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lo scempio della fontana e i neo barbari- autore Sara

Colgo l’occasione da questa recente notizia. E’ di ieri l’atto vandalico compiuto dai tifosi olandesi contro monumenti e piazze romane. L’occasione per ribadire un’idea che si radica sempre di più in me e  si rafforza ogni giorno di più che io vivo in Germania. la questione sottesa ad atti osceni contro un patrimonio di inestimabile valore storico e artistico è sempre poi riconducibile allo stesso problema: l’istruzione che riceviamo, principalmente a scuola.

Io ho avuto la fortuna di studiare in Italia, e di frequentare il liceo classico, ma ogni liceo va bene. In Italia, per il momento, si studia ancora storia, e anche molta, e anche la storia dell’arte.  All’estero non è proprio così. Qui in Germania, dove l’economia ancora tira, la storia è una materia che comprare all’improvviso e a singhiozzo quando i ragazzi hanno circa tredici anni. Un semestre ogni tanto, sperando di trovare un insegnante disponibile, compare questa materia. Programma scarno, ridotto all’essenziale e che non si riesce a terminare (ma forse va bene così, così si evita di studiare gli ultimi difficili secoli della Germania). Se poi si abbandona la scuola per andare a  lavorare presto, la storia è una materia  sostanzialmente mai iniziata. Mia figlia Sofia, su suggerimento di sua madre rompiballe, che le fa studiare storia di pomeriggio, ha presentato una tesina sui Sumeri. Riscuotendo molto successo sugli insegnati che non ne sapevano nulla…..

Storia dell’arte non esiste in quanto tale, ma è fornita durante la lezione di artistica, che è prettamente manuale. Comunque non è fatta in modo consequenziale e storico, ma a sprazzi, tirando fuori ogni tanto dal cilindro il nome di un qualche artista o pittore. Non esiste un inizio dell’arte e neppure un’evoluzione. Non credo neppure che la scultura e l’architettura siano contemplati. Non posso dire come sia l’istruzione in Olanda ma mi sembra di capire, parlando con i “nordici”, che qui in Europa in generale sono le materie scientifiche che sono tenute in considerazione. pensate che la filosofia è materia opzionale negli ultimi tre anni del liceo, qui, che è la terra che ha sfornato alcuni fra i migliori filosofi!!! mi viene da piangere..

Se questo è il quadro che mi sto facendo e se poi, come sempre è accaduto, noi italiani importeremo (come di fatto stiamo facendo) questo modello educativo nelle nostre scuole (visto che esportiamo quasi solo prodotti gastronomici, ma raramente la nostra cultura), non dobbiamo lamentarci se poi i giovani o i neo adulti non si rendano conto del patrimonio artistico che ci circonda. Ho letto di recente il libro di Andre Agassi (meraviglioso): lui che ha interrotto gli studi a quattordici anni e  racconta di come si sia trovato spaesato quando è andato, ormai adulto, a visitare il museo del Louvre a Parigi. In quel momento si è reso conto dell’importanza dell’istruzione e poi con i suoi milioni di dollari ha fondato una scuola… lui che aveva odiato la scuola.

Ritengo che se la scuola non ci fornisce gli strumenti formativi fin dai primi anni di scuola, usciranno dai vari istituti soltanto neo barbari che forse sapranno tutto di computer e tecnologia, ma nulla di ciò che è BELLO. A questo serve la filosofia, la letteratura, la storia dell’arte e possibilmente anche della musica. Io, personalmente non ho studiato alcun strumento musicale, ma fin da giovane, frequentando amici “musicisti” mi sono ripromessa che se avessi avuto figli, avrebbero dovuto imparare a suonare uno strumento. Anche la musica affina l’animo.

