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A crepar di maggio…


Il cielo azzurro, di un azzurro speciale. Aria tersa e nessuna nuvola. Il meccanismo che Dio ci ha creato si muove attorno a me. Tutto sembra perfetto, tutto è perfetto a maggio. Che a crepar di maggio ci vuol troppo coraggio, come in quella canzone di De Andre. Anche Virginia è morta di maggio. Anche per lei tutto intorno era perfetto: i prati di un verde brillante e pieni di fiori e ancora in cielo un azzurro stupendo fatto di miliardi di sfumature. E la vita va avanti. Ma avanti dove? Che senso ha? Ci muoviamo nello spazio, che senso ha andare solo avanti? E dove sarebbe questo avanti? È questo il nostro scopo della vita? Andare avanti? Raggiungere la pensione? E poi mi accorgo che faccio parte di tutto questo, di tutto questo meccanismo e che è un meccanismo che ho scelto io, una strada che ho voluto percorrere fino in fondo. Ho deciso io di lottare, ho deciso io di mettermi di traverso al destini, al destini di Virginia  per poi all’ultimo accorgermi che lei voleva andare, che lei non era qui per troppo tempo, che lei voleva tornare al Padre e insegnarci a vivere. Allora tutto questo prende forma, ha un senso. Tutta questa composizione fatta di gioie e dolori, fatta di alti e bassi che è la vita ho un senso, ha un motivo di essere vissuta. Il motivo principale è proprio l’interazione che abbiamo con gli altri, il relazionarsi che non deve essere più un aggredire o un difendersi ma deve trasformarsi in un’accoglienza continua. In un cercare di capire, di rendersi umili e piccoli per capire che quando l’altro alza il pugno per colpire, ha un buco nel cuore, ha una ferita lacerante e se riuscissimo un giorno a sanare quella ferita, quel pugno si trasformerebbe in una carezza. Ma quanta fatica, quanta incomprensione, quanta banalità, quanta arroganza. Ma tutto fa parte della stessa trama , tutto fa parte di quel meccanismo che ci ostiniamo a non capire, a non vedere, che continuami ad opporvici. E a. Maggio mi accorgo sempre di come l’inverno sia davvero passato e di tutta la fortuna che il buon Dio ci ha dato.

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Non c’e’ Pasqua senza la Passione.

Un copilota si schianta su una montagna in Francia trascinando con se altre 149 persone. In Germania non si parla d’altro. La TV, la radio, i colleghi che aggiungono dettagli, aggiungono supposizioni su quello che e’ stata una delle piu’ grandu tragedie aeree dell’Europa.
Ho immaginato nei gionri scorsi come deve essere stato. Come il capitano bussava a quella porta invano e gli altri paseggeri piano a piano in quegli ultimi minuti si rendevano conto di quello che stava succedendo. Su quell’aereo pieno di bambini. Mi immagino quella coppia con il bimbo di tre mesi, premurosi e affettuosi e poi enl momento del panico. Deve essere stato tremendo. Poi mi immagino l’impatto. Un impatto che ha compresso tutto insieme: allumino, plastica e carne tutto insieme fino ad esplodere e sparpagliare il tutto su quella montagna. Quella montagna da sempre li, che era tranquilla, luogo di lupi e falchi e a un certo punto vien cosparsa di morte, viene cosparsa della amalgama fatta di alluminio, plastica, passeggeri, sogni e sperante. Tutto vien messo allo stesso livello tutto viene azzerato in quel momento. Nel mio immaginare penso che quell’attimo , quel momento , sia stato cosi’ veloce e senza significato fisico per gli occupanti che si siano trovati direttamente davanti a Lui a chiedere al copilota perché lo avesse fatto.

Gia’ il perché. Tutti , ma proprio tutti, si chiedono il perché. Sulla stampa e le TV parlano delle sue condizioni mentali, che perdeva la vista e che avrebbe perso presto la possibilita’di volare. Questo sembra sia bastato per prendere la decisione di uccidersi , di schiantarsi contro un muro di roccia insieme ad altre 149 persone. Probabilmente si sentiva la vita e il successo scivolargli fra le mani. Un ragazzo di 27 anni con un possibile fulgido futuro che doveva rinunciarvi, che si sarebbe sentito uno scarto, messo a margine della nostra societa.

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Ho sentito in chiesa questa frase sta sera, durante l’omelia: non c’e Pasqua senza Passione. Non c’e’ ressurezione senza passare per la morte e non c’e’ vita che non abbia una croce che non abbia una Passione da affrontare e la Passione e’ commisurata alle nostre capacita’ .

