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La nostalgia del ritorno – autore Sara

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Perchè nascere se dobbiamo morire? Perchè il dolore innocente?Può la figura di Gesù dare un senso a tutto questo? Perchè Dio si è incarnato in un uomo? Che significato ha la sofferenza e il percorso che ciascuno di noi compie su questa terra? Ognuno di noi può dare le risposte che crede. Siamo liberi, l’importante è porsele. Ho, diciamo così, solo 37 anni ma in questo relativamente breve arco di tempo ne ho fatte abbastanza e ho vissuto già molte esperienze: è morto mio papà dopo sette anni di stato vegetativo, mi sono laureata, mi sono sposata, sono diventata mamma per cinque volte, ho perso una figlia o meglio è nata in cielo. E a far da contorno in tutto questo, ho deciso di seguire mio marito andando a vivere in Germania. Ho lasciato il mio studio legale…. Mi è parso sufficiente per buttare giù qualche riflessione, qualche riga, tanto perchè non andasse tutto perduto, tutto dimenticato. E ne è venuto fuori una specie di testamento spirituale per i miei figli e per chi ha il piacere, la curiosità e il tempo di leggere. “La nostalgia del ritorno” è il libro scritto in questi due anni. E’ un libro che nasce nella sofferenza sotto forma di diario tenuto nel periodo in cui Virginia  era in ospedale e culmina nella gioia più autentica.  E volgendosi in dietro non è possibile non vedere che, in tutto ciò che ci capita, in tutto ciò che viviamo, nella sequenza degli episodi della nostra vita, c’è un Dio che non smette di chiamarci, di amarci, di portarci in braccio nei momenti difficili. Scrive Kierkegaard: «Per amore di quest’uomo, Dio viene al mondo, nasce, soffre, muore e questo Dio prega, quasi supplica l’uomo di accettare l’aiuto che gli viene offerto… Chiunque non abbia abbastanza coraggio umile per osare di credervi si scandalizzerà» . Ecco questo è sicuramente un libro che potrà scandalizzare molte persone ma forse sarà anche l’occasione per intraprendere un percorso diverso. L’occasione per formulare diversamente le domande e arrendersi ad un’unica evidenza: l’Amore è la risposta ad ogni nostra domanda. La maternità un ottimo strumento per capirlo. Sono i figli che donano la vita ai genitori e alle persone che vi entrano in contatto. E anche questo scandalizzerà chi oggi abbraccia la cultura della morte e dell’aborto. Gli eventuali ricavati delle vendite verranno interamente devoluti in beneficenza.

Il libro lo potete trovare al seguente  link.

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1104206 E potete scegliere la versione cartacea o quella scaricabile sul vostro computer( e-book) che è più economica. Nel sito è anche possibile lasciare poi un commento, dopo aver letto i libro. Grazie per l’attenzione, per la fiducia. Grazie per tutto.

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Archiviato in Annamaria, Fede, Virginia

La leggerezza del vivere.

