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Amore mio, grazie!

Grazie, è l’unica parola che oggi mi viene in mente.

Grazie, ha un suono dolce amaro, qui di fronte alla croce che porta il tuo nome. Tre anni, tre anni sono passati e oggi il cielo azzurro festeggia il tuo compleanno in cielo.

L’altra sera Tancredi piangeva perchè gli manchi tanto. E così a noi tutti. E la nostra vita si divide fra sorrisi e lacrime.

Grazie perchè non è più come prima. Grazie per averci scelti. Grazie che non permetti che il dolore si trasforni in un sentimento che non accetta di essere curato. Grazie per le tante volte che sei venuta a trovarci. per tutti gli incidenti stradali che mi hai evitato, richiamando la mia attenzione al momento giusto.Grazie per aver protetto papà l’anno scorso quando una macchina lo ha investito ma tu hai attutito il colpo. Grazie per tutte le volte che un piccolo sussurro nelle mie orecchie mi ricorda un’incombenza che stavo per dimenticare. Grazie per averci mostrato il cielo con il tuo dito rivolto verso l’alto e perchè oggi lo possiamo guardare con occhi nuovi, Grazie per ogni sorriso a caro prezzo che facciamo, per l’amore  che nasce e si rinnova nella nostra famiglia. Grazie per averci insegnato che cosa è l’accoglienza. Grazie, per aver imparato a dire grazie, anche a te, nonostante lo dica fra il sorriso e le lacrime. Grazie per aver reso la nostra famiglia speciale: un angelo ci ha visitato! E perdona le lacrime che ancora non vogliono smettere di scendere ma è grande il vuoto che hai lasciato qui. Tu , tanto piccola ma già così grande che riempivi una stanza con il tuo luminoso sorriso!

Non ti dimenticheremo mai, non ti lasceremo mai veramnete andare via dalla nostra famiglia, ma tu, per favore, non dimenticarti di noi e di tutto il bene che ti abbiamo voluto e che ancora ti vogliamo. Mi manca stringerti fra le miei braccia ma so che Qualcuno, migliore di me, non ti fa mancare niente. Salutami il nonno e tutti i nostri cari che hanno la fortuna di essere lì con te. E non smettere mai di indicarci la via giusta per arrivare da te.

La tua mamma

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Quattro anni!

