Papá, perche´ la Grecia deve uscire dall’euro?

Domanda che mi ha posto Sofia, 10 anni. Al ginnasio che frequenta qui in Germania (le scuole finiscono il 25 luglio quest’anno!) tutti i suoi compagni più grandi non parlano d’altro e per loro é scontato che la Grecia debba uscirne. Ho raccolto le idee ed ho risposto a Sofia.
Vedi ci sono due modi grosso modo di gestire l’economia di uno stato. Prendiamo ad esempio gli stati del sud Europa come la Grecia o l’Italia. Gli stati di oggi hanno come spese principali le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Poi devono importare cose che nel loro suolo non hanno e per gli stati europei si tratta di solito di prodotti legati all’energia, come il petrolio. In passato, quando uno di questi stati faceva del debito, era semplice e si stampava della moneta. Con questa moneta stampata si pagavano gli stipendi degli statali e le pensioni. La moneta però, ad esempio la lira, si svalutava un po’ e il costo che pagavamo per il petrolio, che invece si pagava sempre in dollari, cresceva un po’. Un esempio. Se la nonna aveva una pensione di 500 mila lire, dopo che l’Italia aveva stampato moneta, prendeva sempre 500mila lire ma se doveva fare il pieno alla macchina invece che 30mila lire ce ne sarebbero volute 32mila lire, non una tragedia e tutti si campava. Gli stati del sud insomma aggiustavano le loro economie svalutando la loro moneta e per questo si diceva che avevano una moneta debole.
E gli stati del nord? Quelli il debito non lo volevano pagare stampando moneta, non volevano svalutare la propria e quindi cercavano di risparmiare e aumentare la produzione interna.  Risparmiando sugli investimenti, gli abitanti di quello stato del nord, non sono portati a spendere di più. La strategia era quindi di esportare il più possibile, aumentare la produttività accrescendo le capacita tecniche dei lavoratori puntando sulla formazione e ottimizzando le risorse disponibili. Il risultato é uno stato efficiente composto da individui super specializzati nei loro singoli ruoli ma con poca propensione alla spesa, tutto o quasi deve essere esportato. Ma questi stati del nord , in questo periodo pre-euro , non erano contentissimi. Tutto filava liscio, molti lavoravano ma c’era una impuntatura: non guadagnavano tutti i soldi che pensavano di guadagnare. Gli stati del sud infatti, svalutando la loro moneta , irrompevano con prodotti nel mercato mondiale più a buon mercato rispetto a quelli del nord e minando il loro sistema improntato sull’export.  Mettiamoci in italia per un esempio. Prima dell’effetto svalutativo una fiat Tipo si vendeva a 10milioni di lire, mentre a 10mila marchi in Germania e 5mila sterline in UK. Una golf invece si vendeva a 11milioni in Italia, 10mila marchi in Germania e 5mila sterline in UK. In pratica la tipo contro la golf non ha speranze. Poi avviene la svalutazione in Italia per pagare le pensioni, gli stipendi degli statali. La lira si deprezza nei confronti di marco e sterlina. La tipo di prima costa sempre 10milioni di lire in Italia ma la golf , sempre in Italia, diventa piu cara e raggiunge i 13milioni. Le golf sono affidabili e robuste ma in Italia non si vendono tanto. In Germania il prezzo della tipo scende a 8mila marchi e anche in UK si assesta sulle 4mila sterline. La tipo é una fiat, forse poco affidabile ma costa poco e ha una linea piacevole. Di italiani in UK e Germania ce ne sono e le vendite di questa macchina si apprezzano. Il sistema produttivo tedesco calibrato per l’affidabilità, per gli optional, per un alto numero di macchine prodotte è in crisi. Gli stipendi sono troppo alti. Il futuro roseo che ci si aspettava è ingrigito. Allora si sono inventati l’euro. Si sono messe delle regole per essere virtuosi , per seguire lo stesso percorso di quei paesi del nord cosi efficienti senza chiedersi pero se a quelli del sud andava davvero bene. Ma quelli del sud hanno accettato tutto senza batter di ciglio e purtroppo senza aggiustare il loro sistema interno per essere anche loro davvero virtuosi.
E adesso? Tutti i paesi , o quasi, hanno del debito. Se questo debito è tanto grande alcuni possono stamparsi delle banconote, come hanno fatto gli USA per quasi 7 anni di fila. In Europa è diverso, in Europa nessun stato può stampare euro. Nessun stato può controllare e aggiustare le proprie spese a seconda dell’andamento economico proteggendo allo stesso tempo la parte più debole della propria popolazione. L’unica cosa che rimane da fare è aumentare la propria produttività, ridimensionare le spese, flessibilizzare i contratti, tutto questo per abbassare al massimo il costo dei prodotti di una data nazione aumentandone i profitti e puntare tutto esclusivamente sull´export. Ma noi italiani compriamo un sacco di cose dalla Cina. Tanta tecnologia dagli USA. Le macchine quasi esclusivamente dalla Germania. Cosa esporteremo? Frutta, formaggi e pasta? Cosa rimane da fare agli altri stati del sud, quelli che avevano una moneta debole? Cosa rimane alla Grecia? Come potrebbe risalire la china? Perché tutti gli stati devono comportarsi in maniera virtuosa non svalutando mai la propria moneta? Perché tutte le economie devono essere uguali? E i popoli dell’Africa? quei popoli che affermiamo dover aiutare in loco. In loco a fare cosa? Trasformeremo anche loro in consumatori? Pronti a comprare l’ultimo cellulare ma a risparmiare su libri e scuola per i figli? Tutto al servizio dell’economia e del consumismo, del produrre a piu’ non posso per non si sa quale obiettivo. Quando saremo contenti? Quando ci sentiremo arrivati? Quando tutti al mondo avranno il nostro stile di vita? Quando tutti avranno 2 macchine, una casa con 3 TV, 4 PC, 6 cellulari, i figli all’università, una crociera all’anno in posti esotici, saremo allora contenti? Oppure sentiremo ancora freddo? Quel brivido che ci assale quando pensiamo alla morte ma a quella non ci si vuol pensare, quella capita solo agli altri e allora perche’ pensare, perche pensare se c’é un dopo, se c’e’un Dio,  se ci sara’ una fine, se ci sono persone malate, persone che vivono al margine delle nostre societa’, l’unica cosa e’ , produrre , produrre, produrre. E chi non ci riesce? Pech … come dicono qui in Germania.
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Congedo parentale , o anche detto “Elternzeit”.

