Dell’Amiciza e dell’equilibrio.

Mesi fa questo blog ebbe inizio. Perché iniziammo il blog lo scrivemmo nel primo post. Sono ingegnere purtroppo e mi piace pianificare le cose, dare degli obiettivi, e per questo ho iniziato il blog con un’intenzione e uno scopo ben precisi. In questi vi era la comunicazione con parenti e amici lasciati in Italia. Già noi qui al nord, con la tragedia nel cuore di aver perso una figlia e la Grazia di aver guadagnato in Paradiso un Angelo. Dopo i primi articoli mandai qualche email ai vari conoscenti e amici per farli partecipi di cosa stavamo facendo, per urlare al mondo che stavamo aprendo i nostri cuori e tutti potevano guardarci dentro, senza timore, senza nascondersi, senza coperture o altro. Speravamo di avere un confronto con loro , noi avevamo avuto la Grazia della fede, stavamo iniziando un viaggio con la gioia nel cuore di essere consapevoli di avere in tasca l’indirizzo sicuro di dove andare. Speravamo che qualcuno incuriosito dei nostri amici ci seguisse, ci facesse domande anche le più stupide e banali. “Come fate a vivere essendo sopravvissuti a una vostra figlia?” , “come vi siete integrati in Germania?” , “avete amici li dove vivete?” ..eccc… Tutto sarebbe stato ulteriore gioia per noi per potr dare una mano, per poter aiutare ed essere vicini ai nostri amici. Volevamo infatti testimoniare come Dio ha i suoi modi e le sue vie avendo nell’ultimo anno ribaltato la nostra vita come un calzino. Le email mandate in quel periodo hanno fruttato nell’immediato qualche visita al nostro blog ma in particolare una risposta diretta sempre via mail di Paolo , nome di cortesia, che ripropongo qui sotto:

“Cari Michele e Sara, ho letto con attenzione i messaggi che avete postato sul vostro blog. Piuttosto che dirvi “sono contento di sentire che state bene”, preferisco dire “sono contento che abbiate trovato la forza per guardare avanti”, come più volte anche Sara ha chiesto. Quello lasciato dalla morte di una persona amata è un vuoto difficile da colmare, quello che lascia un figlio è un buco nero che rischia di inghiottirci facendoci perdere. Sono contento che abbiate trovato un modo per farvi comunque forza. Ognuno reagisce come crede e come può, percorrendo le vie più disparate e comunque valide, purché servano allo scopo. E purché lo si faccia con il giusto equilibrio che ci permetta di non disancorarci dalla realtà.

Vi abbraccio con affetto”

Questa mail è rimasta li. Li in bilico. Non digerita, non accantonata, non catalogata. Come un sasso nella scarpa o una scheggia sotto a un’unghia si ripresenta periodicamente alla mia attenzione. Non l’ho salvata o cosa. No quello no. È rimasta però conficcata nelle mie meningi e quelle poche volte che si muovo, duole, sbatte, si fa viva. Eppure sembra un messaggio così cortese, misurato. Come è Paolo, quindi nulla di strano.

Però … Ci sono una montagna di però. Cosa vuol dire tirare avanti? Un carretto? Un trascinarsi verso un’oasi, vedere lontane due palme e noi sotto il sole cocente , con la bocca impastata , tiriamo avanti. Per poi arrivare sotto le palme, e? Chiaramente l’oasi è secca, l’acqua non c’è. Forse sono troppo severo con persone che ora definirei “normali”. Si infatti da quando ho imparato che cos’è la vita non riesco più a configurarsi come normale. Non riesco più ad aspettare il tempo che passi senza cercare di utilizzare in ogni momento questo grande dono che Dio ci ha dato per fare il suo volere, per amare e rispettare il nostro fottuto prossimo. Si sono qui per amare e rispettare come me stesso il prossimo. Ma come faccio a svegliarlo? Come faccio ad accendere la luce in quella caverna buia in cui si sono infilati? C’ero anche io, una volta. Mia figlia Virginia , con il sorriso stupendo che aveva, ha acceso la mia luce.

