Paese che vai , scuola che trovi.

I nostri due figli più grandi frequentano la “Grundschule”, la nostra scuola elementare. Della mia scuola elementare ho un ricordo molto bello, sia delle maestre che di quello che si imparava. Ho, anzi abbiamo, comprendendo mia moglie, sempre pensato che sia una tappa fondamentale nello sviluppo e nella crescita dato che in quel periodo di vita si assorbe tutto come spugne.

Nella mia mente è scolpita quindi la mia maestra alla lavagna che ci introduce un argomento scrive la data in un angolo , ci descrive i Sumeri, facciamo qualche disegno di contorno. Tutto bello, tutto felice. Ai miei tempi i nati del ’73 sono stati tanti , quindi la scuola ci offrì di fare le elementari a tempo pieno in una sede staccata ma con l’assicurazione di avere per cinque anni sempre le stesse due insegnanti. L’esperimento fu per me davvero bello e infatti tutti ci affezionammo molto alle due maestre.

Ora che sono un genitore desidero per i miei figli un’esperienza simile ma le cose qui in Germania si sono presentate da subito diversamente. Il concetto di base è molto diverso e siamo stati scioccati dai primi anni che i bimbi hanno frequentato. La lezione non è più frontale, i banchi sono raggruppati a quattro e la maestra non spiega una vera e propria lezione ma vengono dati singoli compiti ai vari gruppi che sviluppano in autonomia. All’interno del gruppo ci sono bambini che hanno un livello di istruzione diversa ma questo è fatto di proposito e in questo modo quelli più bravi possono spiegare le cose a quelli meno bravi sviluppano quindi un vero proprio lavoro in team. Tutto bello? Questo il metodo. Purtroppo i contenuti sono differenti. Gli obiettivi principali sono matematica e tedesco, il resto è contorno, si fa se c’è tempo.

Questa situazione ci ha messo in crisi sulla scelta stessa ti rimanere in Germania. Vedevamo infatti inizialmente la scuola tedesca come qualcosa di portentoso per la diversità con la nostra. Questo si è poi tramutato in delusione vista la mancanza di contenuti, di quello che si può definire cultura di base. Lo scenario diveniva ancora più critico per quanto riguardava nostro figlio Tancredi. Lui ha iniziato quest’anno la seconda e nei primi due mesi della stessa oltre a ripassare la matematica fatta in prima, ha fatto sei lettere in corsivo. Nulla di più. Tancredi si lamentava anche di non aver abbastanza compiti, tutti finiti in 5 minuti. Alcuni bimbi della classe poi che volevano fare di più vengono ripresi dalla maestra con nota da far leggere ai genitori. Possibile!

Con questi dubbi nel cuore, alla fine delle ferie di autunno ( in Germania le scuole fanno 6 settimane di ferie in estate e 3 in autunno, le scuole iniziano a metà agosto più o meno e la pausa autunnale è circa a inizio ottobre, le date esatte cambiano di anno in anno) ho chiesto di incontrare la maestra di Tancredi per discutere i punti per noi importanti:

Programma scolastico,
– come mai lento
– obiettivi dello stesso
– dobbiamo insegnare noi mesi e giorni della settimana?
– quale supporto deve dare la famiglia?
– Lezione frontale? Perché lavora in gruppo con bambini così piccoli?
– faremo inglese?
Tancri come va? Disturba?

L’appuntamento con la metodica maestra (era quella che rimproverava Tancri perché il temperinonon era mai nel posto giusto!) è stato da noi ottenuto mediante forma scritta con i temi da trattare.

Sono giunto all’appuntamento in anticipo e pieno d’indignazione: le maestre qui guadagnano un sacco e dobbiamo noi a casa colmarne le lacune? La stessa era stata alimentata da una nostra vicina di casa, figlio nella stessa classe del nostro, che diceva che anche suo figlio avrebbe voluto lavorare di più ma che sovente riceveva note scritte dalla maestra per questo suo voler fare.