E quindi anche se so di essere in minoranza, antiquata ecc ecc, rimango totalmente e  visceralmente convinta che le riforme scolastiche stiano andando tutte nel verso sbagliato. Ma allora non lamentiamoci poi se i nostri giovani imbratteranno i monumenti, scriveranno sulle colonne millenarie “viva la Juve”. E non diamo la colpa all’alcool, perchè già lo fanno molti totalmente sobri ma inconsapevoli della bellezza che deturpano. Non bastano la matematica e l’informatica. i nostri studenti non sono solo potenziali operai e lavoratori, sono persone che devono formare il loro gusto, la loro anima, la conoscenza del Bello. Una branchia della filosofia affronta proprio il tema dell’Estetica, intesa come ricerca dell’idea del Bello. Ma perchè va tutto a rovescio, perchè la gente non se ne accorge, perchè gli insegnanti non fanno rivoluzioni? perchè i governi perseguono l’ignoranza del popolo e poi si lamentano che i musei sono vuoti o  che il patrimonio artistico viene rovinato? perchè la vecchia Europa ricca di storia e cultura insegue il modello della Silikon Valley dimentica dell’oro che abbiamo nei nostri musei?

Sapete perchè? perchè ha ragione Sgarbi: sta morendo una civiltà, l’Europa moribonda sotto tutti i profili (religiosi, economici e culturali) sta sparendo. Ma quello che si affaccia all’orizzonte, se è quello che abbiamo visto ieri sera a Roma, fa paura….

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Tradizione?

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Da wikipedia:
“Il termine tradizione (dal latino traditiònem deriv. da tràdere = consegnare, trasmettere) può assumere diverse accezioni, fortemente interrelate:
– come sinonimo di consuetudine (spesso è utilizzata in tale senso la definizione “tradizioni popolari” o “folklore”), intendendo la trasmissione nel tempo, all’interno di un gruppo umano, della memoria di eventi sociali o storici, delle usanze, delle ritualità, della mitologia, delle credenze religiose, dei costumi, delle superstizioni e leggende; in particolare è detta tradizione orale la trasmissione non mediata dalla scrittura
– come corpus più o meno coerente di credenze e pratiche condivise da un gruppo di persone all’interno di un campo di attività umano, come può essere ad esempio una tradizione religiosa o una tradizione scientifica
– in ambito filosofico (con la iniziale maiuscola: Tradizione), come concetto metastorico e dinamico, indicante una forza ordinatrice in funzione di principi trascendenti, la quale agisce lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi e ordinamenti che possono anche presentare una notevole diversità
– tradizione: come termine tecnico presente con un suo significato specifico negli ambiti disciplinari della filologia e del diritto.”

Come è possibile allora questa trasmissione in una società liquefatta come la nostra? Questo tema mi tocca particolarmente essendo appunto un immigrato. In questo nostro stato infatti si è portati a difendere la propria provenienza, a sottolineare in maniera positiva la propria diversità.
In questo tempi penso spesso alle differenze tra Germania e Italia. Questi pensieri vengono dalla decisione, ormai presa, se comprare casa o meno. Il pensiero da tempo va oltre. Ricordo quando mangiavo da piccolo dalla mia bisnonna: in tavola c’era sempre una tovaglia , spesso a quadretti. Tovaglioli sempre dello stesso colore. Tutto perfetto. Coltello , forchetta e cucchiaio sempre in tavola, anche se non si mangiava brodo o una zuppa. A casa di mia nonna invece c’era una sala che rimaneva quasi sempre chiusa. Era la sala delle feste, delle grandi occasioni con il divano e il tavolo grande per 12 persone. Il riscaldamento in questa stanza rimaneva spento dato che la si usava qualche giorno all’anno oppure quando arrivava un ospite importante senza preavviso. Di solito quindi si mangiava in cucina, che trovavo molto più confortevole dato che era scaldata dai fornelli ma quella sala era “il salone delle feste”. Sempre dalla nonna a mezzogiorno si trovava sempre pasta da mangiare e spesso anche il secondo. Da bambino invece a colazione era praticamente obbligatorio mangiare su un vassoio. Questo per noni sporcare la tavola e avere sul vassoio anche il cucchiaio oltre la tazza. Tutti questi dettagli che fanno parte della mia infanzia sono parte di me li ho legati alle tradizioni proprie della mia famiglia , del mio paese. Sono quelle piccole cose che ho sempre pensate immutabili, che si ripetevano sempre uguali, che erano così e basta.