Ebbene si , ci sono dentro anche io. Da quando e’ nata Beatrice sono in “congedo parentale”. Definizione difficilissima in italiano ma il significato reale invece in Germania all’atto pratico e’ molto semplice. In pratica la mamma e il papa’ hanno 14 mesi da gestire. Ci sono dei minimi e massimi mesi di congedo da prendere e il minimo per il papa’ sono 2. Questi 2 lunghissimi mesi possono essere presi all’interno dei 14 mesi dopo la nascita del bimbo. Possono essere goduti insieme oppure spezzati, come ho fatto io. Quindi , rinunciando a un po’ di stipendio, ho un mese di congedo parentale adesso e un altro mese il prossimo anno. E’ il nostro terzo bambino nato in Germania, contro i 3 nati in Italia. Per i primi due nati qui non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di stare a casa dal lavoro. Troppo impegnato in progetti nuovi, troppo impegnato su me stesso per capire cosa mi perdevo. E adesso invece? Ora che ci sono dentro? La sveglia non e’ cambiata : 6.35 tutte le mattine. Facciamo colazione tutti insieme come solito. Sara la prepara e io mi occupo di scrostare dal letto un paio di ghiri che abbiamo in casa e che non riescono mai a scendere da soli dallo stesso. Alle 7:30 sono tutti pronti per andare a scuo9la, a parte Annamaria che purtroppo, a 2 anni, non puo’andare ancora all’asilo. Porto Sofia al ginnasio , torno a casa e faccio una passeggiata con il cane. La mattina scivola via con qualche lavoretto in casa, il giardino da curare e cullare Beatrice quelle poche volte che richiede affetto. Poi all’una tornano tutti a casa. Dopo pranzo li porto a musica, a nuoto, faccio i compiti con loro. Sofia non capisce i grafici delle precipitazioni, Tancredi fa’ matematica, Matilde che legge o disegna. In tutto questo Annamaria come scheggia impazzita che si arrampica sul divano, disegna per terra o da qualche pizzicotto a un fratello. Cosa c’e’ di meglio? Finalmente non sono piu’ concentrato su di me, finalmente posso seguire nei mini particolari la loro giornata. Adoro poi portarli alla scuola di musica. L´ambiente li’ e’ fantastico. I nostri 3 bimbi più grandi hanno tutti lezione negli stessi giorni e nell’atrio della scuola e’ stato ricavato un bar con tavoli per sorseggiare caffè e per fare i compiti. Noi ci accampiamo li’, in attesa delle varie lezioni. Sara mi ha fatto la lista con i vari orari per mandare i 3 alle varie lezioni. Osservo l’orologio posto al centro dell’atrio.

