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La ripresa che si sente e il lavoro che non c’è.

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Ogni tanto pensiamo a tornare in Italia. Dai giornali, dalla TV sparano notizie che tutto si sta risvegliando, tutto riparte. Un po’ come nella primavera che sta arrivando, il sole torna a scaldare e l’economia del Bel Paese si scioglie, torna fluida, torna a correre. Almeno questo e’ quello che mi sono figurato. Poi chiedo a qualche fornitore e mi conferma che il settore della meccanica si sta rimettendo in moto. Ma qual’è’ la verità? Forse il vento e’ girato? O il fornitore italiano a cui chiedo e’ solo troppo ottimista? Forse davvero sta cambiando qualcosa. Forse il famoso Job Act sbandierato ai quattro venti sta funzionando.
Da un paio di anni sono iscritto a una mail list di Monster. Ogni settimana più o meno mi spedisce le opportunità come ingegnere meccanico esperto, con più di 5 anni di lavoro, per Padova e provincia. Una città produttiva con , teoricamente , molte opportunità’. Gli anni scorsi queste mail erano popolate da 5 o 6 posizioni poi da un po di tempo sono quasi sempre una decina. Caspita , ho pensato, vuoi vedere che ci siamo , che l’Italia si muove? Allora mi metto a guardare sul serio queste proposte e torno un po’ con i piedi sulla terra. Tutte sono proposte di agenzie, che male c’e’ direte voi. Se un’azienda vuole assumere, perché deve passare da un’ agenzia interinale o del lavoro? Non può cercare lei stessa il futuro candidato con inserzioni? Invece tutti , ma proprio tutti , gli annunci per ingegneri meccanici con esperienza sembrano fatti con il copia e incolla (e forse e’ davvero cosi). Infatti sia che si vada dalla posizione di responsabile R&D a quella di direttore tecnico a semplice impiegato per ufficio tecnico la descrizione e’ pressoché la stessa: azienda leader nel settore, persona capace e dinamica nel relazionarsi, richiesta dell’inglese, breve trasferte all’estero, uso di CAD 3d, gestione di commesse insieme al cliente. Possibile? Non c’é altro? Ma cosa fanno queste aziende? Sono leader del mercato ma di cosa? Fanno pentole? Spazzolini? Camion? Valvole? Oppure giocattoli? Forse per chi scrive l’annuncio non e’ importante, per loro importa solo portare una schiera di pellegrini omogenea a fare il primo colloquio, facendo vedere quanto sono stati bravi ad attirare tutta quella carne da cannone. Possibile che queste agenzie del lavoro non sappiano che l’ingegnere tipo deve amare l’oggetto che progetta , deve essere innamorato della cosa per cui si scannerà per anni con colleghi, fornitori e clienti?

E le aziende che davvero vogliono assumere? La crisi e’ davvero finita? Continuo a sfoglia gli annunci. Raramente parlano di stipendio e quando lo fanno sono ridicoli : 30mile euro lordi. Con esperienza… già.

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Ma la ripresa quindi dov’è? Non si erano fatti proclami? Non si erano fatti annunci? La crisi e’ finita!

Oggi ho passato una mezz’ora al telefono con un altro fornitore. Dall’altra parte del telefono c’era un ragazzo un po’ più giovane di me, sui 35 anni. Precisino e diligente, un ingegnere meccanico che abita anche lui nella pianura padana, vicino dove abitavo io. Dopo aver chiarito un problema tecnico , due parole sulla situazione economica erano d’obbligo. La sua azienda e’ in crisi da anni, in perenne ristrutturazione e ovviamente lui si e’ guardato in giro. Risultato? Anche lui cerca annunci per ingengeri meccanici con esperienza ma i giovani stanno stravolgendo il mercato. Quelli appena laureati infatti sanno bene di non aver speranze o quasi e si fanno assumere per 600€ al mese. Si seicento euro! Mi son fatto ripetere la cifra 3 volte. Ma quando ho iniziato a lavorare io , nel 2000, il mio primo stipendio era di quasi 2 milioni di lire… Si si… 600€. Quindi le aziende preferiscono assumere 2 ingegneri per quella cifra che un ingegnere esperto per molto di più. Logico? Ma i due tipi che prendono 600€ al mese con cosa vivono?

