Archivi categoria: Italia

Una coppia moderna.

Prendo di tasca le chiavi e cerco dal mazzo al piu´piccola. Poi apro con circospezione la buchetta della posta. Dopo 3 settimane di Italia e´piena anche se la vicina ogni tanto ce l´ha svuotata. Scorro le varie lettere e… Mi chiamo Michele, nome comune in Italia e non tanto in Germania. Qui infatti lo usano solo stranieri che vengono magari dalla Francia e quindi sulle lettere che ricevo vengo sempre apostrofato come “Frau” Michele Orefice. Detta alla francese sarebbe Frau Miscel, suona pure strano anche in bocca a un tedesco e questo essere apostrofato come Frau sulle lettere mi capita spessissimo: dalla IKEA Family, all’abbonamento del giornale dei bimbi o alla posta che viene dal comune per pagare le tasse.

E´ capitato poi di esser stato ricoverato per una operazione al ginocchio. Entrando in ospedale , qui in Germania, ci hanno dato i questionari di rito da compilare con le mie generalità e quelle di Sara mia moglie. Presi i moduli tutti ci guardavano un po´ strani chiedendoci : ma non siete sposati? E noi quindi a spiegare che in Italia ogn´uno conserva il proprio cognome. Gia´ perché nella civilissima Germania, ma questo vale anche negli Stati Uniti, quando ci si sposa il cognome per entrambi e´ uno solo : la moglie prende quello del marito o viceversa. Negli stati Uniti invece e´ sempre la moglie che prende il cognome del marito, viene come “marchiata” dal nuovo proprietario. Quindi si devono cambiare i documenti e all´anagrafe il vecchio cognome scompare. Estremizzando appunto, il coniuge che perde il cognome viene come preso di proprieta’ dell´altro. Ma come Frau Merkel non era sempre stata Frau Merkel?

Ecco che io e mia moglie ci sentiamo una coppia moderna : due “donne” che hanno 6 figli e che vivono insieme : cosa ci puo´ essere di più estremo?

Pensando pero´ alla teoria gender quindi e tutto quello che l´Europa “chiede” all´Italia fa tutto un po´ sorridere. Ma chi e´ che davvero ci chiede e di far cosa?

Poi penso ai genitori 1 e 2 della Francia , lontana pochi chilometri da casa nostra. Quindi la confusione nella mia testa , e forse in quella di tanti, regna sovrana. Ricapitolando : l´Europa sulla spinta di vari lobby gay sta spingendo, almeno e´ quello che si vede dall´Italia, tanto per la teoria gender e la legalizzazione / stigmatizzazione del vivere gay. Vivere gay e´ bello sano e giusto. Le discriminazioni a tutti i livelli devono essere combattute, distrutte, annientate a partire anche dal lessico. Per questo in Francia viene imposto il modello genitore 1 e 2 , per questo viene importato anche in Italia e …. mentre tutto questo , sempre visto dall´Italia, invade il continente dell´antico impero romano , a 3 ore di macchina da Strasburgo, a 1 ora dal confine Francese, se uno si chiama “Michele” viene apostrofato come “Frau”! Possibile?

Ma non e´che quello che viene riportato in Italia su quello “che ci chiede l´Europa” non sia sempre esatto? Non e´che l´Europa non e´fatta solo da quella masnada di mangia pane a tradimento che occupa il parlamento di Strasburgo? Non e´ che c´e´ in Italia un sacco di gente che vuol farsi pubblicità con gesti eclatanti ed estremi attaccando la fede e la religione? Non e´ che in quel parlamento in particolare ci sia una grossa influenza di queste lobby gay che come unico scopo ha quello di farsi sentire, di farsi considerare, di ritagliarsi un posto nel mondo?

3 commenti

Archiviato in Germania, Italia

Papá, perche´ la Grecia deve uscire dall’euro?