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Oggi due febbraio duemila e quindici avrebbe compiuto quattro anni. La mia bimba, la mia bimba più calma e tranquilla. L’Angelo che ci ha fatto scoprire il significato della Fede. Allora mi accorgo di pensare inutilmente a quali giochi le avrei potuto regalare. Penso a un bambolotto o a un aspirapolvere per bambini o a un set per dipingere con le tempere. Dov’ è adesso non le serve nulla, dov’ è adesso, so bene, che è felice.
La morte di Virginia ci ha aperto un mondo nuovo ma mi manca. A volte immagino di poterle scrivere. Di scrivere cosa sto facendo, di come i bimbi affrontano la scuola. Mi immagino che poi lei mi risponda, che mi dica come si diverte, di come ha imparato ad andare in bici, magari glielo ha insegnato il suo nonno Alberto, magari un angelo qualsiasi, magari è stato Pantani. Già mi manca, è come un pezzetto di me che è la lontano, che sento che c’è ma non posso avere sue notizie, non posso sapere se abbia i capelli ricci o lisci, non posso sapere se è diventata irruente come la sua sorellina Annamaria o se è rimasta tranquilla e gioiosa come fino a quando ci potevo giocare.
Mi sento quindi come se avessi mandato via una mail o un fax e sono in attesa, in attesa che lei risponda, che mi faccia una visita, che mi dia un cenno un qualsiasi segno. In attesa vicino al fax. Ma lei non vuole che io sia in attesa, tempo sprecato, tempo sprecato in una vita sempre breve per tutto l’ amore che dovremmo dare, per tutto l’ amore di cui siamo capaci e che invece ci teniamo nel profondo, ben sapendo, che tenendolo là , presto si guasterà. Si , si guasterà come una mela troppo matura, una mela che non è stata ne mangiata , ne piantata.
Ma lei è lì, è una presenza costante nelle nostre vite, è come un sottofondo musicale, una melodia che ci guida, che ci aiuta a trovare la strada , ci aiuta a dare il peso giusto alle cose. E io sempre ad aspettare , ad aspettare. Ricordo bene , era una settimana che era salita in cielo. Una notte lei venne, quella notte , ne sono sicuro, lei era lì, era lì nei miei sogni. Mi guardava seduta sul letto e mi diceva “latte!”. Una parola nuova che da viva non aveva ancora imparato. Da quasi 3 anni mi chiedo il significato ma ora penso che non ci sia nulla da capire, voleva solo dirmi che era lì che cresceva, che imparava qualcosa di nuovo, che mi era vicino.
Poi sono li ancora alla sua croce. È domenica, domenica primo Febbraio. La neve scende a fiocchi larghi. L’unico rumore che percepisco è quello dei fiocchi che collidono con il mio cappuccio. Sembra un regalo che lei ci ha donato, tanta neve come quell’anno di quattro anni fa che è arrivata, tanta neve come a sottolineare il suo nome, la sua purezza.
Tanto corriamo noi uomini per poi arrivare sotto a una croce, tanto corriamo e a noi tutti poi verra incisa una croce con il nostro nome e le date. E allora la neve mi chiama, mi chiama ai miei doveri, mi fa capire che non siamo qui per niente ma anzi, siamo qui per evolverci, per capire, per salire al contrario della neve in spirali dolci e per salire non possiamo farlo altro che con gli altri, per salvarci non possiamo far altro che salvare gli altri, dobbiamo svegliarli e farli capire.
E io mi sento la fortuna di aver conosciuto Virginia, che lei mi abbia definito il senso della vita, che Lui mi abbia plasmato con il suo grande martello, un martello che fa dolore ma al tempo stesso disegna, disegna lo scopo del vivere, disegna lo sguardo sul futuro. E non mi resta altro che ringraziare, ringraziare sempre per tutto.
E oggi siamo invece tutti qui per festeggiarla: qualche palloncino sulla sua croce, il tiramisù a casa con quattro candeline sopra e una lacrima che non si vede che scende giù dalla ferita del cuore, dalla cicatrice, da una di quelle cicatrici di cui vado fiero. Buon compleanno Virginia!

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Passeggiata notturna.

Sta sera siamo andati a trovare Virginia al Friedhof ( significa cimitero , ma come parola la trovo molto più dolce e simpatica… Letteralmente posto della pace). Ieri è piovuto quindi l’aria era leggermente umida. Qualche lumaca senza guscio si muoveva qua e la indisturbata, dato che erano già più delle 8. Io Sara , Matilde e Annamaria, l’ultima arrivata di 5 mesi. I due grandi a casa a vedere un po’ di tv. Sara e Matilde per mano davanti, io con in braccio Annamaria. Quando vado in quel luogo stupendo dove è stata seppellita Virginia penso sempre a quelle poche volte che la poetai sulle spalle. Era ancora tanto leggera. Mi sembra quasi di sentirla, li impalpabile su di me. Sta sera si è aggiunto un altro pensiero, forse negativo. Il Padre si è preso Virginia per cambiare la nostra vita ma la sua mancanza c’è è ci sarà sempre. Sta sera ho pensato che non potrò portare le due bimbe più piccole sulle mie braccia allo stesso tempo. È una cosa che mi piace molto: a volte cerco di abbracciare due dei nostri bimbi alla volta, di sollevarli e stringerli forte. Con Annamaria e Virginia non mi sarà possibile. Mi avvicinò alla sua croce, Sara si volta e accende una candela portata da casa. Allora il pensiero cambia, forse una folata frizzanti a di questo quasi settembre. È se invece le stessi portando in quel momento le due bimbe? Se proprio in quel momento in cui ho tra le braccia Annamaria, Virginia è lì sulle mie spalle, ma io ho i sensi addormentati, attaccati alla normalità, alla terra, al mondo e… Non la sento? E all’improvviso mi sembra di entrare le sue gambe sulle mie spalle e lei con le mani leggere che mi accarezza i capelli, come faceva. Un’altra folata di vento, i rami ondeggiano, un’altra lumaca che striscia e Matilde che per sbaglio la pesta. Questa si ritrae un po’,sembra quasi come un riccio illuminato dai fari di una macchina. Intanto un altro pensiero riaffiora nella mia testa: quando sarà tempo come spiegheremo Virginia ad Annamaria? Gli altri tre se la ricordano ancora e spero per sempre, ma con Annamaria, come faremo?

