Quello che rimane…

Sono solo a casa in questo periodo e non ho orari da seguire. Mi gestisco la sera. Torno dal lavoro, passo a prendere 2 pezzi di pane, la conserva, mi serve il latte? Poi a casa a riordinare senza orario, senza preoccuparsi della cena. Quando la luce fuori diminuisce un po’ mi accorgo del tempo che e’ passato. Attraverso la strada e infilo la porta del camposanto proprio di fronte a case e vado a trovare Virginia, la nostra bimba. Lei non e’ andate in vacanza in Italia con i fratelli, lei e’ rimasta a farmi compagnia. Le ombre si sono allungate, la sera si avvicina, entrando in questo parco si percepisce una pace incredibile. Non c’e’ nessuno e di solito posso mettermi a sedere al fianco di Virginia a pregare , guardare il cielo o semplicemente pensare. Anche ieri sera ho fatto lo steso percorso: il pane, il latte ce lo , una candela da portare a Virginia, un mobile da verniciare e finalmente da lei. Ho fatto il vialetto di ghiaia che abbiamo fatto quel giorno, quel giorno che e’ per sempre. Sono sbucato nel cimitero dei bambini e ho avuto un sussulto : un uomo stava seduto anche lui vicino alla tomba dell’ultimo bimbo della fila di Virginia. Uno degli ultimi arrivati, da quel che mi sembra sara’ arrivato 4 o 5 mesi fa’. Noi invece non si e’ piu’ matricole, sono ormai 3 anni e la croce di legni di Virginia li segna tutti. Io allora mi sono avvicinato e mi sono seduto al mio posto. Insomma sembravamo come 2 tipo in fila al supermercato o dal barbiere. Lui parlucchiava qualcosa, poi ho visto che piangeva. Io ho iniziato le mie preghiere. A un certo punto l’altro e’ partito e non ho resistito : gli ho chiesto se tutto andava bene. Lui di rimando mi ha detto che deve. Ci siamo presentati e poi capita. Capita sempre quella situazione strana e che mi e’ capitata altre volte. Per dare un’idea e’ come se io fossi stato in un paese lontano lontano e tutti parlassero una lingua incomprensibile poi a un certo punto incontro un tipo del mio paese. Lo conoscevo solo di vista ma e’ proprio del mio paese, conosce quella persona, andava anche lui in quel bar, ha studiato in quella scuola…. E si ripercorrono questi luoghi che sono luoghi dell’anima pero’. Il primo luogo e’ chiedersi come e’ stato, come e’ successo, come e’ capitato che il proprio bimbo sia volato in cielo. Il suo Matteo e’ morto di una meningite. Era stato male, lo hanno portato all’ospedale. Non hanno trovato nulla e’ tornato a casa e ha mangiato normalmente. Si e’ messo a letto e quando sono andati a vederlo era gia’ freddo, non era gia’ piu’. In 12 ore quindi e’ andato in cielo. Poi un altro posto dell’ anima : anche lui sente che doveva andare cosi’ che c’e’ un motivo, come e’ capitato a me. Anche lui ha fatto un pellegrinaggio e gli ha portato felicita’. Poi ho messo la domanda decisiva, quella che mi faceva piu’ paura per le esperienze di altre coppie che abbiamo visto attraversare situazioni del genere, ad attraversare deserti simili. Gli ho chiesto come andava con sua moglie. Gia’ la moglie, di origini italiane, di Potenza. Hanno deciso di lasciarsi. Perché? Perché lui ha visto la nostra famiglia, noi veniamo sempre insieme a trovare Virginia, noi abbiamo affrontato tutti insieme il deserto, loro no. Non ce l’hanno fatta. Ognuno ha pianto e sofferto in posti separati e per questo non possono rimanere insieme. Il tutto mi ha addolorato tanto. Ho provato a dirgli che magari poi le cose si sistemeranno. In tutto questo fiume di parole ogni tanto gli scappava una lacrima, a lui , tedesco , di quasi 2 metri di altezza: gli mancava Matteo. A un certo punto ci siamo salutati e ci siam detti che ci rivedremo di sicuro. Mi sono tornato a sedere per terra, un po’ per sentirmi piu’ vicino a Virginia.

Poi ho pensato e gli volevo dire un sacco di cose, lo volevo serene, volevo dargli di piu’, volevo fargli capire che le uniche cose che rimangono sono … l’amore che uno ha dato. Ma che significa? Belle parole ma cosa significa in concreto? Cosa mi ha lasciato Virginia? Poi … poi ho riflettuto, una folata di vento caldo un po’ piu’ forte…. Ho pensato allora quando tornavo dal lavoro ed entravo nella sua camera di ospedale. Lei mi accoglieva in maniera fantastica. Mi cercava , mi voleva li’ vicino. Anche gli ultimi giorni, quando faceva fatica a muovere qualsiasi cosa, lei sorrideva sempre quando mi vedeva, quando la accarezzavo…. e amavo prenderla in braccio, darle i baci sulla fronte. In quei momenti mi sembrava che il tempo fosse sospeso, che fossimo io e lei e basta. Ecco tutto quello che mi ha lasciato. Pesava meno di 10kg quando e’ morta, e’stata seppelita con in mano un pezzo dei lego con cui giocava. Tra qualche anno non ci sara’ piu’  nulla la’ sotto, non ci sara’ piu’ lei in quel vestitino bellissimo, non ci sara’ piu’ il lego che stringeva in mano ma l’amore che mi ha dato in quei mesi di malattia mi rimarra’ per tutta la mia vita e son sicuro, me lo porterò anche oltre. Grazie amore mio. Mi manca il tuo sorriso.

img_5532Nessun giorno cancella voi dalla memoria del tempo

E adesso la pianto li’ che scrivere con le lacrime non e’ facile.

5 commenti

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5 risposte a “Quello che rimane…

  1. E neppure commentare con le lacrime agli occhi è facile!!!!

  2. Marco

    Non è da tutti trovare un senso a queste cose. I più, in fin dei conti, sono tanto soli…

    • Infatti sta li il segreto: a non rimanere soli. Non ci si slava da soli, non si puo dare amore da soli che , come ho scritto, è l’unica cosa che rimane. Io ho sempre cercato di costruire qualcosa che rimanga e penso che tutti dentro abbiamo lo stesso istinto però al giorno d’oggi è facile confondersi e perdersi. Ma ricorda sempre : ogn’uno ha la sua Croce, per me e Sara è stata questa, per altri c’e di peggio. Tocca poi a noi gestendo la libertà che Dio ci ha dato di decidere cosa fare della propria Croce. Io spero che ai piedi della mia spunti un po’ d’erba….

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