Kiss and Cry.

Tiro con forza la leva del vogatore. Viaggio a più di 30 al minuto. Fuori il buio. Mentre ondeggio davanti alla finestra vedo la cinta degli alberi che dividono la strada dal campo della pace, dal Friedhof come si dice qui da questa parti. Vado a più di 30 e non sento quasi la fatica.

Abbiamo appena finito di vedere un film. Un film di fine giornata da guardare quando tutti i bimbi finalmente sono a letto. Kiss and Cry. Una storia vera. La protagonista e´una super ragazza che a 17 anni e´quasi nella squadra olimpionica di pattinaggio artistico , canta , e´ bellissima e poi a un certo punto si ammala di cancro. Prima vince, cosa che a noi non e´capitato, e poi ha una ricaduta.

In questa decide di scrivere al cancro. Ma poi il cancro le scrive indietro dicendo che non ha sentimenti. E´ quello che pensavo quando e´ capitato a noi. Tanti cercano di identificare quella cosa in un mostro , di dargli un anima e un volto. Ma lui non e´altro che un difetto, un cortocircuito che si replica, senza intenzione, senza un piano, un amore o un odio. Lui fa il suo lavoro.

Nel film la ragazza passa attraverso operazioni e alla chemio.

Mentre vogo ricordo Virginia come era diventata impalpabile dopo la seconda chemio. Come era una piuma nel suo pigiamo azzurro. Come si lamentava quando la prendevo in braccio. La perdevamo su un po per farle cambiare posizione e lei soffriva tanto. Tanta sofferenza . Questa mi taglia e ferisce i miei ricordi. Ricordi che sembrano impolverati e invece sono sempre li´… per fortuna.

Il fiato si fa corto ma non sento ancora la fatica, i ricordi mi allontanano dal corpo che va avanti a vogare.

La sofferenza di lei mi e´dentro. E´come fosse stata scritta nel mio DNA adesso. Il cancro e´nato dal DNA di Virginia , lei ha portato la sua pesante croce con il sorriso e la sofferenza e´passata a noi dando frutto. Questa sofferenza che rompe la barriera di indifferenza, che ci fa girare per chi rimane indietro, che ferma il treno lanciato a tutta velocità della vita.

Rallento. Dietro a quegli alberi, a pochi metri da me c´e´ la sua croce. Questa volta di legno con il suo nome sopra. E la sofferenza prosegue. Dalla finestra vedo il viale. Quel viale. Quella sera in cui lei era in cielo , lo prendemmo per andarla a trovare l´ultima volta. Era fredda. Gelata. Non era più´la mia bimba , era solo il contorno.

Allora penso al DNA di Virginia, a suo cancro come e´stato progettato. Perfetto per replicarsi, per espandersi. E penso al fiocco di neve. Perfetto nella sua forma. Tutto si incastra , tutto sembra avere un disegno in queste creazioni ma noi no. Noi uomini ne usciamo fuori. Noi abbiamo la scelta. Noi che ci muoviamo nelle meraviglie del creato possiamo scegliere. Lui e´stato cosi generoso , cosi umile e ci ama cosi tanto che ci ha dato la possibilità di scegliere. Questo e´il nostro compito. Usare la nostra liberta´.

Le lacrime riempiono gli angoli dei mei occhi e mi viene solo da ringraziare.

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il segreto della felicita´- autore Sara

E´ da tanto che non scrivo, ma non ho smesso di leggere e osservare e ascoltare. Non ho piu´´ scritto perche´ mi sembrava di non averne il tempo. Poi oggi la notizia di quela povera mamma che ha dimenticato in Auto sotto il sole la sua piccola di sedici mesi , che dopo 5 ore , e´´ morta. E ho realizzato che il tempo e´´ mio e lo devo usare per cio´ che mi rende felice. Anche scrivere e condividere le mie Idee,

Virginia aveva la stessa eta´della bambina morta.  Il mio primo pensiero. Virginia che se ne andava fra le mie braccia e poi la mia agonia. E il mio pensiero e´´ volato direttamente a quella povera mamma. Perche´´ da cattolica cerco di afforntare la morte altrui con la fede della risurrezione, di unDio che ci aspetta a braccia aperte. Soprattutto quando ad arrivare e´´ un Bambino, piccolo e innocente. Il mio pensiero e´ per la mamma

