Dritto alla luna

Bandiera-che-sventola

Quelli della mia generazioni invece sono rimasti un po’ fregati. Non tutti forse, ma siamo passati da una distorsione ,da una cuspide della nostra società. Ad ingegneria, ci veniva detto che saremmo stati la classe dirigente del paese. Eravamo là a studiare cose astruse, a consumare nei libri gli anni creativamente più produttivi della nostra vita per guadagnarci un posto al sole. Tutti vogliono un posto al sole, questo era lo scopo della mia vita, eravamo come missili sulla rampa di lancio, con il fumo che esce a fianco, il conto alla rovescia, i tecnici che fanno gli ultimi controlli. Poi? Poi la luna si è semplicemente spostata o sgonfiata. E tutto quel fumo? Tutto quel carburante di cui ci hanno riempito? Cosa ne faremo? Lentamente a gruppi di questi missili sono stati convertiti: chi in camion, chi in auto, chi come porta fiori. Altri, pochi per fortuna, sono esplosi mandando in aria tutto quello di cui erano fatti, tutto quello di cui erano pieni. Alcuni invece sono comunque partiti. “La luna si è sgonfiata ma troverò sicuramente qualcosa, qualcosa di meglio e più grande. Qui Huston, iniziamo il conto alla rovescia… 20,19,18,…” E sono partiti, partiti sul serio. Una volta là fuori però hanno iniziato a guardarsi indietro, a vedere la Terra che rimpiccioliva sempre più, hanno iniziato a sentire freddo. Ma al freddo ci si abitua. Hanno però iniziato a sentirsi soli. Allora, a quel punto la loro testa si è affollata di domande, delle stesse domande che si facevano da adolescenti. Domande di etica, domande mai risposte…. “Ma dove cazzo sto andando ? ” , “avrò il combustibile per tornare indietro?” “Qual’è il senso di tutto questo?”. Intanto gli ex missili diventati camion li guardano. Guardano i missili rimasti missili e partiti per ‘un non so quale pianeta’ che salgono sempre di più. Si forse la sù vorrebbero esserci anche loro. Forse vorrebbero avere anche loro quella vertigine, sentire l’accelerazione che spinge sulla schiena, la vista che si stringe per la velocità. Andando al massimo ai 90 non capirà di sicuro. Ogni tanto i missili diventati camion, quelli auto e quelli porta fiori si trovano insieme. Si fanno una pizza ai bei vecchi tempi. E un’altra domanda aleggia sopra al pomodoro e alla mozzarella…. “Ma perché siamo saliti su quella rampa di lancio?” “Cosa cercavamo? Cosa vuoi leva o raggiungere che non ci ricordiamo più?”. L’ex missile diventato camion sbandiera i tergicristalli per pulire un pò il vetro e schiarirsi le idee allo stesso tempo. Il risultato è di impiastricciarsi il vetro con il fango di cui era sporco. Aziona uno po gli spruzzi di cui è dotato e piano piano si ricomincia a delineare la sua facciotta tonda.

Poi… Ma si , non vi ricordate? Allora si diceva :
” vieni all’università e sarai un signore, verrai trattato con tutti gli onori. Avrai un lavoro che amerai e vivrai solo per quel lavoro, non c’è altro nella vita. Potrai scegliere anzi tra tanti tipi di lavoro e ogni due anni cambiarlo come più ti piace. Tutte le volte che lo cambierai avrai anche un aumento di stipendio, ovvio, è il tuo prestigio crescerà sempre di più. Quando di più? Ma scherzi? Fino alla luna! O cui rimanere qui a sporcarti le mani? Vedrete amici, l’ingegner e sarà il signore del domani, sarà la borghesia ricca del futuro e poi il paese ha bisogno di ingegneri. Ma sbrigatevi a laurearvi che una lavoro fantastico e pieno di sorprese, di viaggi, di avventure vi aspetta…”
Il missile diventato auto annuisce sventolando i tergicristalli per i fari anteriori, quello portavasi scrolla i pratici manici che gli hanno saldato sopra per esser trasportato. Sospirano. Eh già…. Quello là su però c’è l’ha fatta. Quello si che va veloce, che non perde tempo. Ma fin quando continuerà a salire? E se finisce il carburante? Se si sentirà solo? Già , quando eravamo all’università, quando ci lessero il manuale di istruzioni tutte queste domande non c’era, c’erano solo certezze. Come in ogni buon manuale , era compreso di un indice, di una spiegazione dei vocaboli, di una tabella con la coppia per le viti ma, niente domande. In fondo i missili non devono per definizione farsi domande, devono volare, devono schizzare attraverso lo spazio dritti al loro obiettivo. Ma pochi in realtà lo fanno. Tanti partono schizzano in alto facendo tanto fumo, un bagliore e poi su su fino a quasi non si vedono. La maggior parte però inizia ad avere domande, inizia a frugare nel manuale di bordo, cerca e che ti ricerca le risposte non vengono a galla, il viaggio continua ma l’obiettivo sembra spostarsi, l’ obiettivo come ritirato da un buco nero invisibile scivola piano piano e diventa secondario, diventa non importante, diventa il viaggio stesso l’ obiettivo. E quindi tutti prima presi a guardare alla luna, a guardare all’obiettivo , ci si volta indietro, si guardano le stelle, si vede tutto con una luce diversa. Si butta l’iniziale manuale scritto e pensato da altri e si inizia a scriverne uno diverso. E in tutto questo correre , in tutto questo cercare che senso ha allora essere missili o essere camion, essere auto o essere porta vasi? Non è meglio solo essere? Non è meglio guardarsi dentro e capire veramente che modello siamo , come ci hanno montato e quali obiettivi nella vita sono importanti,  importanti per noi?

1 Commento

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Una risposta a “Dritto alla luna

  1. Marco

    Sante parole. E se la vostra generazione è fregata, che dire di noi trentenni? E dei più giovani ancora, a volte convinti che il lavoro sia sacro per quanto malpagato e precario, tanto da desiderarlo a prescindere da stipendio e crescita professionale, minimizzando il fatto che così lavorano, ma completamente per qualcun altro e senza vera identità lavorativa? (Fra l’altro altra cosa che s’è persa, altro che “uno studio, un lavoro, una vita”!)
    Se oggi a 40 uno si lecca le ferite a 30 non sa cosa l’ha colpito e a 20 non ha fatto a tempo a vedere l’alternativa per cui spesso…è convinto che nulla l’abbia colpito. E intanto c’è chi su tutto ciò ci prospera…

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