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La scuola che vorrei

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Da tempo in famiglia vige un infinito dibattito: siamo in Germania per dare una possiblita’in piu ai nostri bimbi e per avere un’istruzione migliore, e’proprio cosi?
I dubbi si arrovellano ma la domanda che sta semrpe sotto e’sempre la stessa : ma di cosa hanno bisogno i bambini? Di risposte ce ne sono state tante e sono piu’di facciata che di sostanza. Ho sentito : la scuola deve formare gli adulti del domani. Si giusto, per carita’ma a quale prezzo? trascurando cosa?
In casa ci sono due fazioni definite e ben distinte. Da un lato Sara, la mia dolce moglie, che vorrebbe per i figli filosofia, greco , latino , italiano e se serve matematica. Io sono l’altra fazione, io sono il rozzo ingegnere contro la colta avvocata di mia moglie che ha passato con ottimi voti il liceo classico , appunto prima di iscriversi a legge. Io ho fatto l’ITIS invece e da sempre ho avuto le mani sporche, le mani per cercare di costruire quello che si studiava sui libri. L’ITIS non e’una scuola magari che sforna scienziati ma mi ha insegnato a cercare di capire el cose e farle semplici in testa a dispetto di imparare a memoria. E questo mi e’rimasto in tutta la mia formazione sucessiva: prima capire, per imparare a memoria c’e’tempo. E la cosa all’universita’ha quasi sempre funzionato. Ricordo il primo esame passato : analisi1. Il prof ci lasciava tutto il materiale scritto che volevamo e anche la calcolatrice che faceva i grafici ma in pochissimi siamo passati al primo tentativo. Poi arrivo chimica e li’non c’era pezza: un sacco di roba bisognava saperla a memoria e ho faticato parecchio a passarlo.
Tutto questo balena nelle nostre discussioni : meglio filosofia o saper usare un trapano? meglio greco o imparare una lingua straniera in piu’?
Il contrasto e’amplificato dalla nostra situazione , dal trovarsi in Germania. Ovvio fare confronti, ovvio paragonare quello che vediamo qui con quello che abbiamo passato nelle nostre esperienze, nelle nostre vite.
Ma il confronto risulta impari e impossibile dovuto alle differenze di culture , alle differenze di come si affronta la vita stessa. In Germania l’istruzione e’incanalata al lavoro. Si iniziano a fare stage in azienda a 12 anni , ancora al liceo, per aver contatto con l’azienda ma anche per cercare il lavoro che puo’ piacere. Non importa se l’indirizzo scelto sia umanistico o meno, si va in azienda. Tutto quello che e’fuori da questo percorso formativo, che spinge l’alunno a diventare inanzitutto un ottimo lavoratore/collaboratore , viene messo in secondo piano. Materie come filosofia e greco , al liceo, ci sono ma sono facoltative e raccolgono alunni di piu’ classi e magari di livelli diversi. Sono appunto un di piu’… se proprio proprio vuoi impegnarti in lingue “morte” lo puoi fare.
Una volta nel mondo del lavoro, a eta’inferiori di molto alle nostre, il tedesco tipico ha la possiblita’continua di rientrare nel percorso formativo. Questo percorso puo essere il piu strano e originale. Ho colleghe che sono disegnatrici che stanno facendo l’universita’serale per diventare progettiste, abbiamo un’amica che da impiegata , a 40 anni, ha deciso di diventare infermiera e sta tutt’ora frequentando e lavorando un corso di 3 anni. Poi ci sono opportunita’non legate al mondo lavorativo. In tutta la Germania sono distribuite, anche in piccoli paesi a volte, le scuole popolari. Quella nella nostra piccola citta’offre corsi dei piu’disparati ed e’molto frequentata: si va dalla musica, orchestra, lingue, cucina, ecc… In pratica se uno ha un talento o una conoscenza particolare, puo’decidere di farsi il corso. La scuola fa’la pubblicita’del corso sul catalogo e se ci sono i partecipanti questo parte. Per questo ho visto corsi di cucina calabrese, motivazionali, di falegnameria ,di disegno a matita, di arabo, di rumeno (?!?!?)
In sintesi l’approccio tedesco all’istruzione e’: io ti do gli strumenti per trovare il lavoro che ti piace (con stages) ed essere produttivo poi se vuoi altro, se hai grilli per la testa ti arrangi con le scuole popolari e le universita’.  Giusto? Sbagliato? La parte avversa nella diatriba, mia moglie Sara, dice che questo e’voluto di proposito , perche’ se i tedeschi pensano poi fanno casini, come sono successi nel passato. Per me invece e’solo questione di essere pragmatici: bene o mal eil mondo moderno ce lo siamo costruiti appeso all’economia. Tutto gira attorno al soldo e se ci si e’lontani si dorme sotto i ponti. I teutonici sono molto pragmatici : cercano di dare a tutti la possibilita’di collaborare alla ricchezza comune. A tutti, anche ai piu’ fortunati. C’e’un’alternativa? Mi piacerebbe trovarla, mi piacerebbe che la richezza fosse distribuita, che tutti avessero il sufficiente per mangiare e anche qualche svago, purtroppo , la’fuori, ci sono tanti leoni e l’unico modo che ci hanno insegnato a vivere, purtroppo, e’ quello di correre piu’forte di quello di fianco.
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E da noi in Italia invece? L’articolo e’gia’troppo lungo, scrivero su quello che ne penso in seguito.
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Paese che vai , scuola che trovi.