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“mamma, facciamo una pausa!”

E’ stato durante una passeggiata fatta in montagna, con tutta la famiglia.

Con bambini piccoli è necessario fare delle pause. Piccoli momenti di sosta. Sono i nostri figli che ogni tanto le propongono e noi grandi aderiamo volentieri. Se non si fanno queste pause, non è possibile raggiungere la meta prefissata. Poi si passeggia più volentieri e nessuno si lamenta di essere stanco o divoler tornare indietro. Ho realizzato quanto siano indispensabili queste pause. Indispensabili per raggiungere quello che si vuole. In queste soste si parla, ci si rifocilla, si ride e si scambiano carezze. Nei miei anni di liceo non mi sono concessa pause: mi sembrava di perdere tempo e io lo volevo tutto utilizzare, senza perdere un secondo. Studiavo sempre, anche nel weekend. Ripassavo quando ero in bicicletta o prima di addormentarmi. non mi concedevo soste. Forse è per questo che sono arrivata solo ai miei 36 anni per capire che le pause servono. E tanto più la meta è grande e importante, quanto più le piccole pause sono importanti. Le soste sono forse il momento che più mi piace nelle nostre escursioni.

I quattro mesi passati accanto a Virginia in ospedale sono stati una pausa fondamentale nella mia vita. Il mondo fuori da quella stanza correva impazzito e io mi chiedovo perchè tutto fuori corresse così veloce mentre mia figlia non poteva più muovere le gambe e io con lei. Ho imparato a fermarmi. ho imparato a guardare fuori dalla finestra, ho apprezzato e sentito dentro di me lo scorrere lento delle lancette dell’orologio. Una lunga pausa.Una pausa per riflettere, per soffrire, per imaprare dalla sofferenza. In questa pausa ho capito che la mia vocazione era una vocazione all’amore. Per questo Dio mi ha creata. Per amare. Ho amato e amo quella meravigliosa creatura che mi ha insegnato a fermarmi, a concedermi una pausa, perchè è l’unico strumento per riprendere la giusta rotta che spesso fatichiamo a seguire o addirittura perdiamo di vista. Mi ha insegnato a stare zitta, a non dire sempre la mia opinione, a non imporla, ad ad osservare gli altri per imparare a capirli e poi ad amarli e rispettarli. I miei figli mi hanno insegnato a fare qualche pausa, e loro mi rendono ogni giorno un po’ più umana e sicuramente più dolce.Virginia è stata la Pausa nel mio percorso in salita, in questa mia vita che altro non è che una passeggiata su un sentiero per niente facile da percorrere ma per il quale sono ben attrezzata: ho tanta Fede.

