In ospedale in Germania per la prima volta.

19 dicembre 2011 , Neuwied, Germania.

Mi portano in ospedale per un male banale. Quindi mi tengono dentro per accertamenti. Le persone sono gentili ma ho il panico. Che cosa avro’? Sto per morire? Mi dicono di stare calmo e di aspettare seduto. La sala visite e’ occupata da un altro paziente ma non riesco a stare seduto. Se sto seduto mi gira un po’ la testa, la paura di non rivedere la mia famiglia mi assale. Proprio non ci riesco. Quindi mi alzo cammino e la porta automatica che si trova vicino si apre. Passeggio avanti e indietro e quindi questa si richiude. Poi si riapre. La signora che mi aveva detto di aspettare seduto si spazientisce, io le dico che devo muovermi oppure non sto bene. Altre persone passano attraverso la simpatica porta automatica e mi guardano con indifferenza. Io sto male. Quando si decidono? E se fosse grave? Sta mattina mi sentivo benone. Sveglia alle 7, colazione in piedi dato che sono da solo a casa. Poi? Che ho fatto? Ah si, ho portato a scuola di Sofia quei documenti e poi dritto a lavorare. C’erano in visita quei clienti francesi , amici di lunga data. La riunione e’ stata sempre un po’ complicata essendoci in mezzo 4 lingue. Quindi ho sentito un prurito sul collo, sono andato in bagno e mi son guardato allo specchio…. Mi sembrava di trasformarmi nell incredibile hulk! A sinistra il mio collo si età gonfiato in maniera spropositata. E adesso che faccio? Non posso abbandonate la riunione, troppo importante e interessante. Torno dentro ma seduto proprio non ci riesco a stare, non riesco a sentire chi parla. E se fosse grave? La testa mi gira. Esco. Vado da un collega e gli chiedo consiglio: gli chiedo di venire con me in una stanza, mi apro la camicia e gli mostro il collo. Questo sgrana gli occhi e mi dice che e’ grave, di andare dal dottore. Dottore? Che dottore? Poi chiediamo a un altro collega esperto del posto e in pochi minuti mi ritrovo vicino alla fottuta porta automatica che a si apre ogni volta che mi ci si avvicino. Finalmente un tipo con la faccia simpatica mi dice di entrare… Li dentro mi dice anche che posso rimanere in piedi e inizia a chiederemo una girandola di domande in tedesco che capisco per meta’. Gli dico che la testa mi gira, che non so che mo’ sia capitato sl collo…. Ma ha fatto sforzi? Vorrei rispondergli “con il collo? Ma sei fuori”… Ma il tedesco che ho non me lo permette e quindi gli dico che non ho fatto nulla di particolare. Mi tasta il collo, il torace, ma la vista si annnebbia… Vogliamo far qualcosa o devo stramazzare al suolo?

Entra anche quello che sembra un infermiere e mi fa sdraiare… L’ altro ordina un medikament… Boh, speriamo faccia bene ma ormai mi formicolano le mani. Ago nel braccio e passa la paura, io rimango voltato data la mia avversione a tutto quello che assomiglia ad un ago. Chiedono se ho la tessererà sanitaria, dove abito, solite cose insomma.

Poi il più magro e giovane, quell che sembra un dottore, mi fa l ‘ecografia al collo. Tutto a posto.

Quindi? Quindi adesso raggi x e domano la tac. Domani??? Ma devo tornare alla mia riunione, ai miei meccanismi, la lezione di tedesco? Poi mercoledì devo tornare in Italia a festeggiate il Natale con tutti i miei bimbi. Tutto questo mi passa per la testa ma non riesco a rispondere per le rime. Mano a mano che il liquido entra nelle mie vene il formicolio alla mano aumenta. Il dottore dice che e’ normale, dato che respiro troppo in fretta. Devo rilassarmi. Mi lasciano un po’ li in attesa. Piano piano il formicolio smette ma mi scende addosso una gran stanchezza. Qualcuno bussa. Entrano in due e fuori dalla porta un letto mi aspetta. Devo raggiungerlo con le mie forze se ci riesco. Ci riesco? Ma si, che ci vuole? Oooops, cavolo appena sulle gambe queste mi tremano un po’. Ma poi cammino. Inizia il mio viaggio per la sala dei raggi x. Appoggi il torace qui, stringa queste impugnature, un attimo fermo… Fatto.