I nostri due figli più grandi frequentano la “Grundschule”, la nostra scuola elementare. Della mia scuola elementare ho un ricordo molto bello, sia delle maestre che di quello che si imparava. Ho, anzi abbiamo, comprendendo mia moglie, sempre pensato che sia una tappa fondamentale nello sviluppo e nella crescita dato che in quel periodo di vita si assorbe tutto come spugne.

Nella mia mente è scolpita quindi la mia maestra alla lavagna che ci introduce un argomento scrive la data in un angolo , ci descrive i Sumeri, facciamo qualche disegno di contorno. Tutto bello, tutto felice. Ai miei tempi i nati del ’73 sono stati tanti , quindi la scuola ci offrì di fare le elementari a tempo pieno in una sede staccata ma con l’assicurazione di avere per cinque anni sempre le stesse due insegnanti. L’esperimento fu per me davvero bello e infatti tutti ci affezionammo molto alle due maestre.

Ora che sono un genitore desidero per i miei figli un’esperienza simile ma le cose qui in Germania si sono presentate da subito diversamente. Il concetto di base è molto diverso e siamo stati scioccati dai primi anni che i bimbi hanno frequentato. La lezione non è più frontale, i banchi sono raggruppati a quattro e la maestra non spiega una vera e propria lezione ma vengono dati singoli compiti ai vari gruppi che sviluppano in autonomia. All’interno del gruppo ci sono bambini che hanno un livello di istruzione diversa ma questo è fatto di proposito e in questo modo quelli più bravi possono spiegare le cose a quelli meno bravi sviluppano quindi un vero proprio lavoro in team. Tutto bello? Questo il metodo. Purtroppo i contenuti sono differenti. Gli obiettivi principali sono matematica e tedesco, il resto è contorno, si fa se c’è tempo.

Questa situazione ci ha messo in crisi sulla scelta stessa ti rimanere in Germania. Vedevamo infatti inizialmente la scuola tedesca come qualcosa di portentoso per la diversità con la nostra. Questo si è poi tramutato in delusione vista la mancanza di contenuti, di quello che si può definire cultura di base. Lo scenario diveniva ancora più critico per quanto riguardava nostro figlio Tancredi. Lui ha iniziato quest’anno la seconda e nei primi due mesi della stessa oltre a ripassare la matematica fatta in prima, ha fatto sei lettere in corsivo. Nulla di più. Tancredi si lamentava anche di non aver abbastanza compiti, tutti finiti in 5 minuti. Alcuni bimbi della classe poi che volevano fare di più vengono ripresi dalla maestra con nota da far leggere ai genitori. Possibile!

Con questi dubbi nel cuore, alla fine delle ferie di autunno ( in Germania le scuole fanno 6 settimane di ferie in estate e 3 in autunno, le scuole iniziano a metà agosto più o meno e la pausa autunnale è circa a inizio ottobre, le date esatte cambiano di anno in anno) ho chiesto di incontrare la maestra di Tancredi per discutere i punti per noi importanti:

Programma scolastico,
– come mai lento
– obiettivi dello stesso
– dobbiamo insegnare noi mesi e giorni della settimana?
– quale supporto deve dare la famiglia?
– Lezione frontale? Perché lavora in gruppo con bambini così piccoli?
– faremo inglese?
Tancri come va? Disturba?

