La buona scuola

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Tutti ne scrivono , tutti ne parlano, tutti dicono la loro. E io? E io e Sara che abbiamo 4 belve scatenate da domare e un’altra in arrivo? Che scuola vogliamo? Si, abitiamo in Germania da ormai 5 anni e … e quindi? Saremo abituati bene? E invece…. invece pensiamo di girare le vele , di virare stretto e far rotta al Bel Paese proprio a causa della scuola tedesca. Ma come? Non sono la locomotiva d’Europa? Il faro a cui tutti puntano? E già.. ma a guidare la locomotiva mica si deve conoscere Dante, mica si deve sapere la capitale dell’Inghilterra o da dove nasce il Nilo. No, per guidare la locomotiva bisogna avere un buon badile e tanti muscoli. Tanti muscoli per riempire il badile di carbone e gettarlo nella caldaia. E quando ci si sente allegri , si tira la cordicella per far fare al treno il caratteristico fischio. E dove sta andando il Bel Paese da noi agognato?

 

Leggo dal documento “La buona scuola – Emilia Romagna” , a riguardo le strategie per collegare la scuola al lavoro :

puntare sulle competenze trasversali,
che per loro natura sono utilizzate in qualsiasi
ambito professionale ( leadership, capacità di
parlare in pubblico, conduzione di

nozioni legali di base, ecc….); sviluppare
atteggiamenti, comportamenti, capacità
relazionali, creatività; rafforzare le competenze
di base: irrobustire, insomma, la debolezza dei
profili in uscita dei nostri studenti, spesso
rimproveratoci dal mondo aziendale, evitando
tuttavia l’appiattimento sulla contingenza,
considerato che nei cinque anni del percorso
scolastico, che sono un periodo lungo per il
mondo del lavoro, le contingenze mutano.
Tutto bello ma siamo sicuri di dove stiamo andando? Ci vogliono tutti leader? E se uno leader non lo vuole essere? Lo mettiamo nel rusco (come si dice a Bologna)? Qui stride il confronto con la Germania. I teutonici di leader ne fanno pochi, a volte li importano. Perché ne fanno pochi? Perché numericamente ne servono pochi. Servono molti più operai che sappiano programmare una fresa o un tornio che uomini in giacca e cravatta che sfornano slide a iosa. Di quelli ne servono una decina per un´azienda di 2 mila dipendenti. Da questo confronto si vede la brutalità del sistema tedesco, l´estremo pragmatismo che poi pervade il popolo stesso. Questo viene dalla quarta elementare , quando i pargoli hanno 10-11 anni, selezionato , incanalato, spinto e influenzato. Se un bambino non ha voglia di far di conto e impegnarsi sulla grammatica tedesca, non e´un problema, non e´ una tragedia, non si ferma il mondo , non viene bollato come rifiuto della società, come ameba succhia soldi. Viene incanalato su una scuola un po più professionale, gli viene data la possibilità di trovare sfogo in materie piu´ pratiche. Se quello e´ veramente quello che vuole, il ragazzo rimarrà su quel binario fino ad essere portato a lavorare in azienda, formandosi in azienda. Se poi nell’azienda stessa dimostrerà che e´bravo che lavora bene con gli altri, l´azienda di solito gli fa un contratto e lui e´ sistemato quasi per la vita. Perché non va per noi allora la scuola tedesca? In fin dei conti trovano un lavoro a tutti, non scartano proprio nessuno. Loro lo hanno capito da tempo e non mi capacito come non lo abbiano capito in Italia. Hanno capito che il PIL , che sembra l’unica cosa che conta, sia direttamente proporzionale al numero di persone che lavorano e quindi in un certo senso anche alla natalità. La Merkel lo dice una settimana si e una pure in TV o alla radio : in Germania non si fanno figli. Ma non lo dice perché vuole coccolarsene un po’? Perché si vuole sentire nonna? Lo dice proprio petche vede il PIL tedesco da qui a 20 anni precipitare nel baratro. Vede da qui a 20 anni una forza lavoro risicata, non più in grado di sostenere il badile, di far procedere la locomotiva. E via allora ad aiuti alle famiglie… ma questo e’un altro capitolo e perché non copiamo i tedeschi da questo aspetto mi rimane oscuro.
In fondo quindi non siamo contenti della scuola tedesca ma neanche dell’ Italiana, possibile che non si possa trovare una mezza misura? Una scuola Italiana dove i giovani ingegneri sappiano chi fosse Dante ma al tempo stesso cosa sia una fresa e che l’abbiano addirittura utilizzata prima di entrare in azienda? Secondo me quindi e’ giusto cercare di sfruttare le varie caratteristiche di ogni studente ma al tempo stesso una base umanistica e’ da preservare , da tenere assolutamente diffidando di tutta quella tecnologia che si pensa la panacea di tutti i mali e di tutte le creatività perdute. Queste sono solo balle nella bocca dei nostri politici : negli USA , sono tanto creativi, perché lo stato investe un sacco di soldi a fondo perduto per l’innovazione. Poi si ritrovano tra le mani l’invenzione del mouse o della grafica per computer e non sanno che farsene per anni fino a che uno Steve Jobs passeggiando per questi famosi laboratori ha capito cosa farne. Invece da noi e’ diverso, si dice che dobbiamo sviluppare la creatività e con due stecchi di legno un po’ di spago uscire nel mondo e far fuori tutti. Ma per fare la buona scuola dei bambini creativi ci vorrebbero i… si e’ vero ci vorrebbero i bambini… E quindi? Quindi dovremmo avere una natalità maggiore forse?Ma non basta assumere i prof precari che tutto va a posto? Ma se poi non sono più precari insegneranno sicuramente meglio a meno bambini , dato che quelli stanno sparendo.  E per aumentare la natalità italiana che facciamo? Sempre con la creatività?

