarranno per sempre, per sempre righeranno le loro anime.

Come potra´ridere? Come potra´essere felice una persona che ha compiuto gesti del genere? Per questo l´ISIS non potra´mai vincere, sara´sconfitto dallo stesso sangue innocente che versa sulla terra.

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Non c’e’ Pasqua senza la Passione.

Un copilota si schianta su una montagna in Francia trascinando con se altre 149 persone. In Germania non si parla d’altro. La TV, la radio, i colleghi che aggiungono dettagli, aggiungono supposizioni su quello che e’ stata una delle piu’ grandu tragedie aeree dell’Europa.
Ho immaginato nei gionri scorsi come deve essere stato. Come il capitano bussava a quella porta invano e gli altri paseggeri piano a piano in quegli ultimi minuti si rendevano conto di quello che stava succedendo. Su quell’aereo pieno di bambini. Mi immagino quella coppia con il bimbo di tre mesi, premurosi e affettuosi e poi enl momento del panico. Deve essere stato tremendo. Poi mi immagino l’impatto. Un impatto che ha compresso tutto insieme: allumino, plastica e carne tutto insieme fino ad esplodere e sparpagliare il tutto su quella montagna. Quella montagna da sempre li, che era tranquilla, luogo di lupi e falchi e a un certo punto vien cosparsa di morte, viene cosparsa della amalgama fatta di alluminio, plastica, passeggeri, sogni e sperante. Tutto vien messo allo stesso livello tutto viene azzerato in quel momento. Nel mio immaginare penso che quell’attimo , quel momento , sia stato cosi’ veloce e senza significato fisico per gli occupanti che si siano trovati direttamente davanti a Lui a chiedere al copilota perché lo avesse fatto.

Gia’ il perché. Tutti , ma proprio tutti, si chiedono il perché. Sulla stampa e le TV parlano delle sue condizioni mentali, che perdeva la vista e che avrebbe perso presto la possibilita’di volare. Questo sembra sia bastato per prendere la decisione di uccidersi , di schiantarsi contro un muro di roccia insieme ad altre 149 persone. Probabilmente si sentiva la vita e il successo scivolargli fra le mani. Un ragazzo di 27 anni con un possibile fulgido futuro che doveva rinunciarvi, che si sarebbe sentito uno scarto, messo a margine della nostra societa.

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Ho sentito in chiesa questa frase sta sera, durante l’omelia: non c’e Pasqua senza Passione. Non c’e’ ressurezione senza passare per la morte e non c’e’ vita che non abbia una croce che non abbia una Passione da affrontare e la Passione e’ commisurata alle nostre capacita’ .

Sabato abbiamo fatto una gita. La strada ci ha portato in mezzo a una serie di colline stupende. Non vi eravamo mai stati, il navigatore ci guidava. Usciamo dall’ennesimo paesino , saliamo un’altra collina poi finalmente ci siamo. Entriamo nella Westerwaldklinik. Una clinica per riabilitazione. Ci aspetta un’ amica. La moglie di un mio collega. Arriviamo dall’alto alla clinica e si presenta immensa posta quasi alla sommità di una collina. Contornata di strade pedonali che si inerpicano nel bosco. Trovato il parcheggio ci portiamo all’ingresso. Questo da’ su uno spazio al chiuso immenso pieno di piante e tavolini messi qui e la’. L’ atmosfera e’ rilassata, c’é chi legge, chi naviga in internet con il tablet, chi beve un caffè. Sentiamo dei bambini vociare e vediamo finalmente la coppia di nostri amici. Ci avviciniamo e facciamo i saluti di rito : sono passati quasi due anni dall’ultima volta che ci siamo incontrati. Siamo in una clinica perché lei ha avuto un ictus. Lei madre di tre figli, quarantenne, laureata in economia, pronta , dopo l’ultima gravidanza , a tornare al lavoro, a ributtarsi a capofitto nella frenesia del lavoro, si e’ dovuta fermare. Poi ci racconta con estrema lucidità che si sente bene, che ha perso una piccola parte del cervello, che fa fatica a concentrarsi, che si e’ dimenticata completamente il Francese e non riesce più a fare di conto. Un mese dovrà stare in questa super clinica di lusso, tutto pagato dall’assicurazione della pensione. Un mese a quasi un ora di distanza dal marito e dai tre figli piccoli che la vedranno solo nel fine settimana. Nella clinica farà ginnastica, esercizi in piscina e altri per riabilitare quelle funzioni che ha perso e che riprenderà forse in tre o quattro anni.
La mano destra la muove poco, ne ha perso sensibilità e non riesce più’ a scrivere. Facciamo una passeggiata candidamente ci dice che e’ un segno di Dio che le intima di fermarsi, di occuparsi d’altro.