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Siamo impegnati ogni giorno per sopravvivere in questo mondo. I valori intorno a noi sono il produrre, il fare soldi, il tenersi occupati, il sopravviere. Siamo dentro un meccanismo perverso e senza fine che sembra non fermarsi mai, un ingranaggio dietro l’altro gira senza sosta. A volte accelera e ci fa perdere la visione del perche’ del vivere. L’ingranaggio è qualcosa sempre li, di sicuro, a cui non possiamo fare a meno, a cui siamo abituati. Quello che dovrebbe farci avanzare nella vita per darci poi tempo per impiegare meglio il nostro tempo , inavvertitamente , piano piano, si pone lui stesso come punto centrale della vita stessa. Basta poco a incastrare il tutto. Basta un malanno di una persona cara o ancor di più della persona della vita e l’ingranaggio per fortuna si rompe, si ferma, cade, perde importanza. Ti mette per terra con la schiena al muro e ti fa pensare. Ti fa capire che il Paradiso non è qui , che qui tutto non è perfetto. Ti fa chiedere ancora una volta se stai sfruttando tutto quello che Dio ti ha dato, se stai facendo frutto o se quel dannato ingranaggio ha riempito ancora lo spazio che non deve. Ti fa capire che la vita non è una scaletta del pollaio (corta e piena di m…) come diceva Forrest Gump ma è una cosa leggera, dolce e fantastica e che ogni secondo lontano dalla persona del cuore, ogni avventura o sventura non condivise , sono momenti buttati, sono occasioni sprecate, sono un attimo di egoismo. Sono il non essere uniti alla persona che Lui ti ha affidato. Ti fa capire che non siamo qui per sempre, che non siamo eterni , che lo stringere la sua mano un giorno finira´, che tuffarsi nei suoi occhi dolci prima o poi non lo potrai piu´ fare, che accarezzare la sua pelle e´un momento che non sara´per sempre , che l´essere uniti poi finira´… almeno sulla terra, almeno in questo mondo. E ancora di piu´ dentro senti invece che il tutto andra´ oltre e che l´ amore e´ tremendamente piu´ forte della morte e del mondo stesso che ci circonda. E non rimane altro ancora che ringraziare, ringraziare Lui per averci dato il modo di sentire , di gustare di sperimentare questo amore infinito.

Gli occhi si riaprono. L’iride viene colpito dalla luce, la pupilla si stringe, riacquisti l’attenzione sulle cose giuste.

Ringraziare ancora di quell’alito di vita leggero leggero che ci ha dato dentro.

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Magnifiche sorti e progressive – autore Sara

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Ci vantiamo di vivere in paesi civili, ma non conosciamo il senso di questa parola. Siamo la civiltà dei grandi progressi e conquiste. Ci riempiamo la bocca di diritti e conquiste. Siamo i grandi eredi dell’illuminismo e illuminati dalla dea ragione, galoppiamo veloci verso le “magnifiche sorti e progressive”, per usare le parole di Leopardi. Questo è quello che ricordo di aver studiato al liceo. L’uscita dell’uomo dal medioevo buio e ottenebrato e l’entrata nei secoli illuminati.

In questi giorni hanno approvato  in Belgio la legge che ammette l’eutanasia anche per i minori. E’ un fatto che deve farci meditare. Siamo arrivati nel XXI secolo per dichiarare anche per legge che la vita non ha valore. Siamo arrivati fin qui per dire che di fronte alla malattia o alla sofferenza, il rimedio è l’eliminazione di una vita umana. L’aver esteso l’eutanasia, pratica che non condivido, anche ai minori significa che siamo gli stessi barbari che abitavano a Sparta e buttavano i bambini giù dalla rupe tarpea. Tanti secoli sono passati per niente. Dal passato continuiamo a non imparare nulla. L’autoritarismo nazista aveva approvato leggi che portano a conseguenze simili a quelle belghe. Curioso come l’autoritarismo e l’estrema libertà cui oggi ci ispiriamo portino a risultati simili. Per non tacere  il fatto che Hitler aveva con il “copia incolla” riesumato leggi “partorite” durante e dopo la rivoluzione francese che sotto lo slogan “libertà, egalitè e balle varie” ha partorito anche parecchie mostruosità.

Da giurista sottolineo l’incongruenza fra quelle norme che ritengono i minori incapaci di compiere atti giuridicamente importanti (di valore economico consistente oppure vietano atti personali come il matrimonio ecc) e questa nuova legge che però ritiene che un minore possa decidere di porre fine alla propria vita. E’ logicamente, oltre che umanamente, aberrante.