Chi rimane deve continuare la propria battaglia e per quella mamma sara´´ una battaglia durissima. Vorrei andare da lei , ci andrei in ginocchio, perche´´ ho solo una vaga idea di quello che quella povera Donna stia soffrendo. Ho indagato per notti e notti l´´esistenza di una mia possibile colpevolezza nella malattia che si e´´ portata via mia figlia. Un Tumore al cervello potrebbe venire causato anche da un viaggio in aereo mentre la mamma e´´ incinta… e io lo avevo fatto quel viaggio…proprio per venire qui in Germania a perlustrare la terra dove saremo venuti a vivere. Ci ho passato un po´´ di tempo a chiedermi se io potessi avere altre colpe. Se avendo portato Virginia in ospedale prima, magari l´´avrebbero curata per tempo… ma no, ho finito per assolvermi. Mi e´´ stato detto e ridetto che non siamo stati noi la causa di un Tumore rarissimo. E´ la vita, che per alcuni e´ piu lunga, per altri piu breve. Ma oggi non voglio parlare di me e di Virgi.

il mio pensiero continua a tornare a quella mamma. A questa mattina, che doveva essere una come tutte le altre. pura Routine. Non conosco nulla nello specifico. Non conosco i retroscena e i dettagli. Ma conosco la vita che faccio io. La “Routine”, le corse , gli automatismi giornalieri. Gli incastri per far combaciare tutto, in un gioco di intarsi che farebbe invidia al miglior falegname.

Potrebbe succedere a molti genitori. un errore, una svista, un attimo di rilassamento o di stanchezza…e tutto in un attimo puo´ andare a rotoli. La Nostra vita pianificata al secondo si ferma  all´´improvviso.

Siamo pieni di impegni al punto tale che anche i figli vengono gestiti come qualsiasi altro fatto quotidiano. Io stessa li distribuisco, i miei 5 figli, come pacchetti di qua e di la´ per la citta´´ e poi mi ricordo di andarli a recuperare (finora e´´ sempre successo) . E spesso sfugge, nelal frenesia quotidiana, l´essenza, la fragilitä e la meraviglia di quello che ci e´´ stato donato: uan vita, un figlio. E spesso realizziamo questo solo quando un figlio ci viene tolto. Scopriamo la genitorialita´ soprattutto nei momenti difficili o piu delicati per un figlio. Quando la Salute del suo corpo o della sua anima e´ in crisi.

Siamo cosi incasinati, in questo nostro mondo occidentale, che non vogliamo figli, perche´´ non avremo il tempo per occuparcene. Se poi li facciamo, non sappiamo bene come gestirli, come seguirli e come amarli. Non riusciamo neppure a conoscerli veramente ed ad interessarci di loro. e il problema principale diventa : dove parcheggiarli. E qui divneta buono tutto: uno Sport, i nonni, gli amici, il vicino di casa, il Computer e il telefonino… il problema principale e´ “arrivare a sera” sopravvivendo a tutti i mille appuntamenti e impegni quotidiani, Io stessa ricorro alla TV, come Babysitter, nei momenti peggiori.

e la Cosa piu´´ incredibile e´´ che ci pensiamo cosi superiori rispetto a “quei poveracci” che vivono in Africa o in altri paesi “del terzo mondo” che pretendiamo di esportare il nostro modello occidentale la´. Siamo cosi´´ ciechi, cosi´´ boriosi che ci sentiamo piu fortunati di loro…. noi, i veri miserabili, che guardiamo, scuotendo il capo, una Donna che rinuncia a l proprio lavoro o alla carriera per seguire i figli. e la gente si divide Fra chi la giudica una pazza e chi la giudica una povera martire… e non capisce che il segreto della felicita´´, e´´ lo stesso che e´´ racchiuso nella maternita´´, e ce lo ha insegnato Gesü: morire a se stessi per far posto agli altri nel nostro cuore….

 

 

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Catastrofi fuochi e fulmini. 

 

Mi sento cattolico, cattolico praticante. Perfetto , no , non lo sono , anzi ho tanti difetti, tante cose che mi mantengono lontano dalla strada che so ma che fatico a intraprendere, su cui annaspo e scivolo. Ogni giorni lotto contro i miei demoni, contro i mille compromessi che la vita mi costringe a fare con le mie convinzioni.

Leggo qua e la´sul mondo che non so più dove va´, non capisco più cosa stia succedendo. Non penso di essere l´unico.