Domanda che mi ha posto Sofia, 10 anni. Al ginnasio che frequenta qui in Germania (le scuole finiscono il 25 luglio quest’anno!) tutti i suoi compagni più grandi non parlano d’altro e per loro é scontato che la Grecia debba uscirne. Ho raccolto le idee ed ho risposto a Sofia.
Vedi ci sono due modi grosso modo di gestire l’economia di uno stato. Prendiamo ad esempio gli stati del sud Europa come la Grecia o l’Italia. Gli stati di oggi hanno come spese principali le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Poi devono importare cose che nel loro suolo non hanno e per gli stati europei si tratta di solito di prodotti legati all’energia, come il petrolio. In passato, quando uno di questi stati faceva del debito, era semplice e si stampava della moneta. Con questa moneta stampata si pagavano gli stipendi degli statali e le pensioni. La moneta però, ad esempio la lira, si svalutava un po’ e il costo che pagavamo per il petrolio, che invece si pagava sempre in dollari, cresceva un po’. Un esempio. Se la nonna aveva una pensione di 500 mila lire, dopo che l’Italia aveva stampato moneta, prendeva sempre 500mila lire ma se doveva fare il pieno alla macchina invece che 30mila lire ce ne sarebbero volute 32mila lire, non una tragedia e tutti si campava. Gli stati del sud insomma aggiustavano le loro economie svalutando la loro moneta e per questo si diceva che avevano una moneta debole.
E gli stati del nord? Quelli il debito non lo volevano pagare stampando moneta, non volevano svalutare la propria e quindi cercavano di risparmiare e aumentare la produzione interna.  Risparmiando sugli investimenti, gli abitanti di quello stato del nord, non sono portati a spendere di più. La strategia era quindi di esportare il più possibile, aumentare la produttività accrescendo le capacita tecniche dei lavoratori puntando sulla formazione e ottimizzando le risorse disponibili. Il risultato é uno stato efficiente composto da individui super specializzati nei loro singoli ruoli ma con poca propensione alla spesa, tutto o quasi deve essere esportato. Ma questi stati del nord , in questo periodo pre-euro , non erano contentissimi. Tutto filava liscio, molti lavoravano ma c’era una impuntatura: non guadagnavano tutti i soldi che pensavano di guadagnare. Gli stati del sud infatti, svalutando la loro moneta , irrompevano con prodotti nel mercato mondiale più a buon mercato rispetto a quelli del nord e minando il loro sistema improntato sull’export.  Mettiamoci in italia per un esempio. Prima dell’effetto svalutativo una fiat Tipo si vendeva a 10milioni di lire, mentre a 10mila marchi in Germania e 5mila sterline in UK. Una golf invece si vendeva a 11milioni in Italia, 10mila marchi in Germania e 5mila sterline in UK. In pratica la tipo contro la golf non ha speranze. Poi avviene la svalutazione in Italia per pagare le pensioni, gli stipendi degli statali. La lira si deprezza nei confronti di marco e sterlina. La tipo di prima costa sempre 10milioni di lire in Italia ma la golf , sempre in Italia, diventa piu cara e raggiunge i 13milioni. Le golf sono affidabili e robuste ma in Italia non si vendono tanto. In Germania il prezzo della tipo scende a 8mila marchi e anche in UK si assesta sulle 4mila sterline. La tipo é una fiat, forse poco affidabile ma costa poco e ha una linea piacevole. Di italiani in UK e Germania ce ne sono e le vendite di questa macchina si apprezzano. Il sistema produttivo tedesco calibrato per l’affidabilità, per gli optional, per un alto numero di macchine prodotte è in crisi. Gli stipendi sono troppo alti. Il futuro roseo che ci si aspettava è ingrigito. Allora si sono inventati l’euro. Si sono messe delle regole per essere virtuosi , per seguire lo stesso percorso di quei paesi del nord cosi efficienti senza chiedersi pero se a quelli del sud andava davvero bene. Ma quelli del sud hanno accettato tutto senza batter di ciglio e purtroppo senza aggiustare il loro sistema interno per essere anche loro davvero virtuosi.
E adesso? Tutti i paesi , o quasi, hanno del debito. Se questo debito è tanto grande alcuni possono stamparsi delle banconote, come hanno fatto gli USA per quasi 7 anni di fila. In Europa è diverso, in Europa nessun stato può stampare euro. Nessun stato può controllare e aggiustare le proprie spese a seconda dell’andamento economico proteggendo allo stesso tempo la parte più debole della propria popolazione. L’unica cosa che rimane da fare è aumentare la propria produttività, ridimensionare le spese, flessibilizzare i contratti, tutto questo per abbassare al massimo il costo dei prodotti di una data nazione aumentandone i profitti e puntare tutto esclusivamente sull´export. Ma noi italiani compriamo un sacco di cose dalla Cina. Tanta tecnologia dagli USA. Le macchine quasi esclusivamente dalla Germania. Cosa esporteremo? Frutta, formaggi e pasta? Cosa rimane da fare agli altri stati del sud, quelli che avevano una moneta debole? Cosa rimane alla Grecia? Come potrebbe risalire la china? Perché tutti gli stati devono comportarsi in maniera virtuosa non svalutando mai la propria moneta? Perché tutte le economie devono essere uguali? E i popoli dell’Africa? quei popoli che affermiamo dover aiutare in loco. In loco a fare cosa? Trasformeremo anche loro in consumatori? Pronti a comprare l’ultimo cellulare ma a risparmiare su libri e scuola per i figli? Tutto al servizio dell’economia e del consumismo, del produrre a piu’ non posso per non si sa quale obiettivo. Quando saremo contenti? Quando ci sentiremo arrivati? Quando tutti al mondo avranno il nostro stile di vita? Quando tutti avranno 2 macchine, una casa con 3 TV, 4 PC, 6 cellulari, i figli all’università, una crociera all’anno in posti esotici, saremo allora contenti? Oppure sentiremo ancora freddo? Quel brivido che ci assale quando pensiamo alla morte ma a quella non ci si vuol pensare, quella capita solo agli altri e allora perche’ pensare, perche pensare se c’é un dopo, se c’e’un Dio,  se ci sara’ una fine, se ci sono persone malate, persone che vivono al margine delle nostre societa’, l’unica cosa e’ , produrre , produrre, produrre. E chi non ci riesce? Pech … come dicono qui in Germania.
5599d1094817032-so-ein-pech-pech