Non posso non raccontarvi la nostra esperienza personale. Quando si pensa ad un minore ammalato, non si racconta di tutto il contorno. Contorno che a volte è importantissimo. I quattro mesi passati in ospedale accanto a mia figlia Virginia sono stati umanamente molto arricchenti. La nostra famiglia compresi i parenti si è stretta attorno a lei. Si è creata una solidarietà enorme. Tantissime persone che neppure conoscevamo ma che di noi avevano sentito parlare per interposte persone, hanno pregato per noi. Il personale medico e le infermiere hanno creato un’atmosfera magnifica. Ho ricordi dolcissimi di conforto e aiuto. Ricordo un’infermiera che ha passato un’intera notte a cantare per Virginia per evitare che, addormentandosi, potesse morire. Un’altra ha vegliato su di lei al mio posto, consentendomi di dormire per un paio di ore. Alcune di loro vengono ancora a trovarci. La dottoressa che ci ha accompagnati a Medjugojie nel nostro pellegrinaggio  ha conosciuto in quel viaggio il comandante dell’areo (privato) e ora sono insieme. Capitano tante cose attorno ad un bambino ammalato. Tutte cose che si perderebbero se eliminassimo il problema alla radice, uccidendo il malato solo perchè terminale. Credo che ci sia un motivo se una certa malattia ha un certo decorso. Credo che ci sia una risposta al fatto che Virginia che sembrava dovesse morire a metà marzo, è rimasta, invece, con noi fino a fine  maggio. Noi a metà marzo non eravamo pronti a lasciarla, dovevamo ancora fare il pellegrinaggio a Medjugojie e imparare tante cose, imparare ad accettare la vita per come ci viene regalata, quale che sia la sua durata, imparare che la vita è semrpe degna di essere vissuta. Imparare che la malattia fa parte della vita. Imparare ad essere genitori di una creatura speciale, destinata a fare un viaggio breve qui fra noi. Una creatura che si è spenta a poco a poco, pezzo per pezzo, ma col sorriso.

Una mia zia mi ha chiesto, dopo la sua morte, se Virginia avesse sofferto. Sì, tantissimo. Ma non le si spegneva il sorriso davanti a suo padre. I dottori sono stati bravissimi a garantirle la giusta cura del dolore e un’esistenza comunque dignitosa.

Quello che più mi ha impressionato è stato ricevere i complimenti dal primario che curava Virginia per la nostra presenza costante presso di lei. Ho dovuto farmi spiegare cosa intendesse perchè proprio non ci vedevo niente di strano. Lui mi ha spiegato che tanti bambini ammalati vengono lasciati in ospedale da soli, assistiti solo dalle infermiere. Mi ha raccontato di una coppia che aveva lasciato il bambino piccolo un intero weekend in ospedale da solo perchè loro erano andati in discoteca. Mi ha detto che non sono casi rari, che spesso i bambini vengono lasciati da soli. Mi ha detto che tante famiglie scoppiano, tanti genitori si separano perchè non riescono a sopportare la situazione (cambiano gli equilibri, diversi sono i modi di affrontare la malattia o la morte di un figlio. Spesso anche solo una degenza post operatoria del figlio porta alla separazione dei genitori perchè uno di loro si sente anche solo semplicemente trascurato). Riporto crudamente quello che ho sentito e quello che ho visto parlando con alcune mamme che sono rimaste da sole dopo la morte di un figlio. La sola idea che una madre possa lasciare il proprio figlio in ospedale da solo o l’idea che un padre non si presenti mai perchè l’ospedale gli dà fastidio, mi crea una sofferenza maggiore che l’aver perso Virginia.

Viviamo nella barbarie. Abbiamo escluso Dio e le parole di Gesù dal nostro mondo “civile”. Abbiamo gettato la croce che Lui ci aveva detto di avere il coraggio di metterci sulle spalle per seguirlo (che altro non è che l’incoraggiamento ad accettare la vita per quello che è, ossia non sempre bella ma spesso difficile e dolorosa), inseguendo l’ideale della felicità a tutti i costi. Anche quando questo significa eliminare un feto o un figlio perchè in quanto malato è una rottura di palle che ostacola i nostri programmi di realizzazione personale. Ci siamo eretti giudici di noi stessi e in nome della libertà assoluta, abbiamo privato di valore la vita quando questa non è sana o non è anche solo potenzialmente concorrenziale. Rimane solo il Papa a dire qualcosa di ancora sensato e poche associazioni che lottano per difendere la vita, ma poco possono contro le grandi lobby che premono per sterminare tutti quelli che non sono utili al nostro mondo civile (ammalati, vecchi, handicappati).

