l’ultimo posto all’inferno

Ho letto  un bel racconto nel libro “365 piccole storie per l’anima” di Bruno Ferrero, libro che consiglio a tutti. Questa piccola storia si svolge all’inferno dove è rimasto solo un posto libero a fronte di una folla che attende di entrare. Il diavolo assegna detto posto ad un uomo che, tra l’altro, sosteneva di essere finito lì per errore. quest’uomo dice infatti di non aver fatto nulla mentre gli altri uomini avevano sulla coscienza peccati ed errori. lui racconta di aver visto tanti uomini uccidere, rubare, maltrattare ecc, e di non aver fatto proprio nulla. il diavolo lo ritiene il peggiore fra tutti e lo fa entrare all’inferno. Perchè? perchè pur essendo stato spettatore di molte azioni ingiuste, quell’uomo è rimasto a guardare, non ha fatto nulla per cambiare le cose, non è intervenuto. Sapeva discernere il bene dal male ma è rimasto inerte.

Sono righe che fanno riflettere, che ci mettono tutti in discussione, che dovrebbero farci risvegliare dal torpore, dalla pigrizia in cui viviamo. Ognuno di noi è chiamato nel proprio piccolo a migliorare il mondo, a combattere per difendere i sani valori di cui la nostra religione cattolica si fa porta voce. E’ tempo di testimoniare, come dice il Papa ogni domenica: non limitiamoci ad applaudirlo e a dire che è un gran papa. Le parole del Papa apparentemente ci fanno sentire bene, sorridiamo, il suo dolce modo di fare ci piace. Ma non fermiamoci al sorriso di Papa Francesco. Le sue parole sono parole dure, scomode. Ci invita ad uscire dalle nostre case, ad alzarci dai divani comodi in cui affondiamo e a testimoniare Gesù. Ad aver il coraggio. Ci parla in continuazione dell’esempio che ci forniscono i martiri, più numerosi nell’ultimo secolo che in tutta la storia passata. Facciamo entrare nel cuore questo invito perchè viviamo in tempi così difficili che non ci possiamo più permettere il lusso di fare come dice Dante:” passa e guarda e non ti curar di loro”. Madre Teresa di Calcutta ha detto che il peccato più grave del nostro mondo occidentale è l’indifferenza. Rimaniamo in silenzio di fronte alle grandi battaglie che si stanno combattendo in questo periodo e così la cultura della morte dilaga nel mondo. Il numero spaventoso di aborti che ogni giorno vengono praticati non dovrebbe farci dormire. I chili di troppo che abbiamo addosso dovrebbero farci vergognare di fronte alle persone che muoino di fame. La porta che non apriamo quando il povero suona dovrebbe farci vergignare. Il nostro egoismo, la nostra avidità….l’elenco potrebbe continuare ma tutti noi lo conosciamo. L’atteggiamento sbagliato è pensare che ormai non possiamo più farci niente, che ormai siamo una minoranza, che il mondo va in un’altra direzione. E poi abbiamo sempre la solita scusa che non abbiamo tempo, salvo poi trovarlo per le cose che ci interessano Forse se le cose stanno così è proprio perchè noi cattolici abbiamo smesso di combattere, di testimoniare e perchè abbiamo idee confuse. i nostri stessi politici, anche quelli che si dichiarano cattolici, non hanno il coraggio delle loro idee. E Dio ci chiederà conto di tutte le nostre omissioni, perchè potevamo parlare e abbiamo taciuto, potevamo guardare e abbiamo chiuso gli occhi, potevamo sentire e abbiamo tappato le nostre orecchie. Potevamo combattere e siamo andati pacificamente in vacanza, o al cinema o ci siamo sparapanzati davanti ad uno stupidissimo quiz televisivo per non pensarci.

Ma la storiella di Bruno Ferrero ci dice anche un’altra cosa. Non basta essere buoni, così individualmente, chiusi fra le propria mura domestiche. Dobbiamo iniziare a capire che non ci si salva da soli, ma tutti insieme, prendendoci per mano e aiutandoci reciprocamente. Forse questa crisi economica e spirituale può essere l’occasione giusta per iniziare ad uscire da una mentalità individualista.

Giovanni Battista trova il coraggio per gridare in faccia la realtà turpe nella quale il re Erode e Erodiade vivono e lo fa perchè sa che dovrà rendere conto a Dio di tutto e sa che Dio lo avrebbe rimproverato di aver taciuto e di non aver avuto il coraggio di aprire gli occhi a chi peccava. Giovanni perde la vita per questo, ma come ci ha ricordato il Vangelo qualche giorno fa “chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la vita per causa mia, in realtà la salverà”. Perchè Giovanni Battista era così coraggioso? semplice: nella preghiera trovava la sua forza e lo Spirito Santo era con lui. Noi abbiamo smesso di invocarlo, lo Spirito Santo non sappiamo nenache più che cosa sia e questo segna la differenza e forse è il motivo per cui siamo diventati così codardi.

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