Sabato abbiamo fatto una gita. La strada ci ha portato in mezzo a una serie di colline stupende. Non vi eravamo mai stati, il navigatore ci guidava. Usciamo dall’ennesimo paesino , saliamo un’altra collina poi finalmente ci siamo. Entriamo nella Westerwaldklinik. Una clinica per riabilitazione. Ci aspetta un’ amica. La moglie di un mio collega. Arriviamo dall’alto alla clinica e si presenta immensa posta quasi alla sommità di una collina. Contornata di strade pedonali che si inerpicano nel bosco. Trovato il parcheggio ci portiamo all’ingresso. Questo da’ su uno spazio al chiuso immenso pieno di piante e tavolini messi qui e la’. L’ atmosfera e’ rilassata, c’é chi legge, chi naviga in internet con il tablet, chi beve un caffè. Sentiamo dei bambini vociare e vediamo finalmente la coppia di nostri amici. Ci avviciniamo e facciamo i saluti di rito : sono passati quasi due anni dall’ultima volta che ci siamo incontrati. Siamo in una clinica perché lei ha avuto un ictus. Lei madre di tre figli, quarantenne, laureata in economia, pronta , dopo l’ultima gravidanza , a tornare al lavoro, a ributtarsi a capofitto nella frenesia del lavoro, si e’ dovuta fermare. Poi ci racconta con estrema lucidità che si sente bene, che ha perso una piccola parte del cervello, che fa fatica a concentrarsi, che si e’ dimenticata completamente il Francese e non riesce più a fare di conto. Un mese dovrà stare in questa super clinica di lusso, tutto pagato dall’assicurazione della pensione. Un mese a quasi un ora di distanza dal marito e dai tre figli piccoli che la vedranno solo nel fine settimana. Nella clinica farà ginnastica, esercizi in piscina e altri per riabilitare quelle funzioni che ha perso e che riprenderà forse in tre o quattro anni.
La mano destra la muove poco, ne ha perso sensibilità e non riesce più’ a scrivere. Facciamo una passeggiata candidamente ci dice che e’ un segno di Dio che le intima di fermarsi, di occuparsi d’altro.

Anche questa vita poteva essere vista una vita da scartare, da buttare, da ritenersi inutile ma la nostra amica, forse perché’ piu vecchia del copilota Germanwings, trova un appiglio, trova al forza, l’umiltà di rivolgersi al Padre a fare un passo indietro e ce lo dice con il sorriso.

E tutti che si chiedo il perché del gesto del copilota, e tutti che non capiscono. Ho scritto altre volte su questo blog che non tanto lontano dalla nostra città vi e’ un ponte dell’ autrostrada che attraversa la Mosella. Il ponte corre a più’ di duecento metri sopra il fiume e regolarmente ogni anno si buttano di sotto 5 o 6 persone. Non lo scrivono sui giornali per non farne pubblicità’ ma continuano a chiedersi il perché senza avere una risposta. Ma come ? In Germania abbiamo tutto, soldi, lavoro, mangiare, tutti i diritti di questo mondo e … e ogni anno 5 o 6 persone nella mia piccola città’ si buttano di sotto. Si buttano di sotto senza speranza, senza avere più progetti , sentendosi inutili non riuscendo a vivere il prossimo secondo, pensando come se il prossimo secondo della propria vita non potesse che essere un’eterna tragedia.

La vita e’ come un battito di ciglia, si e’ bambini e poi d’incanto ci si trova adulti e poi padri. Non si ha spesso il tempo di fermarsi e pensare se stiamo andando nella direzione giusta ma prima o poi arriva in qualche modo la chiamata, arriva Lui che ci bussa sulla spalla. Lo fa in tanti modi diversi e dei più strani, sta a noi ascoltarlo e rimetterci sulla giusta strada.

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Sempre avanti, anche sotto le bombe.