Poi ci siamo seduti con la maestra, in aula di Tancredi, esattamente dove siede lui io e Sara al mio fianco. Lei , la maestra, ha iniziato a spiegarci quello che fanno, ha tirato fuori dallo zaino di tancredi il suo astuccio, ha mostrato i foglietti che compilano insieme per memorizzare parole tedesche nuove insieme all’articolo. Ha proseguito mostrandoci compiti scritti dal Tancri, molto scarni e secchi ma fatti. Poi confrontati con quelli di altri alunni molto più estesi. Mi ha colpito quindi questo fatto. Questa maestra sembra che di ogni alunno, 19, sappia vita morte e miracoli. Di ognuno di loro infatti spiega un singolo esercizio che lo stesso deve fare nella mattinata ed è quasi sempre diverso da alunno ad alunno. Quando spiegava le cose lo faceva anche con passione e patos, come si prendesse a cuore davvero del nostro bimbo. Si era quello che volevo capire, che volevo sentire. Anche lei ha arguito con noi che i bambini a questa età osso i apprendere davvero in fretta. Lei comunque c’è la sta mettendo tutta.

Sono uscito da questo incontro con un’opinione diversa. Il metodo di insegnamento è diverso ma ora sono completamente neutrale. Siamo qui da tre anni e iniziamo a capire la mentalità del popolo indigeno. Mi è capitato al lavoro tanto spesso. Ci si trova davanti a problemi. Io da italiano penso sempre al modo di risolverlo, a come trovare la soluzione tecnica più elegante. Loro, da tedeschi, cercano sempre invece quello che è in più, che si può togliere. La stessa mentalità penso che l’abbiano applicata nel campo scolastico. Quindi , come da inizio, gli obiettivi chiari della scuola elementare sono la matematica, il tedesco e lavorare in gruppo. Il resto non serve. Il resto se c’è temo verrà dopo. Sbagliato?

Il mio pensiero continua e casualmente ho letto il post di un sito che seguo. Questo post parlava indignato di una trasmissione radiofonica su radio 24, in cui si sbandierava il fatto che avremmo bisogno in Italia di più idraulici e meno laureati. Non voglio scendere sulla disputa delle cifre ma fare un pensiero in altra direzione. In fondo cosa vuole la società moderna? Cos’è importante? La pancia è piena, la casa ce l’abbiamo, la macchina anche. Prossimi obiettivi quindi un tatuaggio, magari un pearcing che nessuno ha. Poi? Questo macinare di cose, questa abbuffata di materialità ha fatto molti erigere un vitello d’oro all’euro o al dollaro. Quindi l’unico metro è diventato produrre, produrre, produrre. Quindi si parla di PIL , spread e altri ammennicoli. I vincitori sono quelli. Quelli che hanno la BMW e che riescono a mettere la testa in folle per quasi tutta la vita. Da questo aspetto della società deriva quindi tutto il resto e la scuola stessa è parte del medesimo meccanismo. Non serve istruirsi, non serve curare la propria cultura. Tutto inutile. Stringere tubi, lavoro bellissimo che ho fatto anche io per qualche estate, serve di più rispetto a scrivere libri, dipingere quadri o ballare.

Quindi si deve andare a scuola per produrre, per mettersi su due binari, mettere la testa in folle e pedalare più forte che si può. Ma una volta giunti a fine binario…. Che faccia faremo?

