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Quel vasetto nel frigorifero

Stamattina mi sono svegliata piena di buona volontà. Forse ho riposato meglio del solito, forse il digiuno rende veramente più forti, come dice il nostro bravo Papa. tra le mille attività di questa domenica mattina ho preparato anche il pesto alla genovese. Mi piace trafficare in cucina. Mi piace preparare pietanze buone per la mia famiglia. Nell’aprire il frigorifero alla ricerca dell’ingrediente mancante, mi sono imbattuta in un vecchio vasetto, lasciato in un angolo del frigorifero. Era il vasetto pieno della pappa di Virginia. Sono solita (lo ho imparato da mia amma) preparare vasetti con ragù o altri condimenti che poi sterilizzo e metto in frigorifero. Pronti per essere utilizzati. E’ una abitudine molto pratica, ho sempre qualcosa di buono pronto per ogni occasione e così sono anche organizzata bene.

Quel vasetto, pieno di passata di verdure e carne, non è stato dimenticato. In realtà è da un anno e mezzo che ogni giorno lo guardo, nell’aprire il frigorifero. Lo osservo e non trovo il coraggio di buttarlo. Quel vasetto era lì in attesa che Virgi lo mangiasse. Era stato preparato con tanto amore per una bambina speciale. E ogni giorno quel vasetto mi ha ricordato la mia bambina, un’assenza pesante da sopportare. Per tutti questi mesi non ho trovato il coraggio di buttarlo, ma solo di cambiargli di posto in continuazione, per far spazio ad altre pietanze e cibi nel frigo.

Stamattina ho preso il coraggio, lo ho afferrato, lo ho aperto e ne ho gettato il contenuto. Un lungo sospiro. Due stupide lacrime , un altro lungo sospiro e poi la solita frase che ormai in automatico mi esce dalle labbre: “va bene, va tutto bene”. “E’ già tutto passato”. Le stesse parole che le infermiere dicevano a Virginia. “alles gut, alles vorbei” Solo una, mi ricordo, un giorno nel dire questa frase ha poi aggiunto: ” non, non è vero, non c’è niente che va bene.” E accarezzava Virginia con un amore e una dolcezza che solo gli angeli custodi possono avere. Quelle parole me le ripeto in continuazione, per farmi coraggio, perchè si sono impresse nella mia testa, nel mio cuore e nella mia anima. Perchè una mamma non può far altro che andare avanti, avere la forza di mettere un piede avanti all’altro e continuare a lottare per gli altri, dicendo loro, con un bel sorriso, che va tutto bene, anche se il suo cuore sanguina.

Affido questi miei pensieri mattutini all’etere, consapevole che chi le leggerà quasi sicuramente non mi conosce. E chi mi consoce non ha mai il coraggio o la voglia di chiedermi come sto, di guardarmi negli occhi e di chiedermi come stiamo. Non stiamo male, gli risponderei, ho imparato che gli oggetti non sono importanti, Virginia rimane dentro di me e me la porto sempre con me. E in quel vasetto non c’era Virginia. Lei è altrove e sento che ci guarda, che ci controlla e che ci aspetta, paziente e serena come è sempre stata. Ora ho un vasetto in meno nel frigorifero, forse un  po’ di spazio in più (il che non è male, visto il casino che regna lì dentro). Ma quel vasetto, come tante altre cose, continuano i miei occhi a cercare, come se lei prima o poi potesse tornare.

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Passeggiata notturna.