2 commenti

Archiviato in Germania, Italia

Un’occasione mancata.

Un’ altra occasione mancata, un’ altra occasione per cambiare buttata al vemto. Ricevo ogni tanto una mail con la copertina dell’espresso. Quella di un paio di settimane fa’ scorsa tuona: Renzi, siamo pronti a ripartire dalla famiglia. Caspita, penso, ci siamo! Finalmente hanno capito che il PIL di un paese è proporzionale alla sua natalita’ , finalmente vareranno aiuti alle famiglia come fanno in Francia e qui in Germania. Apro la mail per lggere la copertina e il mondo mi crolla addosso. Nel sottotitolo infatti si dice che Renzi e soci sono pronti a varare leggi per le famiglia di fatto, le famiglie gay, quelle miste, ecc… Ma sono quelle le priorita del paese? 

Ah beh ma hanno fatto il bonus bebè. 80 € al mese per tre anni, 80 € per ogni filglio. Il confronto rispetto a dove viviamo, la Germania, è impietoso: qui ci danno 180€ al mese a figlio e fino a 18 anni. Poi se il figlio (il bebè) vuole studiare viene esteso fino ai 25. 
Ma perché un’occasione persa? Ho sentito le condizioni per accedere a questo bonus. In pratica la domanda deve essere presentata entro 90 gg dalla nascita del piccolo, tramite internet o telefono all’INPS, solo per bimbi nati tra il 1 gennaio 2015 e il 31 divembre 2017 e con una soglia di reddito sotto ai 25mila euro. Se poi il reddito è sotto ai 7mila la cifra si raddoppia e diventa 160€. Questo vale per bambini nati o adottati fino al compimento del terzo anno. 

Bello. Facciamo due conti allora. Prendiamo una famiglia ‘normale’ che oggi non lo è più ma fa lo stesso), composta da due genitori. Questi devono avere un reddito inferiore a 25mila euro. Lordi. Quindi in tasca gli arrivano 14mila euro? In due? Che sono , netti all’anno 7mila a testa e al mese poco più di 500€. Quindi questa famiglia prima di avere un figlio vive con 500€ a testa. E con tutti quei soldi che ci fanno? Un affitto di 500€ al mese? Imu, asporto rifiuti, luce, metano ed acqua? E poi che rimane? E quegli 80€ , per tre anni che dopo il bambino fa reddito, cambieranno qualcosa? E sempre questa famiglia poi deve avere un pc con allacciamento a internet per compilare il modulo on-line, tutto compreso in quei 500€ a testa. 
Che occasione si è persa quindi? Gli 80€ sono pochi? I tre anni non bastano? Non bastano magari a chi addotta dato che di solito il bambino non glielo danno a km zero? Si forse ma il mio appunto non è solo su questo. Arrivammo in Germania nel tardo 2010. La prima cosa da fare era registrarsi in comune, con inglese e uno stentato tedesco durato al massimo 15 minuti. 