Poi cos’è successo? La famiglia si è modernizzata con questo cambiano i valori, cambiano le cose a cui diamo importanza. Oggi in casa nostra la prima cosa è l’istruzione dei bimbi in tutti i sensi. Da storia a geografia a religione quindi nuoto e musica. I valori, le cose importanti sono diverse e succede quindi che la tavola ha perso il suo peso. Il cibo è sempre ben curato e italiano, anche se da tre anni siamo in Germania, ma i tovaglioli sono rara,ente uno uguale all’altro e praticamente mai in toni con la tovaglia. Poi ci sono le occasioni particolari, le cene e allora si prende fuori il servizio buono. E il salone delle feste? Anche quello è stato inghiottito. Dalla modernità, fuori moda e scomodo. Segno un tempo che gli spazi non mancavano, che avere una stanza in più non era un problema come oggi.

Tornando alla domanda iniziale quindi : cosa sono le tradizioni? Cosa dobbiamo conservare? Cos’è che in questo modo liquido , in cui tutti i liquidi si stanno mischiando in un grande pentolone, dobbiamo tenerci stretto? Cosa ci differenzia? Che urlo abbiamo in tutto questo vortice e cosa dobbiamo o cosa possiamo fare? Farci travolgere dagli sconvolgimenti quotidiani o imporci come una diga di fronte a questo cambiamento continuo?

Il confronto culturale a cui sono sottoposto mi fa notare che noi italiani ad esempio ci approviamo al cibo come ad un rito, mentre i miei colleghi tedeschi il mangiare è considerato un mero nutrirsi.

Ho sempre pensato che le nostre figlie dovranno saper fare la pasta fatta invasa,la ciambella e la pizza. È questo che possiamo fare? Cosa sarà tra dieci anni della cultura italiana? Della nostra arte, della nostra tavola? Dell’andare in chiesa, di occuparsi dei nostri anziani, di rimanere legati alla famiglia? Svanirà tutto? Tutto sarà sovvertito e ribaltato? Tutto sarà insignificante?

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Paese che vai , scuola che trovi.

I nostri due figli più grandi frequentano la “Grundschule”, la nostra scuola elementare. Della mia scuola elementare ho un ricordo molto bello, sia delle maestre che di quello che si imparava. Ho, anzi abbiamo, comprendendo mia moglie, sempre pensato che sia una tappa fondamentale nello sviluppo e nella crescita dato che in quel periodo di vita si assorbe tutto come spugne.

Nella mia mente è scolpita quindi la mia maestra alla lavagna che ci introduce un argomento scrive la data in un angolo , ci descrive i Sumeri, facciamo qualche disegno di contorno. Tutto bello, tutto felice. Ai miei tempi i nati del ’73 sono stati tanti , quindi la scuola ci offrì di fare le elementari a tempo pieno in una sede staccata ma con l’assicurazione di avere per cinque anni sempre le stesse due insegnanti. L’esperimento fu per me davvero bello e infatti tutti ci affezionammo molto alle due maestre.

Ora che sono un genitore desidero per i miei figli un’esperienza simile ma le cose qui in Germania si sono presentate da subito diversamente. Il concetto di base è molto diverso e siamo stati scioccati dai primi anni che i bimbi hanno frequentato. La lezione non è più frontale, i banchi sono raggruppati a quattro e la maestra non spiega una vera e propria lezione ma vengono dati singoli compiti ai vari gruppi che sviluppano in autonomia. All’interno del gruppo ci sono bambini che hanno un livello di istruzione diversa ma questo è fatto di proposito e in questo modo quelli più bravi possono spiegare le cose a quelli meno bravi sviluppano quindi un vero proprio lavoro in team. Tutto bello? Questo il metodo. Purtroppo i contenuti sono differenti. Gli obiettivi principali sono matematica e tedesco, il resto è contorno, si fa se c’è tempo.