Sta sera siamo andati a trovare Virginia al Friedhof ( significa cimitero , ma come parola la trovo molto più dolce e simpatica… Letteralmente posto della pace). Ieri è piovuto quindi l’aria era leggermente umida. Qualche lumaca senza guscio si muoveva qua e la indisturbata, dato che erano già più delle 8. Io Sara , Matilde e Annamaria, l’ultima arrivata di 5 mesi. I due grandi a casa a vedere un po’ di tv. Sara e Matilde per mano davanti, io con in braccio Annamaria. Quando vado in quel luogo stupendo dove è stata seppellita Virginia penso sempre a quelle poche volte che la poetai sulle spalle. Era ancora tanto leggera. Mi sembra quasi di sentirla, li impalpabile su di me. Sta sera si è aggiunto un altro pensiero, forse negativo. Il Padre si è preso Virginia per cambiare la nostra vita ma la sua mancanza c’è è ci sarà sempre. Sta sera ho pensato che non potrò portare le due bimbe più piccole sulle mie braccia allo stesso tempo. È una cosa che mi piace molto: a volte cerco di abbracciare due dei nostri bimbi alla volta, di sollevarli e stringerli forte. Con Annamaria e Virginia non mi sarà possibile. Mi avvicinò alla sua croce, Sara si volta e accende una candela portata da casa. Allora il pensiero cambia, forse una folata frizzanti a di questo quasi settembre. È se invece le stessi portando in quel momento le due bimbe? Se proprio in quel momento in cui ho tra le braccia Annamaria, Virginia è lì sulle mie spalle, ma io ho i sensi addormentati, attaccati alla normalità, alla terra, al mondo e… Non la sento? E all’improvviso mi sembra di entrare le sue gambe sulle mie spalle e lei con le mani leggere che mi accarezza i capelli, come faceva. Un’altra folata di vento, i rami ondeggiano, un’altra lumaca che striscia e Matilde che per sbaglio la pesta. Questa si ritrae un po’,sembra quasi come un riccio illuminato dai fari di una macchina. Intanto un altro pensiero riaffiora nella mia testa: quando sarà tempo come spiegheremo Virginia ad Annamaria? Gli altri tre se la ricordano ancora e spero per sempre, ma con Annamaria, come faremo?

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Presso la tua croce

oggi non ti saluto, non vengo a raccontarti cosa abbiamo fatto ieri. Oggi non ti porto il mio sorriso.  guardo la tua croce e mi dico che dovrei essere arrabbiata con te, dovrei essere arrabbiata per ogni gradino che faccio in questo cimitero per venire a trovarti. dovrei tenerti il broncio, come fanno i bambini piccoli, perchè sei entrata nei nostri cuori così a fondo, perchè ci hai fatto innamorare di te, del tuo sorriso gentile e della tua risata travolgente, dei tuoi modi pacati, dei tuoi occhi silenziosi ma dolcissimi. E poi ti sei ammalata. Quattro mesi di lotta e sofferenza, fianco a fianco. l’ansia di vederti così, avvelenata dalla chemioterapia, deturpata dalle numerose operazioni inflitte ad un corpicino così piccolo e carino.Dovrei essere furiosa perchè sei entrata ne lmio cuore e lo hai devastato. Dovrei essere arrabbiata perchè tu hai segnato un prima e un dopo, un prima e un dopo Virginia. Dovrei essere arrabbiata perchè prima stavamo “bene”, avevamo tutto, eravamo spensierati. Dovrei essere arrabbiata per ogni sorriso a caro prezzo che oggi facciamo. E per quella frazione di secondo che si ripete ogni mattina: quando nel dormiveglia mattutino ti penso a dormire nel tuo lettino, nella tua stanza, con il tuo pollice in bocca e ho voglia di venirti a spiare nel sonno.. e poi mi ricordo che no, che non stai dormando a fianco dei tuoi fratelli, che te ne sei andata presto di casa, pur non sapendo ancora a camminare, che ci precedi tutti, che sei tu che guidi noi…