Ci sono siti che parlano di catastrofi , che parlano di come Gesu´stia per tornare e quindi dobbiamo prepararci. Dobbiamo prepararci a un cataclisma, a una serie di guerre e poi un terremoto e altro ancora, c´e´chi consiglia di comprare alimenti a lunga conservazione, scatolette di tonno e fagioli.

Lo dicono dei veggenti. Il nostro Signore vuole raderci al suolo? Vuole farcela pagare? Vuole porre fine a questo esperimento che e´il suo creato qui sulla terra? Dobbiamo quindi pregare ogni minuto per scongiurare tutto questo, per evitare che la vita sia spazzata via dalla terra?

Il nostro buon Dio ci ama, ci vuole bene e sono sicuro , che non vuole bruciarci tutti, che non vuole vederci morire di fame. Lui vuole vederci felici. Ma allora cosa sta capitando? Questo e´il punto : possibile che da qualche tempo non ci sia altra soluzione che prendere mano le armi? Persone che fanno stragi a bordo di camion, altri lanciano gas nervini, altri che sgozzano, che squartano. Ma Dio cosa centra in tutto questo? Si appunto non e´lui che spingera´quel bottone per distruggerci, non e´lui che imbraccia il fucile , no e´lui che dice all´idiota di turno di falsi saltare in aria a un concerto ma siamo noi. Siamo noi che ci vogliamo male, che arraffiamo tutto quello che troviamo intorno e caghiamo su quello che e´il suo creato, che e´ l´eredita che i nostri figli ci hanno prestato per qualche tempo. Muri che si ergono. Braccia che si stringono. Tutto una separazione, un muro contro muro.

Non so se credere o meno alle storie dei veggenti o che il diavolo sta esaurendo il suo tempo qui ma il periodo non e´dei migliori.

Ricordo quando ero piccolo. Sedevo sul sedile della 500 di mia mamma. Avevo forse 6 anni? Alla radio dicevano che la Russia si ritirava da Ginevra dove si trovavano regolarmente per trattare sul disarmo atomico. Da più di 40 anni viviamo quindi con la pistola alla tempia. Andiamo a scuola, al lavoro, ci spacchiamo la schiena per portar a casa uno stipendio, ci sposiamo, facciamo figli, insomma viviamo. E in tutto questo vivere, in tutto questo tempo, questo pazzo mondo e´in bilico sullo strapiombo, sul burrone. Perché non cambiamo? Perché non torniamo indietro, non capiamo che l´altro ha le stesse nostre paure?

E´dentro di noi, come un istinto primordiale. Sono papa´di 5 bambini qui sulla terra e di un Angelo nel cielo. A quelli sulla terra capita più di una volta al giorno di litigare. Sempre per le stesse cose: uno vuole un gioco di un altro, ad esempio, e nessuno dei due la prende persa. Nessuno dei due lascia la contesa all´altro. Immancabilmente, quando i toni vengono superati, prendo il gioco di turno e minaccio di buttarlo, di confiscarlo a vita. Poi impongo ai due contendenti di abbracciarsi e che facciano la pace. La cosa avviene anche se in quei gesti non c´e´proprio l´affetto della riconciliazione. E cosi´mi immagino succeda anche qui sulla terra fra le varie super potenze, fra i vari stati. Si contendono fazzoletti di terra. Qualche collina e una pianura, uno sbocco al mare e un porto. Per questi „giocattoli“ si litiga, ci si ammazza, ci si massacra. E il Dio che e´nei cieli? Lui sta in disparte, Lui ci ha talmente amato da darci tutta la liberta´, tutta la libertà´di scegliere e anche quella di essere Caini.

Impareremo mai?

 

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Lo scopo del vivere. 

Siamo in Germania da ormai 7 anni. Dopo 7 anni di solito si divorzia , invece noi non vediamo effettivamente dove possa venire la rottura con questo paese. Ogni tanto io e Sara ci scorniamo sulla´istruzione dei figli. In Germania infatti la differenza con l´Italia sulla´istruzione e´grande. E´grande e difficile anche da capire. Qui infatti ci sono tante vie, tante possibilità´diverse, continuano i nostri vari amici a ripeterci.

Ma le incornate derivano principalmente quando uno dei nostri pargoli ha un voto opaco. Si perché la mamma di casa vorrebbe che tutti brillassero fra i banchi come faceva lei, che puntava sempre all´eccellenza. Io invece facevo le cose che mi piacevano, alla fine mi son piaciute quasi tutte, anche l´esame di geometria sui campi n dimensionali che ho continuato a sognare per svariati mesi dopo quell´esame.