Gli studenti trascinano sule spalle il loro strumento. Gli insegnati sono molto affabili e hanno tutti sempre un sorriso pronto. Io mi sento come nuovo, dato che di solito tocca a Sara accompagnare la truppa a scuola di musica. Conosco pochissime persone e le prime volte , dal mio congedo parentale, tanti mi fanno gli auguri. Riconoscono i miei bimbi, chiedono come sta’ la nuova arrivata, mi stringono la mano.

Cosa ci può’ essere di meglio di fare il papa’ a tempo pieno? Di partecipare alle loro vite?

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Un’occasione mancata.

Un’ altra occasione mancata, un’ altra occasione per cambiare buttata al vemto. Ricevo ogni tanto una mail con la copertina dell’espresso. Quella di un paio di settimane fa’ scorsa tuona: Renzi, siamo pronti a ripartire dalla famiglia. Caspita, penso, ci siamo! Finalmente hanno capito che il PIL di un paese è proporzionale alla sua natalita’ , finalmente vareranno aiuti alle famiglia come fanno in Francia e qui in Germania. Apro la mail per lggere la copertina e il mondo mi crolla addosso. Nel sottotitolo infatti si dice che Renzi e soci sono pronti a varare leggi per le famiglia di fatto, le famiglie gay, quelle miste, ecc… Ma sono quelle le priorita del paese? 

Ah beh ma hanno fatto il bonus bebè. 80 € al mese per tre anni, 80 € per ogni filglio. Il confronto rispetto a dove viviamo, la Germania, è impietoso: qui ci danno 180€ al mese a figlio e fino a 18 anni. Poi se il figlio (il bebè) vuole studiare viene esteso fino ai 25. 
Ma perché un’occasione persa? Ho sentito le condizioni per accedere a questo bonus. In pratica la domanda deve essere presentata entro 90 gg dalla nascita del piccolo, tramite internet o telefono all’INPS, solo per bimbi nati tra il 1 gennaio 2015 e il 31 divembre 2017 e con una soglia di reddito sotto ai 25mila euro. Se poi il reddito è sotto ai 7mila la cifra si raddoppia e diventa 160€. Questo vale per bambini nati o adottati fino al compimento del terzo anno. 

Bello. Facciamo due conti allora. Prendiamo una famiglia ‘normale’ che oggi non lo è più ma fa lo stesso), composta da due genitori. Questi devono avere un reddito inferiore a 25mila euro. Lordi. Quindi in tasca gli arrivano 14mila euro? In due? Che sono , netti all’anno 7mila a testa e al mese poco più di 500€. Quindi questa famiglia prima di avere un figlio vive con 500€ a testa. E con tutti quei soldi che ci fanno? Un affitto di 500€ al mese? Imu, asporto rifiuti, luce, metano ed acqua? E poi che rimane? E quegli 80€ , per tre anni che dopo il bambino fa reddito, cambieranno qualcosa? E sempre questa famiglia poi deve avere un pc con allacciamento a internet per compilare il modulo on-line, tutto compreso in quei 500€ a testa. 
Che occasione si è persa quindi? Gli 80€ sono pochi? I tre anni non bastano? Non bastano magari a chi addotta dato che di solito il bambino non glielo danno a km zero? Si forse ma il mio appunto non è solo su questo. Arrivammo in Germania nel tardo 2010. La prima cosa da fare era registrarsi in comune, con inglese e uno stentato tedesco durato al massimo 15 minuti. 