E’ passato un po di tempo, la polvere si e’ depositata , come fa’ su tutto. Un commento a quell’espressione del Papa che invitava a non essere conigli. Frase che ho visto in tv, non l’ho letta, non me l’hanno riferita ma l’ho vista con i miei occhi. Forse non ho capito bene la situazione , il paese in cui il Papa invitava a non essere conigli.
Sul momento ci sono rimasto male: attualmente abbiamo 4 figli terreni e una bimba in cielo. Ci sentiamo una famiglia numerosa, atipica. La gente , a volte, quando passiamo per strada ci contano e poi strabuzzano gli occhi. Come fossimo un fenomeno, un caso strano. Noi siamo innamorati dei bimbi, della vita che portano, dell’energia, del consumarsi nel vivere per loro, nel cercare di farli buoni cristiani.
La frase del Papa e’ stata ingigantita dai media come sono stati tenuti sotto la sabbia i vari distingue che ha fatto seguire e di tutti gli appelli che il Papa fa’ a sostegno della famiglia. I giornalisti gongolano quando possono far un torto, quando possono metter un po’ di zizzagna.
Come capo famiglia pero’ quella frase mi ha fatto pensare. Pensare se stiamo conducendo bene la nostra famiglia, se riusciremo a occuparci di ognuno dei nostri bimbi. Riguardo la nostra storia. Ci siamo sposati che non avevamo proprio una casa nostra e ce la siamo divisi con la mamma di Sara. La prima bimba, Sofia, nello stesso stato. Poi e’ arrivato Tancredi che stavamo facendo i lavori per dividere la casa di mia suocera in due. Poi Matilde, poi trasferimento in Germania mentre Sara aspettava Virginia…. Effettivamente non abbiamo mai aspettato di avere un po di tranquilita’, di essere “a posto”. Ci siamo sempre buttati, siamo sempre andati avanti quasi nella consapevolezza di essere protetti da qualcuno, come se sapessimo dove stavamo andando.

E cosi’ capita che ci sia in arrivo un altro bimbo… anzi , fatta l’ecografia del quarto mese, siamo certi che sta arrivando un’altra bimba! Io e Tancredi tifavamo un po’ per avere un maschietto, giusto un po’ per bilanciare le cose ma il Padre ha deciso in altro modo.

Mi sento quindi innamorato della vita e dei figli che Dio mi ha dato, non coniglio. Mi sento di voler condividere il pane che Dio mi da ogni giorno con i bimbi che mi ha dato e mi vorrà  dare. Perche’ avere paura? Perche’ fermarsi? Perche’ rinunciare al dono della vita che Lui ci ha fatto?

E se qualcuno ha un consiglio sul nome… ben venga, ne abbiamo gia’ usati tanti!

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Quattro anni!

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Oggi due febbraio duemila e quindici avrebbe compiuto quattro anni. La mia bimba, la mia bimba più calma e tranquilla. L’Angelo che ci ha fatto scoprire il significato della Fede. Allora mi accorgo di pensare inutilmente a quali giochi le avrei potuto regalare. Penso a un bambolotto o a un aspirapolvere per bambini o a un set per dipingere con le tempere. Dov’ è adesso non le serve nulla, dov’ è adesso, so bene, che è felice.
La morte di Virginia ci ha aperto un mondo nuovo ma mi manca. A volte immagino di poterle scrivere. Di scrivere cosa sto facendo, di come i bimbi affrontano la scuola. Mi immagino che poi lei mi risponda, che mi dica come si diverte, di come ha imparato ad andare in bici, magari glielo ha insegnato il suo nonno Alberto, magari un angelo qualsiasi, magari è stato Pantani. Già mi manca, è come un pezzetto di me che è la lontano, che sento che c’è ma non posso avere sue notizie, non posso sapere se abbia i capelli ricci o lisci, non posso sapere se è diventata irruente come la sua sorellina Annamaria o se è rimasta tranquilla e gioiosa come fino a quando ci potevo giocare.
Mi sento quindi come se avessi mandato via una mail o un fax e sono in attesa, in attesa che lei risponda, che mi faccia una visita, che mi dia un cenno un qualsiasi segno. In attesa vicino al fax. Ma lei non vuole che io sia in attesa, tempo sprecato, tempo sprecato in una vita sempre breve per tutto l’ amore che dovremmo dare, per tutto l’ amore di cui siamo capaci e che invece ci teniamo nel profondo, ben sapendo, che tenendolo là , presto si guasterà. Si , si guasterà come una mela troppo matura, una mela che non è stata ne mangiata , ne piantata.
Ma lei è lì, è una presenza costante nelle nostre vite, è come un sottofondo musicale, una melodia che ci guida, che ci aiuta a trovare la strada , ci aiuta a dare il peso giusto alle cose. E io sempre ad aspettare , ad aspettare. Ricordo bene , era una settimana che era salita in cielo. Una notte lei venne, quella notte , ne sono sicuro, lei era lì, era lì nei miei sogni. Mi guardava seduta sul letto e mi diceva “latte!”. Una parola nuova che da viva non aveva ancora imparato. Da quasi 3 anni mi chiedo il significato ma ora penso che non ci sia nulla da capire, voleva solo dirmi che era lì che cresceva, che imparava qualcosa di nuovo, che mi era vicino.
Poi sono li ancora alla sua croce. È domenica, domenica primo Febbraio. La neve scende a fiocchi larghi. L’unico rumore che percepisco è quello dei fiocchi che collidono con il mio cappuccio. Sembra un regalo che lei ci ha donato, tanta neve come quell’anno di quattro anni fa che è arrivata, tanta neve come a sottolineare il suo nome, la sua purezza.
Tanto corriamo noi uomini per poi arrivare sotto a una croce, tanto corriamo e a noi tutti poi verra incisa una croce con il nostro nome e le date. E allora la neve mi chiama, mi chiama ai miei doveri, mi fa capire che non siamo qui per niente ma anzi, siamo qui per evolverci, per capire, per salire al contrario della neve in spirali dolci e per salire non possiamo farlo altro che con gli altri, per salvarci non possiamo far altro che salvare gli altri, dobbiamo svegliarli e farli capire.
E io mi sento la fortuna di aver conosciuto Virginia, che lei mi abbia definito il senso della vita, che Lui mi abbia plasmato con il suo grande martello, un martello che fa dolore ma al tempo stesso disegna, disegna lo scopo del vivere, disegna lo sguardo sul futuro. E non mi resta altro che ringraziare, ringraziare sempre per tutto.
E oggi siamo invece tutti qui per festeggiarla: qualche palloncino sulla sua croce, il tiramisù a casa con quattro candeline sopra e una lacrima che non si vede che scende giù dalla ferita del cuore, dalla cicatrice, da una di quelle cicatrici di cui vado fiero. Buon compleanno Virginia!