Ma Epoche un titolo cosi a questo articolo? E perché io e Sara ci scorniamo?

In pratica lei ha una visione romantica della scuola italiana , cha abbiamo lasciato. La pensa buona per tutti. Tutti possono avere una base di istruzione. Tutti masticano un po di Leopardi , Dante e disquisiscono sulle colonne ioniche o roba del genere. Lei ha fatto il ginnasio infatti alle superiori e io l´istituto tecnico. Questa diversa cultura di base ci mette ovviamente su posizioni diverse.

E´mattina, sono le 9. Sono ancora vestito con una maglia bianca e un paio di pantaloni da ginnastica, quelli che si potrebbe usare per fare jogging. Lavoro alacremente al computer, alle 9.30 h out appuntamento importante con il commercialista. E´quasi tutto pronto , ho ancora 30 minuti. Suonano alla porta. Chi può essere? Sara´il postino.

Apro la porta, davanti c´e´un ragazzo , direi sulla trentina, con giacca , cravatta e una borsa. Mi dice : abbiamo un appuntamento. Io fra me e me che penso : ma chi diavolo e´questo. E lui : sono della DEBEKA, ci siamo accordati la settimana scorsa. Dentro di me parte un ahhhh… Poi lui aggiunge: non si ricorda? Sono figlio del vicino di casa, le abbiamo prestato una scala per tagliare un albero qualche tempo fa. Io annuisco con aria imbambolata. Possibile che sia il figlio del vicino? D’accordo che non era in giacca e cravatta, ma che ci fa vestito cosi? E poi ho un appuntamentoooo!!! Entra, lo faccio accomodare. Vuole mostrami nuove offerte per l´assicurazione sulla casa. Ma lei lavora per la Debeka? Strano da dire ma in tedesco anche se la controparte ha qualche anno di meno, si deve dare sempre del Lei.

Si , sta facendo scuola nella Debeka. Fa qualche anno dentro a questa grande assicurazione e poi andrà´all´università. Universita? Ma quanti anni ha? 23. Sara´la giacca ma gliene davo più di 30. Quindi questo ragazzetto passera´qualche anno in questa grande assicurazione che curerà la sua formazione, scrivendone il curriculum e dandogli anche uno stipendio. E dopo aver iniziato a lavorare sul serio , andrà´all´università.

Questo esempio e´quello che capita in Germania. Ma mia moglie, Sara, e´contraria. Lo stato dovrebbe dare una cultura di base e solo dopo , in un secondo momento indirizzare al lavoro. In teoria e´quello che dovrebbe capitare in Italia con i risultati di disoccupazione giovanile che si conosce. In Germania invece trovano un posto per tutti. Tutti sono spinti a specializzarsi. Non c´e´scampo.

Sara e´furibonda perche´in terza classe , già si parla di dover scegliere tra ginnasio , quindi poi università, e real Schule, quindi qualcosa di più orientato al lavoro.

Quindi bambini di 9 o 10 anni devono già sapere se vanno all´università? Possibile? La Grund Schule, le nostre elementari prima di ginnasio o Real Schule, e´un po una corsa ad ostacoli per i bambini. Vengono dati i rudimenti di base, nei primi anni e poi le spiegazioni in classe non sono proprio spiegazioni. Vengono date parziali e con poche possibilità´di esercizio. Riesce bene quindi un bambino che e´un genio o che ha alle spalle una famiglia. Quindi al quarto anno, dove si decide appunto il percorso poi per tutta la vita, quello che viene valutato non e´solo il bambino ma anche la famiglia che e´alle spalle. In pratica riuscire´ad arrivare all´università , formarsi e avere una certa carriera e´una minoranza quindi. Una parte piccola degli studenti. Ed e´quello che serve alle aziende tedesche. A queste infatti servono tante persone molto brave a montare macchine o sviluppare ma , in rapporto, pochi manager.

Sara dice che qualcuno dall´alto ci vuole ignoranti , vuole costringere il popolo a non pensare e per questo lo stato tedesco ha creato questo tipo di istruzione.

La mia opinione e´diversa. I tedeschi sono molto pragmatici. Il giorno d´oggi e´costruito come noi lo vogliamo. Tutto vogliono sempre più beni materiali , questi beni devono costare sempre meno e funzionare sempre meglio. La voracità´dell´uomo e´infinita e si va nei mercatini a cercare magliette da 4€ , sapendo bene che son fatte dai cinesi che ammazzano noi italiani ma non importa.