Qualche mese dopo mi sono presentato alle 7:30 di mattina, prima del lavoro, all’ufficio per il Kindergeld della nostra città con i certificati di nascita dei nostri bimbi. Davanti all’ufficio non c’erano code, solo un’altro ragazzo prima di me. Lui entra e dopo dieci minuti é il mi turno. Entro in un grande ufficio con una piccola scrivania bianca alla quale è seduta una signora. Dopo i saluti di rito mostro i certificati di nascita italiani in formato europe. Controlla il modulo di richiesta, composto da una paio di facciate e che ho pre compilato con l’aiuto dei miei colleghi, e dopo 5 minuti sono in strada , in tempo per entrare al lavoro senza troppo ritardo. E che è successo? Il mese successivo hanno iniziato i versamenti per gli allora nostri tre figli , compresi di tutti gli arretrati da quando li abbiamo registrati nel suolo tedesco.
Arrivò Virginia e dopo un paio di giorni dalla sua nascita mi ripresentai nello stesso ufficio, alla stessa signora, sta volta con certificato di nascita tedesco. Sempre dopo pochi minuti ero in strada e da li a un mese il versamento mensile comprendeva anche il suo. Una anno dopo Virginia salì in cielo. Che successe alla quota del suo Kindergeld? Per pudore, per pigrizia, per non voler spiegare, sperando che se ne accorgessero da solo non facemmo nulla a riguardo. Sapevamo che prima o poi ce ne dovevamo occupare ma rimase un problema aperto almeno per sei mesi. Poi un giorno Sara ricevette una telefonata, era la signora dell’ufficio del Kindergeld, seduta nella sua piccola scrivania in quella stanza grande. Al telefono con calma faceva le condoglianze e ci diceva che ci avevano pagato 6 mesi di troppo il Kindergeld di Virginia. Si dispiaceva tanto di dovercelo ricordare e che se ci era scappato di mente capiva benissimo e ci proponeva di restituire in unica soluzione o a rate. Fatto il versamento in unica soluzione tutto si chiuse li. 
Spero che da queste nostre esperienze si capisca cosa voglio dire. Per avere il Kindergeld non abbiamo avuto nessun termine, non abbiamo avuto paura di perderlo o di essere fuori dal reddito, non abbiamo fatto file chilometriche. Abbiamo semplicemente portato i certificati di nascita. Tutte quei balzelli, quegli ostacoli che ci sono in italia qui non esistono. Tutti quelle procedure costituiti da moduli che sembrano ostacoli messi a posta per fregare un po’ di gente, per lasciare fuori i meno furbi o i meno informati. Possibile che nessuno faccia i conti di tutta questa burocrazia? Che nessuno capisca che con meno moduli si risparmia un sacco. Si risparmia nel tempo in cui bisogna idearli, nel tempo di chi li deve compilare, nel tempo e denaro che 

Che ci sia sempre un termine , che passato quello non si ha più il famoso diritto acquisito? Che non si noti che se si mettono tutti questi ostacoli poi ci devono essere controllori che a sua volta costano? Non sarebbe meglio risparmiare i soldi per i controlli e darli alle famiglie? 
Già le famiglie. Perché con tutti i soldi che ci danno qui diventiamo ricchi, compriamo yacht in paradisi fiscali. Perché è quello che si vuole evitare in italia, giusto? I soldi che ci dà lo stato tedesco li impieghiamo per gli sport dei bimbi, per le lezioni di musica, per i libri, la biblioteca. I soldi dello stato tedesco quindi si trasformano magicamente in PIL, vengono riversati sulla stessa economia tedesca e vanno nelle tasche di altri lavoratori. Invece purtroppo i soldi che vengono accentrati in Italia in mano a pochissimi, non fanno PIL e anzi sono difficili da spendere. Vi immaginate coppie senza figli con stipendi da 2 o 3centomila euro all’anno? 15mila euro al mese? Mille euro di affitto e poi? Cosa se ne fanno degli altri 14mila? In banca? Sotto al materasso? E li che l’economia non si muove e il divario tra i poveri e i ricchi aumenta, dato che la fame di soldi e potere dell’uomo è infinita.

Lascia un commento

Archiviato in Germania, Italia

La buona scuola

la-buona-scuola-e1426219181180

 

Tutti ne scrivono , tutti ne parlano, tutti dicono la loro. E io? E io e Sara che abbiamo 4 belve scatenate da domare e un’altra in arrivo? Che scuola vogliamo? Si, abitiamo in Germania da ormai 5 anni e … e quindi? Saremo abituati bene? E invece…. invece pensiamo di girare le vele , di virare stretto e far rotta al Bel Paese proprio a causa della scuola tedesca. Ma come? Non sono la locomotiva d’Europa? Il faro a cui tutti puntano? E già.. ma a guidare la locomotiva mica si deve conoscere Dante, mica si deve sapere la capitale dell’Inghilterra o da dove nasce il Nilo. No, per guidare la locomotiva bisogna avere un buon badile e tanti muscoli. Tanti muscoli per riempire il badile di carbone e gettarlo nella caldaia. E quando ci si sente allegri , si tira la cordicella per far fare al treno il caratteristico fischio. E dove sta andando il Bel Paese da noi agognato?