Quindi? Che ho? Tutto a posto le spiegheranno tutto più tardi. Herr Orefice ist fertig bei uns… Altri due trasportatori mi prendono e mi portano in una stanza. Non sono solo, c’è un altro signore. Un vecchio? Non mi piace la parola. Diciamo un signore sicuramente più vecchio di me.

10 minuti ed entrano un dottore con un assistente. Il dottore sui 40 anni, capelli molto corti, stempiato davanti. Occhiali ovali piccolini. Probabilmente lo immagino così quello che ad auswitz riceveva gli ebrei e li catalogava. Non una persona terribile al vedersi. Mi chiede perche sono li. Gute frage, mi balena in testa. Ma come? Ha li sotto tutta la documentazione che i suoi colleghi hanno raccolto e chiede a me? Gli mostro il collo, la parte sinistra e’ molto gonfia. Son stanco. Ho voglia di dormire. Il cucinatore di ebrei mi dice che dobbiamo fare una tac per capire se e’ grave o meno. Escono. Provo a dormire. Ma non ho sonno, sono solo tanto stanco.

Sara. Dove sei? Mi sento solo. Il dormiveglia continua, sono sveglio? Sto dormendo? Entra in stanza una signora e porta una lussuosa ( pane e formaggio) cena (sono le 6!?!?!). Guardo il formaggio…. E’ commestibile? Non mi fido e mi butto sulle due fette di pane. Poi torna il dormiveglia. Quanto sono stanco. Mi gira in testa sempre una domanda: ma sono sveglio? E poi… Ma quelli che sono in coma, come lo sentono? Non lo sentono altrimenti si sveglierebbero. E se fossi in coma anche io? Se Sara fosse li di fianco al letto e stesse cercando di svegliarmi? Se in realtà quel giorno non fossi andato all ospedale per il gonfiore al collo ma per altro? Per qualcosa di più grave? Se stessi solo cercando una via? Una via alla verità, alla vita? Già io voglio vivere! Voglio vedere i bimbi crescere, progettare insieme una barca a energia solare, abbracciare Sara e fondermi nella sua essenza. Mi tocco il collo… No e’ gonfio ancora…. Ma che pensieri del caspita faccio? Dormo….

La notte e’ agitata tra sogni strani in cui non capisco mai se sono sogni o se e’ realtà …. Ma … Un dubbio che mi viene spesso… Mi sono laureato? Ho davvero fatto tutti quegli esami? No forse mi sono fermato prima, si dai era impossibile passare quei trenta esami. Io? Ci sono riuscito? E la tesi? Sono riuscito a consegnare tutte le copie? E l’ esame di idraulica? L ‘ ultimo… Ma l’ho dato? No ecco perché non ho finito, mi sono dimenticato di dare l’ ultimo esame e poi iniziato a lavorare ed e’ stato come salire su un treno a cui hanno saldato le porte.

Tutto questo si potrebbe chiamare antefatto. Il dottore dagli occhiali ovali mi dimetterà dopo due giorni constatando che qualcosa mi è successo alla pelle del collo e nulla più. Sono quindi riuscito a rientrare in Italia e a godermi l’ultimo Natale da persona “normale”. L’ ultimo Natale a pensare se qualcuno mi avesse fatto un pacchetto regalo ( adoro le sorprese). Lui mi ha voluto dare un piccolo assaggio. Mi ha come spedito un sms in cui diceva “che stai facendo della tua vita? Guarda che mi ci vuole un attimo a richiamarti qui!”. Era un sms di un amico che avevo messo in un angolo e che quindi ho “letto” frettolosamente. Quindi Lui ha preso la decisione per me e per la mia famiglia di entrare nella nostra vita, decidendo di mandarci un Angelo, la nostra quarta figlia.

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