Una guerra giusta.

Titolo scontato , ritrito, argomento superato. Ma una guerra si sta avvicinando e sento persone che riflettono se possa essere giusta o meno e tutto questo clima mi rende estremamente teso. Come se dovessi per forza fare qualcosa ma in realtà non posso fare nulla.

Ricordo che ero in quarta ITIS, stavo facendo un tema, il titolo non lo ricordo. Era tardi, amavo studiare tardi quando intorno c’è silenzio. In sottofondo c’era la tv, mi sembra rete 4. A quel punto è partito un servizio speciale sul l’attacco desert storm : gli americani in Iraq. Si vedevano poi immagini scure , sul verde con i proiettili della contraerea irachena che sparava in aria. Si diceva operazione chirurgica, che avrebbero colpito solo obiettivi militari, che anche i caccia italiani partecipavano all’offensiva e che erano tecnologicamente avanzatissimi. Gli iracheni non avevano scampo. Qualche giorno dopo poi vedevamo la faccia pestata del colonnello “Cocciolone” che era stato colpito e si era salvato con il paracadute.

Allora pensavo fosse una guerra giusta, dovuta e doverosa. Poi negli ultimi giorni ho riflettuto a cosa porta. Quando si inizia finisce solo dopo l’annientamento di uno dei due contendenti…. Già annientamento! Parola difficilissima da comprendere, da capire quanto sia vasto il significato. Già perché annientare un popolo è molto di più che uccidere. È radere al suolo, sterminare, sradicare da un territorio qualsiasi briciola di cultura che vi si era insediato magari nei secoli precedenti. Già , dici facile tu, e quindi non si dovrebbe fare nulla? Purtroppo penso che i problemi vengano da lontano e che l’eventuale annientamento arrivi per correggere un errore moooolto precedente. Mi spiego. Partiamo dal definire che cos’è un’arma, ci viene in aiuto il dizionario:

1 Qualsiasi strumento predisposto per ferire o uccidere: a. automatica, nucleare; a. da taglio || a. bianca, che ferisce di punta

Già appunto il fine è uccidere. Nel mondo vengono prodotte tante armi, sopratutto da paesi tecnologicamente e si pensa democraticamente avanzati. Dal l’occidente quindi (Italia e Germania comprese). Le armi però non vengono utilizzati negli stati di produzione ma esportate appunto dove la gente non si vuole troppo bene e si vuole uccidere. Quindi i paesi ricchi si arricchiscono, e i ricchi dei paesi veri hanno il loro arsenale per dettar legge. Ora, se dopo x anni succede che il despota di turno voglia conquistare il suo staterello, con le armi date i parte dagli occidentali ( e in parte dalla Russia che anche lei non si sporca le mani da un po’) non é una conseguenza logica del mercato che noi occidentali abbiamo spinto? Se appunto a un dittatore medio orientale gli vendiamo bazooka e ci facciamo i soldi… A cosa pensiamo che lo utilizzi il bazooka?

Ma il dramma non è finito. Appunto per risollevare certi stati in così detta crisi , si lancia la guerra. In questo modo il popolo bue starà imbalsamato davanti alla TV a vedere i risultati di guerra e si venderanno altre armi. Nei vari stati si avrà anche la scusa di alzare le tasse appunto per pagare le solite missioni di pace….. Missioni di pace fatte sempre con le armi, non è una negazione?

Mi chiedo. Se al despota africano od orientale si vendessero fionde… Non sarebbe meglio?

Tornando al titolo del post, sono sempre più convinto che non ci sia una guerra giusta, appunto perché alla fine della stessa tutti abbiamo perso. Abbiamo perso il popolo che viene annientato , ha perso l’umanità intera la possibilità di seguire le leggi del Signore che un po’ di tempo fa , un tizio ce le portò a conoscenza scritte su qualche tavolozza di pietra.

Per quanto tempo ci perdonerà?

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6 commenti

Archiviato in Pensieri

6 risposte a “Una guerra giusta.

  1. Non esiste la guerra giusta, dobbiamo farlo entrare nella testa della gente! E non esiste nemmeno per il diritto internazionale, in cui essa è formalmente ripudiata: le convenzioni internazionali ammettono soltanto la legittima difesa, proprio come accade per le persone, nel caso in cui uno Stato sia costretto a difendersi dall’aggressione di un altro stato. Non è ammessa in alcun modo l’azione bellica a danno di uno stato sovrano come mezzo di risoluzione delle controversie.

    Qualcuno lo spieghi a quel cavernicolo di Obama.

  2. Caro Michele, io non ho venduto bazooka ai dittatori. Tu, molto probabilmente, nemmeno. Il traffico d’armi passa sopra le nostre teste, e la teoria della guerra ingiusta rimane sempre una teoria. Sono d’accordo con Marcella, “Non è ammessa in alcun modo l’azione bellica a danno di uno stato sovrano come mezzo di risoluzione delle controversie”, ma non la ammetto solo per uno stato aggredito da un altro stato: anche un popolo schiacciato da una dittatura ha diritto a difendersi (ciò non valga come una mia presa di posizione nei confronti della guerra imminente, né pro né contro).

    • Forse sono utopista ma credo che delle armi non ne abbiamo bisogno. Ritengo altresì incredibile che le nostre economie sono basate pesantemente sulle armi…. Se poi a chi le vendiamo c’è le rivolge contro, sembra quasi normale. No? Penso che il passo sbagliato sia quello iniziale: vendere a chi ha i soldi o in cambio di risorse le armi di qualsiasi natura e portata…. Questo lo ritengo un po’ suicida come comportamento.

      • Sì, ma è il comportamento di un stato, dei trafficanti, non mio e tuo: la nostra scelta quale potrebbe essere, farci sparare inermi? So che tu forse potresti pure pensarla così, io decisamente no.

  3. “in realtà non posso fare nulla”

    Non puoi fare nulla? Hai un blog. Puoi essere seguito in tutto il mondo. Stai già facendo molto. Vent’anni fa nessun giornalista si sognava di avere la forza che hai tu.

    Enrico
    ––––––––––––
    pulgarias.wordpress.com

    • Si hai ragione. Però un giornalista vent’anni fa veniva ascoltato percentualmente da più persone: comunicare in un blog è bello ma il tutto viene polverizzato in una miriade di blog diversi e penso poi sia difficile che si possano guidare le masse. Io cerco di dare un piccolo aiuto, di far pensare che ci sia sempre una soluzione diversa dalle armi, dall’usare o produrre le armi. Grazie della visita e del commento. Cercheremo di darci da fare di più.

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