Purtroppo penso che l’Italia sia finita nella situazione in cui versa piano piano, forse senza che ce se ne rendesse conto all’inizio. E’ stata una discesa lenta ma implacabile, un ridurre piano piano la nostra capacita’ produttiva e quindi il ritorno, l’eventuale fine-crisi , il risveglio sarà lento e lenti saranno i risultati. Ma che fare? In Germania abbiamo assaporato cosa significa un paese che funzioni. Non e’ perfetto ma funziona. La corruzione, il pagare in nero ci sono anche qui ma la scala e’ diversa. Qui ci sono tanti che ci tengono a pagare l’idraulico con la fattura anche se si sentono dire che sono “bekloppt” (suonati) ma poi gonfiano il petto e dicono che lo fanno per lo stato, per avere i servizi che hanno. Fantascienza! Che fare? Possibile cambiare l’Italia? Vista cosi’ sarebbe impossibile, quello che sarebbe il mo sogno e’ aprire una scuola tecnica, per insegnare ai giovani a lavorare, una scuola che sia all’interno delle aziende, una scuola che davvero serva al lavoro. Qui in Germani infatti i ragazzi dai 13 anni possono fare 6 mesi in azienda. Non e’ obbligatorio ma lo fanno quasi tutti. A che serve? Quando avevo 14 anni ebbi la fortuna di fare amicizia con il nostro elettricista e per tre estati di fila lavorai con lui. Lo seguivo quando riparava antenne, lavatrici o grossi motori a tre fasi in un’ industria. All’inizio gli porgevo gli attrezzi, ero prima impaurito e poi annoiato. Non capivo bene cosa faceva e come lo faceva. Poi piano piano mi faceva fare qualcosa e quindi impianti elettrici interi. Sono diventato ingegnere meccanico ma quell’esperienza mi e’ sempre rimasta dentro. L’essere puntuale ad arrivare al lavoro, il mettere a posto gli attrezzi, ad esprimere l’arte nel far bene le cose anche quando si trattava di mettere del nastro isolante o allineare i chiodi per un porta cavi che doveva essere sempre fatto con la bolla e a regola d’arte.

E purtroppo o meno male e’ proprio questo che i ragazzi tedeschi imparano poi in quei sei mesi : sono a fianco di veri professionisti che ci danno l’anima per fare le cose fatte bene, per fare le cose come devono essere fatte e pian piano c’è un travaso di questa conoscenza pratica che rimarrà per sempre, come e’ rimasto a me. E’ questo che manca in Italia: un collegamento tra le persone esperte con i giovani, il travaso di arte e conoscenza che se non facciamo nulla poi svanirà e si perderà per sempre.

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Sacchetti di sassi.