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Presso la tua croce

oggi non ti saluto, non vengo a raccontarti cosa abbiamo fatto ieri. Oggi non ti porto il mio sorriso.  guardo la tua croce e mi dico che dovrei essere arrabbiata con te, dovrei essere arrabbiata per ogni gradino che faccio in questo cimitero per venire a trovarti. dovrei tenerti il broncio, come fanno i bambini piccoli, perchè sei entrata nei nostri cuori così a fondo, perchè ci hai fatto innamorare di te, del tuo sorriso gentile e della tua risata travolgente, dei tuoi modi pacati, dei tuoi occhi silenziosi ma dolcissimi. E poi ti sei ammalata. Quattro mesi di lotta e sofferenza, fianco a fianco. l’ansia di vederti così, avvelenata dalla chemioterapia, deturpata dalle numerose operazioni inflitte ad un corpicino così piccolo e carino.Dovrei essere furiosa perchè sei entrata ne lmio cuore e lo hai devastato. Dovrei essere arrabbiata perchè tu hai segnato un prima e un dopo, un prima e un dopo Virginia. Dovrei essere arrabbiata perchè prima stavamo “bene”, avevamo tutto, eravamo spensierati. Dovrei essere arrabbiata per ogni sorriso a caro prezzo che oggi facciamo. E per quella frazione di secondo che si ripete ogni mattina: quando nel dormiveglia mattutino ti penso a dormire nel tuo lettino, nella tua stanza, con il tuo pollice in bocca e ho voglia di venirti a spiare nel sonno.. e poi mi ricordo che no, che non stai dormando a fianco dei tuoi fratelli, che te ne sei andata presto di casa, pur non sapendo ancora a camminare, che ci precedi tutti, che sei tu che guidi noi…

E così guardo la tua croce e non riesco ad essere arrabbiata con te, proprio non ci riesco. ti sono solo grata, perchè tu ci hai spinti a metterci in cammino. siamo genitori in cammino, una famiglia in cammino. Perchè sei venuta in questa famiglia, per averci scelti, per averci scossi dal torpore in cui dormivamo, per averci fatto capire che così tiepidi non ti piacevamo. Perchè oggi posso dire di aver visto e conosiuto lo sguardo di Dio, di Dio sofferente sulla croce. Perchè oggi mi sento la mamma di tutti i bambini che soffronto e di tutti i bambini speciali. E presso la tua croce escono solo parole di gratitudine e nessun saluto, perchè non ci siamo mai veramente separate. Tu sei in me e io in te. E ti ringrazio per ogni sorriso fatto a caro prezzo, perchè oggi so quanto vale un sorriso. Per ogni carezza che faccio ai tuoi fratelli, perchè oggi conosco il valore di questo gesto. Perchè tu sei il sale della nostra vita, perchè rimani il centro della nostra famiglia e ci trascini verso la  Gioia in cui ora sei immersa. Perchè i tuoi fratelli pregano in ginocchio, perchè Sofia fa la chirichetta: insomma per aver portato  Dio in questa casa. Perchè la nostra porta ora è sempre aperta e la nostra casa è sempre piena di gente e si respira una nuova aria.

E provo solo tristezza quando penso a chi ti ha vista, ti ha conosciuto, ti ha visto sofferente in quel letto di ospedale; ha conosciuto il sorriso che non si spegneva nonostante il dolore che provavi, ha visto Cristo in terra e non ha capito. Non ha imparato, non si è concesso un momento di riflessione e tutto è scivolato via come la pioggia che viene asciugata dal sole in pochi attimi. Presso la tua croce piango per loro, non per te, piango e mi rattristo perchè il seme che hai lasciato è caduto sulle pietre e sulle spine e sembra non voler germogliare.Perchè la tua breve vita avrebbe ancora più senso che tu riuscissi a convertire chi ancora non vuole vedere, non vuole capire.  E presso la tua croce prego per loro perchè schiudano i loro cuori,  perchè Dio doni loro nuovi cuori, nuovi occhi e nuove orecchie per aprirsi alla vera Vita, per vedere il mondo in una prospettiva diversa e per ascoltare la Parola di Dio e finalmente capirla. E presso la tua croce prego perchè tu possa aiutare la tua famiglia, i tuoi genitori, a non perdere la strada che ci hai indicato, a praticare la carità e la misericordia e a non smettere mai di sorridere.

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Vertrauen – Fiducia

Oggi 2 Giugno qui in Germania in Chiesa è stato letto il brano del Vangelo del soldato romano che chiede a Gesù di guarire il suo servo e Lui lo fa percheè il soldato romano si fida ciecamente delle parole di Lui.

