la famiglia e la cultura del provvisorio- autore Sara

E’ venuta l’altro giorno una mia amica a trovarmi. E’ straniera anche lei, sposata con un tedesco. Tre figli, una casa carina, diciassette anni di matrimonio e ora il marito ha deciso di uscire di casa perchè “crede di non amare più sua moglie”. Lei è letteralmente distrutta. E’ appena uscita da tre settimane passate in ospedale con psicologi a piangere. Lei è venuta in Germania, è rimasta a casa per seguire casa e figli, non ha utilizzato il suo titolo di studio. E lui, dopo aver conosciuta un’altra donna e aver capito che poteva provare qualcosa per un’altra, ha messo tutto in discussione. Lui 44 anni. Età pericolosissima per gli uomini che iniziano a sentire che stanno lentamente invecchiando e che cercano di fermare il tempo, reinventando una giovinezza già passata e vissuta. Lei che ha dimenticato forse di essere anche una moglie e si è lasciata assorbire letteralmente dal suo ruolo di madre e domestica. Lei piange e supplica il marito di tornare. E più lei è triste più a lui passa, se mai l’avesse, l’idea di rientrare in casa. Si sa che l’uomo odia sentirsi dire cosa deve fare e sentirsi quasi obbligato a farlo. e così precipitano in un burrone che ha sempre la stessa triste fine. E così l’ennesima famiglia che senza alcun, forse, serio motivo (lui violento e ubriaco, lei psicolabile o tossicodipendente) si separa. Per i motivi più futuli, per un capriccio, per non aver avuto la voglia, il tempo di affrontare insieme una difficoltà di coppia, per la curiosità di vivere più vite contemporaneamente, per noia, per divertimento e chi più ne ha più ne metta, le coppie scoppiano. Siamo liberi, sposati o solo accompagnati, siamo liberi di decidere quando dichiarare che l’amore è finito o che l’esperienza si è prolungata a sufficienza. Siamo liberi di distruggere tutto quello che avevamo costruito per intraprendere (il più delle volte) un nuovo progetto che si rivelerà quasi identico al precedente. Mi chiedo perchè? vi chiedo perchè? perchè ci procuriamo tanto dolore? perchè è innegabile che le separazioni creano sempre dolore sia per i diretti interessati sia per i figli e i parenti e gli amici. Perchè non ci viene più insegnato che l’amore implica sacrificio e responsabilità? Costanza e dedizione. Donarsi a chi ha deciso di mettere la sua vita nelle nostre mani. La cultura del provvisorio ormai dilaga e travolge tutto, anche i vincoli (come quello della mia amica) che io ritenevo inossidabili. (Ma ora che ci penso mi lasciava alquanto perplessa la loro usanza di fare vacanze separate. Nulla di losco. Lui odia i paesi caldi e lei odia quelli freddi. Incapaci forse di capire che l’importante non è dove trascorri la vacanza ma il fatto di trascorrerla insieme.) La mia risposta a tutte queste domande è semplice. Perchè oggi costruiamo sempre e solo sulla sabbia. Costruiamo sempre e solo sui sentimenti, che oscillano ogni giorno come i titoli in borsa e come i titoli in borsa a volte all’improvviso scompaiono. Stiamo con uno solo finchè questo ha qualcosa da trasmetterci, da darci, quando ci fa sentire bene. Nel momento difficile, quando subentra un po’ di noia, o si ammala, o non suscita in noi più forti emozioni ( come se l’amore dovesse essere sempre come buttarsi giù da un ponte appesi ad elastici), ecco in quel momento lo abbandoniamo. Costruire sulla roccia significa costruire su ciò che è eterno, invincibile: su Dio. Dove c’è Dio non c’è separazione e la coppia collabora a migliorarsi reciprocamente nell’ascesa virtuosa verso il cielo. Dio non separa mai, è il diavolo che lo fa.

