un nonno adottivo- autore Sara

E in questi giorni di lacrime, mie e dei miei figli e di Michele, per l´improvvisa perdita del nostro amico Don Karl Schommer, un minuto di riflessione.

Si, perche´ ho avuto modo di parlare con conoscenti e vicini di casa che pure conoscevano il nostro parroco. Non era particolarmente amato. Era visto come una persona chiusa, un po´ triste, che camminava senza guardarsi attorno, un po´ distante…Chiusa…triste…lontana? chi? il nostro Carlo? Il nostro Don rideva di cuore con noi, raccontava barzellette su preti e vescovi, rideva dei suoi piccoli difetti o peccatucci di gola. Ci raccontava di quando, in Italia, per sfoggiare il suo buon italiano, si era presentato dicendo: ” Salve, io sono un pastore tedesco” e il suo interlocutore non era riuscito a trattenere una grassa risata.

Don Carlo passeggiava guardando la bellezza della natura, del mondo che lo circondava, quando era in passeggiata con noi…. ma se noi non c´eravamo, lui guardava per terra…..

Don Carlo amava i bambini, leggere e giocare con loro. Entrava in casa nostra e si dirigeva in salotto dove sapeva che ne avrebbe trovato uno e loro lo amavano perche´ lui aveva tempo da dedicare loro.

Ma fuori dalla nostra famiglia, Don Carlo non era felice. Cosi´ la gente lo vedeva e alcuni non lo apprezzavano e lo criticavano perche´ sembrava lavorare senza convinzione.

Ma io glielo avevo chiesto, tutto questo, e lui mi aveva guardato con i suoi occhi azzurri e mi aveva detto che non era facile neppure per un prete parlare in chiesa davanti a file e file di banchi vuoti. E anno dopo anno entra la delusione, anche se non vuoi.

 

Quante volte abbiamo criticato i nostri preti senza fare alcuno sforzo per capirli o per avvicinarli. Don Carlo era un prete come tanti, una persona che aveva solo bisogno di affetto, di una famiglia che lo accogliesse. Di qualcuno che lo invitasse e aprisse le porte del cuore. Aveva bisogno, come tutti, di essere conosciuto e apprezzato e non giudicato senza diritto di appello. Aveva bisogno di essere sostenuto e incoraggiato. Ma quante volte e´ facile per noi tagliare e cucire sui nostri parroci. Quante volte andiamo da loro solo per avere, solo nel momento del bisogno, solo per ricevere una parola di conforto, senza mai nulla dare in cambio.

Dopn Carlo ha avuto lacrime copiose al funerale di una bambina, mia figlia, che non aveva neppure conosciuto e per noi, che eravamo estranei. E io in quell´occasione ho pianto anche nel vedere che quell´omone grande, alto, distinto, era in grado di mostrare la sua umanita´ senza vergogna. E mi ha insegnato a piangere, a mostrare la mia umanita´, anche se da credente so che non dobbiamo avere paura della morte e del distacco perche´ il nostro Dio e´ il Dio della Vita.

Ho pianto al suo funerale perche´ tanta gente che era presente in chiesa non sapeva la ricchezza di amore che quell´uomo sapeva donare. Non sapeva nulla dell´affetto che si moltiplicava quando lui arrivava in casa nostra. Non sapeva di tutte le risate che avevamo fatto. Perche´ dove c´e´ Dio, c´e´ gioia, dove c´e´ Amore, c´e´ gioia. Non sapeva nulla di quanti piccoli regali (corcefissi, calendari, medagliette) che sono sparsi in casa, oggi mi parlano in continuazione di lui e della sua presenza in casa nostra. Non sapevano che si era presentato prima di un nostro viaggio per tornare in Italia per le vacanze, solo per benedire la nostra auto. Nulla sapevano di lui.

Allora, riprendendo le parole di Papa Francesco, alla domanda:” cosa posso fare io nel mio piccolo, per migliorare le cose?”, io rispondo che dobbiamo noi fedeli per primi fare un passo verso i nostri parroci, che non aspettano altro che questo e poi loro prenderanno quel coraggio che ha solo chi e´ sorretto dall´amore della gente che lo circonda. Le critiche e gli sguardi torvi uccidono l´anima delle persone, anche dei preti.

Noi, scherzando, dicevamo sempre che lo avevamo adottato. Un nonno adottivo, perche´ no? oggi, tutto e´ possibile.

 

9 commenti

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9 risposte a “un nonno adottivo- autore Sara

  1. Cara Sara hai perfettamente ragione. Dai parroci pretendiamo tutto senza dare nulla, dimenticando che sono persone che come noi hanno bisogno di essere capite, aiutate, sostenute, accolte.