L’appuntamento con la metodica maestra (era quella che rimproverava Tancri perché il temperinonon era mai nel posto giusto!) è stato da noi ottenuto mediante forma scritta con i temi da trattare.

Sono giunto all’appuntamento in anticipo e pieno d’indignazione: le maestre qui guadagnano un sacco e dobbiamo noi a casa colmarne le lacune? La stessa era stata alimentata da una nostra vicina di casa, figlio nella stessa classe del nostro, che diceva che anche suo figlio avrebbe voluto lavorare di più ma che sovente riceveva note scritte dalla maestra per questo suo voler fare.

Poi ci siamo seduti con la maestra, in aula di Tancredi, esattamente dove siede lui io e Sara al mio fianco. Lei , la maestra, ha iniziato a spiegarci quello che fanno, ha tirato fuori dallo zaino di tancredi il suo astuccio, ha mostrato i foglietti che compilano insieme per memorizzare parole tedesche nuove insieme all’articolo. Ha proseguito mostrandoci compiti scritti dal Tancri, molto scarni e secchi ma fatti. Poi confrontati con quelli di altri alunni molto più estesi. Mi ha colpito quindi questo fatto. Questa maestra sembra che di ogni alunno, 19, sappia vita morte e miracoli. Di ognuno di loro infatti spiega un singolo esercizio che lo stesso deve fare nella mattinata ed è quasi sempre diverso da alunno ad alunno. Quando spiegava le cose lo faceva anche con passione e patos, come si prendesse a cuore davvero del nostro bimbo. Si era quello che volevo capire, che volevo sentire. Anche lei ha arguito con noi che i bambini a questa età osso i apprendere davvero in fretta. Lei comunque c’è la sta mettendo tutta.

Sono uscito da questo incontro con un’opinione diversa. Il metodo di insegnamento è diverso ma ora sono completamente neutrale. Siamo qui da tre anni e iniziamo a capire la mentalità del popolo indigeno. Mi è capitato al lavoro tanto spesso. Ci si trova davanti a problemi. Io da italiano penso sempre al modo di risolverlo, a come trovare la soluzione tecnica più elegante. Loro, da tedeschi, cercano sempre invece quello che è in più, che si può togliere. La stessa mentalità penso che l’abbiano applicata nel campo scolastico. Quindi , come da inizio, gli obiettivi chiari della scuola elementare sono la matematica, il tedesco e lavorare in gruppo. Il resto non serve. Il resto se c’è temo verrà dopo. Sbagliato?

Il mio pensiero continua e casualmente ho letto il post di un sito che seguo. Questo post parlava indignato di una trasmissione radiofonica su radio 24, in cui si sbandierava il fatto che avremmo bisogno in Italia di più idraulici e meno laureati. Non voglio scendere sulla disputa delle cifre ma fare un pensiero in altra direzione. In fondo cosa vuole la società moderna? Cos’è importante? La pancia è piena, la casa ce l’abbiamo, la macchina anche. Prossimi obiettivi quindi un tatuaggio, magari un pearcing che nessuno ha. Poi? Questo macinare di cose, questa abbuffata di materialità ha fatto molti erigere un vitello d’oro all’euro o al dollaro. Quindi l’unico metro è diventato produrre, produrre, produrre. Quindi si parla di PIL , spread e altri ammennicoli. I vincitori sono quelli. Quelli che hanno la BMW e che riescono a mettere la testa in folle per quasi tutta la vita. Da questo aspetto della società deriva quindi tutto il resto e la scuola stessa è parte del medesimo meccanismo. Non serve istruirsi, non serve curare la propria cultura. Tutto inutile. Stringere tubi, lavoro bellissimo che ho fatto anche io per qualche estate, serve di più rispetto a scrivere libri, dipingere quadri o ballare.

Quindi si deve andare a scuola per produrre, per mettersi su due binari, mettere la testa in folle e pedalare più forte che si può. Ma una volta giunti a fine binario…. Che faccia faremo?