Qualche mese dopo mi sono presentato alle 7:30 di mattina, prima del lavoro, all’ufficio per il Kindergeld della nostra città con i certificati di nascita dei nostri bimbi. Davanti all’ufficio non c’erano code, solo un’altro ragazzo prima di me. Lui entra e dopo dieci minuti é il mi turno. Entro in un grande ufficio con una piccola scrivania bianca alla quale è seduta una signora. Dopo i saluti di rito mostro i certificati di nascita italiani in formato europe. Controlla il modulo di richiesta, composto da una paio di facciate e che ho pre compilato con l’aiuto dei miei colleghi, e dopo 5 minuti sono in strada , in tempo per entrare al lavoro senza troppo ritardo. E che è successo? Il mese successivo hanno iniziato i versamenti per gli allora nostri tre figli , compresi di tutti gli arretrati da quando li abbiamo registrati nel suolo tedesco.
Arrivò Virginia e dopo un paio di giorni dalla sua nascita mi ripresentai nello stesso ufficio, alla stessa signora, sta volta con certificato di nascita tedesco. Sempre dopo pochi minuti ero in strada e da li a un mese il versamento mensile comprendeva anche il suo. Una anno dopo Virginia salì in cielo. Che successe alla quota del suo Kindergeld? Per pudore, per pigrizia, per non voler spiegare, sperando che se ne accorgessero da solo non facemmo nulla a riguardo. Sapevamo che prima o poi ce ne dovevamo occupare ma rimase un problema aperto almeno per sei mesi. Poi un giorno Sara ricevette una telefonata, era la signora dell’ufficio del Kindergeld, seduta nella sua piccola scrivania in quella stanza grande. Al telefono con calma faceva le condoglianze e ci diceva che ci avevano pagato 6 mesi di troppo il Kindergeld di Virginia. Si dispiaceva tanto di dovercelo ricordare e che se ci era scappato di mente capiva benissimo e ci proponeva di restituire in unica soluzione o a rate. Fatto il versamento in unica soluzione tutto si chiuse li. 
Spero che da queste nostre esperienze si capisca cosa voglio dire. Per avere il Kindergeld non abbiamo avuto nessun termine, non abbiamo avuto paura di perderlo o di essere fuori dal reddito, non abbiamo fatto file chilometriche. Abbiamo semplicemente portato i certificati di nascita. Tutte quei balzelli, quegli ostacoli che ci sono in italia qui non esistono. Tutti quelle procedure costituiti da moduli che sembrano ostacoli messi a posta per fregare un po’ di gente, per lasciare fuori i meno furbi o i meno informati. Possibile che nessuno faccia i conti di tutta questa burocrazia? Che nessuno capisca che con meno moduli si risparmia un sacco. Si risparmia nel tempo in cui bisogna idearli, nel tempo di chi li deve compilare, nel tempo e denaro che 

Che ci sia sempre un termine , che passato quello non si ha più il famoso diritto acquisito? Che non si noti che se si mettono tutti questi ostacoli poi ci devono essere controllori che a sua volta costano? Non sarebbe meglio risparmiare i soldi per i controlli e darli alle famiglie? 
Già le famiglie. Perché con tutti i soldi che ci danno qui diventiamo ricchi, compriamo yacht in paradisi fiscali. Perché è quello che si vuole evitare in italia, giusto? I soldi che ci dà lo stato tedesco li impieghiamo per gli sport dei bimbi, per le lezioni di musica, per i libri, la biblioteca. I soldi dello stato tedesco quindi si trasformano magicamente in PIL, vengono riversati sulla stessa economia tedesca e vanno nelle tasche di altri lavoratori. Invece purtroppo i soldi che vengono accentrati in Italia in mano a pochissimi, non fanno PIL e anzi sono difficili da spendere. Vi immaginate coppie senza figli con stipendi da 2 o 3centomila euro all’anno? 15mila euro al mese? Mille euro di affitto e poi? Cosa se ne fanno degli altri 14mila? In banca? Sotto al materasso? E li che l’economia non si muove e il divario tra i poveri e i ricchi aumenta, dato che la fame di soldi e potere dell’uomo è infinita.

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È arrivata!

