Sacchetti di sassi.

sassi
Li immagino bianchi, splendidi ma inerti.
Domenica sera, dopo che i bimbi sono a letto accendiamo su Rai3…. Presa diretta. Puntata sul lavoro. Raccontano sempre le solite tragedie, i tafferugli, le prove di dialogo, la gente si spinge per le strade, la polizia che usa il manganello. Poi un flash su un ministro, il ministro del sviluppo economico, una certa Guidi. Purtroppo non sono riuscito a seguire la politica da un po’ di tempo e questa donna me l’ero persa. Tronfia e contenta racconta, incalzata dalla giornalista, che il famoso ‘Job act’ è stato fatto perche’ se l’economia va male, le aziende si possono facilmente alleggerire di qualche sacchetto di sassi. Mi si è gelato il sangue. Sarei voluto balzare dentro lo schermo e chiedere a quella tipa se si rendeva conto di cosa stava dicendo. Sacchetti  di sassi. L’argomento mi sta particolarmente a cuore.
Nel 2008 lavoravo per una multinazionale americana in Italia. La stessa aveva rilevato l’azienda da una famiglia italiana nel 2000. In quel lontano anno , ormai, in cui nel passato si immaginava chissa’quale apoteosi ecnomica,  quella piccola azienda italiana a conduzione familiare dava filo da torcere a concorrenti americani , tedeschi e svedesi. Eravamo in quasi 300 e si fatturavano 150 miliardi… mezzo miliardo a testa. L’ azienda americana ci compra, fa sfarzo di progetti grandiosi, il futuro sembra roseo e sfolgorante, nessuno ci potra’ fermare ora che abbiamo il colosso americano alle spalle. Passano gli anni, i progetti si accavallano, il sucesso tanto sperato sul mercato sembra si allontani, si annebbia. Poi a inizio 2008 finalmente si riesce a convincere il management oltre oceano a finanziare un progetto nuovo, non un progetto , un progettone: 40 milioni di euro da investire in una linea nuova di machine. Siamo presi dal panico, l’ uficio tecnico da riorganizzare, persone da assumere. 20 nuove persone, forse 30. Studi tecnici da contatare, da convincere a darci personale per un tempo lungo. 2 ragazzi americani vengono trasferiti in Italia per supportare il progetto, trasferiti con mogli e bambini.Tutto sembra pronto, il razzo e’ sulla rampa, il fumo esce dai motori, sono pacche sulle spalle e sorrisi. Poi, poi arriva la crisi. Poi il mio capo di allora mi chiama e mi dice.. che il progettone non si fa piu’, tutto slitattato. Ma e i due ragazzi che sonoi qui da qualche mese? Torneranno indietro. Ma come? hanno appena aperto i container con la loro roba, hanno appena sistemato casa, i figli a scuola, le lezioni di italiano… non c’e’storia. Dopo un mese esatto facciamo una cena per salutarli. E le 20-30 persone da assumere? Non se ne fa piu’  niente. Ok, abbiamo sempre fatto salti mortali per far progetti nuovi, lo faremo anche sta volta.
faccia-con-gli-sassi
Poi l’aministratore delegato della nostra azienda un gionro ci invita a una riunione importante, noi dell’ ufficio tecnico, tutti e quasi 50. Ci fa vedere un video. Nello stesso c’e’una persona che viene inquadrata. Non ha bisogno di presentazioni : e’il presidente, il presidente della multinazionale americana. Un presidente che per comunicare alla sua forza lavoro di quasi 100mila persone si fa dei video. Il presidente che ho incontrato personalmente una volta, alla fine di un corso e quando e’ arrivato sembrava arrivasse il Papa : la gente stipata in una specie di cinema a mettersi in piedi, ad applaudirlo. Il presidente che la magior parte di quei 100mila lavoratori non lo vedranno mai dal vivo in tutta la loro vita lavorativa.
Questa star e’seduta e con calma tibetana inizia a mostrare grafiic. Fa vedere come sono precipitate le produzioni nelleminiere, come sono calati i prezzi. I nostri clienti vivono con le miniere, vivono vendendo argento, oro, e metalli vari. Se il loro profitto cala del 33% anche noi dobbiamo calare del 33%.
Quel 33% delle miniere, il 33% dei sassi, dei sassi che appesantiscono si trasformano. I sassi vengono come tirati da questa rock star canuta e mentre attrsversano l’ aria, lo schermo, l’oceano si trasformano in persone. I sassi che ammazzano altri sassi, i sassi che come legati l’uno con láltro in una enorme montagna franano tutti insieme: i sassi delel miniere e i sassi fatti persona, i sassi ritenuti inutili.
Alla fine dell’eccitante video , il nostro amministratore delegato ci dice che non sara’ piu’ facile lavorare nella nostra azienda, che sarebbe meglio che trovassimo un altro lavoro, che ci levassimo dai coglioni insomma.
I giorni passano sempre piu’ grigi. La gente in ufficio non sa’ piu’ cosa pensare, le voci che passano sono terribili. Dopo il famoso video i consulenti sono stati messi a casa in una settimana. Noi , dipendenti, facciamo qualche gionro di cassa integrazione, era gia’ successo ma sta volta  e’ diverso.
Poi un giorno succede. Capita. Nella mia memoria e’ come se fosse capitato di punto in bianco. Vengono chiamati i colleghi uno a uno nell’ufficio del capo. Gli viene data una lettera, gli viene detto che sono in cassa integrazione per un periodo indefinito. Ci drovranno essere delle discussioni con il sindacato. 50 persone, 50 famiglie, chiamate una per una. 50 famiglie che avevano un lavoro, un mutuo , un appogio sicuro, una prospettiva per il futuro. Io non vengo chiamato. Io non sono nei sassi superflui. Rimaniamo in 5. Il nostro capo si e’ battuto per far rimanere una spia pilota, un lumicino, alimenta la speranza.
Sono desolato, tutto e’ deserto intorno. Ho ancora un lavoro ma a quale prezzo? Come si fa a guardare quelli che sono stati mandati via? Come si fa a pensare ancora a un futuro? Mi guardo intorno : nel 2000 eravamo quasi 300 ora forse passiamo a malapena i 100. La decisione e’ tratta e da li a pochi mesi trovero’ un altro posto dando la possibilita’ a uno degli esclusi di tornare nella “casa”, come si diceva a quei tempi una una famosa trasmissione.
E gli altri? quesi sassi pesanti? Chi ha aperto un negozio di bici e si e’ rifatto una vita, chi ha fatto lavoretti qui e la’ , chi e’andato in Inghilterra ad apreire una gelateria…. tutte persone a me care, che fanno parte della mia storia e che un giorno, si e’deciso che erano di troppo. Senza una discussione, senza trovare una mezza via per continuiare a lavorare insieme. Hanno applicato in Italia quello che fanno in america ma , come diceva una canzone di Lucio Dalla , l’America e’ lontana e loro si sono sentiti relitti, falliti, si sono sentiti come aver puntato tutto sul cavallo sbagliato. Ogni tanto ci sentiamo, io qui in Germania, gli altri la’ dispersi, non piu’ gruppo ma se la sono cavata. Sono riusciti a tirare avanti.
Pero’….Non chiamateli sassi, per favore.

4 commenti

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4 risposte a “Sacchetti di sassi.

  1. Marco

    Questo è il più bel testo sulla reificazione dell’ uomo sotto il capitalismo che leggo da molto tempo

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