  2. Marco

    Questo post mi ha dato modo di riflettere e di radunare molto i pensieri, nonostante l’abbia fatto da laico convinto.
    Viviamo in un modo che enfatizza aggressività e solitudine intesi come virtù, un modo che si sta svelando come insostenibile, anche per colpa (o grazie) alla crisi economica, che poi è quella che ha seguito una crisi spirituale di lunga data.
    Tutti, in tutti gli ambiti, vorremmo, credo, qualcuno da cui tornare o con cui sentirci imbarcati in uno sforzo comune, in un clima di collaborazione, anche di litigate ma comunque non di isolamento o di continua, sterile competizione (ben diversa dall’emulazione: una nasce dall’ira e dall’invidia, l’altra dalla forza d’animo e dall’ammirazione)

    Visto che l’ultimo rimasuglio di senso di comunità, almeno qui in Italia, è costituito dalla famiglia e soprattutto dai rapporti sentimentali (per quanto precari) il celibato ecclesiastico, un tempo mitigato da un senso d’utilità e stima sociale oltre che da una fede solida e condivisa, ora è soprattutto un vincolo terribile, indipendentemente dal fatto che sia o no un male in se. E il prete (cattolico poi) è visto come una specie di vedovo pensionato, un uomo che non ha vita e passa le sue giornate dietro a una cosa di cui s’è persa la percezione. Così ormai, nella svalutazione delle cultura, anche gli artisti e gli insegnanti, per il predominio dei soli capitali tangibili, di modo che siano sbattuti in faccia al mondo, magari (anche se non sempre) in contemporanea con una notevole pochezza umana.
    E sul lavoro è uguale: tutti a dover essere non bravi ma migliori del collega, cioè della persona con cui passi metà della tua vita ma che, date le circostanze, sarà tuo amico solo fuori turno.
    Sapessero che stare insieme e capirsi costa nulla rispetto a quanto beneficio ne si ha, anche sul piano del benessere materiale.
    Ora, io sono il primo a volere i miei spazi, anche cospicui, ma mi sembra un’assurdità dover odiare tutto e tutti solo per dimostrarsi capaci o moderni.

  3. Cari Sara e Michele, ho condiviso il Post su Facebook.
    E’ vera la vostra considerazione: noi fedeli siamo sempre ad aspettare e pronti a criticare. Abbiamo dimenticato il calore umano e la condivisione.
    Quest’anno la mia famiglia è stata invitata a Roma da un Sacerdote africano di appena 32 anni, che ci ha ospitati tutti al Seminario della Consolata.
    Non dimenticheremo mai la squisita accoglienza e festa, sopratutto verso i nipotini, che si sentivano liberi in tutto, come a casa.
    Da quei giorni felici, Padre Cesare fa parte della nostra famiglia…
    Nonostante la lontananza noi lo amiamo come un figlio.
    Grazie Sara e Michele, per la condivisione di questa Vostra bellissima esperienza.
    Vi abbraccio con affetto, con i migliori AUGURI DI BUON NATALE!
    Bacio ai bambini!
    Nives

  4. Grazie degli Auguri che ricambio di cuore!
    Vi abbraccio tutti!
    Nives

  5. Sara scusa ma c’è un commento mio che non è stato moderato. Spero di non aver detto qualcosa che non va. Comunque sia, Buona anno a te, Michele e bambini.

  6. Francesca

    Scusate tanto, ma come mai non scrivete più? E` successo qualcosa? Spero di no. Sto in pensiero per voi.Scusate ancora per l’ intrusione. Vi abbraccio tutti.Siete una splendida famiglia.Dio vi benedica.

    • Salve Francesca. Ti ringraziamo tanto di quanto hai scritto. Non è successo nulla , purtroppo il tempo è tiranno e i bimbi ci assorbono un sacco, avendo bisogno spesso di un aiuto per i compiti o altro, il tutto gravato da doverlo fare in due lingue perché vogliamo sempre mantenere le nostre radici italiane. Qualche articolo tornerà … Il mondo non si sa dove stia andando ma la speranza c’è sempre. Grazie tanto di cappello essere passata.

      • Francesca

        Finalmente !Deo gratias!Mi fa veramente piacere sapere che non vi è successo niente di grave.Vi auguro buona battaglia, dunque.La vita è un combattimento, ma non siamo soli, il Signore è al nostro fianco.Forza e coraggio!Canta e cammina….

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