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Li immagino bianchi, splendidi ma inerti.
Domenica sera, dopo che i bimbi sono a letto accendiamo su Rai3…. Presa diretta. Puntata sul lavoro. Raccontano sempre le solite tragedie, i tafferugli, le prove di dialogo, la gente si spinge per le strade, la polizia che usa il manganello. Poi un flash su un ministro, il ministro del sviluppo economico, una certa Guidi. Purtroppo non sono riuscito a seguire la politica da un po’ di tempo e questa donna me l’ero persa. Tronfia e contenta racconta, incalzata dalla giornalista, che il famoso ‘Job act’ è stato fatto perche’ se l’economia va male, le aziende si possono facilmente alleggerire di qualche sacchetto di sassi. Mi si è gelato il sangue. Sarei voluto balzare dentro lo schermo e chiedere a quella tipa se si rendeva conto di cosa stava dicendo. Sacchetti  di sassi. L’argomento mi sta particolarmente a cuore.
Nel 2008 lavoravo per una multinazionale americana in Italia. La stessa aveva rilevato l’azienda da una famiglia italiana nel 2000. In quel lontano anno , ormai, in cui nel passato si immaginava chissa’quale apoteosi ecnomica,  quella piccola azienda italiana a conduzione familiare dava filo da torcere a concorrenti americani , tedeschi e svedesi. Eravamo in quasi 300 e si fatturavano 150 miliardi… mezzo miliardo a testa. L’ azienda americana ci compra, fa sfarzo di progetti grandiosi, il futuro sembra roseo e sfolgorante, nessuno ci potra’ fermare ora che abbiamo il colosso americano alle spalle. Passano gli anni, i progetti si accavallano, il sucesso tanto sperato sul mercato sembra si allontani, si annebbia. Poi a inizio 2008 finalmente si riesce a convincere il management oltre oceano a finanziare un progetto nuovo, non un progetto , un progettone: 40 milioni di euro da investire in una linea nuova di machine. Siamo presi dal panico, l’ uficio tecnico da riorganizzare, persone da assumere. 20 nuove persone, forse 30. Studi tecnici da contatare, da convincere a darci personale per un tempo lungo. 2 ragazzi americani vengono trasferiti in Italia per supportare il progetto, trasferiti con mogli e bambini.Tutto sembra pronto, il razzo e’ sulla rampa, il fumo esce dai motori, sono pacche sulle spalle e sorrisi. Poi, poi arriva la crisi. Poi il mio capo di allora mi chiama e mi dice.. che il progettone non si fa piu’, tutto slitattato. Ma e i due ragazzi che sonoi qui da qualche mese? Torneranno indietro. Ma come? hanno appena aperto i container con la loro roba, hanno appena sistemato casa, i figli a scuola, le lezioni di italiano… non c’e’storia. Dopo un mese esatto facciamo una cena per salutarli. E le 20-30 persone da assumere? Non se ne fa piu’  niente. Ok, abbiamo sempre fatto salti mortali per far progetti nuovi, lo faremo anche sta volta.
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Poi l’aministratore delegato della nostra azienda un gionro ci invita a una riunione importante, noi dell’ ufficio tecnico, tutti e quasi 50. Ci fa vedere un video. Nello stesso c’e’una persona che viene inquadrata. Non ha bisogno di presentazioni : e’il presidente, il presidente della multinazionale americana. Un presidente che per comunicare alla sua forza lavoro di quasi 100mila persone si fa dei video. Il presidente che ho incontrato personalmente una volta, alla fine di un corso e quando e’ arrivato sembrava arrivasse il Papa : la gente stipata in una specie di cinema a mettersi in piedi, ad applaudirlo. Il presidente che la magior parte di quei 100mila lavoratori non lo vedranno mai dal vivo in tutta la loro vita lavorativa.
Questa star e’seduta e con calma tibetana inizia a mostrare grafiic. Fa vedere come sono precipitate le produzioni nelleminiere, come sono calati i prezzi. I nostri clienti vivono con le miniere, vivono vendendo argento, oro, e metalli vari. Se il loro profitto cala del 33% anche noi dobbiamo calare del 33%.
Quel 33% delle miniere, il 33% dei sassi, dei sassi che appesantiscono si trasformano. I sassi vengono come tirati da questa rock star canuta e mentre attrsversano l’ aria, lo schermo, l’oceano si trasformano in persone. I sassi che ammazzano altri sassi, i sassi che come legati l’uno con láltro in una enorme montagna franano tutti insieme: i sassi delel miniere e i sassi fatti persona, i sassi ritenuti inutili.
Alla fine dell’eccitante video , il nostro amministratore delegato ci dice che non sara’ piu’ facile lavorare nella nostra azienda, che sarebbe meglio che trovassimo un altro lavoro, che ci levassimo dai coglioni insomma.
I giorni passano sempre piu’ grigi. La gente in ufficio non sa’ piu’ cosa pensare, le voci che passano sono terribili. Dopo il famoso video i consulenti sono stati messi a casa in una settimana. Noi , dipendenti, facciamo qualche gionro di cassa integrazione, era gia’ successo ma sta volta  e’ diverso.
Poi un giorno succede. Capita. Nella mia memoria e’ come se fosse capitato di punto in bianco. Vengono chiamati i colleghi uno a uno nell’ufficio del capo. Gli viene data una lettera, gli viene detto che sono in cassa integrazione per un periodo indefinito. Ci drovranno essere delle discussioni con il sindacato. 50 persone, 50 famiglie, chiamate una per una. 50 famiglie che avevano un lavoro, un mutuo , un appogio sicuro, una prospettiva per il futuro. Io non vengo chiamato. Io non sono nei sassi superflui. Rimaniamo in 5. Il nostro capo si e’ battuto per far rimanere una spia pilota, un lumicino, alimenta la speranza.
Sono desolato, tutto e’ deserto intorno. Ho ancora un lavoro ma a quale prezzo? Come si fa a guardare quelli che sono stati mandati via? Come si fa a pensare ancora a un futuro? Mi guardo intorno : nel 2000 eravamo quasi 300 ora forse passiamo a malapena i 100. La decisione e’ tratta e da li a pochi mesi trovero’ un altro posto dando la possibilita’ a uno degli esclusi di tornare nella “casa”, come si diceva a quei tempi una una famosa trasmissione.
E gli altri? quesi sassi pesanti? Chi ha aperto un negozio di bici e si e’ rifatto una vita, chi ha fatto lavoretti qui e la’ , chi e’andato in Inghilterra ad apreire una gelateria…. tutte persone a me care, che fanno parte della mia storia e che un giorno, si e’deciso che erano di troppo. Senza una discussione, senza trovare una mezza via per continuiare a lavorare insieme. Hanno applicato in Italia quello che fanno in america ma , come diceva una canzone di Lucio Dalla , l’America e’ lontana e loro si sono sentiti relitti, falliti, si sono sentiti come aver puntato tutto sul cavallo sbagliato. Ogni tanto ci sentiamo, io qui in Germania, gli altri la’ dispersi, non piu’ gruppo ma se la sono cavata. Sono riusciti a tirare avanti.
Pero’….Non chiamateli sassi, per favore.

