Io alla cena non vengo, saranno fatti miei?

Tempo fa al telefono con un amico , gli consigliai di andare in chiesa più spesso. Era un consiglio , in quell’occasione, non severo ma comunque un consiglio. Lui mi disse che a Dio ci pensava ma che non l’adorava. In fin dei conti non avrebbe ritenuto logico che sua figlia gli dicesse grazie di averla concepita tutti i giorni. Discorso logico che sul momento ho risposto solo dicendo che io mi sento di rendere grazie di tutte le cose che mi da, tutti giorni. Poi  come al solito le cose non risolte dentro di me trovano poi il modo di evolversi. Infatti a questo pensiero ne è legato, per me ,un altro : ma che bisogno ho di Dio allora? So che c’è,questo mio amico non aveva dubbi, ma che bisogno c’è di andare in chiesa? Di pregare? Di parlare con Lui? Possiamo vivere semplicemente nei nostri affanni quotidiani , nella nostra miseria umana? Ma che bisogno c’è? L’uomo modernus vive bene, rispetta tutti, ci si scontra un po’ al lavoro poi si beve una birra insieme e non ci sono problemi. Dopo il lavoro palestra per non invecchiare e tenersi in forma. Dove sono gli affanni? I problemi? I figli da accudire, da istruire , da preparare per un futuro al quanto nebbioso ma nulla più. Giusto? D’altronde io faccio il mio dovere, mi spacco la schiena tutto il giorno, ho guadagnato una certa posizione sociale e nei pochi minuti liberi che ho me li godo come voglio, che senso ha pregare? Pregare chi per cosa? Ho tutto , non mi serve nulla ottenere di più.

Poi ho letto un brano del Vangelo che mi ha colpito:

“16 Gesù rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17 All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. 18 Ma tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego, considerami giustificato. 19 Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato. 20 Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire. 21 Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. 22 Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto. 23 Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. 24 Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena».”

Lui quindi è li. Dio ci invita alla sua cena, ci chiama a parlare con Lui ma noi abbiamo mille scuse. Le scuse ci sono dare dal mondo, dal diavolo che ci distrae e ci solletica. Piano piano sposta le nostre attenzioni e quello che era importante una volta ora non lo è più. E quindi a quella cena non ci andiamo diciamo al servo che siamo occupati.

Ho letto poi in un libro una storia. Se oggi uno sconosciuti si facesse avanti e ci offrisse 10 euro come regalo, li accetteremmo volentieri. Poi un altro giorno incontrandolo di nuovo magari c’è ne darebbe altri dieci e uva così per alcune volte. Penseremmo che il tipo é un po’ strano e nulla più. Se invece un giorno lo stesso tipo ci portasse un assegni da ventimila euro? Allora lo diremmo a tutti, saremmo contenti e offriremmo magari una cena alla famiglia. Poi negli anni magari ricorderemmo l’episodio ad amici e parenti. Siamo portati a ricordare e sottolineare regali da ventimila euro ma quelli da dieci quasi li snobbiamo. E Dio? Lui ci fa ogni giorno regali da dieci euro ma non gli diciamo neanche “ciao” talmente sposiamo presi nelle nostre faccende, nell’occuparci delle nostre faccende poco importanti…. Quelle terrene.

Perché pregare? Perché andare in chiesa 1 , 2 o 3 volte la settimana? qual’è il senso? non è meglio andare al bar con gli amici? la partita di calcetto? Qualcuno penserà che sono il solito invasato e che voglio imporre la visione della Bibbia al mondo. Invasato… ossia messo in un vaso… buffa parola. Chi mi ha messo in un vaso? chi ha cambiato per sempre la mia vita e mi ha dato finalmente una risposta alla domanda : perchè siamo al mondo? E’ forse lui , il Lui con la L maiuscola che mi impone di toccare questi argomenti? Forse. O forse è il guardarmi attorno. Di constatare la miseria umana in cui viviamo. Nel toccare con mano che la sensibilità verso l’altro non esiste. Si fa una donazione, un bambino a distanza, tanto per alleggerire un po la coscienza, tanto per dire “a ma io faccio beneficenza..” ma le mani nella merda quando le metti? quando toccherai “l’altro”? quando ti accorgerai che l’altro non è il bambino in Siria che sta per morire di fame , ma l’altro è il tuo vicino di casa che non saluti mai e che fa fatica a tirare a fine mese?   Sei pronto a morire per il tuo nemico? a dargli tutto?