E così guardo la tua croce e non riesco ad essere arrabbiata con te, proprio non ci riesco. ti sono solo grata, perchè tu ci hai spinti a metterci in cammino. siamo genitori in cammino, una famiglia in cammino. Perchè sei venuta in questa famiglia, per averci scelti, per averci scossi dal torpore in cui dormivamo, per averci fatto capire che così tiepidi non ti piacevamo. Perchè oggi posso dire di aver visto e conosiuto lo sguardo di Dio, di Dio sofferente sulla croce. Perchè oggi mi sento la mamma di tutti i bambini che soffronto e di tutti i bambini speciali. E presso la tua croce escono solo parole di gratitudine e nessun saluto, perchè non ci siamo mai veramente separate. Tu sei in me e io in te. E ti ringrazio per ogni sorriso fatto a caro prezzo, perchè oggi so quanto vale un sorriso. Per ogni carezza che faccio ai tuoi fratelli, perchè oggi conosco il valore di questo gesto. Perchè tu sei il sale della nostra vita, perchè rimani il centro della nostra famiglia e ci trascini verso la  Gioia in cui ora sei immersa. Perchè i tuoi fratelli pregano in ginocchio, perchè Sofia fa la chirichetta: insomma per aver portato  Dio in questa casa. Perchè la nostra porta ora è sempre aperta e la nostra casa è sempre piena di gente e si respira una nuova aria.

E provo solo tristezza quando penso a chi ti ha vista, ti ha conosciuto, ti ha visto sofferente in quel letto di ospedale; ha conosciuto il sorriso che non si spegneva nonostante il dolore che provavi, ha visto Cristo in terra e non ha capito. Non ha imparato, non si è concesso un momento di riflessione e tutto è scivolato via come la pioggia che viene asciugata dal sole in pochi attimi. Presso la tua croce piango per loro, non per te, piango e mi rattristo perchè il seme che hai lasciato è caduto sulle pietre e sulle spine e sembra non voler germogliare.Perchè la tua breve vita avrebbe ancora più senso che tu riuscissi a convertire chi ancora non vuole vedere, non vuole capire.  E presso la tua croce prego per loro perchè schiudano i loro cuori,  perchè Dio doni loro nuovi cuori, nuovi occhi e nuove orecchie per aprirsi alla vera Vita, per vedere il mondo in una prospettiva diversa e per ascoltare la Parola di Dio e finalmente capirla. E presso la tua croce prego perchè tu possa aiutare la tua famiglia, i tuoi genitori, a non perdere la strada che ci hai indicato, a praticare la carità e la misericordia e a non smettere mai di sorridere.

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Una preghiera speciale

Non piangete
come coloro che non hanno speranza,
ma piuttosto percorrete la strada del dolore
come una via che porta alla sapienza e alla carità.
Non consentite al dolore di schiacciarvi
in un risentimento che non accetta di guarire.
Alzate invece lo sguardo
per riconoscere vicina la salvezza.
Diventa più saggio chi impara
a non porre la sua fiducia
nei beni provvisori della vita
e costruisce la sua casa sulla roccia
che è la parola di Dio vivo che ama la vita.
Nelle case visitate dal dolore
sia la fede a dare conforto,
sia la carità a dare significato
al tempo che resta da vivere.
Voi che vivete, finché avete tempo,
operate il bene.
Io so che quando scende la sera
e invade il cuore la tentazione
di sprofondare nella tristezza,
voi sentirete come sussurro di confidenza,
che sfiora la giornata,
come una carezza per ringraziare.
Grazie mamma, grazie papà, grazie fratelli
per la preghiera che non avete dimenticato,
per il ricordo di me che mettete nel bene che fate,
nella mano che soccorre il povero,
nel sorriso a caro prezzo
con cui cercate di dimenticare il vostro dolore
per consolare un dolore più grande:
perché voi lo sapete, siete certi che io vivo,
vivo in Dio!

Card. Carlo Maria Martini

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le Dioincidenze

Ho letto sul Blog di Sara Mariucci (che invito tutti a visitare perchè è meraviglioso) che la mamma di questa Sara parla delle Dioincidenze. In sostanze quelle che di solito noi chiamiamo coincidenze, se viste con gli occhi della fede, appaiono come circostanze volute e disegnate da Dio. Condivido in pieno questa esperienza. La Fede in Dio insegna a guardare le cose con una attenzione diversa, con occhi diversi e con una diversa sensibilità.