Ma se anche non vogliamo sentire parlare di Gesù, basterebbe solo pensare a tutto l’amore che si genera attorno ad un bambino ammalato, alle relazioni fra personale medico, volontari, parenti, per capire che la malattia, anche quando è terminale, non va eliminata con l’omicidio-suicidio. L’amore non è monopolio dei cattolici, è un sentimento universale che riguarda l’uomo in quanto tale, anche l’ateo. L’amore non avrebbe mai portato all’approvazione di una legge che ammette l’eutanasia per i minori. L’amore non dovrebbe finire quando l’altro non è più utile, non ci dona più gioia (questo vale anche nei confronti del coniuge) o peggio, si ammala. Invece è così. Mio padre è stato in stato vegetativo per sette anni, ricoverato in un centro di lunga degenza. Mia madre è andata in pensione in anticipo, appena ha potuto, per restare accanto a lui. Ogni giorno.Sono stati la coppia più bella che ho consciuto. Mi hanno dato l’esempio più grande di amore eterno. Mio marito, che era contrario al matrimonio, si è convinto guardandoli, che dovevamo sposarci, non c’erano altre strade per il nostro amore.  Ma nello stesso reparto tanti altri erano sempre soli, perchè i rispettivi coniugi si erano stancati o avevano trovato qualche altro compagno. Ci riempiono i programmi televisivi di storie d’amore che tali non sono, ci riempiono gli occhi di pubblicità dove tutti sembrano felici e contenti, milioni di immagini relativi a vite perfette, case bellissime, figli perfetti. Non siamo pronti, non ce ne hanno dato l’occasione, per affrontare le sfighe della vita. Ci sposiamo nella convinzione che esso durerà finchè ne trarremo gioia. Programmiamo un figlio senza pensare che non è affatto escluso che non sia perfetto o che non gli possa capitare qualcosa nel corso della vita. Ma quella a cui noi pensiamo non è la vita. Abbiamo la testa ripiena di così tanti stereotipi falsi, che quando la vita si mostra ai nostri occhi per quello che è, non siamo più in grado di gestirla, di accettarla e l’unico rimedio che troviamo è uscirne: suicidandoci o con la dolce morte, ora possibile anche per i minori. Siamo barbari seduti su lussuose macchine e muniti di i-pad. Ma la sostanza non cambia. Sono trascorsi due mila anni, ma ancora non abbiamo imparato, anzi, abbiamo completamente  disimparato, ad affrontare la vita. E sì che basterebbe solo riempirla d’amore. E questi bambini ammalati ci potrebbero tanto aiutare in questo, se solo non li eliminassimo come stanno cercando di fare in Belgio. Ho capito solo stando a fianco a Virginia in ospedale quanto amore c’è in questo mondo. Quanto amore può creare l’uomo, anche nel dolore più grande. L’uomo è un essere celestiale ma se ne sta dimenticando e così imbarbarisce.

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Cronaca del digiuno… Pomeriggio, cena e risveglio.