La Germania quindi ha reagito nei decenni migliorando e ottimizzando la produttività delle sue aziende. Vogliamo che la nuova Golf abbia più potenza, sia più veloce, più capiente , piena di aggeggi elettronici e … che costi praticamente come il modello di 5 o 6 anni fa? Questo e´quello che tutti vogliamo e se per farlo poi il sacrificio e´avere un sistema di istruzione orientato all´industria…. Questo e´quello che vogliamo, quello che ci meritiamo.

 

Lo scope del vivere. Se noi lo cercassimo tra le stelle , se noi volessimo davvero volare, tutto sarebbe diverso. Dio stesso mio ha dato le ali ma come cinghiali preferiamo cercare castagne nel fango. Ci sveglieremo prima o poi?

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DJ Fabo , la vita e Dio.

 

Non volevo scrivere nulla su questo caso, sfuggivo la cosa. La sfuggivo perché mi ha colpito, come ha colpito tanti. Mi ha colpito perché mi sono immedesimato in quel ragazzo. Ho pensato come ci si trova a non poter vedere più´, a non per più´muoversi. Il girono prima una vita normale e poi bloccato, costretto su un letto.

Sono uscite tante discussioni tra me e qualche amico. Discussioni in cui ci ponevamo la stessa domanda : ma tu al suo posto cosa avresti fatto? Io non ho dubbi, non avevo dubbi , io avrei preso la croce sulle spalle, avrei percorso la china del calvario ma per tutti gli altri, ma proprio tutti non e´ cosi´.

Ma ho sempre sbagliato io. Ho sbagliato perché pudicamente non ho mai preso la discussione come credente ma ho cercato di convincere gli altri con discorsi logici, con discorsi di etica, di esempio positivo per la comunità ma tutto e´stato vano. Gli altri rispondevano che se si fossero trovati anche loro in quella condizione di farla finita in fretta. Tutti discorsi logici , tutti discorsi che giustificavano quello che DJFabo ha fatto. Il pensiero dominante? Non so come si chiama ma oggi giorno , per certi temi, sembra che la maggioranza la pensi tutta uguale., le voci fuori dal coro non ci sono e se ci sono sono ovattate , sono strane o arcaiche e radicali.

DJFabo ha vissuto la vita al limite: sport estremi , viaggi esotici, insomma una figata dietro l´altra. Altre vite sono molto più piatte, insignificanti e all´ombra della nostra società moderna ma a chi frega? A chi importa? Chi e´sulla cresta dell´onda vuol rimanerci a ogni costo e non c´e´ altro oltre all´onda e al vento fra i capelli. Tutti discorsi inutili che altri interlocutori non capiscono , non vogliono prendere un considerazione: quando si cade , si cade in quel modo in cui non rimane nulla , in cui , si dice, la vita non e´più´vita , meglio spegnerla. Meglio decidere quello che altri non possono o non vogliono.

Ma Dio invece dov´e´? Dove e´rimasto in tutto questo?

Purtroppo top mettiamo sempre in un angolo. Quasi fosse un parente scomodo, quello antipatico con cui non vogliamo parlare. Ci mettiamo quindi sopra a tutto e decidiamo anche per Lui.

Anche a me e´ capitato di precipitare, di cadere dall´onda. Di perdere il controllo della mia esistenza e di ritrovarmi con le ginocchia sbucciate e i sassi in bocca. Sono stato preso e mi ha messo una croce sulle spalle. Ma li´ in quel momento, quando stavo in ginocchio con la testa fra le mani Lui era li´. Lui mi ha confortato, ha lenito il mio dolore, mi ha dato il motivo del vivere, mi ha guarito. Non le ferite che avevo in quella caduta rovinosa verso il basso ma mi ha guarito dal mondo. Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire il motivo del vivere e dopo ripartire, riprendere in mano la vita e´stata una conseguenza.

Tutte le vite , proprio tutte, sono piene di croci : pesanti, leggere, lunghe, corte. Ogni´uno la sua. Oggi siamo convinti di potercela fare da solo, purtroppo non e´cosi´ ma abbiamo la fortuna di avere un Padre sempre pronto ad aspettarci, a curare le nostre ferite ed ad amarci. Sempre. Lui e´sempre li´.