Anche questa vita poteva essere vista una vita da scartare, da buttare, da ritenersi inutile ma la nostra amica, forse perché’ piu vecchia del copilota Germanwings, trova un appiglio, trova al forza, l’umiltà di rivolgersi al Padre a fare un passo indietro e ce lo dice con il sorriso.

E tutti che si chiedo il perché del gesto del copilota, e tutti che non capiscono. Ho scritto altre volte su questo blog che non tanto lontano dalla nostra città vi e’ un ponte dell’ autrostrada che attraversa la Mosella. Il ponte corre a più’ di duecento metri sopra il fiume e regolarmente ogni anno si buttano di sotto 5 o 6 persone. Non lo scrivono sui giornali per non farne pubblicità’ ma continuano a chiedersi il perché senza avere una risposta. Ma come ? In Germania abbiamo tutto, soldi, lavoro, mangiare, tutti i diritti di questo mondo e … e ogni anno 5 o 6 persone nella mia piccola città’ si buttano di sotto. Si buttano di sotto senza speranza, senza avere più progetti , sentendosi inutili non riuscendo a vivere il prossimo secondo, pensando come se il prossimo secondo della propria vita non potesse che essere un’eterna tragedia.

La vita e’ come un battito di ciglia, si e’ bambini e poi d’incanto ci si trova adulti e poi padri. Non si ha spesso il tempo di fermarsi e pensare se stiamo andando nella direzione giusta ma prima o poi arriva in qualche modo la chiamata, arriva Lui che ci bussa sulla spalla. Lo fa in tanti modi diversi e dei più strani, sta a noi ascoltarlo e rimetterci sulla giusta strada.

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Il terrore sta vincendo. 

Era un po’ che non volavo.