 

Leggo dal documento “La buona scuola – Emilia Romagna” , a riguardo le strategie per collegare la scuola al lavoro :

puntare sulle competenze trasversali,
che per loro natura sono utilizzate in qualsiasi
ambito professionale ( leadership, capacità di
parlare in pubblico, conduzione di

nozioni legali di base, ecc….); sviluppare
atteggiamenti, comportamenti, capacità
relazionali, creatività; rafforzare le competenze
di base: irrobustire, insomma, la debolezza dei
profili in uscita dei nostri studenti, spesso
rimproveratoci dal mondo aziendale, evitando
tuttavia l’appiattimento sulla contingenza,
considerato che nei cinque anni del percorso
scolastico, che sono un periodo lungo per il
mondo del lavoro, le contingenze mutano.
Tutto bello ma siamo sicuri di dove stiamo andando? Ci vogliono tutti leader? E se uno leader non lo vuole essere? Lo mettiamo nel rusco (come si dice a Bologna)? Qui stride il confronto con la Germania. I teutonici di leader ne fanno pochi, a volte li importano. Perché ne fanno pochi? Perché numericamente ne servono pochi. Servono molti più operai che sappiano programmare una fresa o un tornio che uomini in giacca e cravatta che sfornano slide a iosa. Di quelli ne servono una decina per un´azienda di 2 mila dipendenti. Da questo confronto si vede la brutalità del sistema tedesco, l´estremo pragmatismo che poi pervade il popolo stesso. Questo viene dalla quarta elementare , quando i pargoli hanno 10-11 anni, selezionato , incanalato, spinto e influenzato. Se un bambino non ha voglia di far di conto e impegnarsi sulla grammatica tedesca, non e´un problema, non e´ una tragedia, non si ferma il mondo , non viene bollato come rifiuto della società, come ameba succhia soldi. Viene incanalato su una scuola un po più professionale, gli viene data la possibilità di trovare sfogo in materie piu´ pratiche. Se quello e´ veramente quello che vuole, il ragazzo rimarrà su quel binario fino ad essere portato a lavorare in azienda, formandosi in azienda. Se poi nell’azienda stessa dimostrerà che e´bravo che lavora bene con gli altri, l´azienda di solito gli fa un contratto e lui e´ sistemato quasi per la vita. Perché non va per noi allora la scuola tedesca? In fin dei conti trovano un lavoro a tutti, non scartano proprio nessuno. Loro lo hanno capito da tempo e non mi capacito come non lo abbiano capito in Italia. Hanno capito che il PIL , che sembra l’unica cosa che conta, sia direttamente proporzionale al numero di persone che lavorano e quindi in un certo senso anche alla natalità. La Merkel lo dice una settimana si e una pure in TV o alla radio : in Germania non si fanno figli. Ma non lo dice perché vuole coccolarsene un po’? Perché si vuole sentire nonna? Lo dice proprio petche vede il PIL tedesco da qui a 20 anni precipitare nel baratro. Vede da qui a 20 anni una forza lavoro risicata, non più in grado di sostenere il badile, di far procedere la locomotiva. E via allora ad aiuti alle famiglie… ma questo e’un altro capitolo e perché non copiamo i tedeschi da questo aspetto mi rimane oscuro.
In fondo quindi non siamo contenti della scuola tedesca ma neanche dell’ Italiana, possibile che non si possa trovare una mezza misura? Una scuola Italiana dove i giovani ingegneri sappiano chi fosse Dante ma al tempo stesso cosa sia una fresa e che l’abbiano addirittura utilizzata prima di entrare in azienda? Secondo me quindi e’ giusto cercare di sfruttare le varie caratteristiche di ogni studente ma al tempo stesso una base umanistica e’ da preservare , da tenere assolutamente diffidando di tutta quella tecnologia che si pensa la panacea di tutti i mali e di tutte le creatività perdute. Queste sono solo balle nella bocca dei nostri politici : negli USA , sono tanto creativi, perché lo stato investe un sacco di soldi a fondo perduto per l’innovazione. Poi si ritrovano tra le mani l’invenzione del mouse o della grafica per computer e non sanno che farsene per anni fino a che uno Steve Jobs passeggiando per questi famosi laboratori ha capito cosa farne. Invece da noi e’ diverso, si dice che dobbiamo sviluppare la creatività e con due stecchi di legno un po’ di spago uscire nel mondo e far fuori tutti. Ma per fare la buona scuola dei bambini creativi ci vorrebbero i… si e’ vero ci vorrebbero i bambini… E quindi? Quindi dovremmo avere una natalità maggiore forse?Ma non basta assumere i prof precari che tutto va a posto? Ma se poi non sono più precari insegneranno sicuramente meglio a meno bambini , dato che quelli stanno sparendo.  E per aumentare la natalità italiana che facciamo? Sempre con la creatività?