Questa situazione ci ha messo in crisi sulla scelta stessa ti rimanere in Germania. Vedevamo infatti inizialmente la scuola tedesca come qualcosa di portentoso per la diversità con la nostra. Questo si è poi tramutato in delusione vista la mancanza di contenuti, di quello che si può definire cultura di base. Lo scenario diveniva ancora più critico per quanto riguardava nostro figlio Tancredi. Lui ha iniziato quest’anno la seconda e nei primi due mesi della stessa oltre a ripassare la matematica fatta in prima, ha fatto sei lettere in corsivo. Nulla di più. Tancredi si lamentava anche di non aver abbastanza compiti, tutti finiti in 5 minuti. Alcuni bimbi della classe poi che volevano fare di più vengono ripresi dalla maestra con nota da far leggere ai genitori. Possibile!

Con questi dubbi nel cuore, alla fine delle ferie di autunno ( in Germania le scuole fanno 6 settimane di ferie in estate e 3 in autunno, le scuole iniziano a metà agosto più o meno e la pausa autunnale è circa a inizio ottobre, le date esatte cambiano di anno in anno) ho chiesto di incontrare la maestra di Tancredi per discutere i punti per noi importanti:

Programma scolastico,
– come mai lento
– obiettivi dello stesso
– dobbiamo insegnare noi mesi e giorni della settimana?
– quale supporto deve dare la famiglia?
– Lezione frontale? Perché lavora in gruppo con bambini così piccoli?
– faremo inglese?
Tancri come va? Disturba?

L’appuntamento con la metodica maestra (era quella che rimproverava Tancri perché il temperinonon era mai nel posto giusto!) è stato da noi ottenuto mediante forma scritta con i temi da trattare.

Sono giunto all’appuntamento in anticipo e pieno d’indignazione: le maestre qui guadagnano un sacco e dobbiamo noi a casa colmarne le lacune? La stessa era stata alimentata da una nostra vicina di casa, figlio nella stessa classe del nostro, che diceva che anche suo figlio avrebbe voluto lavorare di più ma che sovente riceveva note scritte dalla maestra per questo suo voler fare.

Poi ci siamo seduti con la maestra, in aula di Tancredi, esattamente dove siede lui io e Sara al mio fianco. Lei , la maestra, ha iniziato a spiegarci quello che fanno, ha tirato fuori dallo zaino di tancredi il suo astuccio, ha mostrato i foglietti che compilano insieme per memorizzare parole tedesche nuove insieme all’articolo. Ha proseguito mostrandoci compiti scritti dal Tancri, molto scarni e secchi ma fatti. Poi confrontati con quelli di altri alunni molto più estesi. Mi ha colpito quindi questo fatto. Questa maestra sembra che di ogni alunno, 19, sappia vita morte e miracoli. Di ognuno di loro infatti spiega un singolo esercizio che lo stesso deve fare nella mattinata ed è quasi sempre diverso da alunno ad alunno. Quando spiegava le cose lo faceva anche con passione e patos, come si prendesse a cuore davvero del nostro bimbo. Si era quello che volevo capire, che volevo sentire. Anche lei ha arguito con noi che i bambini a questa età osso i apprendere davvero in fretta. Lei comunque c’è la sta mettendo tutta.

Sono uscito da questo incontro con un’opinione diversa. Il metodo di insegnamento è diverso ma ora sono completamente neutrale. Siamo qui da tre anni e iniziamo a capire la mentalità del popolo indigeno. Mi è capitato al lavoro tanto spesso. Ci si trova davanti a problemi. Io da italiano penso sempre al modo di risolverlo, a come trovare la soluzione tecnica più elegante. Loro, da tedeschi, cercano sempre invece quello che è in più, che si può togliere. La stessa mentalità penso che l’abbiano applicata nel campo scolastico. Quindi , come da inizio, gli obiettivi chiari della scuola elementare sono la matematica, il tedesco e lavorare in gruppo. Il resto non serve. Il resto se c’è temo verrà dopo. Sbagliato?