19 giugno 2015, ore 11 e 40 , tutto preparato, tutto liscio come l’olio. Con il terzo cesareo è arrivata la nostra sesta figlia, Beatrice. I dottori non avevano dubbi: la paure era che la bimba diventasse troppo pesante. Sara dal canto suo non ce la faceva più a portarla.  Quando la vedo è piena di sangue una sostanza giallastra. Pesa 3090grammi. Come solito hanno sbagliato a pesarla, doveva essere 3400grammi o giù di li. Tutte le infermiere e i dottori ci fanno i complimenti, aggiungendo qualche commento in italiano.
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Beatrice

Il nome , Beatrice, lo avevamo deciso da tempo. Poi un mese fa la conferma che non viene da noi. Abbiamo viso in tv una serata su Dante, dove Franco Nembrini interpretava la Divina Commedia. È stata per me e Sara una folgorazione. Subito ad acquistare i DVD e quindi i libri. E quindi la conferma che Beatrice era il nome giusto.
Beatrice adesso sta li nel suo lettino, dorme ignara. Inconsapevole. Lei non sa in quale famiglia è capitata. Quando siamo tutti nella stanza per vederla è una baraonda. Qualche bimbo si nasconde negli armadi, altri due che vogliono averla in braccio litigano,  noi adulti che parliamo. In mezzo a quel fracasso lei dorme tranquilla. Tranquilla al mondo. Tranquilla alle guerre , alle rivolte, allo sbarco degli immigrati, alla fame e all’obesità nel mondo. Mettere al mondo un figlio oggi è una sfida o forse un atto d’incoscienza. Allora mi rivedo a quindici anni, sulla piattaforma nella piscina del mio paese. Il cielo azzurro sopra di me e una distesa di acqua blu sotto. Io che osservo quella calma massa blu. Voglio tuffarmi, tuffarmi di testa da 5 metri di altezza, é la prima volta che ci provo. Compio con la mente il tuffo una decina di volte. Una decina di volte vedo la superficie dell’acqua che si avvicina e la sensazione fredda sulla schiena. Dove posso sbagliare? Pensare, le preoccupazioni fanno sbagliare, fanno compiere errori. In quel momento queste preoccupazioni si dissolvono e la volontà si trasforma in gesto. Corro , salto in alto e mi piego verso il basso affrontando con fiducia il futuro. La calma massa blu. Consapevole che tutto andrà bene.
Dopo qualche secondo sono sotto al pelo dell’acqua felice. E allora fare figli è una scelta , una scelta di Fede, una scelta nel futuro. Una scelta che dice che qualcuno sarà li a sorreggerci a confortarci, anche quando non sarà facile. Anche quando non ci sono vie di uscita, Lui ci aprirà un portone.

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La buona scuola

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Tutti ne scrivono , tutti ne parlano, tutti dicono la loro. E io? E io e Sara che abbiamo 4 belve scatenate da domare e un’altra in arrivo? Che scuola vogliamo? Si, abitiamo in Germania da ormai 5 anni e … e quindi? Saremo abituati bene? E invece…. invece pensiamo di girare le vele , di virare stretto e far rotta al Bel Paese proprio a causa della scuola tedesca. Ma come? Non sono la locomotiva d’Europa? Il faro a cui tutti puntano? E già.. ma a guidare la locomotiva mica si deve conoscere Dante, mica si deve sapere la capitale dell’Inghilterra o da dove nasce il Nilo. No, per guidare la locomotiva bisogna avere un buon badile e tanti muscoli. Tanti muscoli per riempire il badile di carbone e gettarlo nella caldaia. E quando ci si sente allegri , si tira la cordicella per far fare al treno il caratteristico fischio. E dove sta andando il Bel Paese da noi agognato?

 

Leggo dal documento “La buona scuola – Emilia Romagna” , a riguardo le strategie per collegare la scuola al lavoro :

puntare sulle competenze trasversali,
che per loro natura sono utilizzate in qualsiasi
ambito professionale ( leadership, capacità di
parlare in pubblico, conduzione di