2 commenti

Archiviato in Germania, Italia

2 risposte a “La buona scuola

  1. Marco

    Vedrai che aumenta, la natalità italiana, quando mamma e papà hanno un buon lavoro!

  2. Ciao cari Sara e Michele!
    Io non so cosa dire sulla “Buona scuola”, e non sono neppure molto aggiornata sulle nascite e sulle strategie politiche lavorative, dell’Italia e della Germania.
    Come sapete i miei ragazzi sono ormai adulti e l’argomento “scuola” ora riguarda i due nipotini, che frequentano una scuola privata cattolica.
    Perché mia figlia ha scelto la Scuola dei Salesiani per i suoi figli?
    Non perché non ci siano bravi insegnati nelle scuole pubbliche, anzi!
    Ma solamente perché questi insegnanti non vivono quella serenità necessaria per insegnare.
    Precariato, tagli alle spese e al personale, orari assurdi, ambienti fatiscenti, aule invivibili, genitori sempre più assenti…alunni ingestibili, quindi scioperi, assenze, ecc, ecc!
    La scuola privata costa, anche se cattolica, ma…garantisce stabilità, serenità, accoglienza, disciplina, orientamento, formazione di alto livello….
    I nipotini Anita e Niccolò, sono consapevoli del privilegio che hanno e si impegnano ottenendo ottimi risultati, ma mi chiedo quanto sia giusto che questa “normalità”, costi così tanto alle famiglie!

    P.S.= Carissimi mamma Sara, e papà Michele…se posso esprimere un parere, Vi consiglierei d’investire cura, attenzione e risorse, sui talenti innati dei vostri figli. Vi consiglierei di non disperdere tempo e impegno, alla ricerca della più “buona scuola” che…non esiste, fintanto non maturi l’esigenza spontanea della individuale vocazione. Credo che le fondamentali basi dello studio, siano garantite da ogni scuola primaria: italiana, tedesca, australiana. Poi verranno le scelte, secondo l’orientamento scritto dentro i desideri dei vostri figli….non certo sulle pagine dei curriculum del mondo del lavoro.
    I miei figli hanno preso dalla scuola statale tutto quanto offriva…ma poi si sono fatti le ossa da soli, e hanno raggiunto quanto desideravano.

    Un caro saluto

    Nives

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