I tedeschi stanno stravincendo questo gioco proprio per questo motivo: hanno individuato bene i loro obiettivi e non si curano di nient’altro. In azienda ci son o pochi posti da dirigenti un po’ di più da ingegneri ma un sacco per operai. Quindi loro creano operai molto bravi e specializzati, offrendo corsi a livello pratico direttamente in azienda, il resto non serve. In Italia invece viene offerta una cultura generalizzata lungo tutto il percorso scolastico. C’è un però. La mia cultura in una azienda italiana è stata forse utilizzata per un 20% e gli orari di lavoro sono sempre stati particolari. In quattordici anni ho lavorato un due aziende diverse in Italia ed in entrambe uscivo di casa alle sette di mattina e quando andava bene, rientravo alle sette di sera e non vi era nessuna possibilità di flessibilità. Questo mi obbligava ad esempio ad avere due ore di pausa in cui non sapevo cosa fare o quasi. In Germania gli orari sono invece flessibili e quasi tutti hanno 35 ore settimanali. La flessibilità significa che le ore in più vanno in banca ore e quando voglio, senza dire nulla a nessuno posso uscire due ore prima quando alla bisogna. Le strade infatti della nostra piccola Koblenz sono un caos dalle 4 fino alle 5:30, più tardi o prima tutto il traffico è scorrevole. Questo comporta che le persone hanno tempo per se stessi e le università popolari offrono un sacco di corsi per questo motivo. Corsi che vanno da quelli di lingue,storia e anche filosofia. Sono offerti anche corsi professionali : due colleghe che sono disegnatrici , frequentano una scuola serale per diventare tecnici.

Riassumendo questo articolo fiume: qual’è il metodo giusto? Meglio come in Italia spargere lungo il cammino la conoscenza e la cultura , per poi ridursi a lavorare con orari da schiavi per tutta la vita,oppure prendere le cose con calma, fornire prima gli strumenti essenziali e poi per chi vuole dargli la possibilità di approfondire nella vita adulta?

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Le certezze della vita.

Ho attraversato la scuola dell’obbligo poi l’istituto tecnico e quindi l’università. Nel percorso formativo ci sono momenti che rimangono impressi nella mente, delle pietre miliari da cui poi ci si muove. Pietre che formano anche il carattere e la cultura di base di un individuo che non è solo fatto di quello che vale in campo lavorativo. Pietre angolari che ora dopo quasi quattordici anni che lavoro ritenevo ancora ferme e immutabili. Alcune sono anche importanti per il lavoro, mentre quelle che costituiscono la nostra cultura di base, permettono poi di interfacciarsi con colleghi e amici su disparati discorsi. Di cosa parlo? Cose banali e semplici che vanno dal teorema di Pitagora, a quello dei seni per poi passare alla rivoluzione francese e alla nascita della vita sulla terra. Argomenti generali , che delimitano il nostro pensare, mettono paletti, tirano righe e confini. Quando si è studente però si pende dalle labbra della prof, prendendo come oro colato quello che dice. Domande si ma il discorso riguardante un argomento prevede sempre delle ipotesi. Esempio? La rivoluzione francese è stata causata solamente dall’estrema povertà della Francia di quel periodo unita a una dittatura assoluta del suo re, senza un’accenno alle spinte ideologiche o politiche di quel complicatissimo periodo.
Quindi mi riferisco a tutti quegli assunti che da studente vengono scodellati come dogmi, come assiomi. Intoccabili. Semplicemente è così. Ricordo bene la prof di Biologia che ci spiegava che era stato fatto un esperimento in una bacinella, con acqua e un composto che rappresentava la composizione della terra primordiale. Date poi scariche elettriche, rappresentanti i fulmini e plof, si erano creati gli aminoacidi, si faceva un accenno stringato che erano solo quattro sui venticinque richiesti e poi si girava pagina. Con questo discorso discorso lineare, semplice mi si è stampato in testa che sapevamo più o meno da dove venivamo. Magari Dio aveva dato un aiutino (con i fulmini?) e poi questo grande pentolone che era la terra primordiale dal caso, agitandolo un po’ , aveva partorito la vita. La prof non citò che in realtà si utilizzo nell’esperimento un’atmosfera priva di ossigeno (che di fatto avrebbe impedito lo svolgere dello stesso) e omise pure che per arrivare alla proteine ci sarebbero volute , statisticamente e temporalmente parlando, migliaia di vite dell’universo. Non voglio entrare oltre nel caso specifico ma più che altro interrogarmi sul perché. Perché non è stata data un’altra possibilità, aperto un dubbio oppure circostanziato meglio il tutto? Da qui mi rendo conto quanto sia potente l’istruzione che riceviamo. Bastano semplici omissioni, piccole sfumature qui e pennellate lá che svanisce nel nulla il credo a una religione, tutto viene relativizzato e spiegato razionalmente anche se in realtà non è tutto così.
Che fare quindi? Non mandare più i bambini a scuola? Alcuni lo fanno ma noi siamo più per l’integrazione. Darwin e gli assiomi che affermava non fanno bene? Ok , ma non studiarlo non è giusto, fa sempre parte della storia della biologia moderna, quindi va benissimo spiegare cosa diceva. Poi bisogna però aggiungere che non è mai riuscito a spiegare l’esistenza dell’uomo con le varie argomentazioni del caso.
Guardando lontano ho un po’ di timore. Il mondo sta cambiando sempre di più e l’avvento di internet sta rendendo forse meno importanti queste pietre angolari ma a un caro prezzo: quello che è certo oggi è scritto su wikipedia. E se fosse sbagliato? Se ci fossero anche lì omissioni e pennellate varie? Come fare a districarsi in tutto questo caos? Forse sta anche li il problema della generazione dei giovani di oggi che non hanno nessuna sicurezza: hanno perso Dio, quello che oggi è vero domani non lo è più, siamo in eterna crisi. E se il punto di partenza fosse diverso? Se invece si affrontasse la vita con la Fede vera, tutto svanirebbe nel nulla e potremmo affidare tutti i nostri dubbi a Gesù. Sarebbe bello ammettere che l’uomo è uomo e come tale è limitato, non può arrivare ovunque e per arrivarci ha bisogno di un “sostegno” e questo sostegno non può essere che la fede. Questo lo avevano capito uomini millenni fa e pure gli aborigeni odierni che comunque credono in un Dio in qualcosa di superiore, di trascendente che ci invade l’anima e che quando parliamo e ci affidiamo a Lui ci fa sentire bene. Se invece ci allontaniamo da Lui , tutto può succederci. E ci infiliamo in un tunnel buio senza uscita soli. Non sarebbe meglio chiedere aiuto a …. Dio?