Vi racconto quello che è successo a mio marito il giorno in cui Virginia è nata in cielo. Virgi è volata in cielo alle 10 di mattina e mio marito, non riuscendo a rimanere in stanza con noi, è uscito. Ha preso la bicicletta e qualcosa o qualcuno lo ha condotto fino al Deuscht Eck (è il luogo dove il fiume Mosella confluisce nel Reno). Lì si è seduto su una panchina e mentre osservava il fluire dell’acqua del fiume, si sono incrociate davanti a lui due imbarcazioni. La nave che si allontanava da Coblenza si chiamava VIRGINIA e quella che si avvicinava si chiamava FORTUNA. Entrambi i nomi non sono affatto frequenti in Germania, sopratutto Fortuna non è propriamente un nome tedesco. Anzi un’imbarcazione con quel nome non l’abbiamo mai più vista passare, eppure la nostra casa è proprio prospicente il fiume! E’ impossibile non vederci una Dioincidenza. Un messaggio dal Cielo o da Virginia e per di più scritto in italiano (nel caso noi genitori fossimo stati così tonti da non capirlo immediatamente). Virgi è tornata al Padre ma questo fatto (di per sè tragico e dolorosissimo) forse è stato la nostra Fortuna, per rivolgere la nostra attenzione non più e non solo alle cose terrene.

Ho così iniziato a rivolgere lo sguardo verso il cielo,a staccarmi dalle cose alle quali ero tanto aggrappata. e un giorno, mentre mi trovavo al Cimitero dove il corpo della mia bambina riposa, e fissavo tristemente la croce dove è inciso il suo dolcissimo nome, ho sentito la necessità di rivolgere lo sguardo al cielo. Stavo parlando con Virginia, le dicevo che mi mancava tanto, che il dolore per la nostra separazione era troppo grande da sopportare. e Poi ho guardato in su.era una giornata meravigliosamente serena con un cielo terso e azzurro. Una meravigliosa giornata estiva che si sbefeggiava del mio dolore. E sapete cosa ho visto? due aerei, credo io, avevano incrociato i loro voli e in cielo avevano lasciato una enorme V bianca. E’ durata un attimo, il tempo di godermi l’iniziale del nome della mia angioletta e poi il vento dispettoso la ha cancellata. Non mi sono p iù sentita così triste. HO avuto la chiara percezione che in quel cimitero non ci fosse più niente, che Lei fosse lassù in cielo e che io dovevo smettere di rivolgere il mio sguardo alla terra e iniziare a contemplare le meraviglie celesti…..

Sono le Dioincidenze ma occorrono sguardi nuovi e cuori nuovi per apprezzarle. Gli esempi di dioincidenze nella nostra vita sono veramente tanti ma ve li racconterò con calma, a poco a poco.

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Vertrauen – Fiducia

Oggi 2 Giugno qui in Germania in Chiesa è stato letto il brano del Vangelo del soldato romano che chiede a Gesù di guarire il suo servo e Lui lo fa percheè il soldato romano si fida ciecamente delle parole di Lui.