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7 commenti

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7 risposte a “la famiglia e la cultura del provvisorio- autore Sara

  1. Dio è amore. Se si capisse questo, profondamente , allora staremmo più tranquilli. Ma purtroppo non è così . Come dici tu nei momenti difficili si scappa, si lascia il campo per non combattere fino in fondo. Amore è sempre condivisione e a maggior ragione nei momenti di difficoltà ci si dovrebbe aiutare l’un l’altro per cercare insieme una via d’uscita. Non sappiamo se questa coppia abbia in realtà cercato vie d’uscita alla loro crisi, ma è pur vero tristemente che tanti per evitare complicanze, non ci provano nemmeno. Speriamo che quando si decide di unirsi per la vita, e oggi mi pare che ciò accada sempre meno, vuoi per superficialità o per problemi d’indipendenza a cui non si vuole rinunciare per talvolta egoismo,si rifletta a lungo su come si vuole impostare la propria vita e a chi fare riferimento per una vita seria e responsabile. Isabella

  2. Marco

    Io vedo tutta la questione da un punto di vista opposto: ci vedo la triste parabola di una donna che, in tempi di innegabile individualismo, ha rinunciato alla propria realizzazione di singola per preferire quella in seno ad un matrimonio. Questo non è soltanto un sacrificio che diventa odioso se è l’unico orizzonte di una vita, è anche pericoloso. Dio è stabile ma gli uomini, tanto più gli uomini di oggi, no, quindi che ne sarà di questa donna che ha profuso le sue energie in un progetto che è crollato e s’è accorta che tutto di lei era in quella casa e ora le resta poco? Non sto dicendo che non è stata utile o che non era parimenti coinvolta nel rapporto, dico che sia dal lato economico che da quello della soddisfazione non ha tenuto nulla per sé.
    Perché ha deciso di non mettere a frutto i suoi studi? In fondo fuori fa freddo e la solidarietà (o la stabilità) è una cosa evanescente: meglio prevedere che si può restare soli e costruirsi un’indipendenza a costo di ridurre la propria disponibilità, perché l’unica persona che non ci lascerà mai siamo noi stessi e nemmeno il Vangelo dice di trascurarci per un’ideale, un progetto o un amore. E lo dico con tristezza

    • E i soldi quanto durano? La sicurezza di cui tu parli è per sempre? Quello che resta sempre ed è ovunque è Dio. Questa donna, oggetto dell’articolo, è triste come tutte le persone che non hanno un Dio. Chi invece lo ha trovato , nessuno glielo può portare via. Non c’è studio , non c’è ricchezza, non c’è patrimonio che regga al confronto.

      • Marco

        La sicurezza assoluta? Chi ce l’ha più? L’orizzonte considerato in questo caso è la nostra esistenza o una parte di essa. Non mi sembra poco: parlo prima di tutto di realizzazione delle proprie capacità e aspirazioni, nonché di procurarsi risorse personali (non necessariamente solo soldi, per carità: essi servono e si limitano a servire) tanto materiali quanto immateriali.
        Tutto ciò serve per qualunque progetto di vita, anche lontano dal consumismo e volto verso la cultura o lo spirito. Si può anche cercare un ideale forte, un dio, una qualunque forma di Assoluto ma per ora dobbiamo vivere qui e fare progetti, diciamo, di medio termine.

      • Non mi ricordo il nome della Santa che lo diceva ma lei affermava : io ho Dio, mi basta.
        È questo caro Marco che ti sfugge o che non riesci a capire: se c’è Lui, non serve nient’altro , tutto è dato davanzo. Sarò forse pazzo? Idealista? Ma l’ho provato sulla mia pelle ed è veramente così! In un passo del Vangelo Gesù afferma che non muore un passero senza che il Padre lo permetta. Capito?

  3. Marco

    Non è che non riesco a concepirlo, è che non riesco a condividerlo: riportare tutto ad una cosa sola?

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