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Pregiudizi… Autore – Sara.

Un giorno ho portato alla scuola materna, qui si chiama Kindergarten, Matilde. Ero tutta trafelata, siamo entrate di corsa perchè dovevo scappare subito via perchè avevo un altro impegno. Mi ricordo ancora la maestra che mi guarda seria, scuote la testa e mi dice: ” keine Stress, keine Stress”. Poi mi ha rimproverato dicendomi che non si deve correre, che è tutto stress che non fa bene a me e ai miei figli e che la prossima volta sarei dovuta partire cinque minuti prima, evitando di correre. Poi ho lasciato Matilde e sono tornata, correndo, verso la macchina pensando che se solo avessi avuto il tempo di raccontare a questa maestra la vita che facevo in Italia, in confronto, qui in Germania sono quasi in vacanza. Inoltre avrei potuto raccontare che quasi tutte le mie amiche e conoscenti avevano questo ritmo di vita un po’, per dire la verità, allucinante. Qui in Germania la maggior parte delle donne che conosco non lavora o ha un lavoro part time. Lo stato aiuta le famiglie con figli e quindi le donne, per scelta, decidono di passare più ore a casa nella cura della famiglia e dei figli. In Italia non mi sembra affatto così. Sicuramente anche a causa dello stipendio più basso, bisogna lavorare tutti e due per mantenere la famiglia. Ma sicuramente ha un ruolo enorme anche la voglia della donna di fare carriera o più semplicemente di realizzarsi nel lavoro. A volte penso che la conoscenza che ho della Germania sia molto limitata a questa città che è poco più grossa di Ferrara e che è sicuramente provinciale. Ho, in effetti, sentito dire che a Berlino la gente è stressatissima, ma la Germania non è Berlino e quindi, fuori da quelle poche città grosse, la vita qui in Germania mi sembra molto più “umana” di quella che conosco in Italia. L’ora di punta del traffico qui a Coblenza sono le quattro del pomeriggio. La maggior parte della gente torna a casa dal lavoro alle quattro. In Italia non è così. Mio marito, che anche in Italia era dipendente di una grossa azienda, non usciva prima delle sette di sera e lo straordinario non gli veniva neppure pagato. In Italia se esci dal posto di lavoro troppo presto sei additato come uno scansa fatiche, non importa quanto produci ma nel posto di lavoro ci devi passare il maggior numero di ore possibile. Anche io ho vissuto tutto questo quando lavoravo come avvocato. Sembra che i liberi professionisti se non escono dall’ufficio quando il sole è già da molto calato, non siano dei veri professionisti, seri, in gamba, “arrivati”. Alle cinque di pomeriggio qui sulla Mosella inizia un lento passeggio. I tedeschi, tranquilloni, si godono il paesaggio, l’aria, passeggiano con le loro famiglie. Lo stato li aiuta economicamente se hanno figli, sul posto di lavoro si concedono pause più che dignitose nelle quali socializzano e mangiano senza fretta e producono forse di più dei colleghi italiani che sono tenuti costantemente sotto pressione e che hanno i caffè e le sigarette contate. Chissà allora perchè tutti pensano ai tedeschi come ad un popolo che vive solo per il lavoro, stressato e tristissimo, e agli italiani come un popolo di cicale con il mandolino in mano…. Eppure nella nostra via qui a Coblenza siamo gli unici ad avere cinque figli più un cane, a lavorare giorno e notte, a lavorare pure io, nel mio piccolo con il mio Mini job, pur non avendo per il momento problemi economici… Siamo italiani atipici? e poi mi sembra che ai vertici di molte aziende di successo mondiale ci siano italiani… ma allora perchè si continua a portare avanti questo stereotipo? ci sarà sicuramente qualcosa di vero ma d’altra parte – come dice il buon Albert Einstein- “è più facile disgregare un atomo che un pregiudizio”.

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