Corro veloce in macchina, sono un po in ritardo per il volo. Cioè, non è che sia in ritardo ma da sempre ho la regola di arrivare un ora e mazza prima del volo, il navigatore impietoso mi dice invece che arriverò solo un ora e 10 minuto prima. Va beh, oggi era il compleanno di Annamaria, i preparativi e tutto il resto , ho perso quei venti minuto. È domenica e sulla A48 la maggior parte della gente resta nelle prime due corsie, guidando sonnecchiamente in un bel sole di fine marzo. Io e pochi altri sfrecciamo a quasi 170. Senza limite, autostrada senza limite. Come è possibile che sia senza limite questa autostrada, eppure è così. Si può sfrecciare anche ai 300 teoricamente. Mi sfiora questo pensiero mentre affronto l’ ennesima curva. Si infatti , anche se non c’ e limite è tutta una curva. Possibile? Penso quindi a cosa sia lavorare in Germania, dato che ci lavoro da quasi cinque anni. Effettivamente lavorare qui è come percorrere questa autostrada : si può andare veloci ma non ci sono rettilinei, non ci sono mai tratti in cui ci su può rilassare, si può tirare il fiato, no. Se si vuole essere sulla cresta dell’onda bisogna avere mille attenzioni, non ci si può rilassare. Arriva finalmente un tratto con limite ai 130 e posso appunto rilassarmi. Appena passato il cartello del limite la macchina inizia ad ondeggiare paurosamente. Mi guardo intorno e anche i guidatori delle altre auto sembrano sul tagada (beh per che non sapesse cosa sia… È una giostra fatta da una piattaforma circolare, ci si sale e questa piattaforma ruota si inclina e sobbalza per il piacere degli occupanti). Qui di anche andando piano non riesco. A rilassarmi e finite le onde sull’asfalto ritorno a spingere il pedale, sono in ritardo! 
Arrivo all’aeroporto di Colonia, tre mila svincoli e come solito prendo quello sbagliato, pazienza, parcheggerò nel parcheggio più caro. Mi accorgo pero di essere davanti al terminal sbagliato, rimpiango. Sempre quei trenta minuti di riserva che avevo per abitudine sempre tenuto in tutti i miei viaggi e che ora non ho. Non serve rimpiangere e mi affretto. 
Finalmente dopo quindici minuti riesco a fare il check-in e mi presento al gate, mi metto in fila per i soliti controlli. Vedo fuori dal gate dei disegni in cui spiegano che per 3 secondi devo alzare le braccia, boh. Sarà quando ti scannano che devi tirare su le braccia? Va beh, tanto negli stati uniti per il fatto che avevo il pizzetto e forse un’aria arabeggiante mi hanno sempre controllato fino all’ultimo pelo. 
Poso la mia roba sullo scivolo, estraggo l’ ipad, il tipo mi dice anche la cintura. Va beh, ribatto, non mi ha mai dato problemi. Lui insiste, io mi spoglio della cintura. Mi chiede se ho le tasche vuote. Beh ho un fazzoletto e… Una graffetta, come ci sarà finita li? Poso la graffetta, e faccio la finta nel riprendermi il fazzoletto. Il tipo insiste che invece devo posare anche quello. Eh? Ma è di stoffa? Lui dice che le tasche devono essere vuote per il personal scanner e qualcosa che non capisco. Mi giro e realizzo passo dentro a un cilindro di vetro, tiro su le braccia come nel disegno che avevo visto, e il tipo che mi aspetta fuori dal cilindro mi dice di non muovermi. Sono fuori e guardo insieme al tipo uno schermo lcd, compare il mio corpo con evidenziate delle parti gialle vicino al collo. Lui mi tasta li e poi dice che posso andare. 
  
Mi guardo attorno e solo in quel momento vedo tutta la polizia che c’e intorno, vedo tutti i passeggeri come topi messi in fila, passare tutti attraverso quel coso per essere scannati. 
Passo oltre e cerco di recuperare le mie cose, soppratutto la cintura per evitare che mi caschino i pantaloni. Aspetto paziente e una signorina molto gentilmente mi chiama, mi invita ad aprire lo zaino. Ci siamo, penso, lo hanno trovato. Apro lo zaino lentamente, so bene a cosa punta: estraggo il calibro e glielo mostro.
   

 

 Lei mi guarda strano ,io le dico che l’ho sempre portato con me in tanti viaggi. Lei ha dubbi e chiede a un collega che conferma che non ci sono problemi.
Possibile che per tutto il terrore che c’e’ nel mondo ci costringiamo a controllarci fino all’ultimo capello? Possibile che il terrore stia vincendo in questo modo su di noi? Come topi costretti in lunghe file, come topi a scappare dalle nostre paure. Controllare è giusto e sacrosanto penserà il lettore. Ma controllare cosa? E quanti sara’ abbastanza? Su un aereo salgono circa 2-300 persone, mettere una bimba su uno di questi , non sarebbe l’equivalente di mettere uno zaino pieno di tritolo in un cinema? Quando metteremo i personal scanner anche nei cinema quindi? E le discoteche? I palazzetti dello sport e gli stadi? Dove arriverà il terrore, dove si spingerà la mostra paura? Dov’e’ il limite? Mi immagino nel futuro voli in cui saremo divisi tra maschi e femmine e tutti in biancheria intima, per paura di nascondere qualcosa nelle tasche. E dopo essersi spogliati, una voce rassicurante dal microfoni dirà che potremo raccogliere i nostri indumenti nei contenitori com il nostro nome all’aeroporto di arrivo. 
Controllare è giusto. Una volta, in uni dei miei tanti voli, mi dimenticai il gps logger (praticamente una specie di porta chiavi che memorizza la posizione nel globo terrestre a intervalli regolari) che usavo con la mountain bike acceso nello zaino. Feci un volo, mi sembra bologna – colonia. Qualche giorno dopo trovai la traccia all’ interno del dispositivo e su google earth potevo vedere la rotta con una precisione di due metri , del mio volo. Potevo vedere a che altezza eravamo passati sulle alpi,  quando il pilota aveva virato per prendere la direzione dell’aeroporto di colonia.  Non basterebbe un pirla qualsiasi , appunto con un gps logger da 30€, tracciare un paio di rotte civili,appostarsi con un lancia razzi,che i terroristi anche se fanno morire di fame le loro famiglia hanno di sicuro,e tirare giu in un giorno prefissato tre o quattro aerei di linea? Non sarebbe l’ennesima vittoria del terrore? 
Ma noi preferiamo nasconderci, preferiamo metterci l’ennesima armatura,preferiamo ributtare a mare,preferiamo erigere muri, barriere con filo spinati , metal detector e il personal scanner. Non stiamo sbagliando tutto? Invece di proteggerci dall’altro non dovremmo tendergli la mano? 