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Le prime due settimane.

Dal nostro ritorno in krukkonia sono già passate e siamo sopravvissuti. I bimbi sono tornati ai ritmi normale alle attività di tutti i giorni. Ritmi normali? In Italia eravamo abituati a mettere a letto i bimbi alle 9:30 – 10:00 qui invece tutti a letto alle 8:30! Motivo? Non lo abbiamo mai capito effettivamente ma anche andando così presto i nostri bimbi non riescono ad alzarsi per le 7. Forse sarà la lingua nuova da assimilare, forse lo sport e movimento continuo che fanno qui a scuola. Oppure perché poi hanno musica da fare e anche imparare l’italiano. Sta di fatto che se non vanno a letto alle 8:30 alla mattina davvero devo tirar loro secchiate d’acqua. Vogliamo infatti coltivare la nostra lingua perché è sempre un’ottima risorsa. Come il problema di neo emigrati abbiamo notato che ci sono vocaboli e concetti che vengono insegnati da piccoli e che se non si imparano nel momento giusto poi si perderanno. Un esempio? Qualche tempo fa abbiamo ripassato gli ambienti naturali: il lago, il mare, la montagna e il fiume. Per quest’ultimo ci sono quindi : la foce, la sponda, il letto, ecc… Ve la ricordate la foce ad estuario o a delta? Mi ricordo che ai miei tempi c’era una descrizione sul sussidiario e poi la maestra ci fece fare i disegni dei due tipi di foce con un paio di frasi di descrizione sotto dettatura. Tutte cose che devono essere insegnate alle elementari oppure potrebbero essere perse per sempre.
Quindi a casa i bambini devono imparare con Sara entrambe le lingue oltre a matematica visto che sembra che in Germania sembra che siano i genitori che a casa fanno da insegnanti. Qui gli insegnanti sono ben pagati ma non insegnano molto. Infatti da qualche anno hanno introdotto nella nostra città un metodo in stile “americano” per sviluppare maggiormente la creatività: al bambino viene dato un problema , anche complesso, senza una spiegazione e a volte dove anche la domanda non è posta. Possibile? Esempio di uno di questi problemi (qui tradotto) : ci sono una giraffa mamma e il suo bimbo che insieme pesano 1500 kg, il bambino pesa 300kg in più della mamma. Questo è un problema da terza elementare, la domanda non c’è, il testo è finito li…. Io avrei risposto: e quindi fuori c’è il sole…. L’esempio risale a fine dell’anno scolastico scorso per Sofia, che frequentava appunto la terza classe. Sempre nella nostra mentalità di emigranti ci sentivamo in difetto, pensavamo che nostra figlia avesse difficoltà a capire le spiegazioni della maestra. Poi fortuitamente ho espresso queste difficoltà ad un’altra mamma , se ne sono aggiunte altre descrivendo tutte più o meno le stesse difficoltà e da li c’è stata una specie di sollevazione popolare contro l’insegnate! Sembra infatti che i bambini debbano capire da soli, impiegando magari un sacco di tempo ma senza grosse spiegazioni. Risultato: i genitori sono sempre al fianco dei ragazzi che da soli altrimenti non andrebbero molto lontani.