Dopo la Messa siamo tornati a casa e come sempre immersi nel felice casino quotidiano con i nostri 4 figli terreni. Ho riempito di baci Annamaria dopo che Sara l’aveva cambiata. L’ho presa fra le mani, il suo testone me le riempe perfettamente. E’ stupenda, buona e dolce e mi è venuto un pensiero da condividere: guarda cosa mi ha dato fra le mani il Signore! mi ha dato una delle Sue figlie , si è fidato ciecamente di me e di Sara, senza se e senza ma. Saremo degni di tanto amore, di tanta generosita? Sapremmo far cadere anche questo seme nella terra e non tra i sassi e le spine perchè possa produrre frutto? Poisiamo andati a trovare Virginia al Friedhof (luogo di pace che suona molto meglio ai miei orecchi di cimitero) e scendendo i pochi gradini un’altra catena di pensieri mi ha attraversato. Siamo qui in terra straniera, abbiamo spostato qui l’intera famiglia, mia moglie si è fidata di me e ha supportato questo mio progetto di trasferirci all’estero per fare un’esperienza che allargasse i nostri confini mentali. E qui una figlia e’ diventata un Angelo e il suo corpo riposa sulla splendida collina profumata di alberi e fiori di C0blenza…. e ce la stiamo facendo tutta da soli. Poi ho ripensato… da soli? In realtà non siamo mai stati soli, forse le persone care oggi sono distanti da noi fisicamente, ma con noi abbiamo sempre avuto il miglior aiuto: Dio. E lui si fida di noi. E noi ci fidiamo di Lui. E come tante altre cose, anche la fiducia nel Padre che è nei cieli l’ho imparata guardando i miei figli. Loro si fidano dei loro genitori, ciecamente, senza obiezioni. Dai nostri figli dobbiamo imparare, i piccoli insegnano sempre agli adulti. Mia moglie nel suo libro ha scritto questo, relativamente a quello che Virginia ci ha insegnato durante la sua malattia:

Virginia mi ha insegnato cosa è l’amore e la fiducia cieca. Noi non sappiamo che cosa significa. Virginia stava morendo, soffriva tanto, perdeva ogni giorno qualcosa di sé e non aveva più energie eppure si sforzava in tutti i modi di raccogliere quelle che aveva e sorridere al suo papà. E per quanto le costasse non lo dava a vedere. Lo aspettava con quella pazienza che solo i bambini sanno avere.Voleva solo regalare un sorriso al suo papà, voleva le sue carezze e di lui si fidava. E io li guardavo, guardavo questo amore enorme e quanto doveva costare a lei esprimerlo e ho capito una cosa.Virginia mi ha insegnato che noi adulti diventiamo tiepidi con il tempo. Fatichiamo ad amare le persone con cui sediamo alla stessa tavola, cercando di sacrificarci il meno possibile per non diminuire la nostra libertà. Proviamo sentimenti annacquati verso tutti e soprattutto proviamo sentimenti annacquati verso il nostro vero Padre, il Padre che è nei cieli. Siamo freddi e non ci fidiamo più di Lui, contiamo sulle nostre misere forze pensando di farcela, diventiamo ingrati, dimenticando come eravamo da piccoli. Dimenticando di ringraziare Colui che ci ha dato questa vita a cui ci aggrappiamo con tutte le nostre forze e che ci è così cara. Dio ci ha mandato Virginia per ricordarci come un figlio deve amare il proprio padre, e non solo quello terreno ma soprattutto quello Celeste. Amarlo sempre sia nella gioia sia nei momenti difficili anche se costa tanto impegno e tanto sforzo. Sempre. Regalare un sorriso ed esserGli grati per la vita che ci ha donato, anche quando è breve e dolorosa come quella di Virginia. Lei ci guardava e sorrideva, sorrideva alla vita dei suoi fratelli, sorrideva perchè faceva parte di un progetto più grande di Lei, faceva parte del dono della vita, prezioso anche quando è così breve. E mi ha ricordato che dobbiamo fidarci del Padre Nostro sempre, come Lei si è fidata di quello che stava succedendo. Dobbiamo imparare dai bambini ad accettare tutto, anche le malattie e la morte. Accettare anche quando non capiamo. Perchè esiste un progetto e noi ne facciamo parte. Accettare tutto quello che Dio manda con lo stesso candore dei miei figli, imparando a FIDARCI DI LUI”.

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Sono la mamma di un angelo

Sono la mamma di un angelo.