Cronaca del digiuno… Pomeriggio e cena e risveglio.
Pomeriggio speso da me a dipingere. Il tenersi occupato allontana il pensiero della fame ma non allenta il mal di testa. Questo rimane, sempre costante. Mi sono trascinato quindi a sera contando le ore che ci separavano dalla mezzanotte. L’idea era quella di farsi una spaghettata allo scadere della stessa per concludere il digiuno. La stanchezza però si è fatta sempre più soffocante e dopo il Rosario delle nove ci siamo addormentati. La notte è stata tranquilla, non so perché ma mi immaginavo di svegliarmi in preda alla fame. Invece nulla fino a quasi alle 6 , ora in ci abbiamo avuto la solita visita di Matilde. Per la spaghettata non se ne parlava, mi sono accontentato di una pesca. Digiuno quindi concluso sta mattina alle 8 con una colazione da re. Impressioni? Dopo un po’ a mangiar solo pane ho capito le cose che mi sono mancare per la maggiore: frutta e pasta! Sopratutto la frutta. Infatti con solo il pane sono stato portato a bere molto , dato che l’acqua è stato il mio solo unico apporto di liquidi, io che sono abituato a bere pochissimo. È stata comunque un’avventura che mi ha fatto capire quanto sono attaccato alle abitudini alimentari di tutti i giorni e che casino comporti appunto un regime alimentare in pratica privo di zuccheri veri. Non posso immaginare quindi cosa voglia dire soffrire veramente la fame, come capita nei paesi in guerra. Dio ci protegga da sciagure del genere quindi. E Sara? Lei che allatta ancora due o tre volte al giorno, ha sopportato tutto meglio, senza mal di testa o altro. Forse perché è una donna o forse perché più forte di me.

Siamo pazzi a fare cose del genere? Forse. Ma sono sempre più convinto che bisogna impegnarsi a fondo nella propria fede e testimoniare a tutti quello che è possibile fare avendola e la felicità e gioia che da. Perché siamo qui per amare gli altri e Dio. Questa è la nostra missione. E l’amore senza sacrificio non è vero amore.

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Lettera ad un Amico.

Ho tanti amici sparsi per il mondo. Non e’ facile fare una classifica, di sicuro voglio bene a tutti per le varie caratteristiche che hanno. Ce ne sono alcuni che sono speciali. Li considero speciali perche’ nell’occasione del funerale della nostra bimba si sono “sbattuti” prendendo aereo e macchina per venire qui in germania, per esserci. Non erano qui di sicuro per Virginia ma per me e la mia famiglia. Con uno di questi ci sentiamo ogni tanto via skype , al piu con messaggi , frecciatine, battute e poi d’improvviso (per colpa mia) con discorsi seri. Su skype nell’orario di lavoro perchè lui è sempre perso tra Inghilterra, Italia e qualche paese nel sud dell’Asia…. Questo amico lo chiameremo Giovanni.

Da quando la mia bimba è diventata un Angelo, dentro di noi , dentro di me , la Fede è sempre cresciuta. Ogni giorno, ogni momento, ogni gesto cerchiamo di farlo in una direzione. Per me è come aver scoperto un tesoro inestimabile, il piu potente dei marchingegni, la più infallibile delle armi… che ti porta all’Amore. Questo tesoro è anche architettato bene , dato che nessuno lo puo rubare, nessuno lo può estorcere…. ci provarono i Nazisti ad esempio in Polonia… ad Auswiz per 10 giorni con Massimo Kolbe…. senza riuscirci… E’ un tesoro inespugnabile. Avendolo e crescendo sempre più , allimentato dalla preghiera , sento il desiderio di condividere questa felicita, di espanderla ad altri, di spiegare il sorriso scemo che mi trovo ad avere a volte anche solo osservando in cielo le nuvole.

Con questo nel cuore ho quindi iniziato a martellare Giovanni via Skype, spiegandogli che la priorita’ nella vita è Dio, poi il resto viene… dopo qualche sua riunione, e qualche mia riunione e disegno , siamo arrivati a un punto morto. Giovanni crede in Dio, mi da ragione che se si prega poco … si prega sempre meno e che lui vive per gli altri e per se stesso, non per Dio. Mi son fermato li, non sono più riuscito a ribattere. Anche perchè ultimamente cerco di fare lo stesso discorso con qualche collega tedesco e so più o meno dove si arriva e non si prosegue. Riassumendo il discorso è il seguente: io sono molto corretto, lavoro tanto perchè è cosa giusta, lavoro magari per comrparmi la macchina o la casa … e quindi? , quando posso aiuto gli altri, faccio le esercitazioni nei vigili del fuoco come volontario…. Ci si impantana li, non ci si muove piu come con Giovanni. La domanda sottintesa è : Perchè avremmo bisogno di Dio? Siamo già buoni, facciamo già passare alle striscie pedonali le vecchiette senza insultarle o investirle, non rubiamo le caramelle, qualche vizietto lo abbiamo ma chi non ce l’ha?