nozioni legali di base, ecc….); sviluppare
atteggiamenti, comportamenti, capacità
relazionali, creatività; rafforzare le competenze
di base: irrobustire, insomma, la debolezza dei
profili in uscita dei nostri studenti, spesso
rimproveratoci dal mondo aziendale, evitando
tuttavia l’appiattimento sulla contingenza,
considerato che nei cinque anni del percorso
scolastico, che sono un periodo lungo per il
mondo del lavoro, le contingenze mutano.
Tutto bello ma siamo sicuri di dove stiamo andando? Ci vogliono tutti leader? E se uno leader non lo vuole essere? Lo mettiamo nel rusco (come si dice a Bologna)? Qui stride il confronto con la Germania. I teutonici di leader ne fanno pochi, a volte li importano. Perché ne fanno pochi? Perché numericamente ne servono pochi. Servono molti più operai che sappiano programmare una fresa o un tornio che uomini in giacca e cravatta che sfornano slide a iosa. Di quelli ne servono una decina per un´azienda di 2 mila dipendenti. Da questo confronto si vede la brutalità del sistema tedesco, l´estremo pragmatismo che poi pervade il popolo stesso. Questo viene dalla quarta elementare , quando i pargoli hanno 10-11 anni, selezionato , incanalato, spinto e influenzato. Se un bambino non ha voglia di far di conto e impegnarsi sulla grammatica tedesca, non e´un problema, non e´ una tragedia, non si ferma il mondo , non viene bollato come rifiuto della società, come ameba succhia soldi. Viene incanalato su una scuola un po più professionale, gli viene data la possibilità di trovare sfogo in materie piu´ pratiche. Se quello e´ veramente quello che vuole, il ragazzo rimarrà su quel binario fino ad essere portato a lavorare in azienda, formandosi in azienda. Se poi nell’azienda stessa dimostrerà che e´bravo che lavora bene con gli altri, l´azienda di solito gli fa un contratto e lui e´ sistemato quasi per la vita. Perché non va per noi allora la scuola tedesca? In fin dei conti trovano un lavoro a tutti, non scartano proprio nessuno. Loro lo hanno capito da tempo e non mi capacito come non lo abbiano capito in Italia. Hanno capito che il PIL , che sembra l’unica cosa che conta, sia direttamente proporzionale al numero di persone che lavorano e quindi in un certo senso anche alla natalità. La Merkel lo dice una settimana si e una pure in TV o alla radio : in Germania non si fanno figli. Ma non lo dice perché vuole coccolarsene un po’? Perché si vuole sentire nonna? Lo dice proprio petche vede il PIL tedesco da qui a 20 anni precipitare nel baratro. Vede da qui a 20 anni una forza lavoro risicata, non più in grado di sostenere il badile, di far procedere la locomotiva. E via allora ad aiuti alle famiglie… ma questo e’un altro capitolo e perché non copiamo i tedeschi da questo aspetto mi rimane oscuro.
In fondo quindi non siamo contenti della scuola tedesca ma neanche dell’ Italiana, possibile che non si possa trovare una mezza misura? Una scuola Italiana dove i giovani ingegneri sappiano chi fosse Dante ma al tempo stesso cosa sia una fresa e che l’abbiano addirittura utilizzata prima di entrare in azienda? Secondo me quindi e’ giusto cercare di sfruttare le varie caratteristiche di ogni studente ma al tempo stesso una base umanistica e’ da preservare , da tenere assolutamente diffidando di tutta quella tecnologia che si pensa la panacea di tutti i mali e di tutte le creatività perdute. Queste sono solo balle nella bocca dei nostri politici : negli USA , sono tanto creativi, perché lo stato investe un sacco di soldi a fondo perduto per l’innovazione. Poi si ritrovano tra le mani l’invenzione del mouse o della grafica per computer e non sanno che farsene per anni fino a che uno Steve Jobs passeggiando per questi famosi laboratori ha capito cosa farne. Invece da noi e’ diverso, si dice che dobbiamo sviluppare la creatività e con due stecchi di legno un po’ di spago uscire nel mondo e far fuori tutti. Ma per fare la buona scuola dei bambini creativi ci vorrebbero i… si e’ vero ci vorrebbero i bambini… E quindi? Quindi dovremmo avere una natalità maggiore forse?Ma non basta assumere i prof precari che tutto va a posto? Ma se poi non sono più precari insegneranno sicuramente meglio a meno bambini , dato che quelli stanno sparendo.  E per aumentare la natalità italiana che facciamo? Sempre con la creatività?

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Amore mio, grazie!

Grazie, è l’unica parola che oggi mi viene in mente.

Grazie, ha un suono dolce amaro, qui di fronte alla croce che porta il tuo nome. Tre anni, tre anni sono passati e oggi il cielo azzurro festeggia il tuo compleanno in cielo.