Devo convivee con questa idea. Non è mia. Non è nata da me. Lo ho imparato in tre mesi e mezzo in ospedale. Lo dico e non credo di essere impazzita. Ripeto non è nata da me questa idea.Non lo ho nemmeno scelto questo ruolo e la mia quarta maternità è stata accolta, per quanto voluta, da me e da tutti con lunghi sospiri di preoccupazione. Ora capisco che era la sua anima che parlava alla mia, ma io non sentivo. Potevo solo, senza ancora capire, sospirare.

Le anime fanno così, si parlano ma noi uomini non vogliamo sentire. Me lo ha detto in quei tre mesi che non poteva restare, me lo ha tante volte fatto capire, ma io non volevo sentire. Ma lo sapevo. E scuoteva il capo quando la nonna Anna le diceva di guarire, di chiederlo a Dio. Ho letto che ogni anima viene al mondo con una missione o un compito particolare. Ora conosco quello di mia figlia. Ho pregato notte e giorno, soffermandomi su ogni parola fino a non capire neppure più il senso delle stesse. Mi sono addormentata vicino a Virginia pregando e mi sono svegliata ogni giorno pregando. l’abbiamo portata a Medjugorie e là ho chiesto due grazie: la sua guarigione e la forza per sopportare il dolore della sua perdita. Perchè sapevo, tante volte me lo ha fatto capire, che era un pellegrino frettoloso di passaggio in questa famiglia.

Spesso piango di non poter più toccare il suo viso, accarezzare i suoi lineamenti gentili e meravigliosi, di non sentire più l’odore della sua pelle e di non poterla più stringere e coccolare. Poi le chiedo scusa e penso di non essere all’altezza del ruolo che mi ha dato. Ma la seconda grazia chiesta è stata esaudita da Maria.

Ha scelto la malattia più orribile, incurabile che ci fosse. Il tumore l’ha divorata pezzo per pezzo impedendole di fare ciò che per noi tutti è normale che un bambino di 1 anno faccia. Muoversi, correre, giocare. Alla fine non mangiava più, non giocava più, passava il tempo con gli occhi chiusi. Tanto era il male.

Ho assistito, impotente, annichilita allo spegnersi di una meravigliosa creatura. E mi chiedevo: non è ancora abbastanza? E sapevo che sarebbe stato sempre peggio, perchè era la sua anima che parlava alla mia. Siamo stati in reparto di terapia intensiva così tante volte che conoscevo tutti anche là e ogni volta, a fianco al suo letto, mi chiedevo, potrò sopportare ancora? Poi lei apriva gli occhi, sorrideva e a volte diceva “ma-ma”. La notte che il suo cuore si è fermato e poi più volte è ripartito ho cantato vicino al suo letto e mi faceva compagnia un’infermiera, Matilde. Cantavamo entrambe per non piangere, per farle compagnia, per impedirle di addormentarsi e quindi per impedirle che il suo cuore si fermasse. E ci ha concesso altri due mesi. Ha capito che non ero pronta a lasciarla. Ha deciso lei dove e quando.Voleva morire nella sua stanza, in ospedale, con i suoi genitori ma anvche con tutte le sue prime amiche: le infermiere. Ha fatto un piccolo sorriso alla nonna che usciva e la salutava. Tutte e due sapevano cosa stava succedendo. È sempre un discorso fra anime. Basta volerlo sentire.

Lei sorrideva di fornte alla morte, sorrideva a noi tutti, soprattutto a suo papà. Il uo sorriso è stato l’ultimo a spegnersi e si è spento due giorni prima di morire. E per questo ora io cerco di non piangere. Lei non lo ha mai fatto.

In questi mesi ho incontrato persone meravigliose, vicini di casa disponibili e capaci di piangere e di aiutarci, dottoresse umane e infermiere angeliche. Vicini di casa che hanno preso delle ore dal lavoro per assistere al funerale di una bambina, per qualcuno forse “insignificante”, di soli 15 mesi di vita. Ma la vita non è mai insignificante. È sacra come mi ha dimostrato quel dottore che una sera è venuto nella tua stanza per parlarmi e si è inginocchiato nell’accomiatarsi da Virginia. Ogni vita è sacra, soprattutto quella dei bambini.