Il mio pensiero continua e casualmente ho letto il post di un sito che seguo. Questo post parlava indignato di una trasmissione radiofonica su radio 24, in cui si sbandierava il fatto che avremmo bisogno in Italia di più idraulici e meno laureati. Non voglio scendere sulla disputa delle cifre ma fare un pensiero in altra direzione. In fondo cosa vuole la società moderna? Cos’è importante? La pancia è piena, la casa ce l’abbiamo, la macchina anche. Prossimi obiettivi quindi un tatuaggio, magari un pearcing che nessuno ha. Poi? Questo macinare di cose, questa abbuffata di materialità ha fatto molti erigere un vitello d’oro all’euro o al dollaro. Quindi l’unico metro è diventato produrre, produrre, produrre. Quindi si parla di PIL , spread e altri ammennicoli. I vincitori sono quelli. Quelli che hanno la BMW e che riescono a mettere la testa in folle per quasi tutta la vita. Da questo aspetto della società deriva quindi tutto il resto e la scuola stessa è parte del medesimo meccanismo. Non serve istruirsi, non serve curare la propria cultura. Tutto inutile. Stringere tubi, lavoro bellissimo che ho fatto anche io per qualche estate, serve di più rispetto a scrivere libri, dipingere quadri o ballare.

Quindi si deve andare a scuola per produrre, per mettersi su due binari, mettere la testa in folle e pedalare più forte che si può. Ma una volta giunti a fine binario…. Che faccia faremo?

I tedeschi stanno stravincendo questo gioco proprio per questo motivo: hanno individuato bene i loro obiettivi e non si curano di nient’altro. In azienda ci son o pochi posti da dirigenti un po’ di più da ingegneri ma un sacco per operai. Quindi loro creano operai molto bravi e specializzati, offrendo corsi a livello pratico direttamente in azienda, il resto non serve. In Italia invece viene offerta una cultura generalizzata lungo tutto il percorso scolastico. C’è un però. La mia cultura in una azienda italiana è stata forse utilizzata per un 20% e gli orari di lavoro sono sempre stati particolari. In quattordici anni ho lavorato un due aziende diverse in Italia ed in entrambe uscivo di casa alle sette di mattina e quando andava bene, rientravo alle sette di sera e non vi era nessuna possibilità di flessibilità. Questo mi obbligava ad esempio ad avere due ore di pausa in cui non sapevo cosa fare o quasi. In Germania gli orari sono invece flessibili e quasi tutti hanno 35 ore settimanali. La flessibilità significa che le ore in più vanno in banca ore e quando voglio, senza dire nulla a nessuno posso uscire due ore prima quando alla bisogna. Le strade infatti della nostra piccola Koblenz sono un caos dalle 4 fino alle 5:30, più tardi o prima tutto il traffico è scorrevole. Questo comporta che le persone hanno tempo per se stessi e le università popolari offrono un sacco di corsi per questo motivo. Corsi che vanno da quelli di lingue,storia e anche filosofia. Sono offerti anche corsi professionali : due colleghe che sono disegnatrici , frequentano una scuola serale per diventare tecnici.

Riassumendo questo articolo fiume: qual’è il metodo giusto? Meglio come in Italia spargere lungo il cammino la conoscenza e la cultura , per poi ridursi a lavorare con orari da schiavi per tutta la vita,oppure prendere le cose con calma, fornire prima gli strumenti essenziali e poi per chi vuole dargli la possibilità di approfondire nella vita adulta?

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Perchè leggere?

Uu’altra passeggiata per Coblenza…. l’altra volta vi ho parlato del numero assurdo di locali e negozi dove si può riempire il buco esistenziale che avvertiamo dentro con ogni tipo di cibo che ci viene in mente. L’importante è ingurgitare in continuazione e a pochi soldi, se possibile.