L’altra sera Tancredi piangeva perchè gli manchi tanto. E così a noi tutti. E la nostra vita si divide fra sorrisi e lacrime.

Grazie perchè non è più come prima. Grazie per averci scelti. Grazie che non permetti che il dolore si trasforni in un sentimento che non accetta di essere curato. Grazie per le tante volte che sei venuta a trovarci. per tutti gli incidenti stradali che mi hai evitato, richiamando la mia attenzione al momento giusto.Grazie per aver protetto papà l’anno scorso quando una macchina lo ha investito ma tu hai attutito il colpo. Grazie per tutte le volte che un piccolo sussurro nelle mie orecchie mi ricorda un’incombenza che stavo per dimenticare. Grazie per averci mostrato il cielo con il tuo dito rivolto verso l’alto e perchè oggi lo possiamo guardare con occhi nuovi, Grazie per ogni sorriso a caro prezzo che facciamo, per l’amore  che nasce e si rinnova nella nostra famiglia. Grazie per averci insegnato che cosa è l’accoglienza. Grazie, per aver imparato a dire grazie, anche a te, nonostante lo dica fra il sorriso e le lacrime. Grazie per aver reso la nostra famiglia speciale: un angelo ci ha visitato! E perdona le lacrime che ancora non vogliono smettere di scendere ma è grande il vuoto che hai lasciato qui. Tu , tanto piccola ma già così grande che riempivi una stanza con il tuo luminoso sorriso!

Non ti dimenticheremo mai, non ti lasceremo mai veramnete andare via dalla nostra famiglia, ma tu, per favore, non dimenticarti di noi e di tutto il bene che ti abbiamo voluto e che ancora ti vogliamo. Mi manca stringerti fra le miei braccia ma so che Qualcuno, migliore di me, non ti fa mancare niente. Salutami il nonno e tutti i nostri cari che hanno la fortuna di essere lì con te. E non smettere mai di indicarci la via giusta per arrivare da te.

La tua mamma

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A crepar di maggio…


Il cielo azzurro, di un azzurro speciale. Aria tersa e nessuna nuvola. Il meccanismo che Dio ci ha creato si muove attorno a me. Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto a maggio. Che a crepar di maggio ci vuol troppo coraggio, come in quella canzone di De Andre. Anche Virginia è morta di maggio. Anche per lei tutto intorno era perfetto: i prati di un verde brillante e pieni di fiori e ancora in cielo un azzurro stupendo fatto di miliardi di sfumature. E la vita va avanti. Ma avanti dove? Che senso ha? Ci muoviamo nello spazio, che senso ha andare solo avanti? E dove sarebbe questo avanti? È questo il nostro scopo della vita? Andare avanti? Raggiungere la pensione? E poi mi accorgo che faccio parte di tutto questo, di tutto questo meccanismo e che è un meccanismo che ho scelto io, una strada che ho voluto percorrere fino in fondo. Ho deciso io di lottare, ho deciso io di mettermi di traverso al destini, al destini di Virginia  per poi all’ultimo accorgermi che lei voleva andare, che lei non era qui per troppo tempo, che lei voleva tornare al Padre e insegnarci a vivere. Allora tutto questo prende forma, ha un senso. Tutta questa composizione fatta di gioie e dolori, fatta di alti e bassi che è la vita ho un senso, ha un motivo di essere vissuta. Il motivo principale è proprio l’interazione che abbiamo con gli altri, il relazionarsi che non deve essere più un aggredire o un difendersi ma deve trasformarsi in un’accoglienza continua. In un cercare di capire, di rendersi umili e piccoli per capire che quando l’altro alza il pugno per colpire, ha un buco nel cuore, ha una ferita lacerante e se riuscissimo un giorno a sanare quella ferita, quel pugno si trasformerebbe in una carezza. Ma quanta fatica, quanta incomprensione, quanta banalità, quanta arroganza. Ma tutto fa parte della stessa trama , tutto fa parte di quel meccanismo che ci ostiniamo a non capire, a non vedere, che continuami ad opporvici. E a. Maggio mi accorgo sempre di come l’inverno sia davvero passato e di tutta la fortuna che il buon Dio ci ha dato.

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