Voglio ricordare un’infermierain particolare, Beate, diceva che la nostra stanza era piena di angeli. Si fermava di sera e mi diceva che Dio ha un porgetto epr ognuno di noi e che Virginia ne aveva uno speciale che doveva seguire, nonostante le nostre preghiere. Tutte le hanno usato delicatezze, accortezze, cure così premurose che neppure una mamma avrebbe. Tutte sono venute a trovarla quando è tornata al Padre. Tutte l’hanno voluta toccare, salutare, baciare ancora una volta. Anche il primario del reparto ha detto con le lacrime agli occhi che Virginia ha aspettato di morire perchè lui potesse salutarla ancora una volta . “Ci siamo detti il nostro “Guten Morgen” e poi rapidamente si è spenta”.

Dio ha mandato nella nostra stanza la socio pedagoga del reparto proprio pochi minuti prima che Virginia se ne volasse via. Ed è morta proprio mentre questa signora ci parlava di come ha iniziato a credere in Dio. Io le avevo chiesto cosa raccontano i bambini molto malati e che devono morire, perchè purtroppo Virginia era troppo piccola e non me lo avrebbe potuto raccontare, non sapendo parlare. Lei mi ha detto che un bambino di 5 anni , tre giorni prima di morire, descriveva alla mamma l’angelo che stava seduto sul suo letto. Un altro bambino parlava di un coetaneo che lo veniva a visitare e nel descrivere questo bambino, i dottori si sono accorti che si trattava di un bambino morto tempo prima nello stesso reparto… Così adesso questa dottoressa, quando entra in una stanza, guarda sempre attorno per vedere se riesce a vedere gli angeli. E con occhi sereni e azzurri mi ha detto che sicuramente ce ne era uno in mezzo a noi perchè Virgi stava morendo fra le mie braccia.

Così fra queste meravigliose testimonianze di fede, Virgi ha pensato bene di andarsene, quando la sua mamma non avrebbe potuto strillare nè disperarsi, ma solo sospirare malinconicamente nel veder finalmente sua figlia finire di soffrire.

Così mi ha scirtto in una lettera Beate:”un angelo che ci ha visitato, e torna a Casa”” la vostra piccola Virginia è tornata indietro nell’amore di Dio. E qui ha lasciato un grosso buco. Un vuoto che veramente non si può colmare. Una lacirma che non vuole essere tolta. A tutti mancherà tantissimo. “virginia, tu non sei più dove eri , ma tu sei ovunque noi siamo”. Se questo ci consola non lo so. Io sono felice di aver incontrato voi. Una così grande e piena d’amore famiglia con così tante particolari personalità. Grazie, è stato bello condividere che voi erave sempre qua per la vostra piccola virginia. Vostra Beate”.

Un collega di Michele ha cos’ scritto: “noi soffriamo con voi tanto. Vi teniamo chiusi nei nostri cuori. Noi abbiamo la speranza di rivederci un giorno nell’Eternità. Dio vi benedica.” e riporta: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Giovanni 11,25-26.

Questi sono solo alcuni dei messaggi che ci sono arrivati. Questi, l’amore ricevuto in qeusti giorni in ospedale, dagli amici, dai parenti, in Germania e in Italia, tutte le preghiere fatte per Virginia, asciugano le mie guance e danno conforto al mio dolore.

Rimane la struggente nostalgia per quello che poteva essere e non sarà.

Rimane la tristezza che solo una mamma può provare , ma rimane anche, fortissima, la sensazione chiara di essere stata tante volte tenuta in braccio da Gesù e da lui sorretta in qeusti mesi, di fronte al letto dove giaceva, immobile e sofferente, la mia bambina. Non si può speigare altrimenti la forza che ci ha sorretto in questo periodo e che ci aiuterà anche in futuro.
Sara, la tua mamma qui giù.

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