Oggi la passeggiata mi ispira un’altra riflessione. Hanno chiuso una libreria, in città ne rimangono due… solo due….una città così grossa…. solo due librerie….. L’altro giorno, invece, hanno aperto vicino a casa mia, l’ennesimo speedy pizza…

Leggo in questi giorni che è uscita una nuova statistica: circa il 50% degli italiani l’anno scorso non hanno letto neppure un libro. L’articolo del Censis però non si ferma lì: sembra che l’80% della gente non capisca quello che legge… del resto, se non siamo più abituati a leggere, come possiamo capire quello che leggiamo?

Emerge una immagine di una popolazione che si accontenta dei titoli di giornale, delle notizie urlate o accennate al telegiornale, felice di “rincoglionirsi” davanti ad un quiz o ad un filmetto da quattro soldi, meglio d’azione così non ci si rompe la testa con dialoghi troppo profondi… Emerge una società omologata, appiattita e conformata su un livello molto basso, sia per cultura sia nei rapporti umani. La nostra incapacità di relazionare, di raccontarci, di mostrarci emerge nel conformismo dei nostri giorni e nella moda dei tatuaggi. Ci si tatua frasi, slogan, immagini preconfezionate… un bollino di riconoscimento, un segno che dovrebbe riassumere quello che non riusciamo più ad esprimere a parole o che temiamo di dire con parole nostre.

Cresce inoltre la spesa media dei cosmetici, dei prodotti per il corpo, degli abbonamenti per le palestre e delle spese per operazioni chirurgiche. In fondo Natalino Balasso ha ragione quando ridendo dice che se tutta la nostra attenzione e fatica è tesa a scolpire e abbellire il nostro corpo e non il nostro cervello è perchè siamo una società tutta tesa al piacere corporeo e materiale e non ad una crescita personale, intellettuale e , aggiungo io, spirituale. Ci facciamo tanto più belli fuori, quanto più vuoto è il nostro cervello e il nostro cuore.

Siamo una società impersonale, piatta e poco originale. per questo le librerie chiudono. Ma fermiamoci un momento a riflettere sul fatto che tutti i soldi (e parlo di quelli che vanno oltre alla necessaria cura del corpo)che investiamo sull’aspetto fisico sono investiti, in realtà, sul futuro mangime dei vermi. I nostri tatuaggi costati soldi e dolore, i nostri capelli mille volte tinti e stinti per assecondare le mode, il silicone iniettato nelle nostre vene… tutto questo sarà divorato dai vermi…. solo una cosa rimane ed è eterno: il nostro spirito. Uno spirito che nel corso della vita va coltivato, arricchito. Come? leggendo, viaggiando ma soprattutto amando. Leggere aiuta a pensare, a farsi una propria opinione critica. Leggere aiuta a capire noi stessi, le nostre emozioni e ci insegna, come dice Antony Opkins in “viaggio in Inghilterra”, che non siamo soli. Ci insegna a fare il viaggio della nostra vita in modo consapevole per non capire in punto di morte che non siamo vissuti o che abbiamo sprecato l’occasione dataci quando ci è stata donata questa vita. E quando si capisce questo, tutto appare in un’altra prospettiva. Ci apriamo agli altri in modo autentico, ci mostriamo agli altri senza paura e non ci nascondiamo dietro ad un simbolo o ad una frase tatuata. Leggiamo per elevare il nostro spirito, perchè tutti i mestieri che svolgiamo sono utili, ma solo la cultura eleva il nostro sguardo verso l’alto, verso il cielo, ci spinge a porci domande, domande esistenziali. E come dice il professore Keating nel film ” L’attimo fuggente” : “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.

(Nota: e chi ci fa notare se una poeseia è bella , se una canzone ci da una emozione, chi ci fa rivolgere verso l’alto se non Dio stesso?)

E quindi io dico: ricominciamo ad aprire i libri, ricominciamo a leggere, e a leggere libri di qualità, magari ricominciamo dai classici e poi passiamo alla poesia, e facciamolo subito prima che la razza umana si imbarbarisca e poi si spenga, annegando nell’ignoranza, nella mediocrità, nella “disumanità”.

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