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La nostalgia del ritorno – autore Sara

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Perchè nascere se dobbiamo morire? Perchè il dolore innocente?Può la figura di Gesù dare un senso a tutto questo? Perchè Dio si è incarnato in un uomo? Che significato ha la sofferenza e il percorso che ciascuno di noi compie su questa terra? Ognuno di noi può dare le risposte che crede. Siamo liberi, l’importante è porsele. Ho, diciamo così, solo 37 anni ma in questo relativamente breve arco di tempo ne ho fatte abbastanza e ho vissuto già molte esperienze: è morto mio papà dopo sette anni di stato vegetativo, mi sono laureata, mi sono sposata, sono diventata mamma per cinque volte, ho perso una figlia o meglio è nata in cielo. E a far da contorno in tutto questo, ho deciso di seguire mio marito andando a vivere in Germania. Ho lasciato il mio studio legale…. Mi è parso sufficiente per buttare giù qualche riflessione, qualche riga, tanto perchè non andasse tutto perduto, tutto dimenticato. E ne è venuto fuori una specie di testamento spirituale per i miei figli e per chi ha il piacere, la curiosità e il tempo di leggere. “La nostalgia del ritorno” è il libro scritto in questi due anni. E’ un libro che nasce nella sofferenza sotto forma di diario tenuto nel periodo in cui Virginia  era in ospedale e culmina nella gioia più autentica.  E volgendosi in dietro non è possibile non vedere che, in tutto ciò che ci capita, in tutto ciò che viviamo, nella sequenza degli episodi della nostra vita, c’è un Dio che non smette di chiamarci, di amarci, di portarci in braccio nei momenti difficili. Scrive Kierkegaard: «Per amore di quest’uomo, Dio viene al mondo, nasce, soffre, muore e questo Dio prega, quasi supplica l’uomo di accettare l’aiuto che gli viene offerto… Chiunque non abbia abbastanza coraggio umile per osare di credervi si scandalizzerà» . Ecco questo è sicuramente un libro che potrà scandalizzare molte persone ma forse sarà anche l’occasione per intraprendere un percorso diverso. L’occasione per formulare diversamente le domande e arrendersi ad un’unica evidenza: l’Amore è la risposta ad ogni nostra domanda. La maternità un ottimo strumento per capirlo. Sono i figli che donano la vita ai genitori e alle persone che vi entrano in contatto. E anche questo scandalizzerà chi oggi abbraccia la cultura della morte e dell’aborto. Gli eventuali ricavati delle vendite verranno interamente devoluti in beneficenza.