I tedeschi stanno stravincendo questo gioco proprio per questo motivo: hanno individuato bene i loro obiettivi e non si curano di nient’altro. In azienda ci son o pochi posti da dirigenti un po’ di più da ingegneri ma un sacco per operai. Quindi loro creano operai molto bravi e specializzati, offrendo corsi a livello pratico direttamente in azienda, il resto non serve. In Italia invece viene offerta una cultura generalizzata lungo tutto il percorso scolastico. C’è un però. La mia cultura in una azienda italiana è stata forse utilizzata per un 20% e gli orari di lavoro sono sempre stati particolari. In quattordici anni ho lavorato un due aziende diverse in Italia ed in entrambe uscivo di casa alle sette di mattina e quando andava bene, rientravo alle sette di sera e non vi era nessuna possibilità di flessibilità. Questo mi obbligava ad esempio ad avere due ore di pausa in cui non sapevo cosa fare o quasi. In Germania gli orari sono invece flessibili e quasi tutti hanno 35 ore settimanali. La flessibilità significa che le ore in più vanno in banca ore e quando voglio, senza dire nulla a nessuno posso uscire due ore prima quando alla bisogna. Le strade infatti della nostra piccola Koblenz sono un caos dalle 4 fino alle 5:30, più tardi o prima tutto il traffico è scorrevole. Questo comporta che le persone hanno tempo per se stessi e le università popolari offrono un sacco di corsi per questo motivo. Corsi che vanno da quelli di lingue,storia e anche filosofia. Sono offerti anche corsi professionali : due colleghe che sono disegnatrici , frequentano una scuola serale per diventare tecnici.

Riassumendo questo articolo fiume: qual’è il metodo giusto? Meglio come in Italia spargere lungo il cammino la conoscenza e la cultura , per poi ridursi a lavorare con orari da schiavi per tutta la vita,oppure prendere le cose con calma, fornire prima gli strumenti essenziali e poi per chi vuole dargli la possibilità di approfondire nella vita adulta?

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3 commenti

Archiviato in Germania, Italia, Scuola

3 risposte a “Paese che vai , scuola che trovi.

  1. Marco

    E qui non parte un nutrito dibattito, data la misura e la mancanza di polemica con cui giustamente hai ben presentato la cosa? Sono deluso di non vedere commenti. Comunque anche se facessimo i pratici come i tedeschi, siamo così “furbi” (ironico) che gli orari da negrieri rimarrebbero e magari i corsi di cultura non ci sarebbero se non a pagamento. Troppo pessimista? E’ che alla cultura di base, per quanto non (immediatamente) produttiva ci tengo: non farà l’operaio ma fa l’uomo e di vita (e di possibilità di viverla appieno) ne abbiamo una sola. Ok lavorare ma aspettare la pensione per sapere chi è Marx o Aristotele è l’eccesso opposto. E poi, e lo possiamo capire benissimo anche nella gerontofilia italica, in pensione si è vecchi e l’apertura mentale non la si sviluppa da vecchi.
    I tedeschi, ecco il punto, fanno così perché sanno di volere una vita dignitosa e soprattutto hanno stima di sè stessi. Si può dire lo stesso per gli italiani che di flessibilità in positivo ne han poca e poi scambiano l’adeguarsi al male (minore?) per flessibilità (voluta da chi ti sta sopra, però)?

    • ciao, io sono la moglie di Michele. Sono d’accordo con te in tutto. Ritengo anch’io che la cultura deve formare le persone e che non si deve andare a scuola solo per trovarsi un lavoro. Credo che non si sia aperto un dibattito pur di fronte ad un tema così cruciale come la formazione personale e culturale perchè a pochi sta ormai a cuore il problema. La qualità dell’istruzione s i abbassa ogni anno di più e ormai l’unico obbiettivo è fare soldi e spenderli. Io insegno italiano qui in Germania e vedo che molti dei miei studenti ammettono tranquillamente di non leggere alcun libro e di passare tutte le sere davanti alla TV. Nel mio corso d i conversazione mi rendo conto che i Tedeschi sono incapaci di affrontare l’analisi di un testo poetico mentre si dilungano in appassionati dibattiti sull’economia e sulla politica. Questa è la tristezza. La patria del romanticismo e dei più grandi filosofi non offre più filosofia al liceo. E’ una materia scomparsa. Mi fermo qui ma potrei andare avanti all’infinito credo. grazie del tuo contributo e a presto

    • Marco, grazie per il commento . Quale sia la strada giusta è davvero difficile dirlo. Se lo scopo è produrre, bene, con qualità … I tedeschi vincono. Se invece gli obiettivi sono altri allora la Cisa cambia e per quanto uomini e famiglia , vinciamo noi.

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