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La Vita.

 

La vita ti investe, ti travolge, ti entra dentro e ti brucia poi ti butta in un angolo. La vita non si ferma, anche quando sei in quell´angolo lei e´li che ti guarda. Come un cucciolo di cane felice e sbavo so , aspetta che tu ti alzi.

Una volta stretto in quell´angolo ho realizzato quanto sono fortunato. In uno di quei momenti ho capito come sia fortunato ad avere fede. A credere in Dio che mi ha fatto e creato e messo li. Lui si mi ha fatto andare in quell´angolo. Mi ha dato la fortuna di potermi fermare, mi ha dato la possibilità di mettere la testa fra le mani e cercare dentro di me la risposta. Ma la risposta poi, non arriva mai da me. Arriva appunto da Lui. In quei momenti ho la possibilità di ascoltarlo. Ho la possibilità di abbassare la voce del mio ego e di cercare la Sua. E Lui , Lui nonostante tutti gli sbagli, nonostante tutte le cadute e tutte le volte che mi diceva , mi tirava in una direzione, nonostante tutte le mie promesse non mantenute, nonostante tutto questo … Lui e´li. E´li in quell´angolo vicino a me a consolarmi. A darmi forza, a curare le mie ferite.

E quindi guardo il cielo e lo vedo sempre più azzurro e lo vedo pieno , pieno di comprensione e amore che tra gli uomini non e´possibile sempre trovare e sento quindi di non essere solo e sento quindi che solo non lo ero mai.

E quindi , rialzandomi e guardando in faccia alla Vita che e´li e che vuole giocare con me, ho solo una domanda in testa.

Ma cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?

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Sie oppure lei o anzi du?

Il dare del Lei è una cosa che ho sempre trovato difficile. Infatti quando da bambino ho capito la differenza tra il lei e il tu , mi ha sempre dato un dubbio. Poi crescendo ho acquisito sicurezza e, fino agli ultimi anni in cui vivevamo in Italia, il tu era quasi automatico quando la controparte aveva la mia età oppure meno. Appunto dato che la mia età era la discriminante, crescendo diventava più facile. 

Poi la Germania e il tedesco.
Ricordo nei primi mesi in terra teutonica. Dovevo far cambiare olio alla mia auto. Un collega mi accompagnava e discutendo con il meccanico, forse ventenne, lo appellavo con il du. Avevo notato qualche rigidità nel ragazzo ma pensavo fosse dovuto al mio tedesco ancora stentato. 
Fuori dal concessionario poi il collega mi spiegava: in Germania bisogna sempre tenere le distanze indipendentemente dalla differenza di età bisogna darsi del Sie. Con la S grande! Ma come, se avrà avuto vent’anni , replicavo. Lui: non importa, si sarà sentito offeso dal fatto che gli davi del du. Questo mi colpì. Non volevo offendere nessuno! Anche il nostro capo ufficio di li a poco, ci diceva che lo potevamo appellare con il du, invece del classico Sie richiesto per la differenza tra i ruoli. La cosa mi stupì molto dato che fino a qualche settimana prima, comunicavo solo in inglese dove lo you con la y piccola si dice esattamente come lo You con la y grande.
Da allora ho cominciato a dare del Sie a partire da commessi di 16 anni all’insù. Il Sie rimaneva anche tra genitori di scuola e rigorosamente con gli insegnanti. E per passare al du? Lo si chiede gentilmente poi ci si presenta dicendo questa volta il nome e stringendosi la mano. Cioè fino a cinque minuti prima ci si chiamava per cognome e dopo ci si chiama per nome. Strano? Si ma almeno chiaro e limpido. Nessun dubbio legato all’età o alla carica sociale.
I mesi sono passati, ho cambiato lavoro, ho incontrato molta più gente e visitato molta più Germania. 
Mi trovavo nel basso Bayern per una fiera in cui presentavo una nostra nuova macchina. I clienti numerosi passavano dal nostro stand a chiedere informazioni. Dopo due battute mi rivolgevano subito il du. Sul momento non capivo.
Mi sentivo strano, quasi offeso come il ragazzo del concessionario di cui sopra. Forse perché sono italiano? Mi discriminano? 
Piano piano ho capito. La gente nel Bayern dal il du per farti sentire uno di loro, per abbassare le barriere e perdere quindi le distanze, per esserti vicino. Ma che bello! Allora du a tutti!!!

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