Mi torna la serenità nel cuore e mi chiedo ancora : perché andare in chiesa? Andare in chiesa ha un effetto immediato. Questo effetto è capire che c’è qualcuno al di sopra di noi, qualcuno che ci ha creati. Mettersi in ginocchio ci fa sentire piccoli e insignificanti rispetto a Lui. E cosi piccoli poi si guardano gli altri in modo diverso, si vive con gli altri in modo diverso, si impara a ringraziare sempre ogni cosa che arriva. Anche un’ínfluenza inaspettata che ti mette a letto per una setitmana, che ti fa capire che la vita non e´ un treno in corsa, la corsa la fai tu e sta a te fermarti per capire dove si e´arrivati. Per questo vado in chiesa , per questo prego: mi fa sentire bene, mi mette serenità. La preghiera porta vita e speranza la´ dove vita e speranza non dovrebbero esserci.

E´capitato per un lungo periodo che non pregassi davvero Dio. Ero impegnato. Avevo qualcosa di più importante. Cosa ci poteva essere di più importante??!?! Ma il mio cuore era inquieto. Mi svegliavo di notte con la paura di morire, di trovarmi nel nulla. Mi riempivo quindi le giornate di impegni per non pensarci, per non fermarmi. Sempre in moto, sempre a pensare al prossimo obiettivo. Pensavo di essere felice , in realta´ero felice come qualcuno che scappa inseguito da un leone. Poi la vicenda di Virginia, il vederla sorridere sempre nella sofferenza, il vederla comunque spegnersi giorno per giorno con il sorriso per me. Ha distrutto il muro che io mi ero costruito tra me e il Padre che mi chiamava. Ho capito che da quel leone non importa quanto corri, prima o poi ti prende. Prima o poi devi fare i conti con Lui. E da li´sono tornato a pregare tutti i giorni e non ne riesco a fare a meno.

La conclusione di questa cacofonia di pensieri e´ che anche se ci costruiamo un muro per non vederLo, per non sentirLo, per non pensarci… Lui e´li ma … a braccia aperte. E´sempre li al tavolo della cena che ci aspetta. Tocca solo a noi andarci.

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6 commenti

marzo 13, 2014 · 10:03 am

6 risposte a “Io alla cena non vengo, saranno fatti miei?

  1. Anch’io non riesco a fare a meno di pregare, sono i momenti più importanti della mia giornata, in cui mi ricarico e ricomincio a “camminare “più speditamente. Mi spiace solo del tempo perso a disinteressarmi del SUO invito ma ora sto recuperando e ne sono immensamente felice. Buona seconda domenica di quaresima. Lasciamoci trasfigurare dal contatto e dal dialogo intimo con Gesù.Un saluto a Sara ed una carezza ai piccoli.

    • Grazie del commento e della visita! Come far capire agli altri che non vogliono venire alla cena? Penso spesso a come trovare un modo per invitarli ma è davvero una battaglia impossibile.

      • Non è facile nè semplice, puoi fare qualcosa con l’esempio, dimostrando che accettare l’invito cambia la vita in meglio, ma soprattutto supplicando il Signore per chi non vuole accettare l’invito. LUI SOLO PUO’ TRASFORMARE “CUORI DI PIETRA in CUORI DI CARNE.”

      • Già… Proprio in questi giorni sto leggendo il Vangelo di Giovanni. Gesù afferma che le pecore gli sono state affidate dal Padre e lui le riprende quando vuole.

  2. Marco

    Leggevo un libro di filosofia che sostiene come sia riduttivo il concetto occidentale (e per una certa interpretazione anche della religiosità cristiana) di inizio puntuale rispetto a quello di origine permanente e vitale, più esplicitato in oriente e cuore ad esempio dell’ Induismo. Non so se questo fosse il vero messaggio di Bibbia e Vangelo (vista l’importanza di un rapporto continuativo con Dio insistita nei testi sacri è lecito dubitarne) ma il cristiano ordinario e non-molto-praticante sposa il partito dell’inizio contro quello dell’origine: Dio non è la radice della nostra vita che ci sostiene e della cui natura noi stessi partecipiamo, è un punticino che ha fatto partire la faccenda e poi ognuno per conto suo (come se poi, anche nella famiglia umana un padre facesse un figlio e poi tanti saluti). Immagino che invece una delle ragioni della tua esigenza di un rapporto franco e coinvolgente col Creatore sia che tu lo consideri una forza vivificante più che colui che un tempo ci ha creati e poi chi s’è visto s’è visto. Attenzione però a non arrivare all’eccesso opposto: l’uomo deve arrivare, come qualunque figlio, a decidere per sé anche senza rinnegare nulla.

    • É proprio li il punto: il cristiano tiepido si dimentica di esser stato creato, si dimentica di essere creatura mettendosi poi lui stress dalla parte del creatore. Si dimentica che ogni respiro che fa gli é dato in aggiunta. Si distacca completamente dal creatore non sapendone più che farsene, come Adamo dopo aver mangiato la mela… Si nasconde. Perché Lui ci ha creato? A questa risposta dovrebbe pensare invece si sostituirsi a Lui.

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