Il libro lo potete trovare al seguente  link.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1104206 E potete scegliere la versione cartacea o quella scaricabile sul vostro computer( e-book) che è più economica. Nel sito è anche possibile lasciare poi un commento, dopo aver letto i libro. Grazie per l’attenzione, per la fiducia. Grazie per tutto.

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Il rito.

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Ho cominciato un mesetto fa e ora lo faccio tutte le mattine. Tutte le mattine, prima di andare a lavorare. Per fortuna è cambiato l’orario e alle 7:30 ora c’è luce. Esco , attraverso la strada è imbocco il portone del cimitero. A quell’ora non trovo mai nessuno, solo un paio di volte ho incrociato una signora. Ci siamo salutati, quasi con orgoglio, un orgoglio per dire che anche l’ora era strana eravamo lì per i nostri cari. Attraverso quindi un prato costeggiato da alberi altissimi. Alberi che sono lì da sempre. Poi imbocco un vialetto tra varie tombe, tutte per terra, come va qui. In lontananza si vedono le luci fievoli della città , poco più sotto , che si sveglia. Infine entro tra un rettangolo fatto di alberi. Un rettangolo che delimita quello che è un cimitero seperato dal resto. Un parco dentro al parco per delimitare, per sottolineare, per innalzare. Si , in quel recinto naturale fatto di alberi e cespugli ci sono solo bambini. Bambini che sono andati in cielo. Alcuni sarebbero più vecchi di me, altri avrebbero qualche anno. Arrivo di fronte a Virginia, la mia bimba, la Sua bimba, il nostro angelo in cielo. Leggo il suo nome sulla croce. Una croce di legno, piccola e semplice che già dopo qualche anno denota il passare del tempo. Questo rito a che serve? Lei è là felice, che ammira la luce di Dio , che serve venire qui, rileggere le date in cui è nata e in cui ha raggiunto il Padre? Essere lì mi fa guardare dentro, mi obbliga a fermarmi a pensare alla mia vita. A chiedermi perché sono li. Andare al cimitero non serve per chi c’era. Loro sono nella vita eterna, per loro non è più un problema se Renzi c’è la farà a riparare l’Italia o se domani piove. Loro sono a posto, hanno passato l’esame. Andare li serve a me al mio egoismo, a curare il mio egoismo e farmi sentire umile, a farmi sentire uno qualsiasi e un passo dietro l’altro migliorare il mio cammino nel mondo.

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Tempesta mediatica.

stupore

Oggi ho aperto qualche sito di informazione, italiano chiaramente. Seguiamo sempre il Bel Paese con attenzione e apprensione. Gli attori della domenica sono stati principalmente due : Renzi e il Papa. Non voglio entrare nel merito delle questioni con questo articolo ma una cosa mi ha colpito. Più che colpito stordito è lasciato a terra senza parole.

Partiamo dal primo. Ho visto in TV, si anche qui arriva la Rai, qualche scorcio dell’intervento domenicale in un qualche show pomeridiano che da quando avevo circa 4 anni non seguo più. Il nostro premier spara sempre parole e slogan a ripetizione e sta bene, è sulla cresta dell’onda e sta bene. È amato , gongolato, è uno di noi, sembra quasi di conoscerlo. Fossi in Italia forse la prossima settimana ci farei una partita a calcetto. Sta bene tutto. Ma…. Rallentiamo le immagini, pensiamo bene a quello che dice, a quello che afferma. 80€ alle nuove mamme. Bello, sono d’accordo. “Se le regioni si arrabbiano, gli passerà “.

Ma ho sentito bene? Sta mattina ho riletto la stessa cosa su diversi articoli, così quello l’ha proprio detto. Però il ragazzo ci sa fare, ribalta la frittata, mette fumo negli occhi senza che nessuno se ne accorga e anzi incassa un applauso. Si un applauso! Sarà stato pilotato? Concordato con la presentatrice? Non penso, sembrava abbastanza spontaneo. Quindi le persone applaudivano e nello stesso momento avrebbero dovuto pensare…. Si che bello ma tanto chiuderanno quell’ospedale, forse non rifaranno mai quella strada piena di buche, aboliranno quel corso di aggiornamento, ecc… Già perché quello che il Matteo nazionale non dice è dei tagli che poi le regioni dovranno fare e quelli li faranno arrabbiandosi o meno. E i tagli, come da un sacco di anni a questa parte, invece di esser fatti alle tangenti, al malaffare, vengono fatti al sociale, agli ospedali, alle strutture che si occupano di ragazzi con qualche handicap, agli ospizi, ecc… Quindi il Matteo nazionale fa un gioco di prestigio e senza che nessuno se ne renda davvero conto, fa sputar sangue al proprio paese. Ma il paese sembra addirittura concorde , quindi avanti tutta, avanti a spellarsi le mani. Problemi veri non c’è ne sono.

