Congedo parentale , o anche detto “Elternzeit”.

Ebbene si , ci sono dentro anche io. Da quando e’ nata Beatrice sono in “congedo parentale”. Definizione difficilissima in italiano ma il significato reale invece in Germania all’atto pratico e’ molto semplice. In pratica la mamma e il papa’ hanno 14 mesi da gestire. Ci sono dei minimi e massimi mesi di congedo da prendere e il minimo per il papa’ sono 2. Questi 2 lunghissimi mesi possono essere presi all’interno dei 14 mesi dopo la nascita del bimbo. Possono essere goduti insieme oppure spezzati, come ho fatto io. Quindi , rinunciando a un po’ di stipendio, ho un mese di congedo parentale adesso e un altro mese il prossimo anno. E’ il nostro terzo bambino nato in Germania, contro i 3 nati in Italia. Per i primi due nati qui non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di stare a casa dal lavoro. Troppo impegnato in progetti nuovi, troppo impegnato su me stesso per capire cosa mi perdevo. E adesso invece? Ora che ci sono dentro? La sveglia non e’ cambiata : 6.35 tutte le mattine. Facciamo colazione tutti insieme come solito. Sara la prepara e io mi occupo di scrostare dal letto un paio di ghiri che abbiamo in casa e che non riescono mai a scendere da soli dallo stesso. Alle 7:30 sono tutti pronti per andare a scuo9la, a parte Annamaria che purtroppo, a 2 anni, non puo’andare ancora all’asilo. Porto Sofia al ginnasio , torno a casa e faccio una passeggiata con il cane. La mattina scivola via con qualche lavoretto in casa, il giardino da curare e cullare Beatrice quelle poche volte che richiede affetto. Poi all’una tornano tutti a casa. Dopo pranzo li porto a musica, a nuoto, faccio i compiti con loro. Sofia non capisce i grafici delle precipitazioni, Tancredi fa’ matematica, Matilde che legge o disegna. In tutto questo Annamaria come scheggia impazzita che si arrampica sul divano, disegna per terra o da qualche pizzicotto a un fratello. Cosa c’e’ di meglio? Finalmente non sono piu’ concentrato su di me, finalmente posso seguire nei mini particolari la loro giornata. Adoro poi portarli alla scuola di musica. L´ambiente li’ e’ fantastico. I nostri 3 bimbi più grandi hanno tutti lezione negli stessi giorni e nell’atrio della scuola e’ stato ricavato un bar con tavoli per sorseggiare caffè e per fare i compiti. Noi ci accampiamo li’, in attesa delle varie lezioni. Sara mi ha fatto la lista con i vari orari per mandare i 3 alle varie lezioni. Osservo l’orologio posto al centro dell’atrio.

Gli studenti trascinano sule spalle il loro strumento. Gli insegnati sono molto affabili e hanno tutti sempre un sorriso pronto. Io mi sento come nuovo, dato che di solito tocca a Sara accompagnare la truppa a scuola di musica. Conosco pochissime persone e le prime volte , dal mio congedo parentale, tanti mi fanno gli auguri. Riconoscono i miei bimbi, chiedono come sta’ la nuova arrivata, mi stringono la mano.

Cosa ci può’ essere di meglio di fare il papa’ a tempo pieno? Di partecipare alle loro vite?

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