Quel vasetto nel frigorifero

Stamattina mi sono svegliata piena di buona volontà. Forse ho riposato meglio del solito, forse il digiuno rende veramente più forti, come dice il nostro bravo Papa. tra le mille attività di questa domenica mattina ho preparato anche il pesto alla genovese. Mi piace trafficare in cucina. Mi piace preparare pietanze buone per la mia famiglia. Nell’aprire il frigorifero alla ricerca dell’ingrediente mancante, mi sono imbattuta in un vecchio vasetto, lasciato in un angolo del frigorifero. Era il vasetto pieno della pappa di Virginia. Sono solita (lo ho imparato da mia amma) preparare vasetti con ragù o altri condimenti che poi sterilizzo e metto in frigorifero. Pronti per essere utilizzati. E’ una abitudine molto pratica, ho sempre qualcosa di buono pronto per ogni occasione e così sono anche organizzata bene.

Quel vasetto, pieno di passata di verdure e carne, non è stato dimenticato. In realtà è da un anno e mezzo che ogni giorno lo guardo, nell’aprire il frigorifero. Lo osservo e non trovo il coraggio di buttarlo. Quel vasetto era lì in attesa che Virgi lo mangiasse. Era stato preparato con tanto amore per una bambina speciale. E ogni giorno quel vasetto mi ha ricordato la mia bambina, un’assenza pesante da sopportare. Per tutti questi mesi non ho trovato il coraggio di buttarlo, ma solo di cambiargli di posto in continuazione, per far spazio ad altre pietanze e cibi nel frigo.

Stamattina ho preso il coraggio, lo ho afferrato, lo ho aperto e ne ho gettato il contenuto. Un lungo sospiro. Due stupide lacrime , un altro lungo sospiro e poi la solita frase che ormai in automatico mi esce dalle labbre: “va bene, va tutto bene”. “E’ già tutto passato”. Le stesse parole che le infermiere dicevano a Virginia. “alles gut, alles vorbei” Solo una, mi ricordo, un giorno nel dire questa frase ha poi aggiunto: ” non, non è vero, non c’è niente che va bene.” E accarezzava Virginia con un amore e una dolcezza che solo gli angeli custodi possono avere. Quelle parole me le ripeto in continuazione, per farmi coraggio, perchè si sono impresse nella mia testa, nel mio cuore e nella mia anima. Perchè una mamma non può far altro che andare avanti, avere la forza di mettere un piede avanti all’altro e continuare a lottare per gli altri, dicendo loro, con un bel sorriso, che va tutto bene, anche se il suo cuore sanguina.

Affido questi miei pensieri mattutini all’etere, consapevole che chi le leggerà quasi sicuramente non mi conosce. E chi mi consoce non ha mai il coraggio o la voglia di chiedermi come sto, di guardarmi negli occhi e di chiedermi come stiamo. Non stiamo male, gli risponderei, ho imparato che gli oggetti non sono importanti, Virginia rimane dentro di me e me la porto sempre con me. E in quel vasetto non c’era Virginia. Lei è altrove e sento che ci guarda, che ci controlla e che ci aspetta, paziente e serena come è sempre stata. Ora ho un vasetto in meno nel frigorifero, forse un  po’ di spazio in più (il che non è male, visto il casino che regna lì dentro). Ma quel vasetto, come tante altre cose, continuano i miei occhi a cercare, come se lei prima o poi potesse tornare.

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