Sono tornato troppo severo. Si dirà che è perché Paolo in questa mail mi compatisce. Termine che si può prendere in maniera negativa, ma che significa patire insieme a me. Sta bene. Ma dopo questa mail non è seguito più nulla. Sono passati mesi. Non una telefonata, non un’altra mail anche solo per sentire come stiamo, se respiriamo, se la Germania è stata invasa da Godzilla o c’è stato uno Tsunami sul Reno. Nulla. Questa mail è stato un sasso lanciato in un pozzo. Questo cade all’infinito e chi ha tirato il sasso scappa.

Poi torno , come ho fatto altre volte, all’ultima frase di quella mail: il giusto equilibrio. In tutto l’equilibrio di cui è impregnata la mail, questa sembra una stonatura, un retrogusto amarognolo. Arriva alla fine come se appunto tutte le parole precedenti fossero un paravento, un po’ di fumo per annebbiare le acque. Io amo il prossimo , amo questo amico e vorrei chiedergli, urlargli in faccia : ma che c… è il giusto equilibrio? Non buttarsi da un ponte? Non uscire per strada uccidendo a colpi di fucile i passanti? Dire il Rosario due volte al giorno e andare in chiesa anche due volte a settimana? Oppure buttarsi in un torrente di acqua gelida per sentire l’adrenalina che scorre nel nostro corpo, che ci fa sentire vivi? Già sentirsi vivi e pieni di vita, va in contrasto con chi ha avuto una figlia ammalata di cancro. Ma è solo una favola. Una favola moderna che ci raccontiamo per imbiancare le nostre vite. Della vita , appunto perché vita, fa parte la morte. Quello che sta tra le due è la cosa importante, il succo, il motivo per cui lui ci ha fatti. Essere stato di fianco a Virginia l’ultima notte mi ha fatto sentire vivo. Mi ha fatto capire che siamo qui un battito di ciglio. Che nulla non ha significato se non lo facciamo in Gesù, abbandonandoci a Lui. Ho rivisto più e più volte nella mia mente quell’istante in cui lei si addormentava per l’ultima volta in braccio a Sara. Lei, Sara, lì forte che sapeva cosa stava succedendo, che sapeva che doveva lasciarla andare, che l’accompagnava per l’ultima volta e che sapeva che un istante dopo , Virginia si sarebbe svegliata nelle braccia di Maria. Cos’è quindi un giusto equilibrio? Bruciare la propria vita in futili cose o donarsi completamente agli altri, senza riserve , senza ma e senza però?

E alla fine di questa cacofonia di parole uscitemi di getto dal petto, dico sempre a Paolo e agli amici simili a lui che non hanno neanche risposto con il sasso nel pozzo, che noi siamo sempre qui. A braccia aperte e ad accogliervi con crescentine e prosciutto, che vi amiamo. Vi amiamo tutti.

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9 commenti

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9 risposte a “Dell’Amiciza e dell’equilibrio.

  1. Ciao Michele 😉
    Io penso che “la grazia della fede” sia un dono importante, un privilegio, un’apertura incondizionata che si riceve in un momento di estremo e sofferto bisogno, è veramente un cammino speciale -con altri fratelli- verso il Signore che non ci delude mai.
    La Fede non compensa assolutamente la perdita subìta penso sia la continuazione di un percorso iniziale tracciato che ritorna pieno di vita da donare attraverso Te agli altri.
    Un abbraccio

    • Già, penso tu abbia ragione. A volte la pazienza mi scivola via e non so come comunicare la gioia che ci ha invaso la vita. Nella stessa ho incontrato tanta gente e vorrei invitare tutti a quello che considero un allegro banchetto. Ma tanti non ascoltano o semplicemente non é il loro momento per ascoltare. Grazie del passaggio.

  2. Ciao e piacere di conoscervi. Io sono un’anima oscura che vi porta la piccola luce che ha ancora dentro e spero che possiate vederla 🙂 Vi ringrazio di esser venuti a sbirciare nel mio mondo e spero di diventare anch’io vostra amica. Con affetto sonoro vi lascio un saluto 🙂

  3. Questo tuo sfogo mi ha fatto venire i brividi. Mi chiedo quante volte posso aver fatto lo stesso errore di Paolo, anche se errore non sembra.

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