Il metodo che il bimbo deve cercare la soluzione da solo può essere stimolante ma deve comunque esserci un seguito un momento in cui l’insegnante mostra la soluzione in modo poi che il metodo di ragionare entri nelle teste degli alunni e questo porta via parecchio tempo quindi le cose che si possono affrontare durante l’anno sono limitate dato che per ogni argomento il tempo necessario è molto di più.

I metodi tedeschi sono meglio di quello italiani? Sono le famigerate elementari italiane meglio? Siamo noi italiani lontani dall’Europa? Non sono domande facili e cercheremo di affrontare in altri articoli. Di sicuro in Germania viene data molta importanza alla matematica e per ora , fino quindi alla terza classe, come tedesco si punta molto sui dettati e poco a scrivere pensieri che utilizzino la fantasia del bambino ma forse ora abbiamo ancora una visione parziale.

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Primo giorno di scuola!

Oggi nella nostra regione inizia la scuola. Ieri quindi a controllare gli zaini, che ci fosse tutto. Già perché se manca una gomma o un temperìno le maestre subito fanno una nota da far firmare a casa… D’altronde sono tedeschi! Questo ci è capitato diverse volte con nostro figlio in prima l’anno scorso, con Sofia che è la più grande, non è mai capitato. Vuoi perché è più ordinata, vuoi perché i ragazzi più grandi vengono controllati meno dei piccoli. Si ho usato il verbo giusto : controllati! Tancredi subiva un controllo settimanale del suo materiale l’anno scorso. Succedeva che se il temperìno non era al suo posto , la maestra gli chiedeva dov’era, lui faceva spallucce e lei scriveva la nota… E il caro temperìno invece che nell’astuccio era nella tasca inferiore dello zaino a chiamare inutilmente il suo padrone. Ci è successo anche che l’astuccio era troppo grande: troppe matite, scomodo da tirare fuori… Alla seconda nota e dopo il ricevimento dei genitori , dove la Frau ci spiegava quale catastrofe era, abbiamo ceduto e comprato un altro astuccio più piccolo. Insegnare l’ordine a mio figlio, soprannominato il cinghiale , è un’azione meritoria e improba e capiamo il motivo anche se i risultati sono sempre stati modesti: tutte le volte che a casa volevo che lui scrivesse sotto dettatura …. Non trovava mai una dannata semplice matita in quel suo ambaradan di cartella, possibile! Ah… Per la cronaca lo chiamiamo il cinghiale perche qui in Germania i bambini sono obbligati a stare in pausa in giardino. Questo lo di fa con qualsiasi condizione climatica: le maestre mettono i bimbi in giardino e chiudono a chiave la porta. Ebbene in codesto giardino c’è un enorme zona di sabbia dove i pargoli possono sfogare la loro fantasia… Inutile dire che un paio di chili di sabbia rimangono nelle scarpe di nostro figlio e il risultato è che la porta di entrata a sera sembra un campo di patate.
Stamane Sara ha cercato di vestirlo bene ma lui ha scelto qualcosa di comodo e ordinario dicendo:”mamma, lascia stare, io so che mi sporco a scuola”. E aveva ragione: Sara mi ha raccontato che quando è andata a prenderlo, lui è uscito non solo sporco di terra ma scalzo, con le scarpe in mano, lui e il suo migliore amico, perché avevano giocato nelle pozzanghere e nel fango…..

Poi ogni classe ha i suoi quaderni speciali: a due righe per la quarta a tre righe invece per la seconda… Essendo tornati dall’Italia sabato notte oggi pomeriggio abbiamo fatto i giri di riparazione appunto per integrare quello che ci eravamo scordato.

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