Dopo la Messa siamo tornati a casa e come sempre immersi nel felice casino quotidiano con i nostri 4 figli terreni. Ho riempito di baci Annamaria dopo che Sara l’aveva cambiata. L’ho presa fra le mani, il suo testone me le riempe perfettamente. E’ stupenda, buona e dolce e mi è venuto un pensiero da condividere: guarda cosa mi ha dato fra le mani il Signore! mi ha dato una delle Sue figlie , si è fidato ciecamente di me e di Sara, senza se e senza ma. Saremo degni di tanto amore, di tanta generosita? Sapremmo far cadere anche questo seme nella terra e non tra i sassi e le spine perchè possa produrre frutto? Poisiamo andati a trovare Virginia al Friedhof (luogo di pace che suona molto meglio ai miei orecchi di cimitero) e scendendo i pochi gradini un’altra catena di pensieri mi ha attraversato. Siamo qui in terra straniera, abbiamo spostato qui l’intera famiglia, mia moglie si è fidata di me e ha supportato questo mio progetto di trasferirci all’estero per fare un’esperienza che allargasse i nostri confini mentali. E qui una figlia e’ diventata un Angelo e il suo corpo riposa sulla splendida collina profumata di alberi e fiori di C0blenza…. e ce la stiamo facendo tutta da soli. Poi ho ripensato… da soli? In realtà non siamo mai stati soli, forse le persone care oggi sono distanti da noi fisicamente, ma con noi abbiamo sempre avuto il miglior aiuto: Dio. E lui si fida di noi. E noi ci fidiamo di Lui. E come tante altre cose, anche la fiducia nel Padre che è nei cieli l’ho imparata guardando i miei figli. Loro si fidano dei loro genitori, ciecamente, senza obiezioni. Dai nostri figli dobbiamo imparare, i piccoli insegnano sempre agli adulti. Mia moglie nel suo libro ha scritto questo, relativamente a quello che Virginia ci ha insegnato durante la sua malattia:

Virginia mi ha insegnato cosa è l’amore e la fiducia cieca. Noi non sappiamo che cosa significa. Virginia stava morendo, soffriva tanto, perdeva ogni giorno qualcosa di sé e non aveva più energie eppure si sforzava in tutti i modi di raccogliere quelle che aveva e sorridere al suo papà. E per quanto le costasse non lo dava a vedere. Lo aspettava con quella pazienza che solo i bambini sanno avere.Voleva solo regalare un sorriso al suo papà, voleva le sue carezze e di lui si fidava. E io li guardavo, guardavo questo amore enorme e quanto doveva costare a lei esprimerlo e ho capito una cosa.Virginia mi ha insegnato che noi adulti diventiamo tiepidi con il tempo. Fatichiamo ad amare le persone con cui sediamo alla stessa tavola, cercando di sacrificarci il meno possibile per non diminuire la nostra libertà. Proviamo sentimenti annacquati verso tutti e soprattutto proviamo sentimenti annacquati verso il nostro vero Padre, il Padre che è nei cieli. Siamo freddi e non ci fidiamo più di Lui, contiamo sulle nostre misere forze pensando di farcela, diventiamo ingrati, dimenticando come eravamo da piccoli. Dimenticando di ringraziare Colui che ci ha dato questa vita a cui ci aggrappiamo con tutte le nostre forze e che ci è così cara. Dio ci ha mandato Virginia per ricordarci come un figlio deve amare il proprio padre, e non solo quello terreno ma soprattutto quello Celeste. Amarlo sempre sia nella gioia sia nei momenti difficili anche se costa tanto impegno e tanto sforzo. Sempre. Regalare un sorriso ed esserGli grati per la vita che ci ha donato, anche quando è breve e dolorosa come quella di Virginia. Lei ci guardava e sorrideva, sorrideva alla vita dei suoi fratelli, sorrideva perchè faceva parte di un progetto più grande di Lei, faceva parte del dono della vita, prezioso anche quando è così breve. E mi ha ricordato che dobbiamo fidarci del Padre Nostro sempre, come Lei si è fidata di quello che stava succedendo. Dobbiamo imparare dai bambini ad accettare tutto, anche le malattie e la morte. Accettare anche quando non capiamo. Perchè esiste un progetto e noi ne facciamo parte. Accettare tutto quello che Dio manda con lo stesso candore dei miei figli, imparando a FIDARCI DI LUI”.

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