2 commenti

Archiviato in Germania, Italia

La ripresa che si sente e il lavoro che non c’è.

congresso-ripresa-economica-bellaria_large

Ogni tanto pensiamo a tornare in Italia. Dai giornali, dalla TV sparano notizie che tutto si sta risvegliando, tutto riparte. Un po’ come nella primavera che sta arrivando, il sole torna a scaldare e l’economia del Bel Paese si scioglie, torna fluida, torna a correre. Almeno questo e’ quello che mi sono figurato. Poi chiedo a qualche fornitore e mi conferma che il settore della meccanica si sta rimettendo in moto. Ma qual’è’ la verità? Forse il vento e’ girato? O il fornitore italiano a cui chiedo e’ solo troppo ottimista? Forse davvero sta cambiando qualcosa. Forse il famoso Job Act sbandierato ai quattro venti sta funzionando.
Da un paio di anni sono iscritto a una mail list di Monster. Ogni settimana più o meno mi spedisce le opportunità come ingegnere meccanico esperto, con più di 5 anni di lavoro, per Padova e provincia. Una città produttiva con , teoricamente , molte opportunità’. Gli anni scorsi queste mail erano popolate da 5 o 6 posizioni poi da un po di tempo sono quasi sempre una decina. Caspita , ho pensato, vuoi vedere che ci siamo , che l’Italia si muove? Allora mi metto a guardare sul serio queste proposte e torno un po’ con i piedi sulla terra. Tutte sono proposte di agenzie, che male c’e’ direte voi. Se un’azienda vuole assumere, perché deve passare da un’ agenzia interinale o del lavoro? Non può cercare lei stessa il futuro candidato con inserzioni? Invece tutti , ma proprio tutti , gli annunci per ingegneri meccanici con esperienza sembrano fatti con il copia e incolla (e forse e’ davvero cosi). Infatti sia che si vada dalla posizione di responsabile R&D a quella di direttore tecnico a semplice impiegato per ufficio tecnico la descrizione e’ pressoché la stessa: azienda leader nel settore, persona capace e dinamica nel relazionarsi, richiesta dell’inglese, breve trasferte all’estero, uso di CAD 3d, gestione di commesse insieme al cliente. Possibile? Non c’é altro? Ma cosa fanno queste aziende? Sono leader del mercato ma di cosa? Fanno pentole? Spazzolini? Camion? Valvole? Oppure giocattoli? Forse per chi scrive l’annuncio non e’ importante, per loro importa solo portare una schiera di pellegrini omogenea a fare il primo colloquio, facendo vedere quanto sono stati bravi ad attirare tutta quella carne da cannone. Possibile che queste agenzie del lavoro non sappiano che l’ingegnere tipo deve amare l’oggetto che progetta , deve essere innamorato della cosa per cui si scannerà per anni con colleghi, fornitori e clienti?

E le aziende che davvero vogliono assumere? La crisi e’ davvero finita? Continuo a sfoglia gli annunci. Raramente parlano di stipendio e quando lo fanno sono ridicoli : 30mile euro lordi. Con esperienza… già.

confindustria-ripresa

Ma la ripresa quindi dov’è? Non si erano fatti proclami? Non si erano fatti annunci? La crisi e’ finita!

Oggi ho passato una mezz’ora al telefono con un altro fornitore. Dall’altra parte del telefono c’era un ragazzo un po’ più giovane di me, sui 35 anni. Precisino e diligente, un ingegnere meccanico che abita anche lui nella pianura padana, vicino dove abitavo io. Dopo aver chiarito un problema tecnico , due parole sulla situazione economica erano d’obbligo. La sua azienda e’ in crisi da anni, in perenne ristrutturazione e ovviamente lui si e’ guardato in giro. Risultato? Anche lui cerca annunci per ingengeri meccanici con esperienza ma i giovani stanno stravolgendo il mercato. Quelli appena laureati infatti sanno bene di non aver speranze o quasi e si fanno assumere per 600€ al mese. Si seicento euro! Mi son fatto ripetere la cifra 3 volte. Ma quando ho iniziato a lavorare io , nel 2000, il mio primo stipendio era di quasi 2 milioni di lire… Si si… 600€. Quindi le aziende preferiscono assumere 2 ingegneri per quella cifra che un ingegnere esperto per molto di più. Logico? Ma i due tipi che prendono 600€ al mese con cosa vivono?

Purtroppo penso che l’Italia sia finita nella situazione in cui versa piano piano, forse senza che ce se ne rendesse conto all’inizio. E’ stata una discesa lenta ma implacabile, un ridurre piano piano la nostra capacita’ produttiva e quindi il ritorno, l’eventuale fine-crisi , il risveglio sarà lento e lenti saranno i risultati. Ma che fare? In Germania abbiamo assaporato cosa significa un paese che funzioni. Non e’ perfetto ma funziona. La corruzione, il pagare in nero ci sono anche qui ma la scala e’ diversa. Qui ci sono tanti che ci tengono a pagare l’idraulico con la fattura anche se si sentono dire che sono “bekloppt” (suonati) ma poi gonfiano il petto e dicono che lo fanno per lo stato, per avere i servizi che hanno. Fantascienza! Che fare? Possibile cambiare l’Italia? Vista cosi’ sarebbe impossibile, quello che sarebbe il mo sogno e’ aprire una scuola tecnica, per insegnare ai giovani a lavorare, una scuola che sia all’interno delle aziende, una scuola che davvero serva al lavoro. Qui in Germani infatti i ragazzi dai 13 anni possono fare 6 mesi in azienda. Non e’ obbligatorio ma lo fanno quasi tutti. A che serve? Quando avevo 14 anni ebbi la fortuna di fare amicizia con il nostro elettricista e per tre estati di fila lavorai con lui. Lo seguivo quando riparava antenne, lavatrici o grossi motori a tre fasi in un’ industria. All’inizio gli porgevo gli attrezzi, ero prima impaurito e poi annoiato. Non capivo bene cosa faceva e come lo faceva. Poi piano piano mi faceva fare qualcosa e quindi impianti elettrici interi. Sono diventato ingegnere meccanico ma quell’esperienza mi e’ sempre rimasta dentro. L’essere puntuale ad arrivare al lavoro, il mettere a posto gli attrezzi, ad esprimere l’arte nel far bene le cose anche quando si trattava di mettere del nastro isolante o allineare i chiodi per un porta cavi che doveva essere sempre fatto con la bolla e a regola d’arte.

