Una questione sempre aperta. autore Sara

Come sempre bisogna imparare dai propri figli. Un nostro amico, che ha quattro figli, ci ha raccontato di essere stato ad un parco giochi molto bello. C’era uno scivolo enorme, in parte coperto. In pratica una parte di questo scivolo era un tunnel buio. Il figlio più piccolo, Simon, di neanche tre anni, voleva provarlo. Il papà lo ha accompagnato proponendo di scivolare insieme ma il piccolo gli ha detto: ” no, papà, tu vai per primo e poi io ti seguo”. Da solo quell’esperienza non l’avrebbe fatta ma non voleva neppure farla attaccato al padre, per orgoglio o perchè si sentiva già grande….

Cosa mi ha ricordato questo? Mi ha ricordato che Qualcuno ci ha detto che di precede e che ci va a preparare un posto. Mi ha ricordato che la via è già tracciata, basterebbe seguirla. Gesù è venuto e ha voluto sperimentare sulla sua pelle l’umana condizione. A noi basterebbe seguire i suoi passi per sentirci sicuri, come Simon, sapendo che alla fine del tunnel ci aspetta Lui. Se tuo padre ti apre il cammino e tu lo segui, nulla è più così spaventoso.

Parto da questa piccola considerazione per chiedermi quanti di noi veramente riescono a fidarsi di Dio. Quanti di noi veramente riescono a dormire sereni, sapendo che Qualcuno veglia su di noi. Quanti di noi, hanno la certezza di non essere orfani, di non essere soli a combattere ogni giorno le piccole grandi sfide quotidiane.

Conosco molte persone che si definiscono credenti. In soldoni hanno risolto così il “problema religioso”. “io credo. Punto. Ora posso continuare la mia partita a tennis.” Questione risolta. Problema archiviato e dimenticato fino a che non si presenta un problema serio e quindi corrono ad accendere una candelina. Che significa credere? io penso che credere,e intendo credere veramente, sia solo il primo passo di una lunghissima passeggiata che facciamo nell’arco della nostra vita. Credere significa essere curiosi di ciò in cui si crede. Significa farsi domande, significa poi, man mano che si procede su questo percorso, innamorarsi di Dio.Questo è inevitabile. Significa, quindi , aver sempre più voglia di star con Lui, conoscerlo, sentirlo nella propria vita. Quando ci si innamora si vorrebbe passare sempre più tempo con il proprio amato. Il pensiero è fisso su di lui, ci si interroga su di lui, i suoi gusti, cosa gli potrebbe far piacere, piccole sorprese. E soprattutto si parla con il proprio innamorato in continuazione. La preghiera è il modo per creare questo colloquio costante con l’Amato. Preghiera fatta da frasi già preconfezionate (per chi è alle prime armi) e poi da pensieri autonomi, personali, intimi. E poi succede che nella preghiera ci si lasci anche guardare da Lui, ci si lasci interrogare da Lui. E viene quindi da chiedersi: Gli piaccio? Gli piaccio veramente? come posso piacerGli di più?  Queste per me non sono solo parole, è esattamente quello che è successo a me e alla mia famiglia. Un fascicolo archiviato in fretta, impolverato, trascurato. Un fascicolo lasciato sul tavolo e spostato in continuazione per spolverare il tavolo. Un fascicolo a volte ingombrante che poi Virginia ci ha costretto a spolverare, ad aprire e il resto è stata solo un mettere un passo dopo l’altro in quel tunnel di domande, curiosità  e prove. Non è facile questo percorso. Ma se uno mi chiedesse perchè lo percorriamo comunque, io risponderei così. Perchè non siamo mai stati così felici e sereni. Non conosco nessuno che si sia pentito di aver dato una svolta spirituale alla propria vita, di aver fatto entrare veramente Dio nella propria vita. Conosco invece molte persone che rimpiangono di averlo escluso dalla propria vita. Conosco vite rovinate perchè hanno rifiutato questo incontro. E’ un’esperienza che fa cambiare le persone. Non si può dire di credere e rimanere sempre uguali. Dio ti cambia e ti cambia in meglio. Noi siamo cambaiti e non vorrei tornare in dietro perchè ora capisco che prima non ero veramente felice. Di una felicità incrollabile. Non si può dire di credere e continuare a giocare la propria partita a tennis come se si fosse semplicemente bevuto un bicchiere di acqua fresca. Dio non è acqua fresca, è fuoco che brucia nelle vene, è passione, è gioia vera. E’ il coraggio di scivolare giù in quello scivolo buio sapendo che tuo Padre ti precede.

Il figlio che ama il padre aspetta tutto il giorno di poter giocare con lui, di coinvolgerlo nelle proprie attività  e interessi. E’ felice quando lo sente entrare in casa. Si sente al sicuro quando lo vede e dorme sereno di sera perchè sa che lui è lì vicino a proteggerlo. Imparo costantemente dai bambini, sono creature meravigliose. Guardo l’entusiasmo con cui corrono incontro a Michele e lo trascinano per casa per mostrargli tutte le loro occupazioni.  E quindi io dico, andiamo pure a giocare a tennis se ci piace, ma mentre lo facciamo pensiamo che dall’altra parte della rete, nell’altra metà campo, stiamo giocando con Lui. Teniamo aperta la questione senza archiviarla. Continuiamo a interrogarci e a lasciarci interrogare da Lui. Instauriamo un dialogo giornaliero. Apriamo il fascicolo e lasciamolo aperto sul tavolo dove lavoriamo.

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