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Dolce e Gabbana

La notizia è giunta fin qui in Germania. Anche i partecipanti al mio corso di italiano avevano sentito le dichiarazioni fatta dalla casa di moda contro il matrimonio gay e soprattutto contro l e relative adozioni o i figli “sintetici” ottenuto in modo abominevole dalle coppie gay (miscugli di sperma, uteri in affitto, banche ovuli con cataloghi per scegliere la donna con le caratteristiche migliori). A tutti è nota, altresì, la reazione di Elton John e di altri famosi e miliardari gay e lesbiche di tutto il mondo. Reazione aggressiva e urlata che secondo anche alcuni dei miei corsisti, tutti solitamente moderati e cauti (direi diplomatici come spesso sono i tedeschi), è indice di qualcosa che non va. Chi urla troppo e minaccia spesso sa di essere nel torto. Ma finchè sono io a dirlo, cresciuta e plagiata da una famiglia tradizionale, con genitori normali e non separati e non divorziati, le mie parole suonano a vuoto.

Ora però sei persone cresciute in famiglie non tradizionali, da genitori omosessuali, hanno scritto una lettera ringraziando Dolce e Gabbana per il coraggio dimostrato e incoraggiandoli a non fare alcuna marcia indietro a fronte della violenza verbale e non solo delle lobby gay.

Allego qui di seguito il sito dove è possibile avere notizia della lettera che viene dagli Stati Uniti, che essendo più avanti di noi in questi nuovi diritti e libertà, già sperimentano le conseguenze degli stessi e i disastri sociali che esse portano.

http://www.tempi.it/lettera-a-dolce-e-gabbana-da-sei-figli-cresciuti-da-coppie-gay-grazie-per-il-vostro-coraggio#.VQxEOcsS37B

 

Non aggiungo niente, solo vorrei che ci si accorgesse che la tanto proclamata libertà (proclamata proprio dalle lobby gay che spesso non sono rappresentative neppure dei gay stessi) si sta limitando notevolmente.

le diverse forme di aggressività con cui si manifesta e prende piede il pensiero unico dominante sono indice di un totalitarismo, di cui spesso la gente non si accorge, perchè non trovail tempo per riflettere criticamente nè, a volte, ha  gli strumenti adeguati per capirlo. Il disegno d i legge Scalfarotto, che prevede il reato di omofobia, in pratica introduce un reato di opinione, come al tempo del Fascismo e del nazismo. Questa è la verità. Le contro manifestazioni organizzate dalle lobby gay contro le autorizzate e pacifiche manifestazioni delle sentinelle in piedi o dei movimenti per la vita sono indice dello stesso clima di intimidazione che si crea attorno a chi porta avanti valori tradizionali, o “peggio”, cristiani.