E purtroppo o meno male e’ proprio questo che i ragazzi tedeschi imparano poi in quei sei mesi : sono a fianco di veri professionisti che ci danno l’anima per fare le cose fatte bene, per fare le cose come devono essere fatte e pian piano c’è un travaso di questa conoscenza pratica che rimarrà per sempre, come e’ rimasto a me. E’ questo che manca in Italia: un collegamento tra le persone esperte con i giovani, il travaso di arte e conoscenza che se non facciamo nulla poi svanirà e si perderà per sempre.

8 commenti

Archiviato in Germania, Italia

La cina e’piu’vicina.

… ma il movimento e’ relativo …
Ho un collega cinese. E’di dieci anni più giovane di me. Ha finito gli studi in Germania dove ha anche trovato la ragazza che e’ diventata poi sua moglie ed ha quindi deciso di rimanere qui, in Germania appunto.

download.jpg
Ogni tanto si prendere 1 mese di ferie per tornare in patria per vedere i parenti e fare qualche documento che non potrebbe fare stando qui. La domanda che gli pongo ogni tanto e’ ovvia : ma rimarrai sempre qui in Germania? Lui ammicca, non ha una risposta diretta. Il fatto e’ che se prende la cittadinanza tedesca poi non può più tornare indietro , non può più riprendere quella cinese e la doppia cittadinanza non e’ permessa. Poi ci pensa un po. Mi dice quindi che in Cina ci sono solitamente 5 giorni di ferie, in Germania 6 settimane , quindi il confronto e’ impari. Ci sono giorni di ferie extra solo per persone con lavori importanti mentre per gli operari normali, quelli che vengono a volte presi per la giornata o mandati a casa nel giro di pochi secondi, per quelli ci sono solo 5 giorni e le feste nazionali, come il capodanno cinese.Perché quindi tornare in Cina? Io ammicco e penso all’Italia, al mio primo periodo lavorativo. Si i Germania non i sta male, aggiungo, si lavorano poco più di 8 ore , alle 17:30-18:00 al massimo sono a casa. Molti colleghi hanno il contratto a 35 ore settimanali. Prima facevo sempre 10 ore di media e dovevo restare fuori di casa 12 ore, dalle 7 alle 19. Lui mi guarda, si , mi dice, anche in Cina e’ simile la situazione ma la gente che rimane in ufficio fino a tardi poi dopo un po’ guarda video su youtube o altre stravaganze in rete e’ un rimanere in ufficio solo di facciata.

La Cina si sta avvicinando all’Italia e all’occidente, la Cina sta capendo che vivere per lavorare non ha senso e si sta umanizzando, sta virando verso il capitalismo e le persone iniziano a capire cosa sono i diritti, cosa sono le ferie, che c’è’ ben altro che infilare una resistenza in uno stampato tutto il giorno.

E noi? Vogliamo andare vero la Cina imitando l’estrema flessibilità dei loro lavoratori?