Partiamo da un punto : Giovanni crede in Dio. Quindi se crede che c’è Chi lo ha creato, che è superiore a lui e che alla fine di questa vita lo guarderà nelle palle degli occhi ….La riflessione si ferma qui e non va oltre. Non dovrebbe invece continuare? Non dovrebbe giungere spontaneo il bisogno di ringraziare per ogni respiro che si fa, giusto? Ma oggi sembra tutto scontato e regalato… e Dio forse ci potrebbe perdonare anche questa ma nei 10 comandamenti mi sembra che stia da qualche parte che dovremmo onorarlo… si lo so , son vecchiotti ‘sti 10 comandamenti, scritti in una lingua incomprensibile ai più e pure su pietra, quindi via emial non ci passano.

Passiamo oltre e analiziamo il motto : non prego perchè tanto son tanto buono lo stesso.

C’e’ qualcosa ora che sto ricoleggando , grazie alla cacofonia di parole che stiamo riversando in questo Blog. Ritornando ai colleghi tedeschi porgo quindi un esempio. Quando la mia bimba Virginia era in ospedale ha ricevuto per rirpendersi dai cicli di chemioterapia 3 sacche di sangue. In seguito ho fatto al lavoro un corso di primo soccorso dove la DRK (Deutsches Rotes Kreuz – Croce rossa tedesca) alla fine dello stesso , spiegava come in Germania ogni 52 secondi viene utilizzata una sacca di sangue e che il 30% serve per aiutare gli ammalati di cancro. A quel punto ho letto il tutto come un rimprovero che veniva dal piano Superiore … Michele ma che fai? ti tieni il sangue per te? Donare il sangue è una cosa che sentivo di fare ma ho da alcuni anni una paura folle dell’ago e in un paio di occasioni sono volato al tappeto solo al pensiero…. ma non potevo fermarmi.

Quindi dal 21 Dicembre 2012 sono diventato donatore. Quando mi stringono il laccio emostatico al bracio mi volto dall’altra parte e dico di dirmi qualcosa solo quando hanno finito…. e riesco. Ho due colleghi tedeschi che sono volontari nei vigili del fuoco e chiameremo Fritz e Jürgen. Due gran bravi ragazzi, di cui ci si può fidare e sempre chiedere un aiuto. Ho cercato più volte di coinvolgere Fritz e Jürgen ad andare insieme a donare il sangue, ma Fritz ha paura dell’ago e Jürgen ogni volta che gli chiedo ha una scusa diversa. Ho esteso l’invito di donare sangue a tutti quelli dell’ufficio ma nessuno viene… non che sia obbligatorio, ma rimane un bel gesto. E vuoi che non abbiano un parente o un amico che ha fatto un incidente o che è in cura per qualche malattia?

Cosa c’entra tutto questo? All’inizio del blog abbiamo scritto del significato dell’Amore. L’Amore esiste se e solo se si compie un sacrificio, altrimenti non è Amore…. io senza saperlo ho messo da parte il tempo per il mio lavoro, la paura dell’ago e il tempo per la mia famiglia e vado a farmi succhiare mezzo litro di sangue ogni 2 mesi. Ecco quello che i colleghi non riescono a fare anche se sono ottime persone. Ecco cosa li ferma e non riescono a fare perchè non collegato a Dio tramite la preghiera: il sacrificio, l’Amare senza condizioni, abracciare il proprio nemico, aiutare quello che ci sta antipatico…. San Francesco baciò un lebbroso. IL vero incontro con Dio ci fa mettere in discussione, ci guardiamo per la prima volta con occhi nuovi e nasce il desiderio di migliorarsi, di migliorare il mondo, di non accettare supinamente la porcheria che ci propinano ogni giorno in TV, nei giornali ecc. Ma soprattutto nasce il desiderio di condividere questo tesoro, questa felicità, viene voglia di farla conoscere anche agli altri. Non si può sentire quello che provo dentro e tenerlo tutto per me: sarebbe da egoisti, ma soprattutto è impossibile. Mi sembra che chi non sente Dio dentro di sè, non abbia questa voglia, questo desiderio di condividere, di aprire gli occhi agli altri e di far loro notare che la strada intrapresa non porta alla felicità con la F maiuscola: forse perchè questa gioia che io sento, si ottiene solo attraverso la preghiera e l’incontro con Dio ed è una gioia eterna.