Forse il caso Dolce e Gabbana, dovrebbe essere l’ennesima opportunità per noi per riflettere su cosa capita sotto i nostri occhi sonnacchiosi e svegliarci dal torpore del “va bene tutto”, “è tutto lecito”, “è tutto opinabile”, in fondo rimango libero di fare e dire  quello che voglio”. Non è più così. Risvegliamo le coscienze e soprattutto vegliamo sull’educazione che ricevono i nostri figli anche a scuola dove ormai imperversa l’ideologia gender.

 

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Da ieri l’aborto è un diritto umano- autore Sara.

E’ di ieri il voto favorevole al parlamento europeo del Rapporto Panzeri sui diritti umani che invoca il diritto all’aborto e spinge i Paesi membri ad introdurre le nozze gay.. Quale telegiornale oggi ne ha parlato? io lo ho letto sulla NUova bussola quotidiana…. Questa risoluzione introduce fra i diritti umani anche l’aborto ed è stata approvata anche da politici sedicenti cattolici….

Delle due l’una: o non lo sono di fatto ma solo di facciata , quando si tratta di essere eletti per raccogliere i voti di qualche vecchietta che ancora frequenta la chiesa, o fanno parte di quella categoria di cattolici annacquati, confusi, ignoranti che purtroppo dilaga ovunque.

Il diritto umano (naturale) prevede, in tutte le culture e in tutte le religioni ma anche presso gli atei e gli agnostici, il divieto di uccidersi fra uomini. Questo è un diritto naturale, che preesiste allo Stato e a qualsivoglia forma di sovrastruttura sociale ed economica. Che serve per consentire la civile convivenza. L’aborto è per definizione l’uccisione di un essere umano non ancora venuto al mondo ma già concepito, già in fieri, hic et nunc.

Come la mettiamo? è ignoranza, mala fede, ennesima dimostrazione del livello culturale e mentale delle persone che eleggiamo a rappresentarci? A volte basterebbe una semplice laurea in giurisprudenza e un po’ di buon senso per non cadere in simili errori abominevoli. E l’ignoranza nostra rende ancora più facile il compito di chi lavora contro tutti i buoni valori che hanno retto la società fino ad oggi. Per inciso: oggi anche nelle scuole non si predica, in campo sessuale, neppure verso i più piccoli, che  sessualità  deve far rima con responsabilità e quindi con maturità, si dice alle ragazze come non restare incinta, dando per scontato che sia giusto fare sesso già alle elementari ( posto che già in quarta e quinta elementare si parla di questo… anche qui in Germania). lezioni che forse in futuro potremo risparmiarci, vista l’accessibilità in ogni caso all’aborto, elevato a diritto umano.

Bene, ora che anche l’Europa, la civile vecchia Europa, spalanca a pieno titolo le porte, all’omicidio legalizzato e programmato, possiamo benissimo concludere che l’uomo non ha alcuna dignità, che non esistendo un Creatore a cui rendere conto, ma essendo noi stessi creatori e distruttori di tutto, possiamo fare e disfare, disporre a nostro piacimento di qualsiasi cosa. Se una mamma può legalmente sentirsi giustificata a uccidere il proprio bambino, io non capisco perchè continuare a vietare l’omicidio e l’assassinio. Che differenza fa? Se un adulto non è più chiamato a rispondere delle proprie azioni, e delle conseguenze delle stesse e può eliminarle come se non fosse mai successo niente, aboliamo  tutti i codici penali e civili dalla circolazione. Siamo arretrati a livello primordiale delle bestie o dei bambini appena nati. Siamo irresponsabili, possiamo fare tutto e dire tutto (tranne parlare male delle nuove ideologie gender e dei nuovi pretesi “diritti civili”). Possiamo scopare liberamente e con chiunque e poi eliminare le conseguenze del nostro atto istintivo e non sentirci colpevolizzati da nessuno e da niente. Non male?

E noi cattolici, quelli che ancora sanno cosa significa per davvero esserlo, ossia amare e rispettare la dignità umana fin dal suo concepimento, dormiamo, continuiamo a dormire, pensando di potercela cavare restando nel nostro piccolo angolo protetto…. Continuiamo a mantenere una classe politica che , anche a livello europeo, sta mandando tutto in malora.

e allora, buona notte e sogni d’oro a tutti.

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