Lascia un commento

Archiviato in Germania, Italia

La scuola che vorrei

scuola.jpg
Da tempo in famiglia vige un infinito dibattito: siamo in Germania per dare una possiblita’in piu ai nostri bimbi e per avere un’istruzione migliore, e’proprio cosi?
I dubbi si arrovellano ma la domanda che sta semrpe sotto e’sempre la stessa : ma di cosa hanno bisogno i bambini? Di risposte ce ne sono state tante e sono piu’di facciata che di sostanza. Ho sentito : la scuola deve formare gli adulti del domani. Si giusto, per carita’ma a quale prezzo? trascurando cosa?
In casa ci sono due fazioni definite e ben distinte. Da un lato Sara, la mia dolce moglie, che vorrebbe per i figli filosofia, greco , latino , italiano e se serve matematica. Io sono l’altra fazione, io sono il rozzo ingegnere contro la colta avvocata di mia moglie che ha passato con ottimi voti il liceo classico , appunto prima di iscriversi a legge. Io ho fatto l’ITIS invece e da sempre ho avuto le mani sporche, le mani per cercare di costruire quello che si studiava sui libri. L’ITIS non e’una scuola magari che sforna scienziati ma mi ha insegnato a cercare di capire el cose e farle semplici in testa a dispetto di imparare a memoria. E questo mi e’rimasto in tutta la mia formazione sucessiva: prima capire, per imparare a memoria c’e’tempo. E la cosa all’universita’ha quasi sempre funzionato. Ricordo il primo esame passato : analisi1. Il prof ci lasciava tutto il materiale scritto che volevamo e anche la calcolatrice che faceva i grafici ma in pochissimi siamo passati al primo tentativo. Poi arrivo chimica e li’non c’era pezza: un sacco di roba bisognava saperla a memoria e ho faticato parecchio a passarlo.
Tutto questo balena nelle nostre discussioni : meglio filosofia o saper usare un trapano? meglio greco o imparare una lingua straniera in piu’?
Il contrasto e’amplificato dalla nostra situazione , dal trovarsi in Germania. Ovvio fare confronti, ovvio paragonare quello che vediamo qui con quello che abbiamo passato nelle nostre esperienze, nelle nostre vite.
Ma il confronto risulta impari e impossibile dovuto alle differenze di culture , alle differenze di come si affronta la vita stessa. In Germania l’istruzione e’incanalata al lavoro. Si iniziano a fare stage in azienda a 12 anni , ancora al liceo, per aver contatto con l’azienda ma anche per cercare il lavoro che puo’ piacere. Non importa se l’indirizzo scelto sia umanistico o meno, si va in azienda. Tutto quello che e’fuori da questo percorso formativo, che spinge l’alunno a diventare inanzitutto un ottimo lavoratore/collaboratore , viene messo in secondo piano. Materie come filosofia e greco , al liceo, ci sono ma sono facoltative e raccolgono alunni di piu’ classi e magari di livelli diversi. Sono appunto un di piu’… se proprio proprio vuoi impegnarti in lingue “morte” lo puoi fare.
Una volta nel mondo del lavoro, a eta’inferiori di molto alle nostre, il tedesco tipico ha la possiblita’continua di rientrare nel percorso formativo. Questo percorso puo essere il piu strano e originale. Ho colleghe che sono disegnatrici che stanno facendo l’universita’serale per diventare progettiste, abbiamo un’amica che da impiegata , a 40 anni, ha deciso di diventare infermiera e sta tutt’ora frequentando e lavorando un corso di 3 anni. Poi ci sono opportunita’non legate al mondo lavorativo. In tutta la Germania sono distribuite, anche in piccoli paesi a volte, le scuole popolari. Quella nella nostra piccola citta’offre corsi dei piu’disparati ed e’molto frequentata: si va dalla musica, orchestra, lingue, cucina, ecc… In pratica se uno ha un talento o una conoscenza particolare, puo’decidere di farsi il corso. La scuola fa’la pubblicita’del corso sul catalogo e se ci sono i partecipanti questo parte. Per questo ho visto corsi di cucina calabrese, motivazionali, di falegnameria ,di disegno a matita, di arabo, di rumeno (?!?!?)
In sintesi l’approccio tedesco all’istruzione e’: io ti do gli strumenti per trovare il lavoro che ti piace (con stages) ed essere produttivo poi se vuoi altro, se hai grilli per la testa ti arrangi con le scuole popolari e le universita’.  Giusto? Sbagliato? La parte avversa nella diatriba, mia moglie Sara, dice che questo e’voluto di proposito , perche’ se i tedeschi pensano poi fanno casini, come sono successi nel passato. Per me invece e’solo questione di essere pragmatici: bene o mal eil mondo moderno ce lo siamo costruiti appeso all’economia. Tutto gira attorno al soldo e se ci si e’lontani si dorme sotto i ponti. I teutonici sono molto pragmatici : cercano di dare a tutti la possibilita’di collaborare alla ricchezza comune. A tutti, anche ai piu’ fortunati. C’e’un’alternativa? Mi piacerebbe trovarla, mi piacerebbe che la richezza fosse distribuita, che tutti avessero il sufficiente per mangiare e anche qualche svago, purtroppo , la’fuori, ci sono tanti leoni e l’unico modo che ci hanno insegnato a vivere, purtroppo, e’ quello di correre piu’forte di quello di fianco.
UfeNYeSwDkLqMA60_p
E da noi in Italia invece? L’articolo e’gia’troppo lungo, scrivero su quello che ne penso in seguito.

3 commenti

Archiviato in Germania, Italia