Una magia simile la fa anche il Papa. Si lo ammetto sono un po’ prevenuto nei suoi confronti. Quando fu eletto infatti, un sacco di siti in rete annunciavano da temo che sarebbe stato l’anticristo. Si forse leggo siti fuorvianti o un po di parte, lo ammetto. Allora non presi completamente sul serio queste voci, queste profezie ma il tarlo mi rimase in testa. Ero entusiasta di quando Francesco andava in carcere a lavare i piedi , o quando affermava che la chiesa doveva tornare povera. Poi questo concilio sulla famiglia. Ho letto qui e là su cosa si votava, l’ordine del giorno. I media hanno nei mesi scorsi incentrato il dibattito pubblico sulle unioni gay e la comunione ai divorziati. Ok, sta bene. Possibile che non ci sia altro? Possibile che il Papa e i suoi vescovi non guardino le chiese la domenica? Non si accorgono che sono vuote? Il Papa parla quindi di ferite che sanguinano? Quali sono queste ferite? I divorziati che non riescono a fare la comunione? Io capisco che la chiesa debba portare conforto, debba lenire le ferite, ma non si accorge che le famiglie in chiesa non ci sono più? Questa è la magia che fa il Papa : nasconde anche lui il vero problema, ne tira fuori altri due che potrebbero essere le ciliegina sulla torta ma la torta non c’è, la torta da un pezzo è sparita. E anche lui si prende degli applausi per questo intervento. Quasi sottolinea come con una minaccia , che ha iniziato a seminare e finirà il prossimo anno. E quale sarà quindi il nostro ridente futuro dopo che lui avrà finito di seminare? A fremo le chiese piene di gay e divorziati che anelano a fare la comunione? Mi metterò in fila dietro a schiere di gay e divorziati per la confessione? Risolverà in questo modo i problemi della famiglia? I giovani invece che si folgorano le retine davanti a videogames, ragazze che scambiano foto per ricariche del telefono, famiglie in cui i genitori tornano a casa sempre più tardi, che non hanno tempo da dedicare ai figli, presi quasi come una scocciatura, giovani che aspettano il venerdì per sballarsi contro a qualcosa? Ma queste non sono cose che fanno notizia. Lui vuole portar soccorso alle periferie. Ma le periferie non sono solo le favelas argentine o brasiliane. Le periferie sono sopratutto nelle nostre città , dove sotto una patina di falso progresso ci sono persone che soffrono , che si prostituiscono, che vivono una vita priva di significato, che si consumano le mani ad attacar fili senza sapere bene il motivo, o si consumano la vista a saldare cose che non sanno a che serviranno. Ma questo sempre non fa notizia. Non fa notizia le prostitute che qui nella anitra città hanno parcheggiato le loro roulotte a fianco di un supermercato. Già in Germania si può, è legale, non si fa baccano per questo. Sono trattate bene, pagano addirittura le tasse. E poi le vedi li, con quegli sguardi vuoti, a bramare che qualcuno si fermi immerse nella solitudine più totale. Non è periferia questa? Non è un segno del disintegrarsi della famiglia? Dei tempi? Del tutto è permesso basta che non si rompa i cabasisi? Il vuoto assordante che pervade le nostre vite e qualcuno che se si vuole sentir vivo lo può fare solo con i soldi in mano.

E la virtù della castità, del sacrificio, del vivere per un valore? Tutto messo alla porta? Quando inizieremo invece a riscoprire Gesù e lo scopo del vero vivere? Non è forse quello lo scopo della chiesa? Spiegare perché siamo al mondo?

 

Non voglio entrare troppo in profondo a questi due argomenti ma questi due personaggi, questi due simboli del giorno d’oggi mi hanno lasciato basito : non riesco a capir cosa cerchino ma l’impressione è che seguano l’opinione pubblica, cerchino di piacere quasi ad ogni costo. Per il Matteone può stare anche bene , è il suo mestiere, ma per Francesco?

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