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Definizione di Amore…

Si parla spesso di Amore , ma il significato e’ sfuggente, almeno al sottoscritto. Quindi ho cercato di guardarmi dentro e caprie cosa vuol dire. Gesù dice che dobbiamo amarci l’un l’altro. Gesu’ nel Vangelo parla in generale, del prossimo quindi questo dovrebbe andar bene per tutti i tipi di Amore possibili. Ma di che amore si tratta e dove sono i limiti? Ma se quello che dice Lui deve andar bene per tutti deve essere un amore altruista, che non vuole il possesso ma che lascia l’altro libero. La stessa liberta’ che nell’atto di creazione il Padre ci ha dato. La liberta’ di scegliere e di poter scegliere di sbagliare. e invece leggo sul giornale troppo spesso numerosi casi di violenza dentro le mura domestiche: mariti o fidanzati gelosi che uccidono o maltrattano le loro “amate”. la parola Amore è quindi troppe volte abusata. Ritengo che se si vuole amare, bisogna essere disposti anche a soffrire. Che l’amore deve essere un sentimento eterno che nulla a che vedere con i sentimenti annacquati che spingono le coppie a fare tentativi di convivenza “finchè durano”….

ricordo le meravigliose parole di Madre Teresa:

il vero amore deve far sempre male.

Deve essere doloroso amare qualcuno,

doloroso lasciare qualcuno.

Potresti dover morire per lui.

Quando ci si sposa si rinuncia a qualsiasi cosa per amarsi reciprocamente.

La madre dà la vita a suo figlio e soffre molto.

Solo allora si ama sinceramente.

La parola amore è così mal interpretata e abusata.”

E quando si parla invece dei figli? Cosa significa amore? Infatti anche loro sono creature libere e che hanno la facoltà di scegliere e di creascere sviluppando le loro peculiarità. Ma nei primi anni di vita devono essere guidati per non precipitare a terra una volta fuori dal nido. Quindi amare significa accurdirli, scaldarli, rifocillarli e poi? Meglio tanti “no” o danno piu amore tanti “si”? Comprare loro qualsiasi cosa desiderano o far loro sognare quel particolare giorco magari per 6 mesi prima di regalarglielo e solo a Natale o per il compleanno? L’amore per loro passa attraverso gli oggetti? Passa anche attraverso il cibo?

Oltre a dare al prossimo la liberta’, e aiutarlo in ogni sua richiesta, come trasmettiamo amore?

Sono padre da 8 anni e prima di diventarlo pensavo che sarei stato molto piu’ buono di mia moglie. Pensavo che mi sarei coccolato il mio bambino/a lo avrei riempito di baci. Sul lato pratico, tutto e’ apparso un po’ diverso e mi sono riscoperto amante delle regole. Ma ho anche notato che anche i miei figli mi amano di più e mi rispettano se do loro regole chiare… Quindi per amare bisogna abituarsi a soffrire , a camminare sui carboni ardenti, a stare sulle spine, a chinare la testa, a visitare un ammalato anche se vorremmo stare comodamente in casa a bruciar i il cervello davanti alla TV….. Alla fine di tutto questo si ritorna esattamente al punto di partenza ossia a quello che diceva e che dava Gesù: assolutamente tutto per gli altri.

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